17 Settembre 2026 | Film e Serie TV, Proiezioni, Registi, Senza categoria

L’Associazione Takamori è lieta di invitarvi alla presentazione e proiezione del film L’innocenza (怪物, Kaibutsu), di Koreeda Hirokazu!
L’evento si terrà al cinema Modernissimo, come parte della rassegna Un affare di famiglia: il cinema di Hirokazu Koreeda della Cineteca di Bologna, dedicata al noto regista del Sol Levante in occasione dell’uscita del suo ultimo film, Sheep in the Box (箱の中の羊, Hako no naka no hitsuji).
Nato a Tōkyō nel 1962, Koreeda inaugura la sua carriera da regista lavorando a diversi documentari, per poi passare alla cinematografia a metà degli anni Novanta con Maborosi – I bagliori dell’anima (幻の光, Maboroshi no hikari), che gli frutta il Premio Osella per la migliore sceneggiatura alla Mostra del Cinema di Venezia. La sua carriera prosegue facendogli ottenere diversi altri riconoscimenti, raggiungendo la fama con Nessuno lo sa, nel 2004.
L’innocenza, thriller drammatico del 2023, vede la madre dell’undicenne Minato indagare l’origine dell’improvviso malessere del figlio. Coerentemente con gli altri lavori di Koreeda — nonostante questi l’abbia diretto senza esserne sceneggiatore — il film affronta temi quali la vita delle persone comuni, famiglia e genitorialità.
L’evento avrà luogo mercoledì 30 settembre alle 17:00, al cinema Modernissimo in Piazza Re Enzo.
Maggiori informazioni sono disponibili sulla pagina web della Cineteca di Bologna:
https://cinetecadibologna.it/programmazione/proiezione/linnocenza-2/?repeat=22552
https://cinetecadibologna.it/programmazione/rassegna/un-affare-di-famiglia-il-cinema-di-hirokazu-koreeda/
Vi aspettiamo numerosi!
30 Agosto 2026 | Senza categoria

L’Associazione Takamori è lieta di invitarvi alla presentazione del romanzo Il detective Kindaichi e la filastrocca demoniaca, di Yokomizo Seishi, mercoledì 23 settembre alle ore 18:00.
L’evento si terrà alle Librerie.coop Zanichelli in Piazza Galvani 1/h a Bologna, e vedrà l’intervento dei Professori Francesco Vitucci e Stefano Lo Cigno, in affiliazione con l’Università di Bologna.
Vi aspettiamo numerosi!
1 Febbraio 2026 | Letteratura, Recensioni, Senza categoria

Autore: Kanai Mieko
Traduzione: Laura Testaverde
Editore: Neri Pozza
Edizione: 2024
Kanai Mieko – scrittrice, critica letteraria e poetessa – nasce nel 1947 a Takasaki, nella prefettura di Gunma, ed entra nella scena letteraria già da giovane. A 19 anni, il suo racconto Vita d’amore (愛の生活 Ai no seikatsu) viene nominato per il Premio Osamu Dazai, e nel 1969 le viene conferito il Premio Gendaishi Techō per la poesia. In seguito vincerà il Premio Izumi Kyōka nel 1979 e il Women’s Literature Award nel 1988. Una lieve vertigine (軽いめまい Karui Memai) viene pubblicato in lingua originale nel 1997 e tradotto in italiano nel 2024.
Lo spunto per il romanzo risale a un episodio personale dell’autrice, che ci racconta lei stessa nella postfazione: un giorno, le era capitato di fare visita a una coppia di conoscenti che era poi finita col divorziare. Ciò che l’aveva colpita della loro abitazione era stata l’inquietante freddezza che aleggiava tra i due, un’atmosfera che le sembrava mostrare la follia della monotonia quotidiana di una casalinga. Kanai Mieko, però, non è interessata a spiegare le ragioni per cui si può sprofondare in tale follia: al contrario, decide di dedicarsi a un momento specifico che può appartenere a una vita comune. Si tratta della lieve vertigine che coglie molte donne nel loro quotidiano – un attimo di coscienza della loro vita che si inserisce in mezzo al susseguirsi continuo di eventi di poco significato.
Nel romanzo, questa lieve vertigine ci viene mostrata attraverso i pensieri di Natsumi, una giovane donna che non è scelta per un qualche suo tratto speciale, ma anzi è una persona come se ne possono trovare di molte a Tōkyō o altrove. Natsumi fa la casalinga e risiede in un moderno appartamento della capitale insieme al marito, un tipo tranquillo che però a volte la irrita, e i loro due figli, assai energici data la loro vivace età. Obiettivamente, insomma, la sua è una realtà tranquilla e agiata, che trascorre in gran parte all’interno della cornice familiare.
Natsumi infatti non assiste a nessun cambiamento irrequieto, nessuno scossone. Le sue giornate si compongono da un alternarsi di eventi prevedibili, come il prendersi cura dei bambini, lo svolgere commissioni, o il fare il bucato. A volte, va a trovare parenti, oppure esce con il gruppo di amiche che conosce dai tempi delle superiori. Altre ancora, incontra le sue vicine, che la mettono al corrente degli ultimi pettegolezzi della palazzina.
Talvolta, però, le capita anche di sentire come una lieve vertigine. Ad esempio, mentre lava i piatti, succede che si sorprenda a fissare l’acqua che scorre, sentendosi come in un sogno. Le pare sempre che sia passato un po’ di tempo, anche se in verità si tratta di pochi secondi – abbastanza, però, per percepire se stessa in modo diverso dal solito. In momenti simili, le cose più naturali le appaiono improvvisamente inspiegabili e di tanto in tanto, si domanda per quanto andrà avanti questa sua vita pregna di noia, così quieta e senza grossi intoppi.
Lo stile dell’opera è ricco ed innegabilmente intenso: i periodi sono spesso così lunghi che il lettore potrà facilmente perdersi in un viaggio di sola andata nella mente della protagonista. Tramite il flusso di coscienza di Natsumi, Kanai Mieko riesce a mostrarci con potenza e maestria come anche la persona più comune nasconda in sé un microcosmo, e ci farà riflettere sul modo in cui noi stessi costruiamo la propria esistenza.
Recensione di Martina Gruden
20 Luglio 2025 | Senza categoria

Autore: Uketsu
Traduttore: Stefano Lo Cigno
Editore: Einaudi
Edizione: 2025
Strani disegni (変な絵), opera di Uketsu, è un romanzo dall’atmosfera oscura ed enigmatica. L’autore stesso è una figura misteriosa: dietro lo pseudonimo si cela un uomo dal volto coperto con una maschera bianca e corpo avvolto in una tuta nera. Uketsu non si è mai mostrato al mondo senza travestimento e la sua identità è nota a pochissime persone. Debutta su Youtube nel 2020 con il video surreale Henna Ie (変な家, La strana casa), che raccoglie animazioni rudimentali, disegni infantili e atmosfere disturbanti, pubblicato poi in forma di romanzo. Strani disegni è la versione aggiornata e ampliata del libro precedente ed è stata tradotta in più di trenta lingue.
Il romanzo si apre con una serie di disegni – scarabocchi infantili, schizzi agghiaccianti, diagrammi criptici – ognuno collegato a un evento oscuro: un blog con illustrazioni inquietanti, il disegno di un bambino tradotto come messaggio profetico, uno schizzo realizzato da una vittima negli ultimi istanti di vita. L’assenza di spiegazioni diventa una vera e propria fonte di terrore: l’orrore in Strani disegni nasce infatti dal non detto, dal vuoto. Questo è anche collegato all’anonimato dell’autore, che accentua l’inquietudine: anche dietro la maschera c’è silenzio e ambiguità.
Inizialmente, i capitoli sembrano essere storie separate: un lettore attira l’attenzione su un blog, una donna madre single vive nel terrore, uno studente scopre un collegamento tra un blog e ciò che accade intorno a lui. Tuttavia, l’autore intreccia questi fili con grande abilità: i personaggi – caratterizzati con uno stile essenziale e funzionale – si rivelano collegati attraverso motivi comuni e disegni che, messi in sequenza, rivelano l’identità di un assassino e il profondo legame tra vittime e carnefici. I disegni sono messaggi criptati, visioni premonitrici, diari visivi di eventi passati che diventano strumenti per la risoluzione del mistero.
Gli spazi liminali e vuoti, come corridoi, planimetrie distorte, scale infinite, creano un senso di inquietudine silenziosa e sottile senza cadere nel gore esplicito. Si tratta di una suspense che viene costruita lentamente, puntando su dettagli minimi: ogni parola, scarabocchio, appunto ha un peso e una sua funzione. I disegni, infatti, non si limitano a supportare il testo ma sono parte integrante della narrazione, vie d’accesso a importanti rivelazioni. L’integrazione dei disegni nella prosa rende il romanzo una lettura unica, che si allontana dai thriller convenzionali: Strani disegni può essere considerato un meta-thriller, dove l’interpretazione dei disegni contribuisce all’inquietudine percepita durante la lettura.
Uketsu riesce a traslare le atmosfere disturbanti e surreali dei suoi video in una prosa asciutta ed essenziale, in cui l’orrore non è esplicito e splatter ma mentale e sottile. La tensione lenta ma costante della narrazione, che cresce di capitolo in capitolo, porta il lettore a immergersi completamente nella storia per arrivare alla risoluzione del mistero. Non manca una sottile critica sociale, soprattutto attraverso l’analisi di rapporti familiari disturbati, del potere della comunicazione visiva e del controllo emotivo.
Recensione di Martina Benedetta Calabrese
25 Maggio 2025 | Recensioni, Senza categoria

Autore: Higashino Keigo
Traduttore: Gianluca Coci
Editore: Giunti
Edizione: 2019
Pubblicato nel 2005 e accolto con grande successo in patria e all’estero, Il Sospettato X (容容疑者Xの献身, Yōgisha X no Kenshin) è probabilmente uno dei thriller più acclamati di Higashino Keigo, maestro del giallo logico contemporaneo giapponese. A differenza del classico whodunnit, il romanzo si concentra sul come e sul perché di un delitto, costruendo una tensione narrativa fondata non sull’identità dell’assassino – rivelata fin dalle prime pagine – bensì sulla sofisticata architettura logica del crimine stesso.
La vicenda ruota attorno a Ishigami, un brillante e solitario insegnante di matematica, e Yasuko, una donna dal passato doloroso che cerca di rifarsi una vita lavorando in una tavola calda. Quando l’ex marito violento di Yasuko viene trovato morto, Ishigami si offre di proteggerla in modo inaspettato e radicale. L’indagine viene affidata a Yukawa, fisico e investigatore dilettante, nonché vecchio compagno di studi dello stesso Ishigami. Il caso si presenta subito come risolto, ma ciò che emerge lentamente è un ingegnoso gioco di maschere, inganni e deduzioni che mette lentamente in crisi ogni assioma.
Ciò che rende Il sospettato X un romanzo tanto straordinario è l’equilibrio con cui Higashino intreccia il piano logico e quello emotivo. Il personaggio di Ishigami incarna il conflitto tra razionalità pura e affetto umano, tra deduzione e sacrificio. La natura del sentimento che prova per Yasuko, mai dichiarato apertamente nel libro, lo spinge a compiere un gesto estremo, costruendo una realtà alternativa in cui ogni dettaglio è pensato con la precisione di una dimostrazione matematica.
Il ritmo della narrazione è calibrato, quasi chirurgico. La tensione cresce in modo sottile ma inesorabile, e ogni rivelazione è dosata con estrema cura. Higashino sceglie di non fare uso di colpi di scena eclatanti, ma affida all’eleganza della logica e alla profondità dei personaggi il compito di tenere il lettore incollato alla pagina. Sul piano stilistico, l’autore opta per una prosa limpida, asciutta, che mai cede all’enfasi né alla retorica, accompagnando con lucidità l’introspezione psicologica dei protagonisti.
Il romanzo parla di giustizia e amore nel modo forse più disarmante possibile, rivelando gradualmente come entrambe le cose siano in realtà fondamentalmente (e dolorosamente) ambigue. In questo senso, Higashino si avvicina più alla tradizione dello Shakai Ha (社会派, la scuola sociale iniziata da Matsumoto Seichō, di cui si è già discusso ampiamente in precedenza) che al romanzo di puro intrattenimento (大衆小説, taishū shōsetsu): i suoi personaggi si muovono in una società che non è semplice sfondo, ma tessuto vivo di pressioni, aspettative, solitudini. La logica, nel romanzo, non è solo strumento di verità: è anche scudo, trappola, linguaggio dell’invisibile in un mondo allocentrico che è preda di un irrefrenabile individualismo.
Per questi motivi, si potrebbe accomunare Il sospettato X a un dramma umano travestito da enigma; più che a un thriller, a un romanzo cerebrale ma profondamente toccante, dove l’ingegno diventa l’arma più venefica – e il cuore, terra di nessuno.
Recensione di Francesco Meco
1 Maggio 2025 | Senza categoria

Miike Takashi (nato a Yao, nella prefettura di Osaka, nel 1960) è uno dei registi più prolifici e controversi del cinema giapponese contemporaneo. Miike si è fatto notare sin dagli anni ’90 per la sua straordinaria produttività e la sua capacità di spaziare tra i generi più disparati. Con oltre cento opere all’attivo tra film, cortometraggi e serie televisive, ha costruito un universo cinematografico eccentrico, violento, grottesco ma spesso anche profondamente ironico.
Ha debuttato nel 1991 come regista con Eye Catch Junction, un film d’azione realizzato per il mercato dell’Home Video. Nonostante sia spesso associato al cinema di genere – horror, yakuza, azione – Miike non è mai stato un autore “di nicchia”. La sua filmografia include titoli cult come Audition (1999), Ichi the Killer (2001), 13 Assassins (2010) e Hara-Kiri: Death of a Samurai (2011), ma anche adattamenti di manga (Ichi the Killer, Crows Zero), incursioni nel musical (The Happiness of the Katakuris) e progetti su commissione per il mercato internazionale.
Uno degli aspetti più affascinanti del suo stile è la capacità di sovvertire le regole del genere che sta trattando. I suoi film oscillano tra il realismo estremo e l’assurdo totale, con una libertà espressiva che riflette la sua visione dissacrante e imprevedibile del mondo. Miike gioca con l’eccesso, con la violenza iperbolica, con il black humor e con i cliché.
Nonostante la sua produzione sia stata a lungo considerata marginale rispetto ai circuiti ufficiali, negli ultimi anni Miike ha ricevuto importanti riconoscimenti internazionali ed è stato invitato in festival come Cannes, Venezia e appunto il FEFF. Il suo cinema, che inizialmente poteva sembrare puro intrattenimento provocatorio, è oggi oggetto di studio accademico e rivalutato anche dal punto di vista culturale e sociale.
La presenza di Miike Takashi al Far East Film Festival è ormai una costante che testimonia la sua importanza nel panorama cinematografico asiatico contemporaneo. Il FEFF, da sempre attento a promuovere le sfaccettature più dinamiche del cinema dell’Estremo Oriente, ha spesso accolto le sue opere, contribuendo a far conoscere al pubblico europeo la radicalità e la versatilità del suo linguaggio. In un’epoca in cui il cinema giapponese si confronta con nuove sfide culturali e produttive, Miike continua a rappresentare una voce fuori dal coro: irriverente, prolifico e instancabile nel reinventarsi. La sua filmografia, ancora oggi in continua evoluzione, invita gli spettatori a superare le convenzioni e a lasciarsi travolgere da un’esperienza visiva unica e provocatoria.
Al Far East Film Festival 27 (FEFF27) di Udine oggi sono stati proiettati, presso il cinema Visionario, due film di Miike Takashi, entrambi ispirati al classico del 1968 “Yokai Monsters: Spook Warfare”:
The Great Yokai War (2005)
The Great Yokai War: Guardians (2021)
Queste proiezioni fanno parte di una retrospettiva dedicata al folklore giapponese e ai mostri tradizionali, tema centrale del FEFF27. Queste opere cinematografiche offrono un’opportunità unica per analizzare come Miike reinterpreti le creature del folklore giapponese attraverso il cinema.
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