Autrice: Kakuta Mitsuyo
Traduzione: Gianluca Coci
Editore: Neri Pozza
Edizione: 2017

Kakuta Mitsuyo nasce a Yokohama nel 1967. Laureata all’Università di Waseda, debutta
mentre è ancora studentessa con l’opera Un allegro passatempo (幸福な遊戯 Kōfuku na
yūgi), grazie alla quale vince il premio Kaien per scrittori esordienti nel 1990. Nel 2004
ottiene il premio Naoki grazie al romanzo La ragazza dell’altra riva (対岸の彼女 Taigan no
kanojo), di cui tratterà la recensione; nel 2007 segue il premio Chūō Kōron grazie a La cicala
dell’ottavo giorno (八日目の蝉 Yōkame no semi).

Tamura Sayoko, madre trentacinquenne, conduce una quotidianità che sente ripetitiva e
opprimente; le sue giornate si alternano nel prendersi cura della figlia Akari e del marito,
pulire casa, fare il bucato e preparare pasti sani e completi per la famiglia. Ogni mattina,
inoltre, porta sua figlia al parco, e immancabilmente la guarda mentre fatica a unirsi ai suoi
coetanei, rassegnandosi a giocare da sola in un angolino. Nello sguardo mesto della
bambina, Sayoko ritrova il suo – anche lei, vedendosi diversa dagli altri e non riuscendo a
cambiare la propria posizione, si sente immensamente sola.

Dopo tre anni dalla nascita di Akari, e cinque dal matrimonio, Sayoko decide che è tempo
che qualcosa cambi. È determinata a riprendere a lavorare, e pensa che ciò le porterà
beneficio e chiarezza. La ricerca, però, è più ardua di quel che si era immaginata, e in breve
tempo incassa un rifiuto dopo l’altro, spesso motivati dal semplice fatto di essere una
giovane madre. Finalmente, però, giunge una chiamata dall’esito positivo, e ben presto la
ragazza inizia a lavorare presso l’agenzia Platinum Planet, gestita dall’energica Narahashi
Aoi, donna con cui Sayoko condivide sia l’età che l’università frequentata.

Sayoko ha una famiglia a cui si dedica assiduamente, Aoi vive da sola ed è titolare di una
piccola azienda; all’apparenza, gli stili di vita, le esperienze e i desideri delle due non
sembrano avere punti di incontro. È però forse proprio per questa diversità che le due
stringono sin da subito un sincero legame di confidenza e aiuto reciproco, che diverrà pian
piano centrale nella loro crescita personale. Sayoko, che inizialmente si strugge perché non
sa ancora se riprendere a lavorare sia stata la scelta giusta, inizia gradualmente a sentirsi
più sicura di sé e aperta con il prossimo. Propone nuove strategie per l’agenzia di pulizie,
esce con i suoi colleghi e assapora un’indipendenza che aveva perso da tempo. Aoi, dal suo
canto, trova una spalla su cui contare in un periodo confuso, in cui le capita in più riprese di
rimuginare sul proprio difficile passato.

Il libro, narrato dalla prospettiva sia di Sayoko che di Aoi, è costituito da un affascinante
alternarsi tra la storia presente della prima e, quasi fino alla fine, quella della tumultuosa
adolescenza della seconda. Condividendo le loro giornate, le due donne riflettono su come
sarebbero diverse le loro vite se l’una avesse compiuto le scelte dell’altra. Fornendoci una
complessa, struggente e reale rappresentazione di ciò che può significare l’amicizia, il
romanzo servirà anche a farci riflettere su cosa voglia dire crescere e diventare adulti. Tra
chi si rifugia in routine monotone, trovando pretesti per chiudersi in se stessi, e chi tende la
mano a potenziali connessioni, c’è un modo giusto di approcciarsi alla vita?

Recensione di Martina Gruden