Kantarō: la nuova serie TV di Netflix alla scoperta della pasticceria giapponese

Ametani Kantarō (Matsuya Onoe) è all’apparenza un semplice impiegato che lavora nel reparto vendite di un’agenzia editoriale a Tōkyō. Poco si sa di lui  se non che ha abbandonato il suo vecchio lavoro di ingegnere informatico per darsi alla vita da normale colletto bianco: quali siano i suoi interessi, chi i suoi amici, o addirittura i suoi genitori, sono una totale incognita per l’azienda.

Copertina del primo numero del manga da cui è tratta la serie TV

Tratto dall’omonimo manga di Tensei Hagiwara e Abidi Inoue, Kantarō si propone quindi come una macchina da guerra del lavoro, un uomo che, lungo gli episodi, non sembra perdere mai il controllo e rispetta (fin troppo) le etichette. La verità però, è che sotto a quell’espressione impassibile si cela ben più che un comune impiegato con problemi a relazionarsi: tra una commissione e l’altra, infatti, grazie alle sue abilità ingegneristiche che gli permettono di organizzare al meglio i tempi per concedersi dei ritagli, marina il lavoro e diventa… Sweets Knight, un appassionato blogger dolciario.

Tra citazioni di autori classici -come Goethe o Nietzsche- e scenette da spot psichedelico/nonsense giapponese, impareremo ad amare l’altra faccia della medaglia di Kantarō, quella di un uomo e la sua passione per i dolci che, con spiegazioni dettagliate e immagini in slow-mo da far venire l’acquolina in bocca (trailer a fine articolo!), ci guiderà attraverso negozi realmente esistenti nel panorama di Tōkyō: anmitsu, mamekan e ohagi sono solo alcune delle specialità che incontreremo nella serie, tra le mille peripezie del protagonista per non farsi sorprendere dai colleghi.

Personalmente ho amato molto questo show, quella sua leggerezza con la quale riesce a far divertire tra sketch improponibili nel 甘味の園 (kanmi no sono, l’eden dei dolci dove Kantarō trascende la realtà quando gusta le leccornie) ma al tempo stesso insegnare qualcosa: per esempio, lo sapevate che nel quartiere di Akasaka c’è una pizzeria chiamata Esse Due rinomata per la sua pizza napoletana? O che ad Asakusa c’è un negozio di hotcake che ricorda visivamente i cafe dell’epoca Shōwa? Queste ovviamente sono solo piccole curiosità, ma sarà meglio lasciare al giovane Kantarō e alle sue scappatelle la parte culinaria. Potete trovare la prima stagione su Netflix al nome di: “Kantaro, il rappresentante goloso”, 12 episodi da 25 minuti circa l’uno: ottimi per staccare la spina, farsi due risate e, nonostante tutto, apprendere.


Trailer della serie TV

Spero possa piacervi e, se doveste chiedervi se mai uscirà una seconda stagione, beh… Kantarō risponderebbe: “甘味のみぞ知る!” (kanmi* nomi zoshiru, solo il cielo lo sacher).

*il detto originale recita 神, kami, dio, non 甘味, kanmi, dolciume. È un gioco di assonanza tra le due parole. Un po’ come il titolo originale dell’opera: さぼリーマン飴谷甘太朗 (saboriiman ametani kantarō) che unisce サラリーマン (sarariiman, impiegato) con サボる (saboru, marinare, venir meno ai propri doveri).

(Recensione di Marco Amato)

 

SEGODON (西郷どん)

 

Il 7 gennaio è andato in onda il primo episodio del cinquantasettesimo dorama degli NHK Taiga, una serie di fiction incentrate su eventi e personaggi storici giapponesi: si tratta di “Segodon” (西郷どん). Tratto dal romanzo di Hayashi Mariko e sceneggiato da Nakazono Miho  (già ideatrice del dorama “Hanako to Anne”), al centro della fiction vi è la figura di Saigo Takamori il quale, avendo perso i genitori anzitempo e dovendo trovare una fonte di sostentamento, diventa assistente di un funzionario imperiale per la riscossione della tassa annuale sui terreni del feudo. È in questo periodo che, imbattendosi per caso in un contadino che sta per vendere la figlia a causa dei debiti, inizia a riflettere su come cambiare la politica agricola dell’epoca. Takamori nasce da una famiglia di samurai di bassa estrazione sociale nel dominio di Satsuma (l’odierna prefettura di Kagoshima) nel 1828 e gioca un ruolo chiave nel rovesciamento dello shogunato Tokugawa e nella transizione verso la Restaurazione Meiji.

Costretto per due volte all’esilio e con tre matrimoni alle spalle, Saigo Takamori ha un vissuto estremamente avventuroso e la sua figura è molto dibattuta in terra nipponica: considerato eroe da alcuni, ribelle da altri, dopo aver contribuito ad inaugurare il periodo Meiji ed essere stato consulente dell’imperatore e figura chiave nell’organizzazione e nel reclutamento delle truppe militari imperiali, si dimette dal suo incarico a seguito di decisioni politiche nazionali da lui non condivise. Nell’ultimo periodo della sua vita entra in forte contrasto con il governo e guida la sanguinosa “Ribellione di Satsuma” (le cui vicissitudini sono anche narrate ne “L’ Ultimo Samurai”) contro le truppe imperiali. Nell’ ultimo scontro, la battaglia di Shiroyama, perde la vita assieme alla quasi totalità delle sue truppe. La “Ribellione di Satsuma” segna anche la fine definitiva dei samurai come classe militare.

“Segodon” si propone di narrare l’ascesa e il declino di Saigo Takamori in 47 episodi con un casting che vanta attori del calibro di Watanabe Ken (noto al pubblico occidentale per colossal quali “L’ultimo Samurai”, “Batman Begins” ed “Inception”), Suzuki Ryohei (premio “Elan d’or Award for Newcomer of the Year” e “Best Supporting Actor” all’ ottavo International Drama Festival di Tokyo nel 2015), Kuroki Haru (premio “Silver Bear” come migliore attrice al Berlin International Film Festival nel 2014) e Nikaido Fumi (premio “Marcello Mastroianni” come migliore attrice al Festival di Venezia nel 2011). Il dorama andrà in onda ogni domenica alle ore 20 sul sito della NHK. Le puntate precedenti sono visibili su: https://www.nhk.or.jp/segodon/story/01/

(Michela Squadraroli e Carlo Di Gaeta)

GHOSTWRITER

 

Ciao a tutti e ben ritrovati nella nostra rubrica dedicata alle serie tv giapponesi! Stavolta andremo a parlare di un dorama del catalogo di viki.com e distribuito da Fuji TV, dal titolo Ghostwriter. La storia ruota attorno a due donne: Tōno Risa, la regina indiscussa della letteratura e Kawahara Yuki, una giovane scrittrice che, pur avendo grande talento, non ha avuto ancora modo di esordire.

Dopo numerosi concorsi falliti, Yuki decide di portare di persona uno dei suoi lavori proprio alla casa editrice della nota romanziera, ed è proprio lì che le verrà chiesto di diventare la sua assistente. Risa infatti, è in un periodo di blocco; non riesce a trovare l’ispirazione e i suoi fan continuano a criticare i suoi ultimi lavori, perciò nel momento in cui le capita sotto gli occhi una bozza della giovane ne approfitta pubblicando l’articolo con il nome di Tōno Risa. Il pubblico è in visibilio, quello che sembrava essere l’inesorabile declino di un’autrice ormai è solo un lontano ricordo, ma cosa ne sarà di Yuki? Sarà destinata a rimanere un’ombra e si accontenterà di vedersi soffiare tutto il merito?

Ghostwriter è una fiction che fa riflettere. I personaggi che ci vengono presentati devono affrontare loro stessi e le loro responsabilità: dalla sete di fama di Risa all’indipendenza di Yuki, ognuno di loro compirà delle scelte, più o meno rilevanti ai fini della trama, che li porteranno ad evolversi nel corso della serie. Un secondo punto a favore è sicuramente la scenografia calzante, ne è un esempio lo studio dove Risa e la sua segretaria Taura lavorano, arredato in modo freddo ed elegante è come se volesse riflettere la personalità che l’autrice si è costruita nel corso degli anni; mentre dall’altra parte abbiamo un appartamento umile e accogliente, casa di una Yuki remissiva. Tutto questo viene accompagnato da una colonna sonora quasi tagliente che aiuta a creare la giusta atmosfera durante le puntate che piano piano si fanno sempre più avvincenti. Sperando di avervi incuriosito almeno un po’ nel guardarla, vi saluto e vi do appuntamento al prossimo dorama!

Buona visione a tutti!

(Andrea Mularoni)

HIBANA: SPARKS

Benritrovati a tutti nella nostra sezione dedicata alla recensione dei dorama. Questa volta in serbo per voi, cari lettori, ho una tra le prime serie TV di origine nipponica ad essere approdata su Netflix. A differenza delle precedenti, questa volta devo ammettere che la serie non è di così facile comprensione, a causa di alcuni “sentire” tipicamente giapponesi su cui fa perno.

Hibana: Sparks” è un adattamento dell’omonimo bestseller di Matayoshi Naoki, e racconta la storia di un giovano comico in erba, Tokunaga, che cerca di realizzare il suo sogno di diventare un comico manzai di successo ( Il manzai è una forma di comicità giapponese nella quale un duo, condividendo un microfono, esegue sketch basati sulla rapidità delle battute e su giochi di parole ). In mezzo alle tante difficoltà, delusioni e soddisfazioni del protagonista scopriamo il vastissimo mondo che si nasconde alle spalle delle scena comica di successo in Giappone, e le relative dinamiche. A fare però da filo conduttore della vicenda è il particolare rapporto che si instaura tra Tokunaga e Kamiya, un comico presente sulla scena già da tempo. Tra i due infatti si instaura subito un rapporto Senpai-Kohai che risulta essere di difficile comprensione per noi occidentali a causa delle sue dinamiche peculiari, soprattutto per chi è anche a digiuno di anime e manga. Tutto ha inizio quando Tokunaga chiede di diventare allievo di Kamiya, che accetterà a patto che il giovane scriva una sua biografia. Inizia così un legame molto particolare tra i due, che si ritrovano spesso a condividere pesanti sbornie ed esperienze fuori dalle righe. Ed è proprio sullo sfondo di una Tokyo notturna, popolata dai personaggi piu strani che Kamiya condivide la sua saggezza di comico manzai  navigato, impartendo lezioni di vita e comicità al giovane e adorante Tokunaga. Questo rapporto si sviluppa secondo queste dinamiche durante un arco di tempo lungo 10 anni, 1 per ogni puntata, che culmina celatamente in un rapporto omoerotico tra i due protagonisti.

Come potrete vedere in questo dorama vengono affrontati molti temi attuali che rendono la serie piu profonda ed impegnata rispetto alle precedenti; da questo punto di vista anche la regia, a mio parere, fa un passo in avanti distaccandosi da una fotografia piatta e immobile. Inoltre, se avete seguito questa rubrica e avete già potuto vedere Tokyo stories: Midnight Diner noterete due simpatici cameo di personaggi già incontrati. Mi sento di consigliarvi questa serie nonostante le difficoltà sopracitate, perchè vi permetterà di entrare meglio nell’ ottica di quella che è la società giapponese, lontana dalle idealizzazioni occidentali, con i suoi pregi e i suoi difetti. Buona Visione a tutti!

(Recensione di Giacomo Becchi)

SAMURAI GOURMET

 

Ciao a tutti, benvenuti a un altra recensione di una serie tv di produzione nipponica! Anche questa volta ci buttiamo su una serie originale Netflix intitolata “Samurai Gourmet”. In questi 12 episodi, della durata di appena 20 minuti circa, entriamo nel mondo di un “Salary-man” alle prese con un grosso cambiamento nella propria vita: la pensione. Infatti Kasumi rappresenta il classico uomo giapponese che, lavorando per tutta la vita nella stessa azienda, si ritrova “schiavo” della stessa routine per oltre 30 anni. Da questi presupposti prendono vita i dubbi e le insicurezze che Kasumi si trova ad affrontare una volta raggiunta la pensione e messosi a confronto con se stesso e il tempo libero che si ritrova a disposizione.

Superate le prime insicurezze il nostro protagonista riscopre i piaceri della vita tralasciati negli anni di lavoro, attraverso un percorso culinario che lo porterà al ricordo di piacevoli momenti dell’infanzia e del proprio passato. Anche questa serie tv ci permette di approfondire la nostra conoscenza del mondo culinario giapponese, anche se in modo spesso bizzarro. Infatti Kasumi verra “aiutato” nel suo percorso di riscoperta personale da un immaginario samurai di altri tempi che lo guiderà nell’ affrontare situazioni imbarazzanti e momenti di difficoltà.

Consiglio caldamente questa serie tv a chiunque sia interessato ad approfondire la propria conoscenza del mondo nipponico, soprattuto se interessati alla sfera culinaria. Fatevi condurre in questo fantastico mondo fatto di scoperte e di maturazione dall’atipico e stravagante “Samurai moderno”.

(Recensione di Giacomo Becchi)

MIDNIGHT DINER: TOKYO STORIES

Benvenuti in una nuova frizzante rubrica, attraverso la quale analizzeremo alcune serie televisive di produzione nipponica che, a mio parere, sono un interessante spunto di riflessione per comprendere meglio il panorama culturale di questo affascinantissimo paese.

MIDNIGHT DIENER: Tokyo Stories, è una serie originale Netflix che mi ha colpito fin dal primo episodio. A differenza della maggior parte delle serie che conosciamo, in questa non ritroviamo una narrazione continua suddivisa per episodi, ma una caratterizzazione autoconclusiva per ogni puntata. Alla base di ogni episodio troviamo la vita di un locale notturno nella città di Tokyo, aperto soltanto di notte, che offre ai proprio clienti un menu vario in base alla disponibilità di ingredienti e alle preferenze degli avventori. Il locale viene gestito da quello che potremmo definire il perno centrale della narrazione, un cuoco silenzioso e amichevole che ricopre il ruolo di “confidente” e amico del cosiddetto “popolo della notte”. Infatti,date le ridotte dimensioni del locale e l’ atmosfera intimistica, ogni notte clienti abituali o meno che si recano per mangiare in compagnia finiscono per discutere animatamente delle proprie vite. Ciò che caratterizza questa serie è lo sfondo culinario, in quanto ognuno dei 10 epidosi narra le vicende di un diverso avventore, che viene fin dai primi istanti caratterizzato per la scelta del piatto al suo arrivo al Diener. Secondo questa struttura, in ogni puntata, vengono approfondite le vite, le emozioni e le difficoltà che caratterizzano la vita giornaliera di ognuno. Il clima familiare tende a creare forti legami tra i personaggi che spesso vedono intrecciarsi le proprie vicende. Procedendo con gli episodi ogni frequentatore del diener mette in luce qualcosa di nuovo su di se, permettendo a chi si gode questo spettacolo, di affezionarsi quasi inconsapevolmente ai protagonisti. Questo sapore di quotidianità, unito alle tradizioni giapponesi e a una scena di carattere umoristico, sono i principali motivi per cui consiglierei caldamente a tutti di guardare questa serie televisiva. Davvero rilassante, generatrice di sorrisi e interessanti spunti,  si può tranquillamente assaporare di fronte a una tazza di te o in compagnia di amici.

(Recensione di Giacomo Becchi)