Akushon! – I registi di JFS

Anche questa settimana l’Associazione Takamori vi fa compagnia parlandovi di un regista giapponese. Questa volta continuiamo a parlarvi di Kawase Naomi.

Kawase nasce a fine anni ’60 e vive la sua gioventù nella campagna nei pressi di Nara, antica capitale giapponese. La sua infanzia è segnata da profonde lacerazioni, dovute alla precoce separazione dei genitori e al rapporto odi et amo con la prozia, cui era stata affidata. La figura del padre in particolare, o meglio la sua assenza, sarà determinante nel delineare l’arco narrativo delle sue prime pellicole. La regista nelle sue opere molto spesso rinuncia al potere delle parole per dare spazio ai cinque sensi, tramite personaggi molto sfaccettati e talora inabili a utilizzarne uno. Inoltre, tramite le sue inquadrature strette, ravvicinate e spesso anguste esprime a pieno la crudezza delle storie messe in luce dal suo occhio cinematografico. Infine, il concetto principale che le sue opere spesso esprimono è quello di imparare ad accettare l’impermanenza della felicità e convivere con ciò che ci succede, poiché fa parte della nostra vita. Per scoprire di più sui lungometraggi di Kawase Naomi, ci vediamo mercoledì prossimo con la seconda parte!

 

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L’Associazione Takamori dispone di un ampio database di sottotitoli italiani per film giapponesi a cura dei membri dell’associazione stessa. Vi ricordiamo che il database di tutti i sottotitoli dei nostri film sono a vostra disposizione qualora siate interessati a proiettarli all’interno delle vs manifestazioni. Oppure potete richiederci anche una nuova sottotitolazione! Basta scrivere a: info@takamori.it

 

Raiō (2010)

Cineteca JFS!

Anche questa settimana l’Associazione Takamori vi fa compagnia raccontandovi un nuovo film. Quello che vi presentiamo oggi è Raiō, del 2010, diretto da Hiroki Ryuichi.

Narimichi, nato nella nobile famiglia dei Tokugawa, trascorre le sue giornate nella noia e nella solitudine. Una notte, Seta Sukejirō, il servitore della famiglia, gli racconta la storia di un Tengu, un mostro che vive fra le montagne, vicino alla sua città natale, Setamura. Affascinato e incuriosito, il giovane decide di raggiungere il luogo insieme a Sukejirō. Qui conosce Rai, la modesta e umile ragazza dal passato controverso, che cerca a tutti i costi di proteggere la montagna su cui vive. Narimichi la incontra vicino ad un albero speciale, chiamato Raiō, che una volta è stato colpito da un fulmine, ma riesce comunque a germogliare fiori di ciliegio. All’ombra di questo, i due si innamorano, ma ben presto si renderanno conto della differenza sociale tra loro e delle conseguenze che le loro diverse posizioni sociali possono provocare sulla relazione.

The Lightning Tree è stato proiettato al Busan International Film Festival del 2010, al Far East Film Festival di Udine nel 2011 e, nello stesso anno, al Granada Film Festival Cines del Sur.

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Lingua e cultura giapponese: l’intuizione della bellezza – Intervista a Francesco Vitucci

L’Associazione Takamori è lieta di presentarvi l’intervista di Vivere Fermo al professor Francesco Vitucci: Lingua e cultura giapponese: l’intuizione della bellezza, in cui parla della sua esperienza sull’approccio allo studio del giapponese, da studente e da insegnante. Un focus sulle tappe del percorso dall’apprendimento della lingua alla scelta della carriera. Potete trovare l’intervista qui

L’Associazione Takamori dispone di un ampio database di sottotitoli italiani per film giapponesi a cura dei membri dell’associazione stessa. Vi ricordiamo che il database di tutti i sottotitoli dei nostri film sono a vostra disposizione qualora siate interessati a proiettarli all’interno delle vs manifestazioni. Oppure potete richiederci anche una nuova sottotitolazione! Basta scrivere a: info@takamori.it

 

Maison de Himiko (2005)

Cineteca JFS!

Anche questa settimana l’Associazione Takamori vi fa compagnia raccontandovi un nuovo film. Quello che vi presentiamo oggi è Maison de Himiko, un film drammatico del 2005, diretto da Inudō Isshin.

Uscito il 27 agosto del 2005, racconta la storia di Saori, una giovane donna che lotta per farsi strada nella vita. Suo padre Himiko, omosessuale, ha abbandonato lei e sua madre anni prima; da allora, Saori vive negando la sua esistenza e odiandolo. Finché un giorno non riceve una visita inaspettata da Haruhiko, l’amante di suo padre, venuto per comunicarle che quest’ultimo sta per morire a causa di un cancro. Riuscirà Saori a ricucire il legame con suo padre? Se volete sapere come andrà a finire, vi invitiamo calorosamente a vederlo con l’Associazione Takamori!

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L’Associazione Takamori dispone di un ampio database di sottotitoli italiani per film giapponesi a cura dei membri dell’associazione stessa. Vi ricordiamo che il database di tutti i sottotitoli dei nostri film sono a vostra disposizione qualora siate interessati a proiettarli all’interno delle vs manifestazioni. Oppure potete richiederci anche una nuova sottotitolazione! Basta scrivere a: info@takamori.it

 

Akushon! – I registi di JFS: Ogigami Naoko parte 2

Akushon! – I registi di JFS

Anche questa settimana l’Associazione Takamori vi fa compagnia parlandovia di un regista giapponese. Questa volta continuiamo a parlarvi di Ogigami Naoko, in un approfondimento sui suoi titoli.

Yoshino’s Barber Shop (2004): la regista qui si confronta con l’ambito della tradizione e della sua supposta autorevolezza, che col tempo e in mancanza di un pensiero critico su di essa si trasforma in omologazione totale.
Megane (2007): Ogigami dipinge la vita in questa fetta di mondo fuori dal tempo e dallo spazio. Le vicende ruotano attorno a un’attività a prima vista poco sensata, ma che si scopre reale e vitale: il meriggiare.
Rentaneko (2012): una pellicola incentrata sul tema della solitudine che viene affrontato con un costante velo di ironia.
Close-Knit (2017): qui la regista pone al centro della pellicola le problematiche della discriminazione di genere vista sia dagli occhi di una donna transessuale che dallo sguardo di una bambina, con il costante alternarsi di scene di comicità e altre più crude.

 

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Akushon! – I registi di JFS: Ogigami Naoko

Akushon! – I registi di JFS

Questa settimana l’Associazione Takamori apre una nuova rubrica dedicata ai grandi registi del cinema giapponese. Il primo appuntamento è dedicato a Ogigami Naoko.

La 49enne cineasta Ogigami Naoko nasce nella prefettura di Chiba, a Est della capitale, dove rimane fino al termine degli studi giovanili presso il Dipartimento di Image Science dell’ateneo locale. Durante questi anni e nonostante l’iniziale preferenza per la fotografia, si sviluppa il suo interesse per la cinepresa, che la porta a migrare a fine anni ‘90 verso la Mecca della cinematografia mondiale: Los Angeles.

Qui si forma alla Scuola di Cinema della University of Southern California e ritornerà in Giappone, una volta laureatasi, solo nel 2000. Nel suo periodo americano rimane parzialmente isolata dal resto degli studenti anche per via delle sue lacune linguistiche, riceve tuttavia un buon supporto dal corpo docente che mostra fiducia e apertura nei suoi confronti e che la spinge a girare il suo primo corto. Rientrata nel Sol Levante, in concomitanza con lo stigma sociale che la vedeva donna adulta senza lavoro né partner, si rende conto dell’estrema chiusura mentale della cinematografia nipponica e decide di battere la strada della produzione indipendente. Riceve in questo ambiente di nicchia discriminazioni minime che le permetteranno di portare avanti in relativa tranquillità la sua carriera di regista.

La produzione cinematografica della regista comprende 8 film, realizzati tra il 2004 e il 2017, ma la sua carriera di regista inizia nel 1999 con due cortometraggi: Ayako e Hoshinokun Yumenokun. Tra le sue opere più importanti possiamo trovare Barber Yoshino (バーバー吉野), primo lungometraggio, Megane (メガネ), etichettato come iyashikei-eiga ovvero film terapeutici. Inoltre ha diretto Rentaneko (レンタネコ) storia di una ragazza che combatte la propria e altrui solitudine affittando gatti, e Close-Knit (彼らが本気で編むときは)  vincitore del Teddy Award al Festival internazionale del Cinema di Berlino.

In tutte le sue opere Naoko Ogigami presenta una critica costante alla società giapponese e ognuna ne racconta una parte tramite storie di persone comuni. Gli intrecci sono quindi diversificati e complessi toccando temi come la solitudine, la discriminazione, il conformismo e la famiglia. Nonostante questo, la regista si mantiene sul genere della commedia, inserendo nelle storie dei personaggi una velata ironia che le rende più leggere e appassionanti.