ミツメ (Mitsume) – Ghosts

La band

I Mitsume sono un gruppo indie-rock quasi sconosciuto in Occidente, ma che in Giappone sta ottenendo un discreto successo. Le prime attività cominciano nel 2007, quando i due compagni di università Kawabe Moto (voce e chitarra) e Otake Mao (chitarra, tastiera e cori) decidono di suonare insieme. Il quartetto si forma poi ufficialmente nel 2009 con l’aggiunta del bassista Nakayan e di Suda Yojiro alla batteria e sampler. Non passa molto tempo dai primi live, che i Mitsume si guadagnano già il soprannome di “tre moschettieri dell’indie di Tokyo” assieme agli Skirt e ai Triple Fire.

Il genere che propongono non si limita al solo indie-rock/pop, ma spazia da sonorità funky ad accenni di pop-punk nei brani più ritmati, creando uno stile unico e sempre più riconoscibile. Infatti, i loro album – tutti auto-prodotti sotto l’omonima etichetta discografica – esprimono l’idea della band di scrivere musica senza porsi dei limiti, lasciando che questa si evolva col mutare della band stessa. Tuttavia, se da una parte i cambiamenti sono perlopiù benaccetti, dall’altra i Mitsume ci insegnano anche ad amare la costanza e l’affidabilità della musica. Ed è questo che la loro musica riesce a trasmetterci: un senso di sicurezza.

Ghosts (2019)

 

Ghosts è il quinto e più recente album della band, preceduto dall’acclamato A Long Day del 2016.
Il gruppo non si allontana dallo stile ormai consolidato con i lavori precedenti e sceglie piuttosto di concentrarsi sui dettagli. Le basi diventano più precise e ogni inserimento strumentale trova il suo perfetto incastro nella trama musicale. Anche il canto viene affinato e sia la voce solista che quelle corali si inseriscono bene in una cornice che ormai si accosta molto al pop. In questo album i riferimenti sono molteplici, a partire da band americane e inglesi – una fra tutte, spicca la somiglianza con il jangle/dream pop dei Real Estate – per poi finire su influenze di rock psichedelico di gruppi da diverse parti del mondo.

A dare l’impronta all’intero album è エスパー (Esper), il primo singolo estratto nonché brano più ascoltato e apprezzato di Ghosts. Con una strumentale decisa e dai ritmi incalzanti, Esper è sicuramente il brano più rappresentativo del genere della band. A seguire, ゴーストダンス (Ghost Dance) ci propone una melodia orecchiabile e dei toni più leggeri, trasportandoci in un’atmosfera sognante grazie a una base dal carattere dolce. Come secondo singolo troviamo poi セダン (Sedan), brano che raggiunge senza difficoltà l’espressività di Esper. Questa volta però, anziché puntare sulla ritmica e sulla parte strumentale, Sedan ci colpisce per il cantato. Risaltano infatti i falsetti, gli abbellimenti vocali e i cori di sottofondo che accompagnano la voce di Kawabe. Il brano mantiene un’andatura costante per poi aprirsi alla fine: la voce si fa più intensa e la base più ricca. Subito dopo è il turno di なめらかな日々 (Namerakana Hibi), terzo e ultimo singolo di Ghosts e traccia più sperimentale dell’album. Infatti, pur non discostandosi dal genere di partenza, la band cerca con questo pezzo di creare un sound più complesso, sfruttando un accattivante sound groovy e utilizzando diversamente le percussioni. Come in un diminuendo, le ultime tracce rallentano e lasciano spazio a melodie emotivamente coinvolgenti. Fra queste, タイム (Time) ci dà modo di apprezzarne le armonie e i toni morbidi sia nella strofa che nel ritornello.

Ancora una volta i Mitsume soddisfano le aspettative e producono un disco equilibrato in cui le componenti rock e pop coesistono in perfetta armonia. Sulle note di strumentali incredibilmente rilassate, Ghosts ci trasporta in una dimensione tutta sua al confine fra spensieratezza e malinconia. La voce pacata di Kawabe diventa un narratore perfetto e il tempo viene scandito da un basso e una batteria gentili, che ci concedono volentieri delle pause e ci fanno riflettere. Avendo la tranquillità come carta vincente, i Mitsume ci regalano un album “senza fretta“, un ascolto che ha i suoi tempi e che va assaporato in ogni sua sfumatura.

Conclusioni

L’atmosfera sognante e il senso di libertà rendono questo disco perfetto per una passeggiata. Immersi nel caotico mare dei nostri pensieri, anche se solo apparentemente, Ghosts sembra darvi un ordine.
Una piccola perla dell’indie-rock giapponese, consigliato agli appassionati ma anche a chi si approccia al genere per la prima volta – “senza fretta“.

— di Laura Arca


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For Tracy Hyde – New Young City

La band

I For Tracy Hyde sono una band indie-pop giapponese nata nel 2012 a Tokyo. Nonostante la difficoltà nell’emergere, stanno creando un nuovo standard nell’indie giapponese. La band è guidata da Azusa Suga (in arte Natsubot), compositore, chitarrista e seconda voce, affiancato da eureka alla voce, U-1 alla chitarra, Mav al basso e Marcie alla batteria. Qui vi proponiamo il loro nuovo album uscito il 4  Settembre per l’etichetta discografica P-Vine Records.

I For Tracy Hyde hanno fatto parlare di sé per la prima volta con l’uscita dell’ album Film Blue nel 2016, mostrando non solo un approccio pop alle canzoni, ma anche una certa varietà compositiva ed un rimando a diversi generi ben rappresentati nella scena contemporanea giapponese, soprattutto gruppi shoegaze e dream pop. Queste sono due componenti altresì importanti in una band che fa delle atmosfere eteree e della varietà stilistica la propria forza e a cui l’etichetta di band indie pop sta decisamente stretta. Le loro principali influenze sono infatti sia il twee-pop/shoegaze dei The Pains Of Being Pure At Heart sia, soprattutto in questo album, il dream-pop dei Cocteau Twins e, collegato a questi, l’importante lavoro dell’etichetta 4AD.

New Young City

New Young City è il terzo album della band ed è ritenuto dai suoi membri il migliore finora realizzato. Come sottolineato anche da Azusa, l’influenza principale nella creazione di questo album sono stati i Cocteau Twins. Questo si può sentire soprattutto in  櫻の園 (The cherry orchard) in cui costruiscono un muro di suono tipico del dream pop proposto dalla band scozzese. Qui, la voce di eureka sembra mescolarsi al suono etereo delle tre chitarre utlizzate. Anche se i chitarristi sono due,infatti, la cantante ha deciso di imbracciare lo strumento, scelta che ha reso quest’album sicuramente il più guitar-driven della band. Questo non significa però che abbiano abbandonato quel tipo di sperimentazione che li rende unici nel panorama indie pop. L’importante ossatura synthpop del precedente album Heart, ad esempio, è ancora presente; soprattutto nelle tracce strumentali che hanno il compito di far entrare l’ascoltatore nell’atmosfera dell’album, oppure di cullarlo in sonorità tipicamente ambient.

Un’interessante novità è la canzone Can little birds remember?: la prima con un testo interamente in lingua inglese. Questa è stata anche il secondo singolo ad uscire ed ha una grande importanza per Azusa che punta proprio su questa canzone per raggiungere un pubblico più ampio e farsi conoscere maggiormente anche all’estero. Con un ritornello particolarmente orecchiabile, di quelli che entrano in testa e non ne escono più, può certamente ambire al ruolo di ambasciatrice della band al di fuori del Giappone.

Dopo aver tentato di raccontare la città di Tokyo e, soprattutto, i molteplici e a volte discordanti sentimenti che nutrono verso la loro città nella precedente opera, i For Tracy Hyde tornano con un album ancora una volta emozionalmente coinvolgente. Riescono a far entrare l’ascoltatore in un universo di melodie e riff accattivanti che si conclude con l’ultima canzone, Glow with me, che sembra invitarci a fermarci e rilassarci, riflettere sulla musica e sul suo ruolo nelle nostre vite. Azusa sostiene che il pop sia sinonimo di libertà: questo è probabilmente il loro album più “pop”, e forse il più vicino all’idea di musica del leader della band.

 

— di Simone Lolli


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Loudness


LA BAND

I Loudness (ラウドネス, Raudonesu) sono un gruppo heavy metal giapponese, fondato ad Osaka nel 1981 dal chitarrista Akira Takasaki e Munetaka Higuchi. I Loudness furono una delle prime band giapponesi ad approcciarsi al genere dell’heavy metal e ad acquisire notorietà all’estero, nel loro periodo di maggior notorietà, fino ad entrare nella Billboard Top 100, pubblicando anche album per un’etichetta discografica statunitense.

LE ORIGINI (1980-1983)

Il gruppo nacque da una costola dei Lazy, gruppo pop rock scioltosi nel febbraio del 1980. Lo scioglimento fu in particolare voluto da Takasaki (noto come Suzy), Higuchi (detto Davy) e dal bassista Hiroyuki Tanaka (detto Funny), insoddisfatti del genere intrapreso e decisi a sperimentare nuovi percorsi musicali, tra cui l’heavy metal, genere allora poco diffuso in Giappone, seppure in crescita.
Sostituito Tanaka con Masayoshi Yamashita e completata la formazione con il cantante Minoru Niihara, i Loudness firmarono un contratto con la Nippon Columbia, per la quale pubblicarono (novembre 1981) il loro album di debutto, intitolato The Birthday Eve. Nonostante la mancanza di promozione, l’album riscosse un buon successo grazie alla buona prestazione dei quattro musicisti. I due album successivi, pubblicati in rapida successione (Devil Soldier del 1982 e The Law of Devil’s Land del 1983), accrebbero la notorietà dei Loudness in patria tanto che riuscirono ad organizzare il loro primo tour internazionale, avvenuto in Europa e negli Stati Uniti tra il giugno e il luglio del 1983.
Pubblicato pochi mesi dopo la costituzione del gruppo, The Birthday Eve è uno dei primi album heavy metal prodotti in Giappone. Interamente cantato in giapponese, anche se alcuni ritornelli e i titoli dei brani sono in inglese. L’album ebbe dei positivi riscontri di vendite, ma anche svariate critiche per il tipo di sonorità all’epoca inedita in Giappone.
Anche Devil Soldier venne pubblicato a pochi mesi dall’esordio discografico del gruppo, fu registrato con l’ausilio di tecnici provenienti dagli Stati Uniti a causa della scarsità di personale giapponese specializzato. Fu premiato come miglior album heavy metal giapponese dell’anno 1982. The Law of Devil’s Land rappresenta un punto di svolta nella storia del gruppo in quanto, grazie a brani ritenuti significativi nella produzione della band (alcuni di essi, saranno riregistrati in forma riadattata dagli stessi Loudness per l’album On the Prowl), i Loudness riusciranno ad ottenere il primo ingaggio per un tour in Europa e in Nord America.

L’OCCIDENTE (1984-1988)

Al termine della tournée il gruppo registrò Disillusion, primo album della band ad essere inciso al di fuori del Giappone, fu anche primo disco del gruppo ad essere pubblicato sia in lingua giapponese per il mercato interno, sia in lingua inglese per il mercato esterno. L’album ebbe un buon riscontro di vendite, nonostante alcune difficoltà di pronuncia da parte di Niihara, con alcuni brani (in particolare Crazy Doctor e Milky Way) che rimarranno capisaldi nella produzione del gruppo.
Il crescente successo dei Loudness al di fuori del Giappone attirò l’attenzione della Atlantic Records, con cui registrarono l’album Thunder in the East. Pur presentando delle sonorità differenti rispetto agli inizi, il disco ricevette consensi positivi, con il singolo Crazy Night che raggiunse la settantaquattresima posizione nella Billboard 200. Lightning Strikes (pubblicato in Giappone con il titolo Shadows of War e con una differente disposizione delle tracce) e Hurricane Eyes (caratterizzato da un uso più massiccio degli strumenti elettronici), pubblicati rispettivamente nel 1986 e nel 1987, perseguirono la stessa linea stilistica adottata con Thunder in the East confermando il successo negli Stati Uniti, ma comportando la perdita di fans della vecchia guardia in Giappone.

IL DECLINO (1988-1993)

Nel 1988, subito dopo la pubblicazione dell’EP Jealousy (destinato al solo mercato giapponese) Takasaki, su suggerimento del produttore Max Norman, licenziò Niihara prendendo come motivazione il fatto che la carente pronuncia inglese del cantante impedisse al gruppo di affermarsi adeguatamente all’estero. Al suo posto fu assunto il cantante statunitense Mike Vescera: inizialmente i Loudness seppero tenere il passo grazie ai riscontri di vendita di Soldier of Fortune (primo album in studio pubblicato con Vescera alla voce, nel 1989) e al seguente tour del 1990.
Nel 1991 l’esperienza con Vescera iniziò a declinare: dopo la pubblicazione di On the Prowl e il tour negli Stati Uniti, il cantante abbandonò i Loudness per unirsi ad un altro gruppo. Poco tempo dopo l’abbandono di Vescera, al ritorno in Giappone, anche Yamashita venne sostituito dall’ex bassista degli X Japan, Taiji Sawada. Reclutato l’ex cantante degli EZO Masaki Yamada il gruppo pubblicò, tra il 1992 e il 1993, l’album in studio Loudness e il live Once And For All, caratterizzati da sonorità più dure rispetto ai dischi prodotti negli Stati Uniti.

NUOVE FORMAZIONI (1993-1999)

La formazione durò però poco dal momento che, nel 1993, abbandonarono sia Higuchi che Sawada. Takasaki riuscì a ritrovare motivazioni per proseguire con il gruppo, a seguito della conversione al buddhismo dopo un viaggio in India: richiamato Yamada e reclutato l’ex batterista degli EZO Hirotsugu Homma, i Loudness produssero, nel 1994, l’album Heavy Metal Hippies, influenzato da sonorità più grunge. Completata la formazione con l’ex bassista degli Anthem, Naoto Shibata, i Loudness produssero tre album in studio (Ghetto Machine, Dragon ed Engine, caratterizzati da sonorità vicine al groove metal con forti influenze psichedeliche e della musica etnica) pubblicati tra il 1995 e il 1999.

LA REUNION (2000-oggi)

Nel 2000, su suggerimento di Yamada, Takasaki richiamò gli altri componenti originari (Niihara, Yamashita e Higuchi), dando vita alla reunion del gruppo in occasione del ventesimo anniversario della fondazione. Tale ricorrenza fu celebrata pubblicando, nel 2001, un nuovo album in studio intitolato Spiritual Canoe, seguito da un tour. Negli anni successivi la formazione originale restò unita continuando sia l’attività in studio, pubblicando sei album in sette anni (il gruppo continuò a proporre lo stesso genere adottato negli anni Ottanta, fortemente influenzato da vari generi anche lontani tra loro) sia quella dal vivo, sospendendo nell’aprile del 2008 a causa della diagnosi di un cancro al fegato di Munetaka Higuchi. La morte del batterista non arrestò l’attività del gruppo che continuò a registrare album in studio (tra cui The Everlasting, realizzato su parti di batteria pre-registrate da Higuchi) e ad effettuare tournée con Masayuki Suzuki chiamato a sostituire il suo predecessore deceduto.

— di Foschi Vittoria


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