
Autore: Kōbō Abe
Traduzione: Antonietta Pastore
Editore: Mondadori
Edizione: 2025
Kōbō Abe, pseudonimo di Kimifusa Abe, è stato uno scrittore, drammaturgo, regista teatrale, inventore, saggista, poeta e fotografo giapponese. Nacque a Tokyo, ma passò la prima parte della vita nella Manciuria occupata dai giapponesi, dove il padre svolgeva la sua professione di medico. Ritornato in patria si iscrisse alla facoltà di medicina. Una volta laureato, nel 1948, non prese in considerazione la professione medica e cominciò a dedicarsi alla letteratura.
Tra le sue opere, tradotte e rappresentate in tutto il mondo, troviamo i romanzi “La donna di sabbia“(1962), “Il volto dell’altro“(1964), “La mappa bruciata“(1967), “L’uomo scatola“(1973) e “Il dramma Amici” (1967). Sia nei romanzi che nelle opere teatrali descrive un’umanità alienata, affetta da incomunicabilità, chiusa in reticoli di situazioni senza via d’uscita. In particolare, “L’uomo scatola” di Kōbō Abe è un romanzo che esplora temi come l’alienazione, la perdita di identità e l’incomunicabilità nella società moderna.
Il racconto segue un uomo che, volendo diventare invisibile e inesistente di fronte al giudizio della società, decide di vivere rinchiuso in una scatola, la quale lo trasforma in un oggetto e lo porta all’estremo di un processo di reificazione. Il libro è una profonda meditazione sulla condizione umana e sull’intera società con cui ci confrontiamo oggi, il tutto accompagnato da elementi surreali e grotteschi.
La storia vede la figura del protagonista intersecarsi più volte con la figura del narratore, il quale durante il racconto non ha un’identità confermata, bensì mutevole. Ciò porta continuamente il lettore ad interrogarsi su cosa sia reale, e quanto raccontato nel diario dell’uomo scatola sia realtà o frutto delle sue paure verso una società da cui vuole sempre più allontanarsi.
In conclusione, un libro che permette al lettore di interrogarsi sulle relazioni umane e su una realtà complessa, al quale il racconto permette solo una profonda meditazione senza rispondere agli interrogativi, i quali vengono lasciati allo spirito critico del lettore.
Recensione di Davide Ciaffoni
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