A Long Goodbye ー Nakano Ryōta

長いお別れ

A Long Goodbye

(Giappone, 2019)

Regia: Nakano Ryōta

Cast: Aoi Yū, Takeuchi Yūko, Matsubara Chieko, Yamazaki Tsutomu

Genere: family, drammatico, medical

Durata: 127 minuti

A Long Goodbye (長いお別れ) esce nelle sale giapponesi il 31 maggio 2019 e viene diretto dal noto Nakano Ryōta, regista delle pellicole Capturing Dad e Her Love Boils Bathwater.  Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Nakajima Kyōko, il quale si aggiudica il prestigioso premio letterario Chūōkōron (中央公論文芸賞) e il premio Iryōshōsetsu (日本医療小説大賞), specializzato in medical fiction.

La trama

La storia raccontata è quella della famiglia Higashi: i coniugi Shōhei e Yōko vivono da soli a Shizuoka, mentre le figlie ormai adulte conducono le proprie vite. In occasione del settantesimo compleanno del capofamiglia, le due sorelle vengono invitate dalla madre a far visita ai genitori, e qui scoprono il reale motivo della chiamata. Infatti, da almeno sei mesi il padre comincia a mostrare i primi segni di demenza, che poi si rivelerà essere un vero e proprio principio di Alzheimer. Da qui la tacita richiesta della madre di starle accanto durante un momento così difficile, e le conseguenti scelte delle due figlie, che andranno a incidere sulla loro vita privata. Se la maggiore, Mari, fatica a essere presente a causa del marito e del figlio Takashi, con i quali vive in America, la giovane Fumi cerca di conciliare il sogno di lavorare nella ristorazione a Tokyo con questo nuovo aspetto della sua vita. La famiglia Higashi riscoprirà giorno dopo giorno un uomo nuovo: non più l’austero preside scolastico, non più il padre severo, non più il marito coraggioso. Al suo posto, troveranno un uomo che tenta di esprimersi diversamente e che, nei suoi frequenti silenzi, riuscirà a comunicare come non aveva mai fatto prima. Attraverso i suoi ricordi più dolci, la famiglia cercherà di costruirne di nuovi, rendendo questo “lungo addio“, l’occasione per riunirsi e fortificare i legami più importanti.

L’Alzheimer attraverso gli occhi di un maestro

Higashi Shōhei, noto preside e insegnante di scuola, comincia ad avvertire i primi segnali dell’Alzheimer all’età di settant’anni. Sebbene inizialmente si manifesti con difficoltà di orientamento e leggeri vuoti di memoria, l’uomo vedrà presto scomparire anche le identità delle persone a lui più care. Eppure, nonostante non riconosca quasi più i membri della sua famiglia, il suo amore per la cultura sembra accompagnarlo fino ai suoi ultimi istanti. Per tutta la durata del film lo vediamo leggere vari volumi – un libro fra tutti, Kokoro di Natsume Sōseki – e fare esercizi di scrittura di kanji molto complessi. Da questa sua caratteristica, il nipote Takashi comincerà a chiamarlo “kanji master”, provando una grandissima ammirazione nei confronti del nonno.

Shōhei ci fa quindi capire che la passione può talvolta superare la malattia, facendo sì che la demenza non impedisca di compiere azioni come leggere, scrivere, suonare uno strumento. Allo stesso modo, l’uomo non dimentica l’amore che prova verso la moglie e le figlie, e ne diventa “maestro”. Per la prima volta riesce ad aiutarle nel momento del bisogno e prova emozioni nuove, quali gratitudine, orgoglio e commozione.

Super-aging: l’invecchiamento nella società giapponese

Dal 2006 il Giappone è al primo posto fra le super-aging societies, ovvero gli stati in cui la popolazione “anziana” è molto alta rispetto a quella dei giovani. In particolare, in una decina di anni il Giappone ha portato la popolazione sopra i 65 anni a oltre un quarto di quella totale, con la previsione che entro il 2050 possa raggiungere un terzo – ricordiamo che l’Italia è in seconda posizione con più di un quinto. In una situazione del genere, l’invecchiamento della popolazione è diventato un argomento molto discusso in Giappone, rendendo molto più frequenti anche gli accenni alle varie forme di demenza che ne conseguono.

Tuttavia, se è vero che per il 2025 la demenza colpirà un anziano su cinque, il Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare sta mettendo in atto piani specializzati per la normalizzazione della malattia. L’obiettivo è infatti quello di creare delle comunità in cui le persone possano vivere insieme e non sentirsi escluse dalla società. Qui possono essere seguite anche nello sviluppo della demenza, cercando di utilizzare esercizi e attività che aiutino i pazienti al recupero della memoria. Dato per certo che attualmente non ci sia una vera e propria cura per questa malattia, è rilevante l’impatto che un trattamento del genere possa avere su un anziano con demenza. L’amore familiare, il continuo allenamento della memoria e un ambiente del tutto inclusivo, possono ridare dignità a chi pensava di averla perduta per sempre.

Nonostante il romanzo trattasse di un padre con l’Alzheimer, mi ha fatto ridere e dato conforto.

Il film che volevo realizzare doveva essere esattamente così.

Nakano Ryōta

A Long Goodbye è un film dolce e malinconico, e ci mette di fronte alla paura di perdere una persona cara. Attraverso le piccole azioni quotidiane della famiglia Higashi, partiremo per un viaggio alla riscoperta dei ricordi più profondi, delle parole mai dette e delle emozioni più intime. Aggrappatevi alla giostra!

 

ー recensione di Laura Arca


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Il rovescio del broccato

Autore: Tanishi Kingyo, Santō Kyōden, Umebori Kokuga

Titolo: Il rovescio del broccato

Editore: Atmosphere libri

Traduzione: Cristian Pallone

Edizione: 2019

Pagine: 273

Atmosphere propone in traduzione italiana quattro racconti ambientati nel quartiere di piacere di Yoshiwara, nell’antica Edo (attuale Tokyo) verso la fine del XVIII secolo. La diffusione dei quartieri di piacere risale al 1617 sotto lo shogunato Tokugawa. Erano presenti in tutto il Giappone ma, con la crescente importanza della capitale Edo, molti tenutari di case private decisero di spostarvi la loro attività. Venne loro data una porzione di terreno e, così, nacque il quartiere di Yoshiwara. Vi erano vari livelli di cortigiane, il primo era rappresentato dalle oiran. Vi erano anche le geisha, per cui è più corretta la definizione di intrattrenitrici. Esse infatti non si prostituivano: quella che le identifica con prostitute è una visione occidentale nata verso la fine del XIX secolo dovuta ad una generalizzazione compiuta dai viaggiatori che definivano con questo termine le donne dedite ad ogni forma di intrattenimento, senza differenziare.

Edo umare uwaki no kabayaki (1785) di Santō Kyōden

Quando si parla delle opere del Gesaku, è molto interessante notare come difficilmente si tratti di letteratura come noi la intendiamo: il testo veniva prodotto in xilografia e la parte visiva era particolarmente importante. La collaborazione tra scrittore e disegnatore era fondamentale ed alcuni scrittori, tra cui lo stesso Santō Kyōden, creavano le illustrazioni delle proprie opere.  In queste si racconta di un mondo elegante, dove citazioni colte e un aspetto nobile sono necessarie per entrare nelle grazie di una cortigiana, dominato da regole di etichetta e, in fin dei conti, dal denaro. Questo molte volte muove la narrazione: clienti poveri innamorati delle cortigiane che provano in ogni modo a ritornare dall’amata, oppure storie di amori impossibili che, il più delle volte, si risolvono in un doppio suicidio, leitmotiv della letteratura giapponese. Sovente è presente anche l’elemento sovrannaturale che si presenta sottoforma di fantasmi e maledizioni. Questo ci dice molto sul bagaglio culturale degli autori di queste storie: molti di questi sono infatti uomini estremamente colti e fanno un uso sapiente di elementi lontani da una semplice storia di intrattenimento.

L’autore della prima storia, Tanishi Kingyo, era un medico. Lo stesso Santō Kyōden, autore importante e molto noto nell’Edo dell’epoca, non era soltanto dedito alla scrittura e all’illustrazione dei suoi libri: era anche un poeta molto attivo nei circoli degli intellettuali del periodo, definiti bunjin, ovvero “uomini di lettere”. Queste erano opere scritte per il divertimento proprio e dei chōnin, gli abitanti della città. In quanto divertissement, non era ben vista nella società questa attività di scrittori e molti, tra cui gli autori già citati, si firmavano con pseudonimi. Era anche molto attiva la censura nei confronti di queste opere: lo stesso Santō Kyōden vi incapperà proprio con il racconto Il rovescio del broccato. Quest’opera è ambientata nel quartiere di piacere di giorno, e rappresenta quello stesso mondo capovolto. La storia dei due amanti fa solo da cornice al vero protagonista: il quartiere di Yoshiwara, in questo caso mostrato nella sua nudità e nel momento in cui, solitamente, è spento. La sua capacità di intrecciare elementi del racconto licenzioso, come la parodia dei classici e la satira sociale, ad una trama sentimentale, lo rende un autore importante nel panorama della Edo dell’epoca. Questo cambiamento è presente anche nell’ultima storia qui proposta, Un bivio lungo la strada verso la conquista della cortigiana scritto da Umebori Kokuga. Questo denota la nascita di una nuova sensibilità all’alba del XIX secolo in Giappone, così come l’obsolescenza in cui era incappato il racconto licenzioso e la necessità, in qualche modo, di reinventarsi.

 

– di Simone Lolli


Guarda anche:

JFS: STILL THE WATER 21/1/2020

 

PROMOZIONE JFS: ingresso 3 euro

Still the Water ・2つ目の窓

(Giappone, 2014)
Regia: Kawase Naomi
Cast: Watanabe Makiko, Sakaki Hideo, Murakami Jun
Durata: 110 minuti

Lingua giapponese con sottotitoli professionali in italiano Takamori.

Ad Amami Ōshima, isola del Giappone subtropicale, le tradizioni collegate alla natura sono rimaste inalterate e come ogni anno nel mese di agosto si celebrano le danze della luna piena. Durante i festeggiamenti, il quattordicenne Kaito scopre un cadavere che galleggia in mare. La fidanzata Kyōko tenterà di aiutarlo a svelare cosa vi sia dietro al misterioso e macabro ritrovamento e i due impareranno insieme a crescere, sperimentando i cicli intrecciati di vita, morte e amore.

 

Dove: Cinema Rialto, Via Rialto, 19, 40126 Bologna
Quando: ore 21:00

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ASIAN KUNG-FU GENERATION


Gli Asian Kung-Fu Generation (アジアン・カンフー・ジェネレーション, Ajian Kanfū Jenerēshon, stilizzato come ASIAN KUNG-FU GENERATION) sono una band alternative rock formatasi a Yokohama nel 1996. Durante tutta la sua carriera il gruppo ha sempre mantenuto la formazione originaria con Masafumi Gotoh alla voce, Kensuke Kita alla chitarra, Takahiro Yamada al basso, e Kiyoshi Ijichi alla batteria. Asian Kung-Fu Generation vengono spesso citati in quanto una delle migliori band modern rock giapponesi degli anni 2000.

L’inizio e il debutto

Nel 1996 Masafumi Gotoh, Kensuke Kita e Takahiro Yamada si incontrano in un club di musica all’università privata di Yokohama, da tale incontro nascerà l’idea per gli Asian Kung-Fu Generation, al quale si aggiungerà poco dopo il batterista Kiyoshi Ijichi. Il gruppo inizia esibendosi all’università e nei locali dell’area di Yokohama, nel 2000 pubblicano il loro primo EP, contenente sei cover di canzoni inglesi. Nel Novembre del 2002 la band rilascia il suo primo mini album “Hōkai Amplifier” (崩壊アンプリファー) e, grazie al successo ottenuto, nel 2003 l’album viene ripubblicato sotto la nuova etichetta musicale della band, la Ki/oon Records, una sottofiliale della Sony Music Entertainment Japan. Quello stesso anno la band si esibisce all’annuale rock festival della Fuji Rock Festival 03’ e al Summer Sonic 03’ a Tokyo e Osaka. Ad agosto la band rilascia il suo primo singolo di debutto “Mirai no Kakera” (未来の破片), seguito poco dopo dal secondo singolo “Kimi to Iu Hana” (君という花). Giorni dopo gli AKFG tengono il primo di una serie di festival annuali, il NANO-MUGEN FES. Nel mese di novembre la band rilascia il primo full-length album in studio, “Kimi Tsunagi FIVE M” (君繋ファイブエム), vendendo nella prima settimana oltre 250 mila copie e arrivando al quinto posto nella classifica Oricon. Crescendo sia fama che seguito del gruppo, i fans iniziarono a chiamarli semplicemente Ajikan (アジカン), uno snellimento del nome completo.

Best Hit AKFG

Nel 2004 gli AKFG ottengono il primo premio come Miglior Nuovo Artista, mentre il loro video per il singolo “Kimi to Iu Hana” vince il primo premio come miglior video musicale allo SPACE SHOWER Music video Awards. Tra il gennaio e il febbraio dello stesso anno il gruppo compie il suo primo tour dopo il debutto: Five Nano Seconds, che contava 13 shows. Il primo luglio alla Nippon Budokan arena a Tokyo la band suona al loro terzo NANO-MUGEN FES, nel corso dell’estate suonano in più di dieci rock festival, inclusi il Meet The World Beat, il Rock In Japan Fes ’04 e il Fuji Rock Festival ’04. Nei mesi successivi la band rilascia altri quattro singoli “Siren” (サイレン), “Loop & Loop” (ループ&ループ), “Rewrite” (リライト) e “Kimi no Machi Made” (君の街まで), prima di rilasciare ad ottobre il loro secondo full-lenght album “SOL-FA” (ソルファ). L’album rimane primo nella classifica Oricon per due settimane consecutive arrivando poi a vendere 600 mila copie. Indice del sempre maggiore successo della band non solo a livello nazionale, ma anche internazionale è la petizione organizzata dai fans degli AKFG affinché la distribuzione delle copie del loro secondo album avvenisse anche al di fuori del Giappone; nell’ottobre del 2005 la Tofu Record stipulò un contratto che permise la pubblicazione di “SOL-FA” negli Stati Uniti. Inoltre il singolo Rewrite trovò apprezzamento a livello nazionale e internazionale quando venne scelto come quarta sigla d’apertura per l’anime Fullmetal Alchemist. Successo simile nello stesso periodo ebbe la canzone “Haruka Kanata”, utilizzata come seconda sigla d’apertura per l’anime Naruto. Nel 2005 pubblicano un DVD che mantiene la prima posizione nella classifica Oricon DVD per un mese intero. Più tardi, sempre nel 2005 pubblicano un altro singolo: “Blue Train”. Nel 2006 pubblicano ben 2 album, “Fanclub” e una compilation, “Feedback File”. Nello stesso anno escono anche altri due singoli: “World Apart” e “Aru Machi no Gunjo” e dopo la pubblicazione dell’album “Fan Club” gli AKFG partono per un tour nazionale chiamato Count 4 My 8 Beat che ottiene uno strepitoso successo. Nel 2007 pubblicano il loro terzo DVD e il singolo chiamato “After Dark” (noto anche per essere stato scelto come sigla di apertura dell’anime Bleach) che vende 38.624 copie nella sola prima settimana d’uscita. Nel 2009 esce il loro tredicesimo singolo “Shinseiki No Love Song” (letteralmente canzone d’amore del nuovo secolo). Nel 2010 Gotō annuncia l’uscita del loro sesto album. Si tratta di “Magic Disk” che prevede 13 tracce più una bonus (“Solanin”). La traccia bonus è stata usata come colonna sonora nell’omonimo film del 2010 diretto da Takahiro Miki e scritto da Asano Inio.

Stile musicale

Lo stile musicale degli AKFG viene influenzato principalmente dall’alternative rock e indie rock degli anni ’90, in particolare da gruppi come gli Oasis, i Manic Street Preachers e gli Smashing Pumpkins. Questo in unione con un’ampia varietà di altri generi musicali che vanno dal pop, al garage, new wave, hardcore punk fino all’heavy metal. I membri della band si sono poi rivelati essere fan non solo di gruppi giapponesi come i Number Girl, gli Eastern Youth, Hi-Standard, ma anche di gruppi occidentali come i Beatles, gli XTC, i Pet Shop Boys e i King Bees. Come risultato molte delle loro canzoni mantengono un preciso equilibrio di vari elementi tra i generi musicali, molti espressi per lo più tramite tempi veloci, melodie forti, distorsioni, powerchord, groove con liriche trasgressive che volgono a suscitare emozioni. Durante la loro carriera, così come molte rock band giapponesi, il gruppo tende a espandere gradualmente lo stile sonoro di base piuttosto che reinventarsi drasticamente: cambiamento evidente nelle differenze tra le prime produzioni e la canzone “Shinseiki No Love Song”, che dimostra la maturazione musicale della band.

− di Vittoria Foschi


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