Tanizawa Tomofumi – Bokura wa Minna Spacy

Tanizawa Tomofumi (谷澤智文) nasce nel 1981 nella prefettura di Gifu. Dall’età di 15 anni comincia a suonare la chitarra e ben presto scrive anche i testi di canzoni. Nel 2001 entra a far parte della band ‘Pump Stock’ che però si scioglie l’anno successivo, nel 2002. Da qua comincia la sua carriera da solista, sotto il nome di Tanizawa Tomofumi (タニザワトモフミ, trascrizione in katakana del suo nome). Nel 2004 debutta con il suo primo mini album “Kagerō” (陽炎) seguito nel 2005 da un secondo mini album, “Nanairo” (七色). Nel 2006 esce il suo terzo album, “Kūro” (空路) e rilascia il music video di “I Think I Like you“. Ma è nel 2009 che la sua carriera comincia a prendere il via: debutta il suo singolo “Tōkyō Hello” (東京ハロー) e la sua canzone “Kimi ni Todoke” (きみにとどけ) viene usata come sigla di apertura dell’omonimo anime. L’anno seguente, esce il suo primo full album “Maboroshi Dokei” (まぼろし時計). Nel 2011 viene scelto come artista per la sigla di apertura della nuova stagione dell’anime Kimi ni Todoke con il suo brano “Sawakaze” (爽風). Nel 2012 esce il suo terzo album “Nanjū Jinkaku” (何重人格) e parte per un viaggio intorno al mondo che durerà un anno e lo porterà in 35 diversi paesi prima del suo ritorno in Giappone nel 2013. Nel 2014 esce “SPACE LIKE CARNIVAL“, un album dal sound psichedelico della band dallo stesso nome, che Tanizawa forma nello stesso anno. Nel 2015, tuttavia, la band si scioglie.

Dal 2016 Tanizawa cambierà nome d’arte, questa volta scritto in sinogrammi, per rilanciarsi con l’album “Bokura wa Minna Spacy” (ぼくらはみんなスペーシー), uscito il 9 marzo di quell’anno. A seguire quest’album, nel 2017, abbiamo “Bokura wa Minna Alien” (ぼくらはみんなエイリアン).

Oltre alla musica, si diverte a coltivare frutta e verdura nel suo orto, che chiama Tanizawa Farm. Ai suoi concerti infatti è possibile acquistare i frutti del suo raccolto.

Bokura wa Minna Spacy (2016)

Bokura wa Minna Spacy è il primo album di Tanizawa Tomofumi sotto il suo nome scritto in sinogrammi (谷澤智文), uscito il 9 marzo del 2016. È il primo di una trilogia: seguito da Bokura wa Minna Alien e un terzo album ancora in produzione. L’artwork della copertina è disegnato da “panpanya” (HP: http://www.panpanya.com/ ). I testi, la composizione, il mixing e la direzione dell’album sono tutti opera di Tanizawa, che definisce il suo lavoro come il creare un “Tanizaworld”. Il sound dell’album è definito dall’artista stesso come “Space Core Pop”. I brani sono 10 e la durata dell’album è circa 37 minuti.

L’album apre con il brano “神様ぼくは” tradotto in inglese da Tanizawa stesso con “Dear God“. Siamo immediatamente trasportati fuori dall’atmosfera terrestre, è infatti questa l’intenzione di Tanizawa: una performance musicale spaziale. La voce e la melodia lenti, uniti agli effetti sonori fanno sembrare a chi ascolta di essere entrati in un mondo completamente diverso. Il ritmo viene spezzato da “Let It Be A Fine Day Tomorrow” (明日天気になあれ) che ricorda molto i brani di Tanizawa degli album precedenti come Nanjū Jinkaku. Il terzo brano “Night On The Galactic Railroad” (銀河鉄道の夜) ci riporta nello spazio, con un chiaro riferimento all’omonimo libro di Miyazawa Kenji. I brani che seguono sono caratterizzati da un alternarsi di sound quasi psichedelici e pop, influenzati dall’esperienza con SPACE LIKE CARNIVAL e il suo viaggio intorno al mondo. Midsummer Orion (真夏のオリオン) spezza un attimo l’atmosfera creata dai brani precedenti: è un brano strumentale accompagnato da effetti sonori che ricordano le notti estive, quasi come se fossimo sdraiati in un prato a guardare il cielo stellato. La posizione nella tracklist è cruciale: infatti è quinto e divide a metà l’album. Divide così i brani più “spacy” da quelli leggermente più incalzanti e psichedelici proposti nella seconda metà, tra i quali spiccano “Effector Erecter” (エフェクター☆エレクター) e “The Easter Of Solar System” ( 太陽系復活祭).

Per darvi un assaggio del contenuto dell’album, ecco il music video prodotto da panpanya:

Essendo il primo di una trilogia, consiglio vivamente di ascoltare il secondo album, “Bokura wa Minna Alien“, che continua sulle note di questo “Tanizaworld” sound.

Tanizawa Tomofumi su SoundCloud: https://soundcloud.com/tomofumi-tanizawa/albums

 

— di Noemi Tappainer


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Chanmina: quando Corea del Sud e Giappone si incontrano.

 

 

Artista eccentrica dalle molteplici identità linguistiche e musicali, Otomonai Mina (乙茂内 美奈) , meglio nota con lo pseudonimo di Chanmina, offre all’interno del repertorio nipponico una voce e un beat in linea con il mainstream globale, mantenendosi allo stesso tempo fedele alle sue radici.

Nata il 14 Ottobre 1998 in Corea del Sud da madre sudcoreana e padre giapponese, già dalla tenera età si consacrò alle arti del balletto, violino e pianoforte grazie all’influenza della madre, ballerina di professione. Dopo un’infanzia trascorsa tra America e Giappone, in suolo giapponese entrò in contatto con altri generi come j-pop, k-pop e rap. Fu proprio al liceo che, persuasa dai suoi compagni a non abbandonare il Giappone per una carriera in Corea, prese parte al programma giapponese “BAZOOKA!!! 高校生RAP選手権” (Kokosei Rap Senshuken), in cui studenti liceali si sfidano in battaglie di Rap. Nello stesso periodo scrisse e incise le sue prime canzoni, tra cui “未成年” (Miseinen, ovvero minorenne) e successivamente “Princess”, entrambe rilasciate nel 2016 e dallo stile prettamente hip-hop e rap. Ma sarà il singolo di debutto del 2017 “FXXKER”, dai toni decisamente più aggressivi e irriverenti, in cui lei stessa si definisce “JK RAPPER” e la “Beyoncé di Nerima” (quartiere di Tokyo),  ad attrarre l’attenzione mediatica e a ottenere gli attuali 8 milioni di views su Youtube. Nel medesimo anno venne pubblicato, grazie alla casa discografica Victor Entertainment, il suo primo album “未成年”(Miseinen) che include le tracce “FXXKER” e “LADY”; anno alquanto proficuo per l’artista, poiché vennero pubblicati in seguito un altro album dal titolo “Chocolate” e l’omonima canzone dal ritmo incalzante e vivace.

NEVER GROW UP” E LA TRACK TRILINGUE CHE ABBATTE I CONFINI NAZIONALI: “I’M A POP”.

Come se quasi volesse richiamare concezioni pirandelliane d’identità o elucubrazioni baumaniane sulla cultura ibrida ed extraculturale, “I’m a Pop” amalgama in sé versi in lingua giapponese, coreana e inglese, i quali si susseguono fluentemente con una coesione interlinguistica a dir poco arguta. Non è solo uno sbarazzarsi di confini linguistici, ma di un insieme di generi e identità musicali che vengono affibbiati alla cantante e che lei stessa reputa “息苦しい” (ikigurushii) ovvero “soffocanti”. Come dice il testo stesso: “E’ Pop, rock, hip-hop, non ha nome” (名前なんてないこのミュージック).

La canzone rientra nell’album “Never Grow Up”, inciso con la casa discografica “Warner Music Japan” nell’anno 2019 e al cui interno vi sono un totale di 14 tracks che alternano stili come hip hop, pop, rap e trap, conformi anche alle tipologie di canzoni in voga attualmente negli Stati Uniti e nel mondo.

Una coreografia ipnotica e accattivante, un artefatto ambulatorio trasformato in un apparato scenico dai colori vibranti, sono il connubio artistico scelto per la canzone “Doctor”, anch’essa all’interno della tracklist ma pubblicata in anticipo nell’anno 2017. Una canzone che critica una società contraddistinta da conformismo dilagante, prodotti di massa, ossessione per i social media e che schernisce la tanto agognata e sedicente individualità; fattori che non solo scatenano tedio, ma che provocano in Chanmina una autodiagnosticata “No flavour syndrome”; il tutto riassunto nell’ironica richiesta d’aiuto, all’interno del refrain, “Help me Doctor!”.

Pain is beauty”, invece, altro singolo dell’album in cui pop e rap vengono fusi, risulta essere molto più introspettivo e personale rispetto ai già citati singoli, soprattutto per la clip video in cui vengono tematizzati il bullismo e il dolore; la cantante stessa infatti afferma di esserne stata vittima durante l’infanzia a causa del suo giapponese poco fluente. “Pain is beauty” parla di sofferenze, traumi che chiunque nell’adolescenza si ritrova ad affrontare, ma non si sofferma nel vittimismo, anzi, nella bellezza che può nascere dai sacrifici, dal dolore e dalle lezioni impartiteci.

Che la cantante aspiri ad un’audience più internazionale, nonché all’attigua penisola sudcoreana non è un segreto: come dimostratosi da certi sperimentalismi linguistico-musicali e dall’ultimo album “Never Grow Up”, dal sound mainstream in grado però di contraddistinguersi e mantenere un suo stile nippo-coreano. Se, però, questo stile verrà apprezzato e troverà un unanime consenso, lo si vedrà solo con il tempo.

 

– di Riccardo Peron.

 


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DADARAY – DADASTATION

Il Gruppo

I DADARAY sono un trio indie presente dal 2017 sulla scena musicale giapponese. Il nome riprende il termine “DADA” dal movimento dadaista, unendolo a “RAY” per indicare la luce. Il significato insito dietro, secondo la band, sarebbe “la luce distrugge l’ordine prestabilito e il buonsenso”.

Sebbene il gruppo sia attivo da pochi anni, i suoi componenti non sono facce nuove nel panorama musicale. REIS, cantante principale nonché tastierista, tentò già dal 2011 una carriera da solista sotto il nome di NIKIIE. Kyūjitsu Kachō, bassista e fondatore del gruppo, è attivo dal 2007 e lavorò con diverse band prima di dare inizio al progetto DADARAY. Per finire, Etsusha, tastierista e seconda voce, tentò come la collega una carriera da solista in passato, e ancora oggi lavora come supporto a diversi gruppi oltre al suo trio.

Particolari, eclettici ma comunque non sempre e non troppo fuori dalle righe del loro genere. Il sound dei loro lavori è in pieno stile indie pop, contornato però da sonorità funky e a tratti addirittura smooth jazz.
La discografia della band è composta da 4 mini album e 1 solo album effettivo. Tutti i lavori portano come marchio di fabbrica la dicitura “DADA” all’interno del nome, che richiama il movimento sul quale la band affonda le proprie ideologie.
Esaminando i testi, non ci si troverà davanti a qualcosa di frivolo (come invece alcune melodie suggerirebbero), ma al contrario il pessimismo, la critica sociale e la profondità delle frasi lasciano facilmente spiazzato l’ascoltatore, che non si sarebbe probabilmente aspettato un connubio del genere tra musica e parole.
Interessante quindi il fatto che la maggior parte dei brani dei DADARAY possegga questa “doppia anima”, rendendone complessa l’interpretazione (È felice? È triste? Cosa vogliono trasmettere esattamente?).

DADASTATION (2017)

Primo (e per ora unico) album della band giapponese che ha visto la luce nel 2017. Tra inediti e riprese di brani già pubblicati e riarrangiati ad hoc, il prodotto in sé si presenta come un saliscendi tra tracce indie pop giapponesi molto classiche e pezzi particolarmente interessanti con una melodia stravagante che sorprende il pubblico.
L’ impronta elettronica su strumenti e voce si mantiene costante, ma non troppo invasiva e comunque sempre apprezzabile per gli amanti del genere.

Tra le 13 tracce totali, alcune spiccano particolarmente per l’originalità della composizione e per i messaggi trasmessi:

トモダチ(tomodachi) è la traccia malinconica dell’album, quella che tradisce il distacco precedentemente accennato tra testo e melodia.
Ritmo con intensità altalenante, che parte leggero per poi proseguire in un crescendo costante fino ad esplodere in sonorità quasi electro-rock, smorzarsi e ripartire di nuovo. La voce di REIS (molto delicata in generale) aiuta decisamente a definire la natura struggente del pezzo.

WOMAN WOMAN si presenta come una canzone molto ritmica e andante, che all’udito pare essere l’incontro tra il jpop e il sound di un bar statunitense della prima metà del XX secolo. Sembra un accoppiamento improbabile, ma incredibilmente (vuoi anche per il testo pieno di significato come da tradizione DADARAY) funziona, rendendo WOMAN WOMAN una delle tracce migliori della discografia del trio.

For Lady (Remix by YYIOY) è quella traccia con la quale si parte un po’ pervenuti, poiché si scorge la dicitura “remix” accanto al titolo. Inizialmente presente nel mini album “DADAX”, qui è stata riproposta quasi completamente stravolta in chiave molto più “artificiale”. La trasformazione è stata ben pensata, perché la sonorità elettronica creata è la migliore dell’album senza alcun dubbio e richiama molto lo stile della collega coreana MISO. Per gli amanti del genere è un ascolto obbligato, possibilmente da fare in cuffia.
イキツクシ (Ikitsukushi) è il brano più famoso del gruppo giapponese. Nato con l’EP “DADAISM”, è stata ripresa intoccata su “DADASTATION” e in chiave remixata, successivamente, su “DADAX”. Melodia orecchiabile e catchy, che viene accompagnata dal testo più cupo dell’album.
“…Non importa quanto mi venga portato via.
Sento di aver vissuto questa vita tanto quanto mi fosse possibile.
Sto bene, quindi perché non vediamo di piantarla?…”
Trad. “Lyrical Nonsense”

Il brano si evolve su frasi di questo calibro, creando quel tipico senso di incongruenza testo-melodia che la band ormai porta e diffonde come uno dei propri marchi distintivi e che, probabilmente, si è diffuso grazie a questo pezzo.

L’album ovviamente non si esaurisce con le tracce sopracitate. Ci sono molte altre perle che meritano di essere ascoltate e che sicuramente non vi lasceranno insoddisfatti, prime tra tutte 場末 (basue) e 僕らのマイノリティ(bokura no mainority). DADASTATION è un album eclettico come i suoi creatori, che da un suono all’apparenza piuttosto lineare riesce a portare in varie dimensioni differenti (ma comunque collegate) pezzo per pezzo.

Conclusioni

DADASTATION è un progetto decisamente peculiare all’interno del panorama musicale nipponico. Testi nella stragrande maggioranza dei casi di uno spessore non indifferente che forse un po’ tradiscono l’ideologia dadaista “nuda e cruda” dove il significato non dovrebbe esserci. Tuttavia, è bene ricordarsi che lo scopo principale della band è distruggere “l’ordine prestabilito e il buonsenso”, ed effettivamente è ciò che accade con il contrasto testo-melodia tanto utilizzato dal trio e con lo sfruttamento di arrangiamenti tutt’altro che semplici e/o prevedibili.

— di Matteo Calzati


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