Presentazione “La locanda del gatto nero” –  “Tavoli d’arte in galleria – Una giornata in Giappone”

Il giorno 29 settembre alle ore 12 presso la storica libreria Bocca dal 1775 A Milano nella splendida cornice della galleria Vittorio Emanuele II  all’interno della manifestazione:

“Tavoli d’arte in galleria Una giornata in Giappone”

 

Verrà presentato il giallo “La locanda del gatto nero” di Yokomizo Seishi.

 

Presenta il romanzo, il traduttore del Libro Francesco Vitucci –

 

L’artista Stefano Giglio che vive tra l’Italia e il Giappone, durante l’evento svelerà la location della scena del crimine, seguendo le tracce lasciate da Yokomizo Seishi.

Finalmente la misteriosa città G. è stata scoperta.

 

Evento organizzato dalla Libreria Bocca in collaborazione con Associazione Culturale C13 e Takamori.

Patrocinato da:  Consolato Generale del Giappone a Milano e Fondazione Italia Giappone presso Ministero Affari Esteri.

 

Iscrizioni aperte al masterclass di sottotitolaggio interlinguistico

📢📢 Sono aperte le iscrizioni per la masterclass di sottotitolaggio interlinguistico del 10 settembre, a cura di Francesco Vitucci.

Nella stessa giornata, come abbiamo annunciato, si terrà anche la presentazione del romanzo La locanda del Gatto nero di Yokomizo Seishi.

Per maggiori informazioni, fate clic qui

Dubbing Glamour festival 2020 – eventi

 

La nona edizione dell’ActorsPoetryFestival – Dubbing Glamour festival di Genova si terrà dal 9 al 29 settembre. Tra gli eventi, il Masterclass di sottotitolaggio di interlinguistico, a cura di Francesco Vitucci.

L’appuntamento è il 10 settembre dalle 17:00 alle 21:00, presso Villa Piaggio.

Sempre il 10 settembre, dalle 11:00 alle 12:30 presso il Museo dell’Attore, si terrà la presentazione del libro “La locanda del gatto nero” di Yokomizo Seishi, tradotto da Francesco Vitucci.

Segnatevi le date! 📢📢

 

Per visualizzare l’intero programma del festival, fate clic qui

 

 

MOSTRA “TOKYO ZENTAI” di LAURA LIVERANI

Fotografie di Laura Liverani con interviste di Erina Suto

“Quando il corpo è ricoperto dalla sensazione estatica del lycra, mi sento immerso in un sublime senso di tranquillità. Qualcosa che sentiamo prima di nascere, quando siamo ancora nell’utero di nostra madre.”

— Rawen, impiegato e appassionato di Zentai

Lo Zentai

Lo Zentai, acronimo di zenshen taitsu, è una tuta di spandex che copre tutto il corpo, dalla testa ai piedi, volto compreso. Non è del tutto chiaro come e quando la passione per il lycra attillato si sia trasformata nella sottocultura Zentai diffusa in Giappone oggi.

Negli ultimi anni gli appassionati di tute attillate hanno cominciato a connettersi tra di loro, andando a creare una vera e propria comunità: si ritrovano nei club e ad eventi di vario tipo. Alcuni invece preferiscono indossare la tuta Zentai a casa, da soli o con il proprio partner. I praticanti dello Zentai sono studenti, casalinghe, impiegati, professionisti, e le ragioni per cui indossano le tute sono le più disparate.

Per molti, il costume di spandex, cancellando l’identità personale e sociale e garantendo l’anonimato, può alleviare la pressione al conformarsi alle rigide regole della società giapponese. La fotografa Laura Liverani ha incontrato e ritratto gli appassionati di Zentai nelle loro case, nei club e nelle strade di Tokyo per una commissione per Clothes for Humans di Benetton.

Laura Liverani

Laura Liverani è fotografa documentarista e docente universitaria. Dopo la laurea in DAMS all’Università di Bologna e in Photographic Studies alla University of Westminster di Londra, oggi vive e lavora tra l’Italia e il Giappone. Svolge progetti fotografici indipendenti e assegnati, spaziando dal lavoro di ricerca personale alle commissioni editoriali e commerciali.

Le sue fotografie circolano in esposizioni e festival in tutto il mondo, tra cui l’Istituto Italiano di Cultura e la G/P Gallery di Tokyo, il Singapore International Photography Festival e la Japan Foundation di Sydney. Le sue foto sono apparse su D – la Repubblica, Marie Claire, The Guardian, Washington Post, Geo, Clothes for Humans di Benetton, Japan Times e New Scientist.

Da molti anni è coinvolta in progetti di insegnamento della fotografia per associazioni culturali, ONG e università. Nel 2011 è Artist in Residence alla Middlesex University di Londra. Oggi insegna fotografia presso l’università del design ISIA di Faenza, al National College of Art di Dublino e alla HSD University of Applied Sciences di Düsseldorf. Nel 2015 vince la prima edizione del Premio Voglino con il suo progetto a lungo termine sugli Ainu del Giappone. Nel 2018 ha realizzato tutte le fotografie del terzo volume di The Passenger, dedicato al Giappone, per Iperborea. Dal 2017 fa parte dell’agenzia Prospekt Photographers.

OPENING venerdì 28 Febbraio ore 19:30 INGRESSO LIBERO
DOVE: Odeon Gallery, via Mascarella 3, 40126 Bologna
QUANDO: dal 28 Febbraio al 21 Marzo, la mostra rimarrà aperta durante gli orari di apertura del cinema Odeon.

Per maggiori informazioni consultate l’evento Facebook a questo link.

 

Melancholic (2018) – Tanaka Seiji

 

メランコリック

Melancholic

(Giappone, 2018)

Regia Tanaka Seiji
Cast Minagawa Yōji, Isozaki Yoshitomo, Yoshida Mebuki
Genere Quirky-noirish drama
Durata 113 minuti
Lingua giapponese

Premiato con il Gelso Bianco come miglior opera prima alla ventunesima edizione del Far East Film Festival, il giovane Tanaka Seiji ha esordito come regista con il film Melancholic. Melancholic è stato definito come un “quirky-noirish drama”, essendo alquanto complesso collocarlo all’interno di un solo genere. Il giovane regista, infatti, ha gestito in maniera eccezionale uno zibaldone di generi, creando un connubio equilibrato di elementi e temi: thriller, humor nero, storia d’amore, disoccupazione, scontro generazionale.

Minagawa Yōji, nelle vesti dello strampalato Kazuhiko, è stato in grado di rendere tramite il gesticolare delle mani e i tick la goffaggine del giovane ragazzo. Sebbene sia laureato presso una prestigiosa università di Tokyo, Kazuhiko ha poca fortuna nella ricerca di un impiego, a differenza dei suoi coetanei. Troverà occupazione presso un sentō (bagno pubblico giapponese) come inserviente. Inizialmente pare un lavoro regolare agli occhi di Kazuhiko, in cui le persone vengono ogni giorno per lavarsi, tra cui una sua ex compagna di cui si invaghirà. Dopo l’orario di chiusura, tuttavia, il bagno si trasforma in un luogo di esecuzioni della yakuza.

Dopo aver scoperto accidentalmente le reali finalità del luogo, il signor Azuma, il proprietario del sentō, assegnerà a Kazuhiko, assieme a Matsumoto, il compito di ripulire a fondo il bagno pubblico dal sangue delle vittime. Kazuhiko perderà presto il controllo della situazione e il suo nuovo impiego inciderà non solo sulla sua vita ma anche su quella dei suoi familiari e della sua amata. Fino a che punto sarà disposto ad arrivare Kazuhiko pur di proteggere i suoi cari?

“Se c’è qualcuno di malinconico in questa sala, sono sicuro che dopo il film gli tornerà il sorriso.”
Questa è stata la premessa, interamente letta in italiano, del regista Tanaka Seiji in occasione del debutto internazionale di Melancholic al Far East Film Festival. Ed è proprio col sorriso stampato in volto che gli spettatori hanno lasciato la sala del Teatro Nuovo Giovanni di Udine.

— di Gene Delos Santos


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Jam (2018) – Sabu

 

JAM

(Giappone, 2018)

Regia SABU (pseudonimo di Tanaka Hiroyuki)

Cast Aoyagi Shō, Suzuki Nobuyuki, Machida Keita, Tsutsui Mariko

Genere dramma, commedia

Durata  102 minuti

Lingua giapponese

Definito dalla critica come una “commedia dell’assurdo” tipica di Sabu, pseudonimo dell’attore e regista Tanaka Hiroyuki, Jam si sviluppa parallelamente su tre linee narrative che seguono le vicende di tre personaggi: Hiroshi, Tetsuo e Takeru. Si tratta di tre mondi, apparentemente sconnessi, destinati presto a entrare in collisione.

Hiroshi (Aoyagi Shō) è un cantante di enka (ballata tipica giapponese), eccentrico e stravagante. Si esibisce per un gruppo ristretto di donne mature. Al termine di ogni spettacolo, si riunisce assieme alle sue fan in incontri che lui stesso chiama “Parla con me”, in cui le sue ammiratrici condividono le emozioni percepite durante l’esibizione o propongono suggerimenti per migliorare le sue performance. La fan numero uno di Hiroshi, Masako, cercherà di avere a tutti i costi le attenzioni del cantante, esclusivamente per lei.

Tetsuo (Suzuki Nobuyuki) è un ex detenuto che spinge una donna anziana in sedia a rotelle. Assetato di vendetta per essere stato abbandonato in mano ai poliziotti dal suo ex gruppo di delinquenti, Tetsuo non si ferma davanti a nulla. Negli scontri ricorrenti con i suoi vecchi colleghi, sembra sempre avere la meglio; lui, da solo, contro tutti. È uno spirito inarrestabile che, quando si trova davanti il suo passato, non conosce pietà. Allo stesso momento, però, gode di una estrema sensibilità, la quale emerge dal suo rapporto con l’anziana, della quale si prende costantemente cura.

E infine, il regista ci presenta Takeru (Machida Keita), un personaggio puro, quasi ingenuo – nell’accezione positiva del termine. È un giovane ragazzo dall’animo innocente simile a quello di un bambino. Al volante del suo Nissan President Sovereign, ogni giorno compie tre buone azioni, convinto che, così facendo, la sua amata si risveglierà dal coma. Si tratta di azioni banali – come dare la precedenza a un gatto sulle strisce pedonali – ma che per lui costituiscono un passo sempre più vicino a riabbracciare la sua ragazza. Le sue buone azioni e la sua volontà di aiutare il prossimo fanno quasi tenerezza ed è quasi impossibile non provare compassione nei suoi confronti.

Grazie all’intreccio fra le tre storie e i continui salti temporali tra passato, presente e futuro immediato, Sabu ci fa salire a bordo di una montagna russa di emozioni: quando la scena è incentrata su Takeru e il suo amore per la ragazza sul letto d’ospedale, si avverte un nodo alla gola e il respiro viene a mancare; accompagnando, invece, Tetsuo nella sua lotta personale con il passato, il cuore riprende ad accelerare in un climax ascendente di suspense; la tensione viene poi spezzata con il botta-risposta del comico duo di Masako e Hiroshi.

Tsutsui Mariko, nei panni dell’intraprendente Masako, è la nota femminile in questo microcosmo di uomini, senza la quale il film risulterebbe monotono. Il suo rapporto bizzarro con il cantante Hiroshi costituisce, infatti, l’elemento che equilibra la narrazione e che dà agli spettatori la possibilità di prendere fiato in mezzo alle scene frenetiche e movimentate, tipiche di Sabu.

— di Gene Delos Santos


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