BUMP OF CHICKEN (バンプ・オブ・チキン) – BUTTERFLIES


 

IL GRUPPO

I Bump of Chicken sono una band giapponese formatasi a Sakura (prefettura di Chiba) nel 1994. Il nome particolare deriva probabilmente da un errore di traduzione in inglese del termine giapponese 弱者の反撃 (jakusha no hangeki) che significa “contrattacco dei più deboli”, ma tuttora non ci sono informazioni precise su questa scelta.

Il gruppo è composto da quattro membri:

  • Fujiwara Motoo (藤原基央), chitarrista, voce e compositore
  • Masukawa Hiroaki (増川弘明), chitarrista
  • Naoi Yoshifumi (直井由文), bassista
  • Masu Hideo (升秀夫), batterista

Amici d’infanzia sin dall’asilo, hanno formato la band ai tempi delle superiori, all’età di 14 anni. Inizialmente si limitavano a suonare cover dei Beatles, poi, a seguito di numerose partecipazioni e vittorie a festival e gare musicali, hanno iniziato a comporre la loro propria musica, riscuotendo grande successo, anche a livello mondiale.

Il loro è un genere rock alternativo che sfocia nell’indie, nel folk rock e nell’EDM. La loro popolarità è dovuta anche all’utilizzo di moltissime loro canzoni come sigle di film, anime, show televisivi e videogame, tra i quali ricordiamo Final Fantasy e Tales of the Abyss.

 

ALBUM CONSIGLIATO

Fino ad ora hanno pubblicato più di 23 singoli e 8 album. Quello che oggi proponiamo di ascoltare è proprio l’ultimo, dal titolo Butterflies, pubblicato il 10 febbraio 2016, che si compone di 11 tracce musicali, riportate qui sotto (per alcuni brani sono presenti i link ai video ufficiali):

  1. GO
  2. Hello,world!
  3. Butterfly
  4. Ryūseigun ( 流星群 )
  5. Hōseki ni natta hi ( 宝石になった日 )
  6. Colony (コロニー )
  7. Parade ( パレード )
  8. Dai gaman taikai ( 大我慢大会 )
  9. Kodoku no gasshō ( 孤独の合唱)
  10. You were here
  11. Fighter ( ファイター )

In questo album si alternano canzoni dal ritmo lento e caratterizzate da toni per certi versi malinconici a canzoni più allegre ed energiche. Ad ogni modo, poiché le melodie e, in particolare, i testi sono stati tutti composti e scritti dal cantante del gruppo, ciò che emerge ad ogni ascolto è la grande personalità che caratterizza ogni singolo brano. Il fatto che queste canzoni siano tutte molto personali contribuisce a creare un grande coinvolgimento emotivo, lasciando nell’anima di chi ascolta una sensazione davvero piacevole.

—di Sara Grassilli


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AIMYON – 青春のエキサイトメント

 

L’ARTISTA

Aimyon è una giovanissima cantante e cantautrice affermatasi recentemente nel panorama musicale del JPOP; la sua musica presenta un sound commerciale e facilmente orecchiabile, non rinunciando per questo a influssi Rock e a tematiche affatto banali. Il suo full album di debutto “青春のエキサイトメント” (seishun no ekisaitomento), che si potrebbe tradurre come “La frenesia dell’adolescenza”, è stato pubblicato nel settembre 2017 e racchiude al suo interno 11 tracks, tra cui alcuni singoli già rilasciati in precedenza e che hanno riscosso immediato successo nelle classifiche giapponesi.

 

LE TRACCE

Nel singolo di apertura “憧れてきたんだ (akogaretekitanda), la voce graffiante di Aimyon è accompagnata dal ritmo incalzante di una chitarra acustica fino all’irrompere del ritornello “akogaretekitanda!”. Il tema centrale è l’ispirazione, come le opere degli artisti che l’hanno preceduta abbiano influito su di lei cambiandola per sempre, fino a sfociare in una sorta di riflessione metafisica sul ruolo dell’arte stessa.

Nel secondo singolo  生きていたんだよな (ikiteitandayona), piano e chitarra acustica si intersecano alle parole della cantante, che ci sfrecciano davanti come una notizia di cronaca nera al telegiornale, dalla dizione estraniante, quasi meccanica; riferisce, difatti, della morte suicida di una ragazza, gettatasi da un palazzo, con le conseguenti speculazioni sterili e ciniche dei media e dell’opinione pubblica. Il testo lascia però gradualmente spazio a un refrain carico di empatia e vitalità che sfocia nelle parole “ha vissuto, ha vissuto, no?” e che afferma come il suo ultimo saluto (sayonara) sia stato rivolto a nessuno se non a sé stessa.  Nella penultima strofa inoltre emerge una forte carica poetica: “鳥になって雲をつかんで風になって 遥遠くへ希望を抱いて飛んだ”, “è diventata un uccello che afferra le nuvole, è diventata vento verso terre lontane, è saltata tenendo stretta a sé la speranza”.

Il brano successivo è 君はロックを聴かない (kimi wa rokku wo kikanai). Qui i toni cambiano radicalmente, si fanno più raggianti e gioiosi, in una fusione riuscita di rock e pop. Il tema di fondo è la musica come luogo di condivisione e spensieratezza, in cui esperienze e dolori confluiscono. Un invito ad avvicinarsi al Rock e alla musica, rivolto dall’artista ai propri fan.

Altro brano divergente rispetto a quelli sopra citati è 愛を伝えたいだとか (ai wo tsutaetaidatoka), il cui stile pop, celato funk risulta eufonico e ballabile. Tratta di una turbolenta relazione amorosa (come il rombo di tuoni con cui l’official video esordisce), dalla quale emerge l’incapacità dell’amato di trasmettere il proprio amore. Vana è l’attesa di un suo cambiamento, seppure la speranza di un nuovo incontro non sembra destinata a scemare: “バラの花もないよ…僕が明日良い男になるわけでもないからさ”, “non vi è nessuna rosa…è impossibile cambiare e diventare un uomo migliore il giorno successivo”.

 

CONCLUSIONE

Pur non distaccandosi completamente dal genere commerciale, Aimyon rivela grande creatività nelle sue canzoni con testi per nulla scontati. Le 11 tracks offerte dall’album appaiono molto diversificate tra loro, rendendo l’ascolto piacevole e non privo di sorprese. Emblematico il brano con cui debuttò nel Marzo 2015, rientrando nella top 10 della classifica brani indipendenti Oricon “貴方解剖純愛歌 〜死ね〜” (dissection of you, pure love song, just die), il cui titolo è alquanto eloquente sulla sua stravaganza e inventiva artistica.

—di Riccardo Peron


Guarda anche:

Odol – 視線 (ep)

La copertina dell’ultimo ep degli Odol coglie perfettamente lo spirito dell’album: un lavoro dalle ricche strumentali caleidoscopiche avvolte del desaturato filtro seppia che gli attribuisce la voce.

Il Giappone ci ha abituati alla stravaganza vocale dei suoi cantanti, uno dei suoi tratti più originali. Non è raro sentire voci imprecise o, addirittura, completamente stonate. La voce del cantante degli Odol non può essere definita stonata in nessun caso, ma è proprio il suo essere instabile a conferirle quel bel tono malinconico. Il suo stile di cantato, piaccia o no, è espressivo al pari della musica ed è perfetto per questo ep. Quando poi sale di registro, la voce raggiunge livelli di emotività notevoli, oscillando pericolosamente tra ciò che può essere considerato intonato e stonato. Succede solo due volte nel giro di 6 tracce (tra le quali c’è またあした, un breve e glitchy interludio di meno di un minuto): nell’opener GREEN e a metà dell’album in (watashi), ma sono questi i momenti in cui viene voglia di alzare il pugno al cielo, stringere e tirare la maglietta, gridare a squarcia gola.

Catarsi.

Queste sono anche le tracce che segnano maggiormente un cambio di direzione per la band, che nel lavoro precedente, Years, suonava generalmente un (ottimo) indie rock più consueto e meno eccentrico. In queste due tracce la chitarra perde il dominio sugli altri strumenti, cedendo le redini al pianoforte a cui si aggiungono e gli archi. Questi, soprattutto in 私, decidono di fare quello che vogliono: le chitarre si fanno da parte permettendo agli archi di dipingere con violenti schizzi di colori freddi la tela del tempo dispari della batteria. Anche in GREEN gli archi hanno un ruolo di prim’ordine, accompagnando il pianoforte per tutta la durata della canzone.

La seconda traccia 狭い部屋 (semai heya) è una canzone fragile, caratterizzata da chitarre ricche di delay che nella prima metà appaiono come squarci di luce nella penombra degli accordi di piano, per poi esplodere, nella seconda metà, avvolgendo tutti gli altri strumenti in un impenetrabile muro di suono. Verso la fine dell’ep c’è poi その向こう側, la traccia più convenzionale delle sei e con la strumentale meno fuori dagli schemi, che costituisce comunque un ottima canzone indie rock, più incline alla produzione precedente. La conclusione dell’ep vede tornare in avanguardia le chitarre, che si prendono il loro momento di gloria, ma in modo completamente inedito. Sull’ipnotica 虹の端 (niji no hashi) le chitarre si intrecciano per creare una fitta trama di suoni in punta di piedi che poi esplode nel ritornello; le voci seguono a ruota, con delle splendide armonizzazioni che rendono ancora più speciale la chiusura dell’ep.

Questo lavoro degli Odol è breve ma mostra una varietà di soluzioni musicali incredibili, unite ad una voce unica ed espressiva che ne fanno un ep estremamente piacevole e dall’altissimo replay value.

 

Jacopo Corbelli

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MEI EHARA – SWAY

 

L’anno scorso a novembre la timida Mei Ehara ha rilasciato un album pop che vale la pena ritirare fuori proprio ora che è iniziata l’estate. Sway è un album fresco e leggero come una caprese, ma gli elementi che lo compongono sono tutt’altro che semplici o banali. Pescando dalla bossa nova e dal jazz fino al funky, Mei Ehara ha creato un prodotto orecchiabile e dinamico che complementa perfettamente il suo calmo timbro vocale, mai fuori dalle righe. E la varietà strumentale di questo album annoia difficilmente. Ad esempio, la traccia di apertura, 戻らない (modoranai), è una canzone estremamente groovy pervasa da un riff funky che nella parte finale regala anche uno splendido ‘assolo’ di flauto (flauto che viene utilizzato anche in altre canzoni); passando dalla lenta 狂った手 (kurutta te) col quel riff di chitarra che sembra inciampare sul tempo, attraverso la ritmata 頬杖 (hoodzue) che non sembra quasi una canzone di quest’album quanto è veloce rispetto alle altre, si arriva alla ballata 地味な色 (jimi na iro) e alla traccia che più palesemente incorpora le influenze bossa nova, 毎朝 (mai asa).

Su internet non ci sono molte sue foto recenti di, ma da quelle poche facilmente reperibili (e da questo bel video live) è strano pensare che sia nata solo nel 1991. Il suo stile di cantato così pacato e intimo, e le sue canzoni mature tradiscono la sua età.

Il cantato non è appariscente (o particolarmente strabiliante), ma trova il modo di splendere soprattutto quando la voce prende un timbro più alto, solitamente nei ritornelli: quello di 蓋なしの彼 (futa nashi no kare) ha delle splendide armonizzazioni che vengono evidenziate, nell’ultimo ritornello, quando ogni strumento si ferma lasciando i riflettori accesi solo per la voce; la canzone finale dell’album è 冴える (saeru), forse la canzone che riesce a catturare nel modo migliore le tendenze dell’album ed uno degli highlights per quanto riguarda la voce.

Sway di Mei Ehara è un ottimo album che si abbina bene ai pomeriggi svogliati, alle guide in campagna col sole che picchia forte, alle sere dopo una giornata impegnativa.

 

Jacopo Corbelli

SōTAISEI RIRON (相対性理論) – HI FI ANATOMIA


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Sōtaisei Riron (lett. “teoria della relatività”) è una rock band formatasi a Tokyo nel Settembre del 2006.

-Presentazione generale del gruppo

La band, la cui caratteristica principale è forse quella della riservatezza per quanto riguarda la vita privata dei vari membri del gruppo (si sa di fatto molto poco su di loro e, oltre a ciò, le foto dopo i concerti sono quasi sempre proibite), si compone di:

  • 薬師丸えつこ (Yakushimaru Etsuko); alla voce
  • 永井 聖一 (Nagai Seiichi); alla chitarra
  • 真部 脩一 (Mabe Shūichi); al basso
  • 西浦 謙助 (Nishiura Kensuke); alla batteria.

Le influenze musicali adottate da questo quartetto arrivano da generi quali il Kayōkyoku (歌謡曲; genere di musica pop giapponese che viene cantata con un accompagnamento per lo più di stampo occidentale), il Group Sounds (essenzialmente si tratta di un sottogenere del rock giapponese) ed il Post-rock. Una loro peculiarità, che si riflette nei titoli di varie canzoni ed anche nei testi musicali, è quella di creare ed inserire giochi di parole che fanno riferimento (e spesso ridicolizzano) animee/o concetti base della fantascienza. Inoltre, basta dare un ascolto anche veloce ad un qualche loro pezzo per comprendere che, almeno parzialmente, il loro successo si basa sulla voce Moe della cantante (là dove per “moe” s’intende, in senso stretto, un interesse, una forte passione per i personaggi di anime, videogiochi, manga, eccetera…). La loro discografia comprende:

  1. Chiffon Shugi (mini-album di debutto, vincitore del concorso All-Japan)
  2. Hi-Fi Shinsho (secondo album, arrivato settimo nell’Oricon Weekly Chart)
  3. Synchroniciteen (terzo album ed uscito nell’Aprile dell’anno 2010, consiste in una collezione dei numerosi live realizzati fino a quel momento)
  4. Tadashii Sōtaisei Riron (quarto album, rilasciato in ritardo il 27 Aprile del 2011 a causa dello tsunami e del terremoto avvenuti a Tohoku, in Giappone, è composto da remix di vecchie canzoni) 

-Presentazione dell’album

L’album che vorremmo consigliarvi questa volta si intitola Hi-Fi Anatomia (ハイファイ新書; “Hai Fai Shinsho”), uscì il 7 gennaio 2009 e viene musicalmente classificato nel genere dell’Indie pop. Le tracce che lo compongono sono (in ordine) le seguenti:

  1. テレ東 (3:53)
  2. 地獄先生 (3:09)
  3. ふしぎデカルト (3:34)
  4. 四角革命 (3:39)
  5. 品川ナンバー (3:49)
  6. 学級崩壊 (3:01)
  7. さわやか会社員 (4:24)
  8. ルネサンス (3:38)
  9. バーモント・キッス (4:16)

L’album presenta suoni fragili, lievi, che danno un forte senso di riservatezza e di timidezza, come se quasi si vergognassero di emettere anche i suoni più leggeri. C’è inoltre un alone malinconico di fondo che accompagna gran parte del CD, nonostante la graziosa voce della cantante sembri un po’ più ottimistica in confronto ad altri loro precedenti album, come ad esempio Chiffon Shugi. Stilisticamente parlando, possiamo ben notare un’alternanza quasi fissa tra un indie molto delicato ed una giocosa club music, il tutto accompagnato da una mestizia che da quasi assuefazione.

-Conclusione

Può non essere un gruppo molto conosciuto, o per lo meno tra noi italofoni, ma vale la pena dare un po’ di attenzione a questa piccola perla recondita, simbolo di una delicata musicalità giapponese tutta da scoprire. Vi invitiamo dunque a scoprire voi stessi i Sōtaisei Riron ascoltando qualcuno dei brani sopraelencati.

Scritto da Simone Cozza

 

 

 

 

 

 

TOKIKO KATO (加藤 登紀子) – If You Have Been Born Into This World (この世に生まれてきたら)

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Introduzione

Ebbene, cari amici della Takamori, oggi vi attende un appuntamento speciale con l’unica ed inimitabile Tokiko Kato! Lei è attrice, cantante, compositrice ed attivista giapponese; insomma, un vero e proprio simbolo musicale (e non solo) del nostro caro Giappone. Oggi vorremmo dunque portarvi, per quanto possibile, all’interno del suo mondo, presentandovi la figura di una donna dalle mille risorse che è arrivata persino a collaborare con lo Studio Ghibli (nel film d’animazione Porco Rosso, capolavoro incentrato sul fascismo italiano) e con artisti del calibro di Ryūichi Sakamoto (坂本 龍一).

Presentazione dell’artista

Tokiko Kato nasce ad Harbin, nel nord-est della Cina, da genitori giapponesi. La sua carriera all’interno del contesto musicale comincia nel 1965, quando ancora era una studentessa iscritta all’Università di Tokyo, vincendo il primo premio ad un concorso per cantanti esordienti. L’anno dopo (1966) viene premiata come miglior talento esordiente ai Japan Record Awards (日本レコード大賞 Nihon rekōdo taishō) con la canzone Red Balloon (赤い風船)Nell’anno 1969 viene nuovamente premiata ai Japan Record Awards, come miglior cantante, con la canzone Lullaby For a Lonely Night (ひとり寝の子守唄); lo stesso premio le verrà conferito nel 1971, inoltre, per il brano Shiretoko Sentimental Trip (知床旅情). Il periodo in cui la sua produzione musicale si fa più ricca ed abbondante è forse quello che va dagli anni ’70 agli anni ’90; alcuni titoli di brani che, fra i tanti, sono diventati immediatamente molto famosi in Giappone sono:

Brani importanti

  • Love Life (愛の暮らし) – 1971
  • The gray eyes (灰色の瞳) – 1974
  • If i could fly (この空を飛べたら) – 1978
  • No regrets for my life (わが人生に悔いなし) – 1987
  • The river flows (川が流れる) – 1993

Un’altra canzone, scritta e cantata dalla stessa Tokiko, che merita sicuramente un’attenzione particolare, è Toki ni wa mukashi no hanashi wo (時には昔の話を), essendo questa la colonna sonora del film Porco rosso, al quale la cantante giapponese ha preso parte come “ospite speciale”. Andando adesso a dare un’occhiata ai suoi album, piuttosto che ai singoli pezzi, vi forniremo qua una breve lista delle sue opere musicali principali, così che vi possiate fare un’idea nel caso vi venisse voglia di ascoltarvi qualcosa (nonostante sia in realtà piuttosto difficile, purtroppo, riuscire a scovare i suoi album per intero su Internet). Ecco a voi, dunque, i titoli più famosi:

Album importanti

  1. 私の中のひとり (1970)
  2. この世に生まれてきたら (1974)
  3. いく時代かがありまして (1975)
  4. 回帰船 (1976)
  5. さびだ車輪 (1977)
  6. A Siren Dream (1983)
  7. 日本哀歌集 (1983)
  8. La Femme qui vient de Cypango (1991)
  9. Hana (1995)

Per quanto concerne l’argomento di oggi, tuttavia, vorrei soffermarmi sull’album If You Have Been Born Into This World (Il titolo originale è この世に生まれてきたら; “Kono Yo Ni Umarete Kitara”), proprio perché mi sembra il CD che più la caratterizza dal punto di vista musicale. Si intrecciano qui vari generi musicali tra cui, principalmente, Il Pop, il Folk, il Rock ed il Country, in una dolce ed ordinata armonia sonora. Le 12 tracce che compongono l’album sono, nell’ordine:

Brani dell’album proposto

  1. この世に生まれてきたら
  2. おまえの人生
  3. ただ一言彼につたえたい
  4. 黒の舟唄
  5. 無用ノ介
  6. いく時代かがありまして
  7. あなたの気配
  8. 朝の食事
  9. けだるいワルツ
  10. 子育て地蔵
  11. テネシー・ワルツ
  12. 灰色の瞳

Stiamo parlando qui di un album che ha fatto la storia della musica giapponese; è un album delicato, magnifico, pieno di storia e poesia, che non stanca mai e che riesce a catapultare pienamente l’ascoltatore all’interno della cultura giapponese. Credo che sia uno degli album più belli che abbia personalmente mai ascoltato e, proprio per questo motivo, mi sento di poterlo consigliare vivamente anche a voi, sperando che possiate trovarlo altrettanto piacevole all’ascolto.

Bene dunque, qui vi salutiamo, e ci auguriamo che possiate aver trovato, grazie a questo nostro nuovo articolo, un nuovo spunto per apprezzare ulteriormente la cultura (e in questo caso la musica) del nostro caro Sol Levante!

Alla prossima puntata! Minna, mata ne!

Articolo scritto da Simone Cozza.