Kobayashi Masaki Parte 1 || Akushon! – I Registi di JFS

Bentrovati! Questa è Akushon! La rubrica di Associazione Takamori sui registi giapponesi. Oggi vi parliamo di Kobayashi Masaki.

Se volete approfondire meglio la filmografia di Kobayashi Masaki continuate a seguirci per scoprire di più sulle opere menzionate nel video di oggi.
A presto!

Nel Paese delle Donne Selvagge || Recensione


Autore: Matsuda Aoko
Editore: Edizioni e/o
Traduzione: Gianluca Coci
Edizione: 2022

Matsuda Aoko esordisce nel 2013, inizialmente traduttrice, e in questa serie di racconti “Nel paese delle donne selvagge” (in originale Obachan tachi no irutokoro) ci porta all’interno del folklore giapponese riscritto in chiave moderna. L’autrice infatti reinterpreta leggende, storie della tradizione e commedie del teatro kabuki con protagoniste femminili stigmatizzate, traslandole nel mondo di oggi e dandone una visione femminista. I 17 racconti che inizialmente ci sembrano slegati tra loro rivelano con il proseguire della lettura una cornice che li collega. Matsuda Aoko afferma: 

Quando sono diventata adulta, mi sono anche resa conto di come queste vecchie storie riflettessero e incoraggiassero le persone a interiorizzare visioni misogine nei confronti delle donne, dato che la maggior parte delle volte queste storie erano scritte e raccontate da uomini. Quindi, pur amandole molto, ho sempre avuto sentimenti contrastanti nei loro confronti e, scrivendo Nel paese delle donne selvagge, ho voluto creare uno spazio in cui tutti i fantasmi femminili potessero divertirsi e trovare nuove vite.”

Ci racconta infatti una società ancora maschilista dove però le protagoniste riescono a liberarsi e ad esprimere il loro io più profondo abbracciando la propria natura attraverso i personaggi della tradizione. Inoltre, i racconti si delineano in stili diversi tra cui possiamo trovare la lettera, ma anche la narrazione in prima persona, possono avere un tono comico e nello stesso tempo drammatico senza risultare confusionari. I veri fantasmi raccontati in questa raccolta sono quelli in realtà creati dalla società capitalista e patriarcale come: i luoghi di lavoro dove le donne vengono continuamente sottovalutate, le critiche rivolte ad una madre single e il mondo industriale della bellezza che cresce grazie all’odio delle donne verso se stesse. 

Recensione di Chiara Girometti

Uchida Tomu Parte 2 || Akushon! – I Registi di JFS

Questa è Akushon, la rubrica dei registi di JFS. Seguiteci!

Bloody Spear at Mount Fuji (血槍富士, Chiyari Fuji) girato nel 1955 è un film in bianco e nero ambientato nel periodo Edo. Il samurai Sakawa Kojūrō è in viaggio verso Edo con i suoi due servitori Genta e Genpachi. Kojūrō è un padrone gentile, ma il suo carattere cambia totalmente quando consuma alcol. Sulla strada incontrano molte persone diverse: una cantante itinerante con il suo bambino, un padre che porta la figlia Otane a prostituirsi, un pellegrino, un poliziotto alla ricerca di un noto ladro e Tōzaburō, l’uomo sospetto su cui l’ufficiale ha messo gli occhi. Genpachi, il portatore di lancia, è seguito anche da un ragazzo orfano di nome Jirō che vuole diventare un samurai. Il film segue dunque le vicende di Kojūrō e dei suoi servitori che si intrecciano con quelle degli altri personaggi, seguite dalle varie peripezie e scontri per arrivare a un finale spiacevole, in particolare per il piccolo Jirō.

A Hole of My Own Making (自分の穴の中で, Jibun no ana no nakade) è un film drammatico del 1955. Tra costruzioni infinite e il rumore degli aerei, una famiglia il cui padre è morto si disintegra lentamente. Mentre la figlia Tamiko lotta contro i tentativi della matrigna Nobuko di darla in sposa all’incurante medico Ihura, il fratello Junjirō, costretto a letto, soffre per l’ex moglie Keiko, che lo ha lasciato per un altro uomo. Sebbene Ihura sia più interessato a Nobuko, ha una relazione di breve durata con Tamiko, che a sua volta si preoccupa solo del futuro status sociale e finanziario di Ihura. Seguono gli scontri tra la matrigna e i figliastri per quanto riguarda l’eredità e, infine, una sorprendente e amara rivelazione a Tamiko da parte del padre.

The Mad Fox è un film del 1962 È basato su un’opera bunraku del 1734. È noto per l’uso dell’estetica bunraku e kabuki, tra cui il joshikimaku (un tipo di sipario), le maschere, i costumi e i colori molto saturi, una rottura rispetto ai precedenti lavori di Uchida. Il Monte Fuji erutta, ricoprendo il cielo di un’inquietante tonalità rossa. Temendo un cattivo presagio, l’imperatore chiede consiglio all’astrologo Yasunori. Prima che Yasuhori possa recarsi a Edo e fornire le sue previsioni, viene brutalmente assassinato, lasciando dietro di sé un’eredità incerta. 

I suoi due apprendisti, Yasuna (Hashizo Okawa) e Doman (Shinji Amano), pretendono entrambi di ereditare il suo titolo. La narrazione prosegue coinvolgendo negli affari umani di un gruppo di kitsune, spiriti volpi mutaforma molto popolari nel folklore giapponese.

A Fugitive from the past è un film giapponese del 1965.     È un giallo basato sul romanzo Kiga Kaikyo (1962) di Tsutomu Minakami. Tre rapinatori fuggono con il bottino di una rapina, ma durante la fuga due di loro vengono uccisi dall’altro. I loro corpi vengono ritrovati sulla riva dopo un disastro marittimo, ma un poliziotto, Yumisaka (Junzaburō Ban), si insospettisce perché non figurano tra i passeggeri. Il rapinatore superstite Inukai (Rentaro Mikuni) viene ospitato da una prostituta, Yae (Sachiko Hidari). In cambio, il rapinatore le dà una grossa somma di denaro e lei può iniziare una nuova vita. Il poliziotto segue Yae a Tokyo sulle tracce del rapinatore, ma lei si rifiuta di collaborare con lui. Successivamente la vicenda prende una brutta piega fino ad arrivare al finale tragico.

E con questo siamo giunti alla fine del nostro approfondimento su Uchida Tomu. Vi aspettiamo tra due settimane con un nuovo regista con Akushon!

Aoyama Shinji Parte 1 || Akushon! I registi di JFS

Bentrovati! Questa è Akushon! La rubrica di Associazione Takamori sui registi giapponesi. Oggi vi parliamo di Aoyama Shinji.

Aoyama Shinji nasce il 13 luglio 1964 a Kitakyūshū, nella prefettura di Fukuoka. Da giovane studia letteratura inglese e americana alla Rikkyo University e grazie al corso di “Teoria dell’espressione cinematografica” inizia ad appassionarsi alla regia.
Dopo il conseguimento della laurea, lavora come assistente del regista svedese Daniel Schmid e nel 1995 esordisce alla regia del V-Cinema con Kyōkashon ni Nai.
Nel 1996 esce il suo primo lungometraggio Helpless, seguito nel 2000 da Eureka, grazie al quale vince il Premio della Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica e il Premio Ecumenico al Festival di Cannes dello stesso anno e il premio Mishima Yukio Award dopo averne fatto un romanzo.

Negli anni successivi dirige varie pellicole, tra cui Sad Vacation, che insieme a Eureka e Helpless va a costituire la “ Kitakyūshū Saga”. L’ispiratore di questa saga è il regista francese François Truffaut, talmente apprezzato da Aoyama da scegliere di utilizzare nei propri film uno dei personaggi creati da Truffaut stesso.
Grazie a Tokyo Park del 2011, che vede come protagonista Miura Haruma, vince il Pardo d’Oro Speciale della Giuria al 64° Festival Internazionale del Film di Locarno.
Nel giugno dello stesso anno Mark Schilling del The Japan Times descrive Aoyama come “un intelligente, dedito cinefilo che incorpora le sue influenze nei suoi film e al contempo sperimentando coi generi”.
Nel 2012 diventa professore alla Tama Art University presso il Dipartimento di Cinematografia, mentre l’anno successivo dirige Cannibalism, sua ultima pellicola.
Nella primavera del 2021 gli viene diagnosticato un cancro all’esofago, a causa del quale muore nel marzo 2022, alla giovane età di 57 anni.

Se volete approfondire meglio la filmografia di Aoyama Shinji continuate a seguirci per scoprire di più sulle opere menzionate nel video di oggi. A presto!

Love at Least || Recensione

Regia: Sekine Kōsai
Durata: 109 min
Anno di uscita: 2018
Attori principali: Ishibashi Shizuka, Matsuhige Yutaka, Naka Riisa

La vita è difficile per Yasuko, soffre di depressione e ipersonnia e spende la maggior parte delle sue giornate sotto le coperte mentre la sorella maggiore la sprona a trovarsi un lavoro. Yasuko vive con il fidanzato, Tsunaki, che sembra riuscire sopportare la routine irregolare e ai cambiamenti di umore repentini della ragazza, ma che decide comunque di restare in una relazione con lei e supportarla economicamente. Lui è un impiegato per una rivista di gossip, non è felice durante le ore di lavoro e tornato a casa le sue cene consistono di tristi cibi preparati.

Nonostante il suo supporto, Yasuko ,frustrata dall’indifferenza del ragazzo e dalle costanti pressioni dalla sorella, incontra Ando, una ragazza che le procura un lavoro con l’obbiettivoperò di separare i due amanti per poter ritornare con Tsunaki. Yasuko viene assunta e questa esperienza la aiuterà a fare i passi giusti verso tempi migliori.

Love at least unisce elementi di dramma e romance, creando un’opera coinvolgente che mette davanti allo spettatore temi profondi: si potrebbe trovare la mancanza di motivazione e impegno da parte di Yasuko pesante ma vederla poi risbocciare dopo aver trovato un lavoro è rincuorante e porta lo spettatore a tifare per la ragazza.

I mucchi di vestiti e le sveglie che circondano il suo letto sembrano quasi proteggerla dalla realtà esterna, ed è proprio grazie a queste scelte cinematografiche che riusciamo a connettere con i personaggi. A questo concorrono anche le incredibili performance degli attori che riescono a portare in scena in maniera realistica ma rispettosa le emozioni dei personaggi.

La pellicola porta quindi non solo una rappresentazione di come la depressione può apparire in alcune persone, ma mostra anche l’influenza positiva che comprensione e supporto da persone esterne può avere sulle persone di cui ne hanno bisogno.

Recensione di Emma Dal Degan

Vaiwatt || il Punk Giapponese in Tour a Bologna

La più grande caratteristica di Vaiwatt è che fondono tutti i generi musicali del 20° secolo e li sublimano nella propria musica. Le canzoni di Vaiwatt sono di due tipi, una è una canzone pazza che ti taglia il cervello, un’altra è una bella canzone che stimola la tua profonda sensibilità. Doppia natura!

E’ così che si descrivono i Vaiwatt sul loro sito ufficiale, band che innova la scena musicale giapponese portando la loro musicalità caratterizzata da testi dissacranti e una melodia a tratti graffiante.

Si esibiranno il 13 Ottobre alle 21:30 al Tank – Serbatoio Culturale di Bologna:

Alcune norme di accesso allo spazio:
L’Ingresso è riservato ai soli SOCI in possesso di tessera AICS

Domanda di tesseramento online: https://tanksc.it/

La tessera sarà successivamente attivata e potrete ritirarla al botteghino del Tank – Serbatoio Culturale.
Saranno presenti diversi punti per la sanificazione delle mani da usare in accesso e in uscita da ogni area dello spazio;
Tutti coloro che parteciperanno sono invitati alla collaborazione per rispettare le norme di comportamento e le indicazioni che vi verranno fornite dallo staff.