Odol – 視線 (ep)

La copertina dell’ultimo ep degli Odol coglie perfettamente lo spirito dell’album: un lavoro dalle ricche strumentali caleidoscopiche avvolte del desaturato filtro seppia che gli attribuisce la voce.

Il Giappone ci ha abituati alla stravaganza vocale dei suoi cantanti, uno dei suoi tratti più originali. Non è raro sentire voci imprecise o, addirittura, completamente stonate. La voce del cantante degli Odol non può essere definita stonata in nessun caso, ma è proprio il suo essere instabile a conferirle quel bel tono malinconico. Il suo stile di cantato, piaccia o no, è espressivo al pari della musica ed è perfetto per questo ep. Quando poi sale di registro, la voce raggiunge livelli di emotività notevoli, oscillando pericolosamente tra ciò che può essere considerato intonato e stonato. Succede solo due volte nel giro di 6 tracce (tra le quali c’è またあした, un breve e glitchy interludio di meno di un minuto): nell’opener GREEN e a metà dell’album in (watashi), ma sono questi i momenti in cui viene voglia di alzare il pugno al cielo, stringere e tirare la maglietta, gridare a squarcia gola.

Catarsi.

Queste sono anche le tracce che segnano maggiormente un cambio di direzione per la band, che nel lavoro precedente, Years, suonava generalmente un (ottimo) indie rock più consueto e meno eccentrico. In queste due tracce la chitarra perde il dominio sugli altri strumenti, cedendo le redini al pianoforte a cui si aggiungono e gli archi. Questi, soprattutto in 私, decidono di fare quello che vogliono: le chitarre si fanno da parte permettendo agli archi di dipingere con violenti schizzi di colori freddi la tela del tempo dispari della batteria. Anche in GREEN gli archi hanno un ruolo di prim’ordine, accompagnando il pianoforte per tutta la durata della canzone.

La seconda traccia 狭い部屋 (semai heya) è una canzone fragile, caratterizzata da chitarre ricche di delay che nella prima metà appaiono come squarci di luce nella penombra degli accordi di piano, per poi esplodere, nella seconda metà, avvolgendo tutti gli altri strumenti in un impenetrabile muro di suono. Verso la fine dell’ep c’è poi その向こう側, la traccia più convenzionale delle sei e con la strumentale meno fuori dagli schemi, che costituisce comunque un ottima canzone indie rock, più incline alla produzione precedente. La conclusione dell’ep vede tornare in avanguardia le chitarre, che si prendono il loro momento di gloria, ma in modo completamente inedito. Sull’ipnotica 虹の端 (niji no hashi) le chitarre si intrecciano per creare una fitta trama di suoni in punta di piedi che poi esplode nel ritornello; le voci seguono a ruota, con delle splendide armonizzazioni che rendono ancora più speciale la chiusura dell’ep.

Questo lavoro degli Odol è breve ma mostra una varietà di soluzioni musicali incredibili, unite ad una voce unica ed espressiva che ne fanno un ep estremamente piacevole e dall’altissimo replay value.

 

Jacopo Corbelli

MEI EHARA – SWAY

 

L’anno scorso a novembre la timida Mei Ehara ha rilasciato un album pop che vale la pena ritirare fuori proprio ora che è iniziata l’estate. Sway è un album fresco e leggero come una caprese, ma gli elementi che lo compongono sono tutt’altro che semplici o banali. Pescando dalla bossa nova e dal jazz fino al funky, Mei Ehara ha creato un prodotto orecchiabile e dinamico che complementa perfettamente il suo calmo timbro vocale, mai fuori dalle righe. E la varietà strumentale di questo album annoia difficilmente. Ad esempio, la traccia di apertura, 戻らない (modoranai), è una canzone estremamente groovy pervasa da un riff funky che nella parte finale regala anche uno splendido ‘assolo’ di flauto (flauto che viene utilizzato anche in altre canzoni); passando dalla lenta 狂った手 (kurutta te) col quel riff di chitarra che sembra inciampare sul tempo, attraverso la ritmata 頬杖 (hoodzue) che non sembra quasi una canzone di quest’album quanto è veloce rispetto alle altre, si arriva alla ballata 地味な色 (jimi na iro) e alla traccia che più palesemente incorpora le influenze bossa nova, 毎朝 (mai asa).

Su internet non ci sono molte sue foto recenti di, ma da quelle poche facilmente reperibili (e da questo bel video live) è strano pensare che sia nata solo nel 1991. Il suo stile di cantato così pacato e intimo, e le sue canzoni mature tradiscono la sua età.

Il cantato non è appariscente (o particolarmente strabiliante), ma trova il modo di splendere soprattutto quando la voce prende un timbro più alto, solitamente nei ritornelli: quello di 蓋なしの彼 (futa nashi no kare) ha delle splendide armonizzazioni che vengono evidenziate, nell’ultimo ritornello, quando ogni strumento si ferma lasciando i riflettori accesi solo per la voce; la canzone finale dell’album è 冴える (saeru), forse la canzone che riesce a catturare nel modo migliore le tendenze dell’album ed uno degli highlights per quanto riguarda la voce.

Sway di Mei Ehara è un ottimo album che si abbina bene ai pomeriggi svogliati, alle guide in campagna col sole che picchia forte, alle sere dopo una giornata impegnativa.

 

Jacopo Corbelli

SōTAISEI RIRON (相対性理論) – HI FI ANATOMIA


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Sōtaisei Riron (lett. “teoria della relatività”) è una rock band formatasi a Tokyo nel Settembre del 2006.

-Presentazione generale del gruppo

La band, la cui caratteristica principale è forse quella della riservatezza per quanto riguarda la vita privata dei vari membri del gruppo (si sa di fatto molto poco su di loro e, oltre a ciò, le foto dopo i concerti sono quasi sempre proibite), si compone di:

  • 薬師丸えつこ (Yakushimaru Etsuko); alla voce
  • 永井 聖一 (Nagai Seiichi); alla chitarra
  • 真部 脩一 (Mabe Shūichi); al basso
  • 西浦 謙助 (Nishiura Kensuke); alla batteria.

Le influenze musicali adottate da questo quartetto arrivano da generi quali il Kayōkyoku (歌謡曲; genere di musica pop giapponese che viene cantata con un accompagnamento per lo più di stampo occidentale), il Group Sounds (essenzialmente si tratta di un sottogenere del rock giapponese) ed il Post-rock. Una loro peculiarità, che si riflette nei titoli di varie canzoni ed anche nei testi musicali, è quella di creare ed inserire giochi di parole che fanno riferimento (e spesso ridicolizzano) animee/o concetti base della fantascienza. Inoltre, basta dare un ascolto anche veloce ad un qualche loro pezzo per comprendere che, almeno parzialmente, il loro successo si basa sulla voce Moe della cantante (là dove per “moe” s’intende, in senso stretto, un interesse, una forte passione per i personaggi di anime, videogiochi, manga, eccetera…). La loro discografia comprende:

  1. Chiffon Shugi (mini-album di debutto, vincitore del concorso All-Japan)
  2. Hi-Fi Shinsho (secondo album, arrivato settimo nell’Oricon Weekly Chart)
  3. Synchroniciteen (terzo album ed uscito nell’Aprile dell’anno 2010, consiste in una collezione dei numerosi live realizzati fino a quel momento)
  4. Tadashii Sōtaisei Riron (quarto album, rilasciato in ritardo il 27 Aprile del 2011 a causa dello tsunami e del terremoto avvenuti a Tohoku, in Giappone, è composto da remix di vecchie canzoni) 

-Presentazione dell’album

L’album che vorremmo consigliarvi questa volta si intitola Hi-Fi Anatomia (ハイファイ新書; “Hai Fai Shinsho”), uscì il 7 gennaio 2009 e viene musicalmente classificato nel genere dell’Indie pop. Le tracce che lo compongono sono (in ordine) le seguenti:

  1. テレ東 (3:53)
  2. 地獄先生 (3:09)
  3. ふしぎデカルト (3:34)
  4. 四角革命 (3:39)
  5. 品川ナンバー (3:49)
  6. 学級崩壊 (3:01)
  7. さわやか会社員 (4:24)
  8. ルネサンス (3:38)
  9. バーモント・キッス (4:16)

L’album presenta suoni fragili, lievi, che danno un forte senso di riservatezza e di timidezza, come se quasi si vergognassero di emettere anche i suoni più leggeri. C’è inoltre un alone malinconico di fondo che accompagna gran parte del CD, nonostante la graziosa voce della cantante sembri un po’ più ottimistica in confronto ad altri loro precedenti album, come ad esempio Chiffon Shugi. Stilisticamente parlando, possiamo ben notare un’alternanza quasi fissa tra un indie molto delicato ed una giocosa club music, il tutto accompagnato da una mestizia che da quasi assuefazione.

-Conclusione

Può non essere un gruppo molto conosciuto, o per lo meno tra noi italofoni, ma vale la pena dare un po’ di attenzione a questa piccola perla recondita, simbolo di una delicata musicalità giapponese tutta da scoprire. Vi invitiamo dunque a scoprire voi stessi i Sōtaisei Riron ascoltando qualcuno dei brani sopraelencati.

Scritto da Simone Cozza