YOKO TAWADA- IL BAGNO

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Al centro di questo racconto breve vi è una donna, un corpo femminile che ogni mattina si guarda allo specchio e si confronta con una fotografia scattata da un uomo tedesco, Xander, che vuole costruire la sua immagine di donna giapponese. Da questo incipit parte la narrazione con un susseguirsi di metamorfosi che rendono labile il confine tra ciò che è reale e ciò che è surreale, grottesco, sogno. La percezione che la protagonista ha del proprio corpo viene trasmessa proprio attraverso queste trasformazioni, perciò la sua pelle si ricopre di squame e il bagno, inteso come l’uso dell’acqua, diventa un rito di purificazione e simbolo di rinascita.
La perdita della lingua, che è sia perdita della Zunge (l’organo muscolare) che della Sprache (il linguaggio), e il conseguente silenzio della protagonista rappresenta l’impossibilità di trovare corrispondenze tra il proprio sistema di significati e le parole esistenti nelle due lingue parlate (giapponese e tedesco). È alla ricerca di una propria identità che si frantuma nell’incontro/scontro con l’altro che la vede donna e straniera.

Yoko Tawada nasce a Tokio nel 1960 e in seguito agli studi di letteratura si trasferisce ad Amburgo. Scrive romanzi brevi, poesie, pièce teatrali e saggi letterari sia in tedesco che in giapponese. In tutte le sue opere uno dei temi centrali è la percezione e l’alterità del proprio Io e attraverso l’uso di entrambe le lingue cerca di decostruire cliché e immagini stereotipate.

Autore: Yoko Tawada
Traduttore: Lucia Aversa
Curatore: Lucia Perrone Capano
Editore: Ripostes
Collana: Dissomiglianze
Anno edizione: 2003
Pagine: 95 p.

(Recensione di Michela Squadraroli)

KAWABATA YASUNARI – LA CASA DELLE BELLE ADDORMENTATE

Eguchi è un anziano signore di 67 anni, perso nel limbo del tempo: al contrario dei suoi coetanei già reduci della vecchiaia e delle manifestazioni che essa porta, Eguchi rimane spaesato in quella fase alienante tra l’uomo che fu e la tarda età. Libro del Nobel per la letteratura Kawabata Yasunari datato 1962, La casa delle belle addormentate è un vagare interiore del protagonista Eguchi: un giorno, parlando con un amico, egli viene a sapere della casa delle belle addormentate, un luogo surreale dove gli anziani sono soliti passare le notti. Qui, ragazze sotto narcotici “intrattengono” i clienti, i quali non possono né provare a svegliarle né dissacrarne i corpi.

Incuriosito e inizialmente scettico, il vecchio protagonista si domanda a quale scopo passare una notte con delle giovani fanciulle – perlopiù vergini – col solo permesso di contemplarle o dormire al loro fianco. Eguchi sa difatti di non essere ancora un bimbo avanti con l’età, prova pulsioni come qualsiasi altro essere umano e proprio per ciò questo rituale perverso non fa che alienarlo ancora di più; talvolta provocandogli incubi, certe altre ricordi dei tempi che furono. Perché sì, Eguchi ha avuto tanto e tanto ancora ha: in primis una moglie dalla quale tornare ogni sera e le figlie avute nel corso degli anni. Ciò che gli manca sono delle risposte, su chi lui sia, su cosa sia la vita, cosa la morte: se le belle addormentate siano quell’agognata vita riflessa sulle sue stanche membra, se provino pietà, compassione, o se il loro dormire non sia il migliore compromesso fra questi due poli apparentemente così distanti. Se in quel postribolo alberghi qualcosa o sia solo un misero modo per eludere la morte.

In questo viaggio alla ricerca di sé, Kawabata ci porta (come eccelsamente descritto dalla postfazione di Yukio Mishima) sull’altro versante del suo scrivere, su qualcosa che non è subito visibile ad occhio nudo. Al contrario de Il paese delle nevi (1948) o Racconti in un palmo di mano (1926-1948), questo romanzo risulta intimo, introspettivo, esplorando quella parte dell’autore ben custodita in un cassetto e che conferma la morte come suo topos letterario.

Lettura breve (95 pagine) e assolutamente consigliata.

Recensione di Marco Amato

OKINAWA – INSEGUENDO L’ISTANTE

 

Presentazione del volume

Okinawa – Inseguendo l’istante è un libro fotografico sull’arcipelago più meridionale del Giappone.

Con circa 200 immagini a colori e un testo introduttivo e didascalie in tre lingue (italiano, giapponese, inglese), è incentrato sulla gente di Okinawa – locali e stranieri – colta in momenti particolari. Frutto di sette anni di fotografia, racconta in maniera a volte ironica le molte sfaccettature dell’arcipelago: festival e folclore, la cultura okinawense, musica, karate, la questione delle basi militari americane, la difesa dell’ecosistema, lo sport, gli influssi culturali dal Giappone e dagli U.S.A.

VENERDÌ 20 APRILE – ORE 20.00 MEDIATECA DI SAN LAZZARO, VIA CASELLE 22

www.comune.sanlazzaro.bo.itwww.mediatecadisanlazzaro.it
www.takamori.it