Hush! (2001)

Cineteca JFS!

Anche questa settimana l’Associazione Takamori vi fa compagnia raccontandovi un nuovo film. Quello che vi presentiamo oggi è Hush!, del 2001, diretto da Hashiguchi Ryōsuke.

Il film si concentra sul senso di insoddisfazione e delusione, causato dall’assenza di qualcosa nella vita. Tratta il tema dell’omosessualità ed è particolarmente apprezzato per la verosimiglianza dei personaggi, descritti dal regista come persone reali.

Tra i premi più importanti ricordiamo quelli per miglior film, miglior regista e, con Tanabe Seiichi, miglior attore, allo Yokohama Film Festival del 2003.

Guarda il nostro video qui!


L’Associazione Takamori dispone di un ampio database di sottotitoli italiani per film giapponesi a cura dei membri dell’associazione stessa. Per ulteriori informazioni, contatti e collaborazioni:

Indirizzo di posta elettronica: info@takamori.it

Kikagaku Moyo

Se volete immergervi in un Giappone psichedelico, con un sound ed un’estetica decisamente anni ‘60, ecco la band giusta per voi: i Kikagaku Moyo.
La band, formatasi a Tokyo nel 2012, è composta da 5 membri:

Go Kurosawa (batteria, voce)

Tomo Katsurada (chitarra, voce)

Kotsuguy (basso)

Daoud Popal (chitarra)

Ryu Kurosawa (sitar).

E’ complesso pensare di inquadrarli in un genere preciso, a parte l’oggettivo influsso del rock psichedelico. Le loro tracce sono un mix di musica Indiana tradizionale (vedi la presenza costante del sitar elettrico), Krautrock, folk e musica rock anni ’70, un’esplosione di suoni e ritmi che difficilmente ho trovato in band che appartengono alla stessa onda.

Incredibili e appassionati musicisti, hanno fin da subito riscontrato grande successo in tutto il mondo. I loro live, con scalette improvvisate al momento e sessioni di musica inedita, come ha dichiarato in un’intervista lo stesso cantante, non sono mai scontati e banali, capaci di immergere gli ascoltatori in un’altra dimensione.

Discografia

Il loro debutto avviene nel 2013 con la pubblicazione dell’omonimo album “Kikagaku Moyo’’, allora prodotto solo da due degli attuali membri della band, e sicuramente meno sperimentale rispetto all’ultimo uscito nel 2018, “Masana Temples’’. In quest’arco temporale ne hanno pubblicati altri due: “Forest of Lost Children” (2014) che vede la presenza di Smoke and Mirrors, una delle loro tracce più apprezzate; e “House in the Tall Grass” (2016).
Se si ascoltano gli album in progressione, si nota la netta crescita musicale sia in termini di sound, sia in termini di coerenza musicale. Nonostante le tracce appaiano così diverse, si riesce a cogliere l’interesse  e l’entusiasmo nella continua sperimentazione e nell’amore per qualsiasi forma musicale. Ma è soprattutto il suonare insieme, riuscire a produrre ogni volta qualcosa che raggiunga un che di “spirituale”, che riesce a coinvolgerci in una meravigliosa esperienza musicale.

— recensione di Anna Maria Meccariello.