Nankyoku Ryōrinin (2009)

Cineteca JFS!

Anche questa settimana l’Associazione Takamori vi fa compagnia raccontandovi un nuovo film. Quello che vi presentiamo oggi è Nankyoku Ryōrinin, una commedia del 2009 dal titolo inglese The Chef of South Polar, diretta da Okita Shūichi.

La passione di Nishimura, il protagonista, è la cucina; tuttavia, non avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbe stato coinvolto in una spedizione alla Dome Fuji Station, nei pressi del Polo Sud. Il giovane e i suoi compagni di squadra saranno messi alla prova ripetutamente e affronteranno numerose difficoltà e crisi esistenziali nel freddo polare. La pellicola ha ricevuto il premio per il Miglior Attore non Protagonista alla cinquantunesima edizione dei Blue Ribbon Awards e quello per il Miglior Attore allo Yokohama Film Festival del 2010.

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L’Associazione Takamori dispone di un ampio database di sottotitoli italiani per film giapponesi a cura dei membri dell’associazione stessa. Vi ricordiamo che il database di tutti i sottotitoli dei nostri film sono a vostra disposizione qualora siate interessati a proiettarli all’interno delle vs manifestazioni. Oppure potete richiederci anche una nuova sottotitolazione! Basta scrivere a: info@takamori.it

Dawn Wind in my Poncho (2017)

(Giappone, 2017)

Regia: Hirohara Satoru

Cast: Nakamura Aoi, Nakano Taiga, Yamamoto Yuma

Genere: commedia

Durata: 90 minuti

Lingua: Giapponese

Dawn Wind in my Poncho (ポンチョに夜明けの風はらませて, Poncho ni yoake no kaze haramasete) è un film comico giapponese del 2017 del regista Hirohara Satoru, basato sul romanzo omonimo di Kazumasa Hayami. Il film è stato selezionato per la 61° edizione del Berlin International Film Festival.

Il film racconta la storia di un gruppo di amici.  Il giorno della pubblicazione dei risultati del test di ingresso dell’università, Jin scopre di non essere stato ammesso. Vicini al giorno della cerimonia di diploma, Jin e i suoi due amici, Matahachi e Jambo, decidono di fare un ultimo viaggio tutti insieme. Lungo il loro viaggio incontrano Ai, una cantante emergente troppo ribelle per quel che il pubblico desidera, e Maria, una ragazza che lavora alla “Clinica dell’amore” in cui Jambo si fermerà per una consultazione particolare.

La prima metà di film è molto leggera e spensierata, i nostri scanzonati personaggi mostrano tutta la loro eccentricità in ogni contesto gli venga presentato. La seconda parte di film invece prende tono più serio a seguito di una rivelazione che ci permette di vedere sotto un’altra luce il personaggio di Matahachi. Se prima di questa rivelazione i protagonisti non avevano un vero scopo, avendo deciso di partire su due piedi, si ritroveranno poi in una gara contro il tempo per raggiungere il loro obiettivo.

Si tratta di una pellicola leggera, che coinvolge lo spettatore fin da subito e che lo fa affezionare ai protagonisti man mano che la vicenda va avanti. L’amicizia che lega i tre protagonisti li porta a fare di tutto pur di aiutarsi l’un l’altro.

Questo è un film sicuramente consigliato per gli amanti delle commedie o delle storie di formazione. Una storia di amicizia e di scoperta di sé, da non perdere.

 

— recensione di Alessandro Canale.

back number – MAGIC (2019)

I back number sono un gruppo pop rock formato nel 2004 da tre compagni del liceo della prefettura di Gunma. Dal 2006, il gruppo è composto da Shimizu Iyori (voce e chitarra), Kojima Kazuya (basso e seconda voce) e Kurihara Hisashi (batteria).

La loro discografia è composta da otto album e numerosi singoli, tra cui due produzioni in particolare hanno contribuito maggiormente al loro successo: il singolo Christmas Song, al primo posto della classifica Billboard Japan Hot 100 nel 2015, e il loro album più famoso: Encore (アンコール), che ha raggiunto i primi posti fra i dischi più venduti del 2017.

Il loro ultimo album, MAGIC, di cui vi parleremo oggi, rappresenta in gran parte lo stile della loro produzione, ma introduce alcune novità che lo rendono particolarmente interessante.

Titolo: MAGIC

Anno di rilascio: 2018

Casa discografica: Universal Music Japan

Tracce: 12

Durata: 47 minuti

 

Tracklist

  1. 最深部
  2. Summer Wonderland
  3. 瞬き
  4. 明るい夜に
  5. Artist
  6. Old Fashion
  7. Loneliness
  8. 雨と僕の話
  9. Exhibition Death Match
  10. Monaural Fantasy
  11. Happy Birthday
  12. 大不正解

Nell’album si susseguono brani squisitamente rock, come 最深部 (Saishinbu), Artist, Loneliness o Exhibition Death Match nei quali la chitarra elettrica e la batteria sono protagoniste della creazione di un ritmo veloce, incalzante, e talvolta prevalgono rispetto alla voce in assoli che introducono o seguono il ritornello. I ritmi rock sono spezzati da brani come 瞬き (Mabataki),  明るい夜に (Akarui yoruni) o Old Fashion nei quali la presenza di questi strumenti si attenua, in uno stile più pop che lascia ampio spazio alla voce di Shimizu, a volte accompagnata anche da pianoforte e chitarra acustica, in particolare in 雨と僕の話 (Ame to boku no hanashi). Qui la voce acquista un ruolo fondamentale, ed è questo il brano nel quale possiamo apprezzare al meglio l’abilità del cantante nel continuo passaggio da voce di petto a voce di testa, attraverso il quale riesce a trasmettere alla perfezione tutta l’emozione racchiusa nel testo.

 

Questo alternarsi di rock, pop e ritmi più acustici è ciò che caratterizza la produzione dei back number, ma in questo album il divario fra i generi si fa molto più accentuato. Rispetto al loro disco più conosciuto, Encore, questa volta troviamo infatti una maggiore presenza di brani rock, nei quali le caratteristiche proprie del genere emergono in modo molto più evidente. Questi pezzi, sapientemente intervallati da ballate e melodie più soft, lo rendono un album incredibilmente vario, che sorprende l’ascoltatore canzone dopo canzone.

— recensione di Luca Levoni.

Love and Honor (2006)

Cineteca JFS!

Anche questa settimana l’Associazione Takamori vi fa compagnia raccontandovi un nuovo film. Quello che vi presentiamo oggi è Love and Honor, un dramma storico del 2006, diretto dal pluripremiato Yamada Yōji.

È il terzo capitolo della sua “trilogia del samurai”, una serie di tre film basati sui racconti di Fujisawa Shūhei, tutti incentrati su figure samuraiche. Nel Giappone del periodo Edo, un samurai di basso rango, di nome Mimura Shinnojō, lavora come assaggiatore del signore feudale locale, ma è insoddisfatto di questo impiego. Un giorno, il suo fato cambia improvvisamente: dopo aver assaggiato dei molluschi avvelenati, originariamente destinati al Daimyō, perde completamente la vista. Tra gli innumerevoli premi ricevuti dalla pellicola, ricordiamo quelli per la Migliore Cinematografia e il Miglior Attore non Protagonista al Japan Academy Film Prize del 2007, e quello per la Miglior Musica allo Shanghai International Film Festival dello stesso anno.

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L’Associazione Takamori dispone di un ampio database di sottotitoli italiani per film giapponesi a cura dei membri dell’associazione stessa. Per ulteriori informazioni, contatti e collaborazioni:

Indirizzo di posta elettronica: info@takamori.it

 

Se i gatti scomparissero dal mondo (2019)

Se i gatti scomparissero dal mondo

Autore: Kawamura Genki

Titolo originale: 世界から猫が消えたなら

Editore: Giulio Einaudi Editore

Traduzione: Anna Specchio

Edizione: 2019

Pagine: 176

Se i gatti scomparissero dal mondo è la storia assurda di un uomo semplice, un postino che vive solo con il suo amato gatto e che un giorno si decide ad andare dal dottore a causa di un insistente e doloroso mal di testa. Lì gli viene detto ciò che nessuno di noi vorrebbe mai sentirsi dire: sta per morire. Il mal di testa è infatti il sintomo di un tumore silente ormai all’ultimo stadio. Nessuno può sapere con certezza quanto ancora gli resterà da vivere, ma di certo non molto.

Inizia così tragicamente la storia del nostro protagonista, che per tutto il libro resterà senza nome. La storia che ci viene raccontata non è però interamente tragica, anzi, fin dalle prime pagine tutto sembra risollevarsi con l’entrata in scena del più inaspettato dei personaggi: il Diavolo. Certo, non è il Diavolo che ci aspetteremmo; infatti da subito il protagonista decide di ribattezzarlo “Aloha”, per via delle sgargianti camicie hawaiane che indossa.

In ogni caso, essendo il Diavolo, ovviamente propone al nostro protagonista di risolvere l’imminente problema della sua morte con un patto apparentemente semplice: ogni sera egli dovrà decidere di far scomparire qualcosa dal mondo e in cambio potrà guadagnare un giorno in più di vita. Giudicando il patto vantaggioso, il protagonista decide di accettarlo, ma le scelte riguardo le cose da far scomparire sembrano ogni giorno più difficili e anche le cose più piccole scatenano nel libro – e nel lettore – grandi riflessioni.

Il nostro protagonista si trova quindi ogni giorno a dover pesare il valore della propria vita e quello di una qualunque altra cosa e decidere quale sia più importante. Ma c’è qualcosa di più importante della vita? All’inizio sembra di no, qualunque prezzo sembra accettabile per un giorno in più su questa terra… Eppure ogni oggetto per quanto piccolo, sembra portare con sé innumerevoli ricordi. Non sono forse proprio le cose più piccole e semplici, quelle che sembrano le più superflue, quelle che ci mancano di più quando spariscono?

Se i gatti scomparissero dal mondo è una lunga riflessione, più che una breve storia, sul senso della vita e delle cose che ne fanno parte, sviluppata attraverso gli occhi di una persona che, come tutti, pensa di avere molto tempo a disposizione per fare molte cose e deve invece fare i conti con la realtà: tutto è limitato, anche la nostra vita su questa terra e “per ottenere qualcosa, bisogna sacrificarne un’altra” come viene ripetuto più volte. Il momento per arrivare a tutte queste conclusioni però, arriva sempre troppo tardi, quando l’occasione di vivere davvero, di amare davvero, l’abbiamo già perduta.

Nonostante possa sembrare un libro deprimente, il ritmo è veloce e il tono leggero. Il protagonista è un uomo talmente comune che è quasi impossibile non immedesimarsi e il messaggio che ci rimane è comunque un messaggio di speranza: un invito a vivere la vita pienamente, godendo di ogni momento, di ogni relazione e di ogni piccola cosa finché ne abbiamo la possibilità.

 

— recensione di Giulia Zeni.