Le ballate di Narayama || Recensione

Autore: Fukazawa Shichirō
Traduzione: Giorgio Amitrano
Editore: Adelphi Edizione
Edizione: 2024
Fukazawa Shichirō nasce nel 1914 a Isawa, nel Giappone centrale. Appartenente inizialmente più al mondo della musica che a quello della letteratura, ottiene il suo primo successo in quest’ambito nel 1956 con Le ballate di Narayama (楢山節考, Narayama bushikō), presentando l’opera ad un Premio per scrittori esordienti ed uscendone vincitore. Ad oggi è noto principalmente per il suo racconto Storia di un sogno elegante (風流夢譚, Fūryū mutan), la cui natura satirica legata alla famiglia imperiale generò enorme scandalo, e scatenò la tragedia nota come incidente Shimanaka.
Le ballate di Narayama è un breve romanzo ambientato nel Giappone centrale, in un villaggio tra i monti vittima di lunga data della miseria. La storia è narrata per la maggior parte dal punto di vista della sessantanovenne Orin, ed il racconto si alterna con versi di ballate tradizionali del villaggio — o variazioni di esse — che fungono ora da saggio proverbio, ora da beffa.
Sin dall’inizio del romanzo, il lettore viene reso partecipe delle preoccupazioni di Orin. Innanzitutto, la necessità di trovare una moglie per suo figlio Tatsuhei, rimasto vedovo l’anno precedente. Oltre a ciò vi è il suo imminente pellegrinaggio al monte dimora di un dio, il Narayama, viaggio obbligatorio per ogni abitante del villaggio una volta compiuti i settant’anni di età. Infine, vi è l’ingrato compito che la donna sente di dover eseguire, ovvero rompersi i denti, ancora forti nonostante l’età avanzata.
Risulta dunque cruda la rappresentazione della realtà di un villaggio estremamente povero, alle prese con la fame da generazioni. In questo luogo fittizio si prova infatti vergogna se i propri denti sono sani in quanto associati alla voracità, e le donne vengono additate se arrivano a tenere in braccio il proprio pronipote, poiché ciò significa aver messo al mondo troppe bocche da sfamare, troppo in fretta.
Un elemento fondamentale per la piena comprensione del romanzo è la conoscenza della leggenda di Obasute, alla quale l’autore si è ispirato. Questa, nata probabilmente all’interno di situazioni di povertà e incertezza, è incentrata sull’abbandono degli anziani sull’Obasuteyama, o monte Obasute, in modo da sollevare il peso dei loro bisogni dalle spalle dei loro familiari.
Nonostante la brevità, Le ballate di Narayama conduce con successo il lettore tra le strette mura della casa della famiglia di Orin e tra le vie del loro villaggio, martoriato dalla fame al punto da seguire tradizioni vetuste e punitive. Accompagnato, nell’edizione di Adelphi presa in considerazione, da un’illuminante postfazione di Giorgio Amitrano, il romanzo costituisce una lettura curiosa ed immersiva, nonché un’interessante interpretazione della leggenda sopra citata.
Recensione di Isabella Sgargi
Commenti recenti