ミツメ (Mitsume) – Ghosts

La band

I Mitsume sono un gruppo indie-rock quasi sconosciuto in Occidente, ma che in Giappone sta ottenendo un discreto successo. Le prime attività cominciano nel 2007, quando i due compagni di università Kawabe Moto (voce e chitarra) e Otake Mao (chitarra, tastiera e cori) decidono di suonare insieme. Il quartetto si forma poi ufficialmente nel 2009 con l’aggiunta del bassista Nakayan e di Suda Yojiro alla batteria e sampler. Non passa molto tempo dai primi live, che i Mitsume si guadagnano già il soprannome di “tre moschettieri dell’indie di Tokyo” assieme agli Skirt e ai Triple Fire.

Il genere che propongono non si limita al solo indie-rock/pop, ma spazia da sonorità funky ad accenni di pop-punk nei brani più ritmati, creando uno stile unico e sempre più riconoscibile. Infatti, i loro album – tutti auto-prodotti sotto l’omonima etichetta discografica – esprimono l’idea della band di scrivere musica senza porsi dei limiti, lasciando che questa si evolva col mutare della band stessa. Tuttavia, se da una parte i cambiamenti sono perlopiù benaccetti, dall’altra i Mitsume ci insegnano anche ad amare la costanza e l’affidabilità della musica. Ed è questo che la loro musica riesce a trasmetterci: un senso di sicurezza.

Ghosts (2019)

 

Ghosts è il quinto e più recente album della band, preceduto dall’acclamato A Long Day del 2016.
Il gruppo non si allontana dallo stile ormai consolidato con i lavori precedenti e sceglie piuttosto di concentrarsi sui dettagli. Le basi diventano più precise e ogni inserimento strumentale trova il suo perfetto incastro nella trama musicale. Anche il canto viene affinato e sia la voce solista che quelle corali si inseriscono bene in una cornice che ormai si accosta molto al pop. In questo album i riferimenti sono molteplici, a partire da band americane e inglesi – una fra tutte, spicca la somiglianza con il jangle/dream pop dei Real Estate – per poi finire su influenze di rock psichedelico di gruppi da diverse parti del mondo.

A dare l’impronta all’intero album è エスパー (Esper), il primo singolo estratto nonché brano più ascoltato e apprezzato di Ghosts. Con una strumentale decisa e dai ritmi incalzanti, Esper è sicuramente il brano più rappresentativo del genere della band. A seguire, ゴーストダンス (Ghost Dance) ci propone una melodia orecchiabile e dei toni più leggeri, trasportandoci in un’atmosfera sognante grazie a una base dal carattere dolce. Come secondo singolo troviamo poi セダン (Sedan), brano che raggiunge senza difficoltà l’espressività di Esper. Questa volta però, anziché puntare sulla ritmica e sulla parte strumentale, Sedan ci colpisce per il cantato. Risaltano infatti i falsetti, gli abbellimenti vocali e i cori di sottofondo che accompagnano la voce di Kawabe. Il brano mantiene un’andatura costante per poi aprirsi alla fine: la voce si fa più intensa e la base più ricca. Subito dopo è il turno di なめらかな日々 (Namerakana Hibi), terzo e ultimo singolo di Ghosts e traccia più sperimentale dell’album. Infatti, pur non discostandosi dal genere di partenza, la band cerca con questo pezzo di creare un sound più complesso, sfruttando un accattivante sound groovy e utilizzando diversamente le percussioni. Come in un diminuendo, le ultime tracce rallentano e lasciano spazio a melodie emotivamente coinvolgenti. Fra queste, タイム (Time) ci dà modo di apprezzarne le armonie e i toni morbidi sia nella strofa che nel ritornello.

Ancora una volta i Mitsume soddisfano le aspettative e producono un disco equilibrato in cui le componenti rock e pop coesistono in perfetta armonia. Sulle note di strumentali incredibilmente rilassate, Ghosts ci trasporta in una dimensione tutta sua al confine fra spensieratezza e malinconia. La voce pacata di Kawabe diventa un narratore perfetto e il tempo viene scandito da un basso e una batteria gentili, che ci concedono volentieri delle pause e ci fanno riflettere. Avendo la tranquillità come carta vincente, i Mitsume ci regalano un album “senza fretta“, un ascolto che ha i suoi tempi e che va assaporato in ogni sua sfumatura.

Conclusioni

L’atmosfera sognante e il senso di libertà rendono questo disco perfetto per una passeggiata. Immersi nel caotico mare dei nostri pensieri, anche se solo apparentemente, Ghosts sembra darvi un ordine.
Una piccola perla dell’indie-rock giapponese, consigliato agli appassionati ma anche a chi si approccia al genere per la prima volta – “senza fretta“.

— di Laura Arca


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For Tracy Hyde – New Young City

La band

I For Tracy Hyde sono una band indie-pop giapponese nata nel 2012 a Tokyo. Nonostante la difficoltà nell’emergere, stanno creando un nuovo standard nell’indie giapponese. La band è guidata da Azusa Suga (in arte Natsubot), compositore, chitarrista e seconda voce, affiancato da eureka alla voce, U-1 alla chitarra, Mav al basso e Marcie alla batteria. Qui vi proponiamo il loro nuovo album uscito il 4  Settembre per l’etichetta discografica P-Vine Records.

I For Tracy Hyde hanno fatto parlare di sé per la prima volta con l’uscita dell’ album Film Blue nel 2016, mostrando non solo un approccio pop alle canzoni, ma anche una certa varietà compositiva ed un rimando a diversi generi ben rappresentati nella scena contemporanea giapponese, soprattutto gruppi shoegaze e dream pop. Queste sono due componenti altresì importanti in una band che fa delle atmosfere eteree e della varietà stilistica la propria forza e a cui l’etichetta di band indie pop sta decisamente stretta. Le loro principali influenze sono infatti sia il twee-pop/shoegaze dei The Pains Of Being Pure At Heart sia, soprattutto in questo album, il dream-pop dei Cocteau Twins e, collegato a questi, l’importante lavoro dell’etichetta 4AD.

New Young City

New Young City è il terzo album della band ed è ritenuto dai suoi membri il migliore finora realizzato. Come sottolineato anche da Azusa, l’influenza principale nella creazione di questo album sono stati i Cocteau Twins. Questo si può sentire soprattutto in  櫻の園 (The cherry orchard) in cui costruiscono un muro di suono tipico del dream pop proposto dalla band scozzese. Qui, la voce di eureka sembra mescolarsi al suono etereo delle tre chitarre utlizzate. Anche se i chitarristi sono due,infatti, la cantante ha deciso di imbracciare lo strumento, scelta che ha reso quest’album sicuramente il più guitar-driven della band. Questo non significa però che abbiano abbandonato quel tipo di sperimentazione che li rende unici nel panorama indie pop. L’importante ossatura synthpop del precedente album Heart, ad esempio, è ancora presente; soprattutto nelle tracce strumentali che hanno il compito di far entrare l’ascoltatore nell’atmosfera dell’album, oppure di cullarlo in sonorità tipicamente ambient.

Un’interessante novità è la canzone Can little birds remember?: la prima con un testo interamente in lingua inglese. Questa è stata anche il secondo singolo ad uscire ed ha una grande importanza per Azusa che punta proprio su questa canzone per raggiungere un pubblico più ampio e farsi conoscere maggiormente anche all’estero. Con un ritornello particolarmente orecchiabile, di quelli che entrano in testa e non ne escono più, può certamente ambire al ruolo di ambasciatrice della band al di fuori del Giappone.

Dopo aver tentato di raccontare la città di Tokyo e, soprattutto, i molteplici e a volte discordanti sentimenti che nutrono verso la loro città nella precedente opera, i For Tracy Hyde tornano con un album ancora una volta emozionalmente coinvolgente. Riescono a far entrare l’ascoltatore in un universo di melodie e riff accattivanti che si conclude con l’ultima canzone, Glow with me, che sembra invitarci a fermarci e rilassarci, riflettere sulla musica e sul suo ruolo nelle nostre vite. Azusa sostiene che il pop sia sinonimo di libertà: questo è probabilmente il loro album più “pop”, e forse il più vicino all’idea di musica del leader della band.

 

— di Simone Lolli


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Loudness


LA BAND

I Loudness (ラウドネス, Raudonesu) sono un gruppo heavy metal giapponese, fondato ad Osaka nel 1981 dal chitarrista Akira Takasaki e Munetaka Higuchi. I Loudness furono una delle prime band giapponesi ad approcciarsi al genere dell’heavy metal e ad acquisire notorietà all’estero, nel loro periodo di maggior notorietà, fino ad entrare nella Billboard Top 100, pubblicando anche album per un’etichetta discografica statunitense.

LE ORIGINI (1980-1983)

Il gruppo nacque da una costola dei Lazy, gruppo pop rock scioltosi nel febbraio del 1980. Lo scioglimento fu in particolare voluto da Takasaki (noto come Suzy), Higuchi (detto Davy) e dal bassista Hiroyuki Tanaka (detto Funny), insoddisfatti del genere intrapreso e decisi a sperimentare nuovi percorsi musicali, tra cui l’heavy metal, genere allora poco diffuso in Giappone, seppure in crescita.
Sostituito Tanaka con Masayoshi Yamashita e completata la formazione con il cantante Minoru Niihara, i Loudness firmarono un contratto con la Nippon Columbia, per la quale pubblicarono (novembre 1981) il loro album di debutto, intitolato The Birthday Eve. Nonostante la mancanza di promozione, l’album riscosse un buon successo grazie alla buona prestazione dei quattro musicisti. I due album successivi, pubblicati in rapida successione (Devil Soldier del 1982 e The Law of Devil’s Land del 1983), accrebbero la notorietà dei Loudness in patria tanto che riuscirono ad organizzare il loro primo tour internazionale, avvenuto in Europa e negli Stati Uniti tra il giugno e il luglio del 1983.
Pubblicato pochi mesi dopo la costituzione del gruppo, The Birthday Eve è uno dei primi album heavy metal prodotti in Giappone. Interamente cantato in giapponese, anche se alcuni ritornelli e i titoli dei brani sono in inglese. L’album ebbe dei positivi riscontri di vendite, ma anche svariate critiche per il tipo di sonorità all’epoca inedita in Giappone.
Anche Devil Soldier venne pubblicato a pochi mesi dall’esordio discografico del gruppo, fu registrato con l’ausilio di tecnici provenienti dagli Stati Uniti a causa della scarsità di personale giapponese specializzato. Fu premiato come miglior album heavy metal giapponese dell’anno 1982. The Law of Devil’s Land rappresenta un punto di svolta nella storia del gruppo in quanto, grazie a brani ritenuti significativi nella produzione della band (alcuni di essi, saranno riregistrati in forma riadattata dagli stessi Loudness per l’album On the Prowl), i Loudness riusciranno ad ottenere il primo ingaggio per un tour in Europa e in Nord America.

L’OCCIDENTE (1984-1988)

Al termine della tournée il gruppo registrò Disillusion, primo album della band ad essere inciso al di fuori del Giappone, fu anche primo disco del gruppo ad essere pubblicato sia in lingua giapponese per il mercato interno, sia in lingua inglese per il mercato esterno. L’album ebbe un buon riscontro di vendite, nonostante alcune difficoltà di pronuncia da parte di Niihara, con alcuni brani (in particolare Crazy Doctor e Milky Way) che rimarranno capisaldi nella produzione del gruppo.
Il crescente successo dei Loudness al di fuori del Giappone attirò l’attenzione della Atlantic Records, con cui registrarono l’album Thunder in the East. Pur presentando delle sonorità differenti rispetto agli inizi, il disco ricevette consensi positivi, con il singolo Crazy Night che raggiunse la settantaquattresima posizione nella Billboard 200. Lightning Strikes (pubblicato in Giappone con il titolo Shadows of War e con una differente disposizione delle tracce) e Hurricane Eyes (caratterizzato da un uso più massiccio degli strumenti elettronici), pubblicati rispettivamente nel 1986 e nel 1987, perseguirono la stessa linea stilistica adottata con Thunder in the East confermando il successo negli Stati Uniti, ma comportando la perdita di fans della vecchia guardia in Giappone.

IL DECLINO (1988-1993)

Nel 1988, subito dopo la pubblicazione dell’EP Jealousy (destinato al solo mercato giapponese) Takasaki, su suggerimento del produttore Max Norman, licenziò Niihara prendendo come motivazione il fatto che la carente pronuncia inglese del cantante impedisse al gruppo di affermarsi adeguatamente all’estero. Al suo posto fu assunto il cantante statunitense Mike Vescera: inizialmente i Loudness seppero tenere il passo grazie ai riscontri di vendita di Soldier of Fortune (primo album in studio pubblicato con Vescera alla voce, nel 1989) e al seguente tour del 1990.
Nel 1991 l’esperienza con Vescera iniziò a declinare: dopo la pubblicazione di On the Prowl e il tour negli Stati Uniti, il cantante abbandonò i Loudness per unirsi ad un altro gruppo. Poco tempo dopo l’abbandono di Vescera, al ritorno in Giappone, anche Yamashita venne sostituito dall’ex bassista degli X Japan, Taiji Sawada. Reclutato l’ex cantante degli EZO Masaki Yamada il gruppo pubblicò, tra il 1992 e il 1993, l’album in studio Loudness e il live Once And For All, caratterizzati da sonorità più dure rispetto ai dischi prodotti negli Stati Uniti.

NUOVE FORMAZIONI (1993-1999)

La formazione durò però poco dal momento che, nel 1993, abbandonarono sia Higuchi che Sawada. Takasaki riuscì a ritrovare motivazioni per proseguire con il gruppo, a seguito della conversione al buddhismo dopo un viaggio in India: richiamato Yamada e reclutato l’ex batterista degli EZO Hirotsugu Homma, i Loudness produssero, nel 1994, l’album Heavy Metal Hippies, influenzato da sonorità più grunge. Completata la formazione con l’ex bassista degli Anthem, Naoto Shibata, i Loudness produssero tre album in studio (Ghetto Machine, Dragon ed Engine, caratterizzati da sonorità vicine al groove metal con forti influenze psichedeliche e della musica etnica) pubblicati tra il 1995 e il 1999.

LA REUNION (2000-oggi)

Nel 2000, su suggerimento di Yamada, Takasaki richiamò gli altri componenti originari (Niihara, Yamashita e Higuchi), dando vita alla reunion del gruppo in occasione del ventesimo anniversario della fondazione. Tale ricorrenza fu celebrata pubblicando, nel 2001, un nuovo album in studio intitolato Spiritual Canoe, seguito da un tour. Negli anni successivi la formazione originale restò unita continuando sia l’attività in studio, pubblicando sei album in sette anni (il gruppo continuò a proporre lo stesso genere adottato negli anni Ottanta, fortemente influenzato da vari generi anche lontani tra loro) sia quella dal vivo, sospendendo nell’aprile del 2008 a causa della diagnosi di un cancro al fegato di Munetaka Higuchi. La morte del batterista non arrestò l’attività del gruppo che continuò a registrare album in studio (tra cui The Everlasting, realizzato su parti di batteria pre-registrate da Higuchi) e ad effettuare tournée con Masayuki Suzuki chiamato a sostituire il suo predecessore deceduto.

— di Foschi Vittoria


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Cornelius (コーネリアス) – Point

                                                                                         

    L’ARTISTA

Cornelius (pseudonimo di Oyamada Keigo 小山田 圭吾) è un artista giapponese, nato il 27 gennaio 1969 nel quartiere di Setagaya a Tokyo. È emerso inizialmente sulla scena musicale grazie a Flipper’s Guitar, band co-fondata nel 1989 insieme ad Ozawa Kenji e che definirà il sound dello Shibuya-kei. In seguito allo scioglimento della band nel 1991, Cornelius si imbarcherà in una carriera solista che lo vedrà diventare uno degli artisti giapponesi più apprezzati a livello internazionale.

Cornelius – il cui pseudonimo è un tributo ad un personaggio del romanzo/film Il Pianeta delle Scimmie – è conosciuto per la sua musica eclettica, che incorpora elementi spesso dissonanti con suoni armonicamente più piacevoli. Il suo approccio visionario e avanguardistico si riflette non solo nel sound, ma anche nei videoclip musicali e nelle performances live.

 

POINT (2002)

L’album che proponiamo oggi è Point, rilasciato a livello internazionale nel 2002 per l’etichetta Matador Records e di cui è stata pubblicata recentemente (31 luglio 2019) una versione rimasterizzata. Quest’ultima si compone di 14 tracce (11 già presenti nella versione originale e 3 aggiuntive):

  1. Bug (Electric Last Minute)
  2. Point of View Point
  3. Smoke
  4. Drop
  5. Another View Point
  6. Tone Twilight Zone                                                               
  7. Bird Watching at Inner Forest
  8. I Hate Hate
  9. Brazil
  10. Fly
  11. Nowhere
  12. Point of View Point (Yann Tomita Mix)
  13. Drop (The Tusen Takk Rework – Kings of Convenience Remix)
  14. Drop (Herbert’s Kangaroo Dub/ Matthew ‘cactus’ Herbert Mix)

 

Cornelius raggiunge il culmine della sua carriera con Fantasma, il suo geniale progetto del 1997. Grazie ad esso si fa conoscere a livello internazionale per la sua creatività e per la sua brillante capacità di reinterpretare suoni diversi sfruttandone al massimo le potenzialità. Se Fantasma trascina l’ascoltatore in un mondo più colorato e caotico, in cui ci si muove freneticamente in mezzo a paesaggi di ogni tipo, il mondo in cui ci trasporta Point appare più monocromatico, armonioso ed equilibrato.

Point si configura come un collage eterogeneo, fatto di sonorità che convergono geometricamente in una sola direzione, e risulta difficilmente ascrivibile ad un unico genere, date le svariate influenze musicali. Quello che colpisce sono la precisione e l’armonia con cui suoni diversi vengono mescolati insieme, in modo sintetico e meccanico, creando un risultato davvero avvincente ed originale. Un elemento da sottolineare è senza dubbio la natura, dalla quale Cornelius trae ispirazione per creare beats orecchiabili e dalla vena particolarmente funky. Ne è esempio la traccia forse più azzeccata e geniale dell’album, Drop, in cui viene campionato un suono comune e tipico della nostra quotidianità come lo scorrere dell’acqua, che accompagna tutta la traccia creando con la chitarra acustica un fantastico groove.

Uno dei tratti compositivi prevalenti riguarda il contrasto tra una tensione, che si accumula in crescendo, e la sua risoluzione, con cui si torna all’armonia iniziale. Una traccia significativa a questo proposito è Smoke, che termina – dopo un grande assolo – con la dissolvenza della voce e della chitarra in una calda atmosfera ambient contornata dal calmo rumore delle onde.

L’album è pervaso da un senso generale di serenità e pace, per cui mi sentirei di definirlo decisamente “luminoso”, eccezion fatta per I Hate Hate, il cui sound metal stona con il resto dei brani. Tracce come Tone Twilight Zone e Bird Watching at Inner Forest creano immagini vivide e stimolano l’immaginazione dell’ascoltatore, trascinandolo in mezzo alla natura. Anche qui risulta notevole l’abilità dell’artista di incorporare suoni naturali (in questo caso il cinguettio degli uccelli) nei brani; in particolare in Bird Watching at Inner Forest, dove il sample del loro fischio contribuisce ad un ritmo upbeat incalzante, grazie anche ad un’onnipresente chitarra acustica.

All’eterogeneità dell’album si aggiunge la meravigliosa cover di Brazil, il classico di Ary Barroso, reinterpretato in chiave robotica con una voce modificata a cui fanno da sfondo bip elettronici e un accordo di chitarra in loop. La versione di Cornelius, impregnata di malinconia e lontana dall’allegria dell’originale, appare un tributo ad un mondo musicale, quello brasiliano, dal quale trae sicuramente ispirazione (basti pensare alla bossa nova).

Il culmine si raggiunge a mio parere con Another View Point, brano oscuro e travolgente, dominato da una linea di basso prepotente ed aggressiva perfettamente amalgamata agli altri strumenti. La transizione al minuto 4:00 in cui lentamente riappare in crescendo la voce delicata presente in Point of View Point – la sua controparte eterea ed angelica – rappresenta il momento più trionfale dell’album, dal quale non potrete non farvi coinvolgere.

Point è un gioiello che ancora oggi, 17 anni dopo il suo primo rilascio, stupisce per originalità ed organicità. Sebbene alcuni possano contestarne l’eccessiva pulizia e meccanicità, l’eterogenea ricchezza di suoni e la scioltezza con cui ogni traccia confluisce in quella successiva ne fanno un ascolto estremamente piacevole, destinato a catturarvi.

 

— di Daniele Cavelli

 


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Suda Masaki (菅田・将暉)

L’ARTISTA

Suda Masaki (pseudonimo di Sugō Taishō – 菅生 大将), nato il 21 febbraio 1993 ad Ōsaka, è un famoso attore e cantante giapponese.

Nel corso della sua carriera attoriale, iniziata all’età di soli 16 anni con il dorama Kamen Rider W (仮面ライダーW), debutta come cantante nel 2017 con il brano Mita koto mo nai keshiki (見たこともない景色) che riscuote fin da subito un grande successo.

La sua carriera musicale si sviluppa e ha seguito grazie a numerosi ruoli che interpreta come attore. Già a partire dal 2015, infatti, si trova per la prima volta a dover mettere in mostra le sue doti canore quando ottiene il ruolo da protagonista per Chanpon Tabetaka (ちゃんぽん食べたか), serie tv basata sulla vera storia di Sada Masashi, un famoso cantante e cantautore giapponese degli anni ’70-’80. Proprio per prepararsi al meglio, Suda Masaki inizia anche a prendere lezioni di chitarra e l’anno successivo ottiene il ruolo di uno studente universitario che fa parte di una rock band nel dorama Nanimono (何者).

Mita koto mo nai keshiki (見たこともない景色)

Il 2017 si presenta come un anno produttivo per lui da tutti i punti di vista.

Il 22 marzo decide di prestare in anonimato la sua voce per la canzone Mita koto mo nai keshiki (見たこともない景色) per lo spot cinematografico di Au Santaro, creato con lo scopo di incoraggiare la squadra nazionale di calcio. Proprio in questo periodo, una volta scoperta l’identità del cantante, nella sorpresa generale di tutti, ha inizio il suo vero e proprio debutto musicale. Il 6 luglio, infatti, viene pubblicato il singolo in cui, oltre alla versione strumentale del brano principale, è presente anche un’altra canzone da lui composta dal titolo Baka ni nacchatta no kana (ばかになっちゃったのかな). Con questo singolo vince anche il primo disco d’oro.

 

 

 

 

Successivamente, lavora per il film Kiseki: Sobito of That Day (キセキ あの日のソビト), che narra la vera storia dei GReeeeN, gruppo musicale giapponese conosciuto soprattutto per la particolare caratteristica dei membri di non avere mai mostrato, nemmeno durante le performance, i loro volti. Suda e gli altri componenti del cast cantano nuove versioni dei brani di quella band e pubblicano un CD sotto il nome di Green Boys.

Kokyu (呼吸)

 

Lo stesso anno, il cantante Yonezu Kenshi gli propone di collaborare insieme alla realizzazione di Haiiro to ao (灰色と), grazie al quale vincono il disco di platino e il premio per la miglior collaborazione. Il video musicale, tutt’ora molto apprezzato, allora raggiunse e superò in breve tempo le 100 milioni di visualizzazioni sulla piattaforma Youtube.

Il 30 agosto rilascia Kokyu (呼吸), il suo secondo singolo, che presenta come seconda traccia la canzone Ame ga agaru koro ni (雨が上がる頃に) e raggiunge il secondo posto nell’Oricon Daily Chart e il primo posto nell’ITunes Album Chart.

 

Sayonara Elegy (さよならエレジー)

 

 

Nel 2018, assieme al compositore Ishizaki Huwie lavora alla produzione di Sayonara Elegy (さよならエレジー) per il dorama Todome no kiss (トドメの接吻(キス). Questo brano, che riscuote un grandissimo successo, viene pubblicato come terzo singolo, composto da altre due versioni della stessa canzone: acustica e strumentale.

Il 21 marzo dello stesso anno rilascia il suo primo album: PLAY.

 

Long Hope Philia (ロングホープ・フィリア )

 

 

In agosto pubblica il quarto singolo Long Hope Philia (ロングホープ・フィリア ), brano realizzato per l’uscita nelle sale cinematografiche del film del famoso anime My Hero Academia (僕のヒーローアカデミア). Il singolo ne contiene anche la versione strumentale e la canzone Soft Vinyl Figure (ソフトビニールフィギア ).

Il 28 marzo 2019 rilascia la canzone Machigai Sagashi (まちがいさがし), composta e prodotta dall’ormai amico Yonezu Kenshi per la serie televisiva Perfect World (パーフェクトワールド).

Il 10 luglio scorso, invece, è uscito il suo secondo album, dal titolo LOVE.

 

La sua carriera musicale, nonostante non sia lunga quanto quella attoriale, l’ha portato a realizzare molti brani con testi significativi e carichi di sentimenti. Le canzoni che oggi qui vogliamo consigliare sono quelle dei due album completi da lui pubblicati.

 

PLAY

PLAY regular edition

Il primo album di Suda Masaki, partendo dal titolo, ci fa intuire che lo scopo dell’artista sia proprio quello di esprimere la sua passione e il suo divertimento nel fare musica, con l’intento di trasmettere le stesse sensazioni a chi lo ascolta.

È stato pubblicato il 21 marzo 2018 in tre edizioni diverse: regular, limited edition e limited edition (first press).

Si compone di 12 tracce:

  1. さよならエレジー (Sayonara Elegy)
  1. いいんだよ、きっと (Iindayo, kitto)
  1. 見たこともない景色 (Mita koto mo nai keshiki)
  1. ピンクのアフロにカザールかけて (Pink no afuro ni kazāru kakete)
  2. 風になってゆく (Kaze ni natte yuku)

    PLAY limited edition

  1. 台詞 (Serifu)
  1. スプリンター (Sprinter)
  1. ゆらゆら (Yurayura)
  1. 呼吸 (Kokyu)
  1. 浅草キッド (Asakusa kid)
  1. 灰色と青 (Haiiro to ao)
  1. 茜色の夕日 (Akaneiro no yuuhi)

 

 

PLAY limited edition (first press)

In generale, l’album presenta canzoni molto orecchiabili in cui si alternano stili pop e rock e ritmi lenti con toni malinconici (Haiiro to ao – 灰色と青 )  ad altri più potenti ed energici (Pink no afuro ni kazāru kakete –ピンクのアフロにカザールかけて ) in cui la chitarra, che sia elettrica o acustica, è sempre presente.

Il primo brano, Sayonara Elegy (さよならエレジー ) è particolarmente emozionante, poiché parla di una storia d’amore che ormai è finita e del dolore che si è costretti ad affrontare. Il cantante, però, decide di non abbandonarsi completamente alla solitudine e alla disperazione; al contrario ha la forza di sopportare tutto questo e di mantenere vivi i ricordi dei momenti passati insieme all’amata.

 

 

LOVE

LOVE regular edition

LOVE è il secondo album di Suda Masaki. Pubblicato pochi giorni fa, si trova ora al quarto posto nella classifica dell’Oricon Album Chart. Il titolo, come per il primo album, è molto importante perché si tratta di un esplicito riferimento al fatto che la passione dell’artista per la musica non è più un semplice “gioco”, ma è diventato puro amore.

Anche questo è stato rilasciato in tre edizioni diverse: regular, limited edition e limited edition (first press).

Si compone di 11 tracce:

  1. まちがいさがし (Machigai sagashi)
  1. クローバー (Clover)
  1. ロングホープ・フィリア (Long Hope Philia)
  1. 7.1oz
  1. ドラス (Drasu)
  1. つもる話 (Tsumoru hanashi)
  1. キスだけで feat. あいみょん (Kisu dake de feat. Aimyon)

    LOVE limited edition

  1. りびんぐでっど (Living dead)
  1. TONE BENDER LOVE
  1. あいつとその子 (Aitsu to sono ko)
  1. ベイビィ(Baby)

 

Gli stili pop e rock tipici dell’artista sono percepibili in tutti i brani presenti in questo album. L’ordine delle tracce ci porta ad ascoltare canzoni da iniziali ritmi pacati (Clover – クローバー) a canzoni dal ritmo più movimentato (Drasu –ドラス), per poi tornare a ritmi dolci e lenti (Kisu dake de – キスだけで). Uno dei temi principali, come si può facilmente intuire, è l’amore nelle sue varie sfaccettature, accompagnato come sempre dall’immancabile suono della chitarra.

 

LOVE limited edition (first press)

Questo tema, in particolare, è molto presente nella canzone Long Hope Philia (ロングホープ・フィリア). Come lo stesso Suda ha affermato in una recente intervista, “Philia” è una parola greca che esprime l’affetto che si prova verso coloro che ami e la canzone ha proprio questo significato: la speranza per un legame con qualcuno a cui tieni che duri per sempre.

 

 

 

 

 

— di Sara Grassilli


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BUCK-TICK (バクチク) – No.0

IL GRUPPO

I BUCK-TICK (バクチク bakuchiku) sono un gruppo rock giapponese, attivo dal 1984. La band si è formata a Fujioka ed è considerata, insieme agli X Japan, uno dei precursori del genere visual kei. Il nome è una curiosa trascrizione in katakana del termine giapponese 爆竹 (bakuchiku), che significa “fuochi d’artificio”.

Precedentemente noti come GO-GO, i BUCK-TICK fanno il loro esordio nella scena mainstream nel 1987 con l’album Hurry Up Mode. Da allora, la formazione non ha più subito cambiamenti.

Il gruppo si compone di cinque membri:

  • Sakurai Atsushi 櫻井敦司, voce
  • Imai Hisashi 今井寿, chitarre e cori
  • Hoshino Hidehiko 星野英彦, chitarre, tastiere e cori
  • Higuchi Yutaka 樋口豊, basso
  • Yagami Toll ヤガミトール, batteria

 

No.0

L’album che proponiamo è intitolato No.0. Uscito nel 2018 per l’etichetta Lingua Sounda, si tratta del ventunesimo, nonché più recente, album del gruppo.

Si compone di 13 tracce:

  1. Reishiki juusan kata ( 零式13型 )
  2. Bishuu Love ( 美醜LOVE )
  3. Gustave
  4. Moon sayounara wo oshiete ( Moon さようならを教えて )
  5. Harairojuujidan – Rosen Kreuzer – ( 薔薇色十字団 – Rosen Kreuzer – )
  6. Salome – femme fatale ( サロメ – femme fatale )
  7. Ophelia
  8. Hikari no teikoku ( 光の帝国 )
  9. Nostalgia – vita ( ノスタルジア – ヰタ メカニカリス – )
  10. Igniter
  11. Babel
  12. Guernica no yoru ( ゲルニカの夜 )
  13. Tainai kaiki ( 胎内回帰 )

 

L’album presenta il sound tipicamente hard rock / heavy metal della band, a cui vengono aggiunte spiccate influenze elettroniche. Il risultato è un’opera che difficilmente è assimilabile al visual kei, genere peraltro appartenente ad un’epoca oramai passata: piuttosto, le atmosfere cupe e sinistre ricordano a tratti il gothic rock e il doom metal. Questo vale soprattutto per la prima parte dell’album, che invece va via via ad ammorbidirsi con il passare delle tracce.

L’album si apre con Reishiki juusan kata: dopo un’epica introduzione strumentale, fa il suo ingresso la voce di Sakurai Atsushi, in un brano dalle atmosfere molto scure. Atmosfere che rimangono tali nella seconda traccia Bishuu Love, in cui si avvertono le prime influenze elettroniche. Tuttavia bisogna attendere il terzo, magnifico brano Gustave per rendersi conto appieno delle potenzialità che il mix rock / musica elettronica possiede: un intro che ricorda i Muse di Unsustainable sfocia in una canzone dalle sonorità quasi EDM. Certamente uno dei brani più riusciti dell’album.

La quarta traccia Moon sayounara wo oshiete è altresì uno dei due singoli estratti dall’album: lo si può facilmente intendere dal ritornello orecchiabile e dalla presenza, anche in questo caso, di molti elementi elettronici che ricordano la musica degli anni ottanta.

Dal quinto brano Harairojuujidan – Rosen Kreuzer – vediamo diminuire leggermente le sonorità cupe, che lasciano spazio ad un sound meno metal e decisamente più rock. La sesta traccia Salome – femme fatale, che rispecchia certamente il titolo, si distingue per un intermezzo strumentale piuttosto straniante e per un assolo di tastiere di Hoshino Hidehiko. La seguente Ophelia lascia invece spazio alla voce di Sakurai, alternando sezioni ritmiche acustiche con altre elettroniche. L’ottava canzone Hikari no teikoku è certamente una di quelle con le maggiori influenze elettroniche, seguita da Nostalgia – vita, che mantiene questo sound.

Con la decima traccia Igniter tornano le atmosfere gotiche e distopiche che caratterizzavano i primi brani dell’album. Questo vale anche per la seguente Babel, l’altro singolo estratto dall’album. Ma la vetta, a mio modesto parere, si raggiunge con gli ultimi due brani. Guernica no yoru si apre con un’atmosfera molto malinconica, per poi sfociare in una ballad ossessiva. La conclusione epica la rende una delle canzoni più belle dell’album. Album che si chiude con l’orecchiabile ma gloriosa Tainai kaiki, brano in cui lo strumento prevalente è la chitarra acustica.

L’album è caldamente consigliato ai fan di qualunque sottogenere del rock: sono infatti presenti influenze goth, doom, progressive e new wave, oltre alle già citate influenze elettroniche. Certamente un ascolto non semplice, ma al tempo stesso molto gratificante.

—di Pietro Spisni


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