BUCK-TICK (バクチク) – No.0

IL GRUPPO

I BUCK-TICK (バクチク bakuchiku) sono un gruppo rock giapponese, attivo dal 1984. La band si è formata a Fujioka ed è considerata, insieme agli X Japan, uno dei precursori del genere visual kei. Il nome è una curiosa trascrizione in katakana del termine giapponese 爆竹 (bakuchiku), che significa “fuochi d’artificio”.

Precedentemente noti come GO-GO, i BUCK-TICK fanno il loro esordio nella scena mainstream nel 1987 con l’album Hurry Up Mode. Da allora, la formazione non ha più subito cambiamenti.

Il gruppo si compone di cinque membri:

  • Sakurai Atsushi 櫻井敦司, voce
  • Imai Hisashi 今井寿, chitarre e cori
  • Hoshino Hidehiko 星野英彦, chitarre, tastiere e cori
  • Higuchi Yutaka 樋口豊, basso
  • Yagami Toll ヤガミトール, batteria

 

No.0

L’album che proponiamo è intitolato No.0. Uscito nel 2018 per l’etichetta Lingua Sounda, si tratta del ventunesimo, nonché più recente, album del gruppo.

Si compone di 13 tracce:

  1. Reishiki juusan kata ( 零式13型 )
  2. Bishuu Love ( 美醜LOVE )
  3. Gustave
  4. Moon sayounara wo oshiete ( Moon さようならを教えて )
  5. Harairojuujidan – Rosen Kreuzer – ( 薔薇色十字団 – Rosen Kreuzer – )
  6. Salome – femme fatale ( サロメ – femme fatale )
  7. Ophelia
  8. Hikari no teikoku ( 光の帝国 )
  9. Nostalgia – vita ( ノスタルジア – ヰタ メカニカリス – )
  10. Igniter
  11. Babel
  12. Guernica no yoru ( ゲルニカの夜 )
  13. Tainai kaiki ( 胎内回帰 )

 

L’album presenta il sound tipicamente hard rock / heavy metal della band, a cui vengono aggiunte spiccate influenze elettroniche. Il risultato è un’opera che difficilmente è assimilabile al visual kei, genere peraltro appartenente ad un’epoca oramai passata: piuttosto, le atmosfere cupe e sinistre ricordano a tratti il gothic rock e il doom metal. Questo vale soprattutto per la prima parte dell’album, che invece va via via ad ammorbidirsi con il passare delle tracce.

L’album si apre con Reishiki juusan kata: dopo un’epica introduzione strumentale, fa il suo ingresso la voce di Sakurai Atsushi, in un brano dalle atmosfere molto scure. Atmosfere che rimangono tali nella seconda traccia Bishuu Love, in cui si avvertono le prime influenze elettroniche. Tuttavia bisogna attendere il terzo, magnifico brano Gustave per rendersi conto appieno delle potenzialità che il mix rock / musica elettronica possiede: un intro che ricorda i Muse di Unsustainable sfocia in una canzone dalle sonorità quasi EDM. Certamente uno dei brani più riusciti dell’album.

La quarta traccia Moon sayounara wo oshiete è altresì uno dei due singoli estratti dall’album: lo si può facilmente intendere dal ritornello orecchiabile e dalla presenza, anche in questo caso, di molti elementi elettronici che ricordano la musica degli anni ottanta.

Dal quinto brano Harairojuujidan – Rosen Kreuzer – vediamo diminuire leggermente le sonorità cupe, che lasciano spazio ad un sound meno metal e decisamente più rock. La sesta traccia Salome – femme fatale, che rispecchia certamente il titolo, si distingue per un intermezzo strumentale piuttosto straniante e per un assolo di tastiere di Hoshino Hidehiko. La seguente Ophelia lascia invece spazio alla voce di Sakurai, alternando sezioni ritmiche acustiche con altre elettroniche. L’ottava canzone Hikari no teikoku è certamente una di quelle con le maggiori influenze elettroniche, seguita da Nostalgia – vita, che mantiene questo sound.

Con la decima traccia Igniter tornano le atmosfere gotiche e distopiche che caratterizzavano i primi brani dell’album. Questo vale anche per la seguente Babel, l’altro singolo estratto dall’album. Ma la vetta, a mio modesto parere, si raggiunge con gli ultimi due brani. Guernica no yoru si apre con un’atmosfera molto malinconica, per poi sfociare in una ballad ossessiva. La conclusione epica la rende una delle canzoni più belle dell’album. Album che si chiude con l’orecchiabile ma gloriosa Tainai kaiki, brano in cui lo strumento prevalente è la chitarra acustica.

L’album è caldamente consigliato ai fan di qualunque sottogenere del rock: sono infatti presenti influenze goth, doom, progressive e new wave, oltre alle già citate influenze elettroniche. Certamente un ascolto non semplice, ma al tempo stesso molto gratificante.

—di Pietro Spisni


Guarda anche:

Joint Recital: L’opera italiana e oltre

 

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Joint Recital
L’opera italiana e oltre

21 maggio 2019, ore 20.00

Cantanti Yasuko Arimitsu & Vasili Karpiak
Pianista Claudio Cirelli (Teatro Regio di Parma)

Teatro San Leonardo – Via San Vitale 63, 40125 Bologna

SI ACCEDE SOLO CON INVITO (DA CONSEGNARE ALL’ENTRATA)

Yonezu Kenshi (米津 玄師) – Lemon

L’ARTISTA

Yonezu Kenshi, nato il 10 marzo 1991 a Tokushima, è un musicista e compositore giapponese.

Da sempre appassionato di musica, nel 2006 decide di fondare una band con l’amico Nakajima Hiroshi dal nome Late Rabbit Edda, con la quale si esibivano durante i festival scolastici. I primi brani, composti da lui, vengono pubblicati online sul sito Nico Nico Douga (sito giapponese di condivisione video) ma hanno scarso successo.

La sua carriera musicale vera e propria ha inizio nel 2009 quando, durante il periodo di studi a Ōsaka all’accademia delle belle arti, utilizza per la prima volta il software vocaloid (sintetizzatore vocale) e, cantando sotto il nome di Hachi (ハチ), riscuote un immediato ed enorme successo con la pubblicazione del brano Musunde Hiraite Rasetsu to Mukuro (結ンデ開イテ羅刹ト骸).

Nonostante la realizzazione di molte canzoni registrate con la sua vera voce, quelle vocaloid diventano molto più popolari, tanto che il suo blog, chiamato prima Tekitō Edda (適当EDDA) e successivamente rinominato Denshi-chō Hachibangai (電子帖八番街) viene premiato con il Diamond Award al WebMoney Awards.

Solo nel 2012 debutta per la prima volta con il suo vero nome rilasciando l’album Diorama, il primo con canzoni interamente registrate con la propria voce. Dal genere alternative rock, raggiunge la sesta posizione nell’Oricon Albums Chart (grafico di popolarità degli album standard dell’industria musicale giapponese), vendendo 25.000 copie, e il primo posto nella Billboard Japan’s Top Independent Albums and Singles Chart.

Da questo momento in poi, la sua carriera si divide in due per via dell’alternanza di pubblicazioni di brani vocaloid e non. Yonezu Kenshi non solo si occupa interamente della composizione dei testi e della sua musica (suona, infatti, chitarra e batteria), ma si è sempre occupato anche delle illustrazioni per i video e delle cover dei suoi album. Il fatto di essere un vero e proprio artista a tutto tondo è una delle caratteristiche che lo rende tanto amato dal pubblico giapponese ed internazionale.

SINGOLO CONSIGLIATO

Il singolo che oggi proponiamo di ascoltare è Lemon, rilasciato il 14 marzo dell’anno scorso, che comprende in totale 3 tracce:

  1. Lemon
  2. Cranberry and Pancake
  3. Paper Flower

Con più di 2 milioni di download, la canzone principale dal titolo Lemon, appunto, ha vinto numerosi premi tra cui il Best Theme Song al 96° Drama Academy Awards e anche il Best Theme Song al Tokyo Drama Awards 2018. Il video, caricato su YouTube il 26 febbraio, presenta ad oggi più di 300 milioni di visualizzazioni ed è ritenuto, perciò, uno dei video musicali giapponesi più visti.

Tutte e tre le tracce costituiscono il ritratto della vita e della morte secondo la visione personale del cantante, il quale, in un’intervista per la Billboard Japan del 9 marzo 2018, afferma proprio che “cercando di raffigurare la vita umana come si deve, si finisce poi per esaltarne la parte opposta”.

“I frutti sono colorati e bellissimi, giusto? Personalmente, penso che siano simili agli esseri umani. Hanno la buccia, la polpa e i semi, quindi, in termini di struttura, sono come il corpo umano. La musica è una forma di comunicazione tra persone e, in genere, le mie canzoni parlano di esseri umani.”, questa è la sua risposta alla domanda relativa alla scelta del frutto in questione come titolo del brano principale. Successivamente, egli spiega, però, che il tutto è avvenuto in maniera casuale, quasi inconscia, soprattutto dopo aver pensato alla frase: “Nel mio cuore non resta che il profumo amaro di un limone che non va più via” (胸に残り離れない 苦いレモンの匂い). Il titolo iniziale della canzone, infatti, era Memento, ma siccome doveva essere la colonna sonora del drama Unnatural (アンナチュラル), la cui trama prevede l’investigazione da parte di medici legali in merito a cosa si nasconde dietro a decessi accaduti in circostanze anomale, Yonezu sceglie volutamente di utilizzare un oggetto che normalmente nessuno assocerebbe alla morte se non in senso metaforico.

Durante la stesura del testo, suo nonno, già malato da tempo, purtroppo viene a mancare. Perciò, la canzone, che aveva lo scopo di avvicinarsi a coloro che soffrono per la perdita di qualcuno, diventa in un certo senso anche molto personale, poiché il cantante si trova improvvisamente a vivere sulla propria pelle l’esperienza della morte di una persona a lui cara. Questo fatto lo porta a ragionare su come prima lui trattasse il tema della morte nei testi dei suoi brani con uno sguardo molto più distaccato e ideologico.

Tuttavia, questo brano, nel quale chiunque può identificarsi, lascia un bagliore di speranza: “Anche ora tu continui ad essere la mia luce.” (今でもあなたはわたしの光) dice una frase del testo. Lo scopo di Yonezu, infatti, è quello di far convergere ciò che è negativo in una direzione positiva. La figura del limone racchiude proprio questo pensiero: alleggerisce e dà freschezza, bilanciando la sensazione malinconica che permane a seguito del vuoto lasciato da chi se ne va. La melodia da lui creata, infatti, nonostante la tematica consistente, è nel complesso molto armonica e piacevole all’ascolto.

Cranberry and Pancake, invece, scritta e composta in uno stato di mal di testa da postumi da sbornia della sera prima, oltre a rispecchiare la terribile sensazione che il cantante stava provando in quel momento, si discosta da Lemon per il fatto che il ritmo è più veloce e assume un tono per certi versi spensierato, pur facendo trasparire un sentimento di nostalgia. Anche per questo brano, il titolo rinvia al cibo poiché l’atto di mangiare è fondamentale per vivere, perciò è sinonimo, secondo Yonezu, della vita umana.

Infine, l’ultima canzone, Paper Flower, presenta un ritmo più fluido, dolce e calmo senza distaccarsi troppo dalla canzone principale del singolo. Anche in questo brano emerge, infatti, una sensazione di vuoto dovuta all’impossibilità di raggiungere ciò che si desidera.

Dopo il ritmo vivace di Cranberry and Pancake, con Paper Flower si chiude il cerchio e si completa la prospettiva puramente soggettiva di Yonezu Kenshi in merito alla vita umana e la sua fugacità.

—di Sara Grassilli


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