AIMYON – 青春のエキサイトメント

 

L’ARTISTA

Aimyon è una giovanissima cantante e cantautrice affermatasi recentemente nel panorama musicale del JPOP; la sua musica presenta un sound commerciale e facilmente orecchiabile, non rinunciando per questo a influssi Rock e a tematiche affatto banali. Il suo full album di debutto “青春のエキサイトメント” (seishun no ekisaitomento), che si potrebbe tradurre come “La frenesia dell’adolescenza”, è stato pubblicato nel settembre 2017 e racchiude al suo interno 11 tracks, tra cui alcuni singoli già rilasciati in precedenza e che hanno riscosso immediato successo nelle classifiche giapponesi.

 

LE TRACCE

Nel singolo di apertura “憧れてきたんだ (akogaretekitanda), la voce graffiante di Aimyon è accompagnata dal ritmo incalzante di una chitarra acustica fino all’irrompere del ritornello “akogaretekitanda!”. Il tema centrale è l’ispirazione, come le opere degli artisti che l’hanno preceduta abbiano influito su di lei cambiandola per sempre, fino a sfociare in una sorta di riflessione metafisica sul ruolo dell’arte stessa.

Nel secondo singolo  生きていたんだよな (ikiteitandayona), piano e chitarra acustica si intersecano alle parole della cantante, che ci sfrecciano davanti come una notizia di cronaca nera al telegiornale, dalla dizione estraniante, quasi meccanica; riferisce, difatti, della morte suicida di una ragazza, gettatasi da un palazzo, con le conseguenti speculazioni sterili e ciniche dei media e dell’opinione pubblica. Il testo lascia però gradualmente spazio a un refrain carico di empatia e vitalità che sfocia nelle parole “ha vissuto, ha vissuto, no?” e che afferma come il suo ultimo saluto (sayonara) sia stato rivolto a nessuno se non a sé stessa.  Nella penultima strofa inoltre emerge una forte carica poetica: “鳥になって雲をつかんで風になって 遥遠くへ希望を抱いて飛んだ”, “è diventata un uccello che afferra le nuvole, è diventata vento verso terre lontane, è saltata tenendo stretta a sé la speranza”.

Il brano successivo è 君はロックを聴かない (kimi wa rokku wo kikanai). Qui i toni cambiano radicalmente, si fanno più raggianti e gioiosi, in una fusione riuscita di rock e pop. Il tema di fondo è la musica come luogo di condivisione e spensieratezza, in cui esperienze e dolori confluiscono. Un invito ad avvicinarsi al Rock e alla musica, rivolto dall’artista ai propri fan.

Altro brano divergente rispetto a quelli sopra citati è 愛を伝えたいだとか (ai wo tsutaetaidatoka), il cui stile pop, celato funk risulta eufonico e ballabile. Tratta di una turbolenta relazione amorosa (come il rombo di tuoni con cui l’official video esordisce), dalla quale emerge l’incapacità dell’amato di trasmettere il proprio amore. Vana è l’attesa di un suo cambiamento, seppure la speranza di un nuovo incontro non sembra destinata a scemare: “バラの花もないよ…僕が明日良い男になるわけでもないからさ”, “non vi è nessuna rosa…è impossibile cambiare e diventare un uomo migliore il giorno successivo”.

 

CONCLUSIONE

Pur non distaccandosi completamente dal genere commerciale, Aimyon rivela grande creatività nelle sue canzoni con testi per nulla scontati. Le 11 tracks offerte dall’album appaiono molto diversificate tra loro, rendendo l’ascolto piacevole e non privo di sorprese. Emblematico il brano con cui debuttò nel Marzo 2015, rientrando nella top 10 della classifica brani indipendenti Oricon “貴方解剖純愛歌 〜死ね〜” (dissection of you, pure love song, just die), il cui titolo è alquanto eloquente sulla sua stravaganza e inventiva artistica.

—di Riccardo Peron


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Odol – 視線 (ep)

La copertina dell’ultimo ep degli Odol coglie perfettamente lo spirito dell’album: un lavoro dalle ricche strumentali caleidoscopiche avvolte del desaturato filtro seppia che gli attribuisce la voce.

Il Giappone ci ha abituati alla stravaganza vocale dei suoi cantanti, uno dei suoi tratti più originali. Non è raro sentire voci imprecise o, addirittura, completamente stonate. La voce del cantante degli Odol non può essere definita stonata in nessun caso, ma è proprio il suo essere instabile a conferirle quel bel tono malinconico. Il suo stile di cantato, piaccia o no, è espressivo al pari della musica ed è perfetto per questo ep. Quando poi sale di registro, la voce raggiunge livelli di emotività notevoli, oscillando pericolosamente tra ciò che può essere considerato intonato e stonato. Succede solo due volte nel giro di 6 tracce (tra le quali c’è またあした, un breve e glitchy interludio di meno di un minuto): nell’opener GREEN e a metà dell’album in (watashi), ma sono questi i momenti in cui viene voglia di alzare il pugno al cielo, stringere e tirare la maglietta, gridare a squarcia gola.

Catarsi.

Queste sono anche le tracce che segnano maggiormente un cambio di direzione per la band, che nel lavoro precedente, Years, suonava generalmente un (ottimo) indie rock più consueto e meno eccentrico. In queste due tracce la chitarra perde il dominio sugli altri strumenti, cedendo le redini al pianoforte a cui si aggiungono e gli archi. Questi, soprattutto in 私, decidono di fare quello che vogliono: le chitarre si fanno da parte permettendo agli archi di dipingere con violenti schizzi di colori freddi la tela del tempo dispari della batteria. Anche in GREEN gli archi hanno un ruolo di prim’ordine, accompagnando il pianoforte per tutta la durata della canzone.

La seconda traccia 狭い部屋 (semai heya) è una canzone fragile, caratterizzata da chitarre ricche di delay che nella prima metà appaiono come squarci di luce nella penombra degli accordi di piano, per poi esplodere, nella seconda metà, avvolgendo tutti gli altri strumenti in un impenetrabile muro di suono. Verso la fine dell’ep c’è poi その向こう側, la traccia più convenzionale delle sei e con la strumentale meno fuori dagli schemi, che costituisce comunque un ottima canzone indie rock, più incline alla produzione precedente. La conclusione dell’ep vede tornare in avanguardia le chitarre, che si prendono il loro momento di gloria, ma in modo completamente inedito. Sull’ipnotica 虹の端 (niji no hashi) le chitarre si intrecciano per creare una fitta trama di suoni in punta di piedi che poi esplode nel ritornello; le voci seguono a ruota, con delle splendide armonizzazioni che rendono ancora più speciale la chiusura dell’ep.

Questo lavoro degli Odol è breve ma mostra una varietà di soluzioni musicali incredibili, unite ad una voce unica ed espressiva che ne fanno un ep estremamente piacevole e dall’altissimo replay value.

 

Jacopo Corbelli

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MEI EHARA – SWAY

 

L’anno scorso a novembre la timida Mei Ehara ha rilasciato un album pop che vale la pena ritirare fuori proprio ora che è iniziata l’estate. Sway è un album fresco e leggero come una caprese, ma gli elementi che lo compongono sono tutt’altro che semplici o banali. Pescando dalla bossa nova e dal jazz fino al funky, Mei Ehara ha creato un prodotto orecchiabile e dinamico che complementa perfettamente il suo calmo timbro vocale, mai fuori dalle righe. E la varietà strumentale di questo album annoia difficilmente. Ad esempio, la traccia di apertura, 戻らない (modoranai), è una canzone estremamente groovy pervasa da un riff funky che nella parte finale regala anche uno splendido ‘assolo’ di flauto (flauto che viene utilizzato anche in altre canzoni); passando dalla lenta 狂った手 (kurutta te) col quel riff di chitarra che sembra inciampare sul tempo, attraverso la ritmata 頬杖 (hoodzue) che non sembra quasi una canzone di quest’album quanto è veloce rispetto alle altre, si arriva alla ballata 地味な色 (jimi na iro) e alla traccia che più palesemente incorpora le influenze bossa nova, 毎朝 (mai asa).

Su internet non ci sono molte sue foto recenti di, ma da quelle poche facilmente reperibili (e da questo bel video live) è strano pensare che sia nata solo nel 1991. Il suo stile di cantato così pacato e intimo, e le sue canzoni mature tradiscono la sua età.

Il cantato non è appariscente (o particolarmente strabiliante), ma trova il modo di splendere soprattutto quando la voce prende un timbro più alto, solitamente nei ritornelli: quello di 蓋なしの彼 (futa nashi no kare) ha delle splendide armonizzazioni che vengono evidenziate, nell’ultimo ritornello, quando ogni strumento si ferma lasciando i riflettori accesi solo per la voce; la canzone finale dell’album è 冴える (saeru), forse la canzone che riesce a catturare nel modo migliore le tendenze dell’album ed uno degli highlights per quanto riguarda la voce.

Sway di Mei Ehara è un ottimo album che si abbina bene ai pomeriggi svogliati, alle guide in campagna col sole che picchia forte, alle sere dopo una giornata impegnativa.

 

Jacopo Corbelli

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