Autore: Mishima Yukio
Traduzione: Virginia Sica
Editore: Feltrinelli
Edizione: 2023

Mishima Yukio, pseudonimo di Kimitake Hiraoka, nasce a Tōkyō nel 1925 e frequenta la Gakushūin, la scuola dell’aristocrazia giapponese. Dopo gli studi di giurisprudenza lavora per un breve periodo al Ministero delle Finanze, ma è con Confessioni di una maschera (1949) che ottiene un immediato successo e decide di dedicarsi interamente alla scrittura. Tra le sue opere più note figurano Il padiglione d’oro (1956) e la tetralogia Il mare della fertilità (1965-1970), considerata da molti la sua eredità letteraria più duratura. Nel 1968 viene candidato al Premio Nobel per la letteratura.

Alla produzione di romanziere affianca un’intensa attività di drammaturgo, regista e attore, e si fa promotore di un ideale di ritorno ai valori tradizionali giapponesi, fondando la milizia privata Tatenokai. Il 25 novembre 1970 tenta di convincere le Forze di autodifesa a unirsi a un’insurrezione contro il declino dei valori militari e civili del Paese. Fallito il tentativo, si toglie la vita con il seppuku, a quarantacinque anni e nel giorno in cui completa l’ultimo volume della tetralogia. Questa fine ha a lungo condizionato la lettura dei suoi libri, offuscando una produzione più varia di quanto l’immagine austera e tragica dell’autore lasci supporre.

Abito da sera (Yakaifuku) appartiene proprio a questa zona meno frequentata: pubblicato a puntate su una rivista femminile tra il 1966 e il 1967, rientra nella letteratura d’intrattenimento dell’autore. La vicenda è ambientata nel Giappone degli anni Sessanta, tra circoli elitari e serate di gala in cui è d’obbligo l’abito da sera all’occidentale e in cui il massimo dello chic consiste nel disseminare le conversazioni di termini stranieri. In un esclusivo club ippico si incontrano Toshio Takigawa, ricco erede, e Ayako Inagaki, studentessa universitaria e figlia di un imprenditore farmaceutico, spinti verso le nozze dal sentimento e dalle manovre della madre di lui, secondo l’uso dell’omiai, l’incontro combinato tra famiglie.

Il cuore del romanzo è il rapporto tra la giovane coppia e la dispotica Donna Takigawa, che trasforma ogni occasione di incontro in un ricevimento formale e interviene sempre più nelle loro scelte, comprese quelle che riguardano il futuro universitario di Ayako. Ne nascono inquietudini e malintesi, ma anche la progressiva consapevolezza, da parte di entrambi, del vuoto di autenticità che caratterizza il loro ambiente. Perché l’unione sopravviva, Toshio e Ayako dovranno costruire una reale complicità e resistere insieme alla società a cui appartengono per nascita. Sullo sfondo emerge anche il tema della condizione femminile, con una libertà di scelta che nella buona società dell’epoca risulta fortemente limitata.

Il tono scelto da Mishima è quello della commedia, venata di ironia e collocata a metà strada tra satira di costume e romanzo rosa. L’abito da sera del titolo diventa il simbolo di un mondo che punta tutto sull’apparenza, mentre il continuo ricorso a marche e vocaboli occidentali riflette il rapporto ambivalente del Giappone postbellico con la modernizzazione. Abito da sera mostra così un volto diverso dell’autore, meno solenne e più disincantato, ma altrettanto attento a vizi e debolezze dell’animo umano. Per il lettore italiano è un’occasione per accostarsi a Mishima da un’angolazione insolita, attraverso il ritratto brillante di un’élite che indossa l’apparenza come un vestito.

Recensione di Riccardo Bernazzani