MAN WITH A MISSION

MAN WITH A MISSION è una band alternative rock giapponese fondata nel 2010 a Shibuya composto da cinque membri: Tokyo Tanaka (voce), Jean-Ken Johnny (chitarra e voce), Kamikaze Boy (basso), DJ Santa Monica (DJ) e Spear Rib (batteria). A caratterizzare la band sono le maschere da lupo che i membri indossano durante tutti i loro concerti e video musicali. Queste loro sembianze sono spiegate in una interessante back-story in cui i membri
della band sarebbero delle “forme di vita definitive” create da Jimi Hendrix e ibernate in Antartide dove avrebbero passato diversi anni ad ascoltare ogni genere di musica di tutto il mondo prima di scappare ed emergere come una delle band più promettenti del Giappone.

Nella realtà dei fatti la band inizia a suonare nei locali di Shibuya nella seconda metà degli anni 2000 e già nel 2010 organizzano un piccolo tour negli USA. Al termine della loro esperienza statunitense pubblicano il loro primo EP intitolato “Welcome to the New World” mentre il primo e vero album, “MAN WITH A MISSION”, esce nel 2011 dopo una tournée in Giappone.
La fama non ha tardato ad arrivare e dopo essere stati nominati “artisti emergenti più promettenti” nel 2012, l’anno successivo esce il loro secondo album “Mash Up the World” che raggiunge addirittura il quarto posto della classifica Oricon settimanale. Dopo essersi affermati in Giappone grazie anche a collaborazioni sponsorizzate, i MWAM firmano nel 2014 un contratto con la Epic Records con l’intenzione di debuttare anche nel mercato occidentale. Nel febbraio 2014, infatti, pubblicano la compilation “Beef Chicken Pork”, dove sono contenute le versioni in lingua inglese di alcune delle canzoni di maggior successo della band, quali Distance, Get Off of My Way, Never Fxxkin’ Mind the Rules e Don’t Lose Yourself.
Sempre nello stesso anno è la volta del terzo album in studio della band, “Tales of Purefly”, il quale ha debuttato al terzo posto della classifica settimanale della Oricon.
Ad oggi hanno pubblicato cinque album e da pochi giorni hanno annunciato un comeback.

Musicalmente nascono come una rock band alternativa ma poi subiscono diverse influenze dalla musica elettronica e dal pop punk.
Le loro ispirazioni più significative sono i Sex Pistols, i Ramones, i Toy Dolls, i Green Day, i Face to Face, gli Hi-Standard e i Gauze.
Negli ultimi anni hanno iniziato a cantare sempre più prevalentemente in inglese che in giapponese e grazie a ciò godono di un discreto successo anche fuori dai confini nazionali.

—recensione di Riccardo Avarello.

Ningen Isu

Ningen Isu (dal giapponese 人間椅子, letteralmente “La sedia umana”) È una band heavy-metal formatasi a Hirosaki nel 1987. I fondatori della band, Shinji Wajima (chitarrista e cantante) e Ken-ichi Suzuki (bassista e cantante) presero spunto per il nome della band dall’omonimo racconto breve scritto nel 1924 da Edogawa Rampo.

Non a caso, molti dei testi delle band si riferiscono spesso alla letteratura giapponese classica e i suoi autori più famosi, tra i quali troviamo anche lo stesso Edogawa Rampo, Dazai Osamu e Akutagawa Ryunosuke. Sono presenti, però, anche riferimenti a scrittori della tradizione occidentale come Edgar Allan Poe, H.P. Lovecraft, Friedrich Nietzsche e tantissimi altri ancora.
Gli argomenti trattati nei testi sono, da un lato, di grande profondità a livello spirituale come l’inferno, il Buddhismo, l’universo. Dall’altro, invece, sono attaccati alla vita materiale e ai rapporti sociali del Giappone.

Una delle particolarità di questa band è che Wajima e Suzuki hanno un accento locale del tutto singolare, chiamato “il dialetto di Tsugaru” che aggiunge una atmosfera e un ritmo unico alle loro canzoni. La difficoltà nella comprensione dei testi , persino per alcuni giapponesi, è data anche dal fatto che i membri della band, in modo particolare Wajima, usino spesso parole difficili e appartenenti al giapponese antico (usate dal periodo Edo al periodo Showa).

Questo loro attaccamento alla tradizione classica giapponese è, inoltre, accentuato dal fatto che tutti i membri della band durante i concerti portino il Kimono e il Fundoshi.

 

—recensione di Cecilia Varisco.

BRATS – Brats (2018)

Il gruppo Brats nasce nel 2011 ad opera di due sorelle, Kuromiya Rei (voce, chitarra) e Kuromiya Aya (basso), partecipandovi dal 2015 al 2020 anche la chitarrista Hinako. Dopo il demo CD del 2012 “Gangan Do It!”, il gruppo pubblica alcuni singoli tra il 2015 e il 2017 (Misery, 14-sai byou), talora come colonne sonore di anime (Ainikoiyo per la produzione sino-giapponese To Be Hero) o di film (Nounai Shoukyo Game per la pellicola Slavemen). Finalmente, nel 2018 la band esordisce col primo album, l’eponimo Brats. Nel 2020 seguirà poi l’uscita del secondo album della band, Karma.

L’album Brats

 Le due sorelle ventenni hanno cominciato presto la loro carriera musicale e hanno avuto tempo per maturare una propria impronta musicale. Nell’album Brats questa prende per la prima volta una compiuta e organica espressione.

La sonorità generale è ascrivibile all’hard rock, con una chitarra elettrica dominante per la quantità, velocità e consistenza dei riffs che la rendono protagonista in diverse canzoni. La cantante ha maturato nel tempo un timbro che ben si addice alla potenza e rapidità dei pezzi ed è capace di una discreta estensione vocale, esprimendosi nella maggior parte dei pezzi in giapponese tranne alcune brevi parti in inglese in un limitato numero di canzoni (Pain, Seitoka Pride Monster).

La tracklist dell’album include:

 

  1. Un rock duro e puro con preponderanti riffs di chitarra elettrica.
  2. Kaihou Seyo. Sulla stessa impronta della canzone precedente, ma ad un ritmo più elevato e una voce più armoniosa
  3. Doudatte yokatta. Con l’importante contributo e spazio dato alla voce di Rei, l’approccio è più pesante e ben sottolinea l’attitudine heavy rock della band.
  4. Unfair
  5. Lost Place
  6. Kimarigoto
  7. Big Bad World
  8. Seitoka Pride Monster
  9. Nounai Shoukyo Game. Pur rimanendo in un contesto hard rock, la parte di chitarra di sottofondo offre un importante appiglio melodico ed entrambe le voci lavorano ad un risultato che in alcuni tratti fa l’occhiolino al pop.
  10. Dopo un inizio più cupo, la canzone acquisisce un bel groove, anche se la conclusione della canzone non sembra perfettamente delineata.

 

Questo album è un potente mix di energia, spesso misto a rabbia e delusione che emergono dalle note della voce di Rei. Un bel passo per la band, che mostra un’evoluzione rispetto agli inizi rock legati tuttavia a elementi anche techno, e che continua a mutare il suo approccio sonoro anche nell’album del 2020, Karma. Insomma, un gruppo rock al femminile tutto da scoprire!

 

—recensione di Antongiorgio Tognoli

Seguici anche su Facebook, Twitter e Instagram