Il lago || Recensione


Autrice: Yoshimoto Banana

Traduzione: Gala Maria Follaco

Editore: Feltrinelli

Edizione: 2017

Yoshimoto Banana, nome d’arte di Yoshimoto Mahoko, nasce a Tōkyō nel 1964. Figlia del poeta e critico Yoshimoto Takaaki, cresce all’interno di un ambiente progressista e si laurea all’Università Nihon con una specializzazione in letteratura. Vede il suo debutto nella scrittura nel 1988, con la sua famosissima opera Kitchen (キッチン, Kicchin), e da quel momento in poi si dimostra una scrittrice prolifica, pubblicando diverse decine di romanzi che riscuotono un successo mondiale.

Il lago (みずうみ, Mizuumi) viene pubblicato in Giappone nel 2005. Si tratta di un romanzo piuttosto breve, coerentemente col resto della produzione di Yoshimoto, dal linguaggio semplice e al tempo stesso capace di comunicare significati profondi. Scritto interamente in prima persona dal punto di vista della protagonista, lascia la storia fluire libera grazie all’assenza di una suddivisione in capitoli, senza tuttavia perdere mai la chiarezza del racconto.

La narratrice è Chihiro, artista di professione trasferitasi a Tōkyō in seguito alla morte della madre. È proprio nella capitale, dove si trova per sfuggire al disagio ed al lutto legati al suo passato, che una nuova fase della sua vita ha inizio, con la nascita di un’amicizia con il misterioso Nakajima. Tra i due nasce un inusuale ma stretto rapporto, che si trasforma rapidamente in un’altrettanto inusuale storia d’amore.

Mentre lei si concentra su un incarico e lui sui suoi studi, il lettore scopre via via le complesse sfaccettature delle loro personalità e del loro passato. Da un lato, Chihiro è una figlia avuta fuori dal matrimonio della tenutaria di un club, la cui morte prematura è legata ad eventi innescati da pressioni sociali relative al suo aspetto fisico. Dall’altro, la vita di Nakajima prima del suo arrivo a Tōkyō rimane un segreto per buona parte del romanzo, lasciando trapelare soltanto la presenza di profonde ferite interiori legate ad esperienze traumatiche e, anche nel suo caso, alla perdita della madre.

Al passato di Nakajima appartiene anche il lago che dà il nome al romanzo, ed ospita nelle sue vicinanze una casa in cui vivono due vecchi amici del ragazzo. Dopo che quest’ultimo trova il coraggio di ritornarvi grazie al sostegno di Chihiro, questo luogo, sospeso in un’atmosfera eterea, acquisisce un ruolo rilevante nella storia: è qui infatti che i due giovani riceveranno spunti importanti riguardanti il loro futuro.

In questo romanzo, Yoshimoto trasmette con parole semplici messaggi importanti radicati nella realtà, che riescono a toccare il lettore nel profondo, e racconta di un’inconsueta storia d’amore tra due personaggi dalle molte sfaccettature, ai quali è facile affezionarsi. È proprio il loro rapporto a ricordarci della complessità racchiusa nell’animo di chiunque incontriamo, i cui moti più profondi possono essere condivisi ed affrontati solo grazie a tempo, impegno e fiducia, e che forse possono essere compresi appieno soltanto da chi li ha vissuti in prima persona.

Recensione di Isabella Sgargi