Sakamoto Shintarō – Let’s Dance Raw (ナマで踊ろう)

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 Sakamoto Shintarō – Let’s Dance Raw (ナマで踊ろう)

 

L’ARTISTA

Sakamoto Shintarō è un compositore, produttore e cantante giapponese, nato ad Osaka nel 1967. Comincia la sua carriera nel 1989 a Tokyo come membro fondatore della band Yura Yura Teikoku (ゆらゆら帝国), di cui sarà il leader per vent’anni. Il gruppo rilascerà dieci album e si affermerà come una delle realtà musicali più originali ed eclettiche della scena giapponese, esplorando in particolare il genere del rock psichedelico. Acquisisce particolare notorietà grazie all’album del 2007 Kudou Desu (空洞です, Hollow Me in inglese), disco dalle sfumature più pop da cui vengono estratti due brani che faranno parte della colonna sonora del celebre Love Exposure (2007), pellicola del regista Sono Sion.

A seguito dell’inaspettato scioglimento della band nel 2010, Shintarō ha avviato una carriera da solista che lo ha visto finora coinvolto in vari progetti, dalla produzione di album in studio alla collaborazione con artisti internazionali. Ognuno di questi si è rivelato un successo di critica, portando il nativo di Osaka ad occupare un ruolo di rilievo anche nel panorama musicale degli ultimi anni.

 LET’S DANCE RAW (2014)

L’album che proponiamo oggi si chiama Let’s Dance Raw (ナマで踊ろう), rilasciato nel 2014 dalla Zelone Records, etichetta discografica fondata dallo stesso Sakamoto. Il disco è composto da dieci tracce:

  1. Future Lullaby Risultato immagini per let's dance raw
  2. Birth Of Super Cult
  3. Extremely Bad Man
  4. Let’s Dance Raw
  5. Like An Obligation
  6. Gently Disappear
  7. You Can Be A Robot, Too
  8. Why Can’t I Stop?
  9. Never Liked You, But Still Nostalgic
  10. This World Should Be More Wonderful

 

 

 

Let’s Dance Raw è un album estremamente godibile, caratterizzato da una mescolanza di stili diversi che creano un sound particolarmente vintage. Echi psichedelici e ritmi funk, lounge e country, contribuiscono a creare una combinazione di suoni variegata e originale, sebbene si possa avere l’impressione che i brani pecchino di espressività. Vengono impiegati vari strumenti, dal banjo a percussioni dai ritmi latini, ma è la steel guitar hawaiana – appoggiata sulle ginocchia di Shintaro nella copertina – a rubare la scena e ad essere l’elemento unificatore dell’album. Quello che colpisce è l’eleganza e la precisione con cui è strutturata ogni traccia, frutto di una produzione di livello notevole. La qualità di quest’ultima sta nella rivisitazione di sound passati e nella loro decisamente riuscita rielaborazione in chiave più fresca e frizzante.

Fin dalla delicata e fiabesca traccia iniziale, Future Lullaby, siamo trascinati in un viaggio coinvolgente, caratterizzato da un’atmosfera onirica ed esotica, alla quale la voce quasi biascicata e oscura di Sakamoto si adatta perfettamente. L’ascolto di ogni brano è particolarmente piacevole e rilassante, e il groove di brani come Extremely Bad Man e la title track Let’s Dance Raw non potrà che catturarvi e divertirvi.

La mescolanza di stili e mood ne fanno un album di spessore, formato da strati molto diversi ma ben coesi tra di loro che lo rendono per questo un prodotto affascinante ed accattivante. Il sound caldo e avvolgente lo rende un ascolto perfetto per chi ha bisogno di rilassarsi e trovare un po’ di quiete, o magari per chi sogna di trovarsi in qualche paradiso tropicale, lontano da tutti.

— recensione di Daniele Cavelli


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Number Girl

I Number Girl sono una band formata nell’estate del 1995 a Fukuoka dal cantante e chitarrista Shutoku Mukai, a cui si sono uniti Hisako Tabuchi alla chitarra, Kentarō Nakao al basso e Ahito Inazawa alla batteria. Nel 1997 uscì il primo album School Girl Bye Bye, a cui un anno dopo seguì lo spostamento a Tokyo e vari concerti soprattutto nell’area di Shimokitazawa, quartiere famoso per i live club e la musica dal vivo.

Nel 1999 vi è il passaggio ad un’etichetta discografica maggiore, la Toshiba EMI, con il loro secondo album School Girl Distortional Addict, che rappresenterà la loro affermazione nel panorama dell’indie rock nazionale. Il sound di questo album, caratterizzato da un post-hardcore/noise rock che deve molto a gruppi come i Pixies e gli Hüsker Dü (così come si può evincere dal titolo della canzone Pixie Du), diventerà una pietra miliare del rock giapponese. L’album riesce a cogliere perfettamente l’atmosfera di fine secolo e tradurla in un’alternanza di noise rock e sonorità più melodiche ben studiata, risultato soprattutto della versatilità di Tabuchi alla chitarra e la voce cruda e grezza di Mukai. La vera evoluzione rispetto all’album precedente è la capacità di non adattarsi ad uno stile ma creare un suono proprio, con chiari echi non solo di band occidentali ma anche giapponesi di quel periodo, come Eastern Youth e Bloodthirsty Butchers, declinando il tutto in un album dal suono grezzo, dal ritmo veloce, con continui cambi di tempo e power chords. Anche i testi di Mukai, che spesso esprimono il disagio giovanile in uno stile unico, hanno contribuito al successo della band. Nel primo singolo estratto dall’album dal titolo 透明少女 (Tōmei Shōjo), il protagonista osserva la città che, colpita dai raggi del sole estivo, sembra quasi impazzire nella propria immaginazione, dove il paesaggio e i ricordi si accavallano dando all’ascoltatore un particolare senso di straniamento.

Gli anni successivi vedranno la collaborazione con il produttore discografico statunitense Dave Fridmann, conosciuto per il suo lavoro con gruppi importanti, tra cui The Flaming Lips. Costui sarà importante nella crescita artistica della band poiché la porterà a sperimentare elementi diversi all’interno dei loro album. Questo processo risulta evidente nell’ultimo album Num Heavymetallic, dove si nota un importante cambiamento nelle atmosfere sempre più dominate da una fusione del’indie rock con elementi discordanti provenienti dalla cultura giapponese classica. Vi è anche l’utilizzo di diversi effetti tra cui il delay e diversi stili di cantato, come si può notare nella canzone Num-Ami-Dabutz dove vi è l’utilizzo di un cantato sostenuto, quasi rappato. Quest’album può essere considerato un’anticipazione dei successivi lavori di Mukai dopo lo scioglimento dei Number Girl, che avverrà nel 2002 dopo l’abbandono della band da parte del bassista Nakao. L’ultimo concerto, tenutosi a Sapporo il 30 Novembre, è stato leggendario, con un esibizione finale di Omoide in my head rimasta nel cuore di tutti i fan. I membri della band prenderanno strade diverse ma resteranno sempre importanti nel panorama del rock underground giapponese. Mukai continuerà le sue sperimentazioni fondando i Zazen Boys, invece Tabuchi enterà a far parte dei Bloodthirsty Butchers. Come sottolineato dal giornalista esperto in musica giapponese Ian Martin nel suo libro “Quit your band!”, i Number Girl non sono stati la band con il successo maggiore a livello di pubblico, però la loro influenza si è propagata in tutto l’ambiente indie rock dell’epoca. Tra le band influenzate, le più famose sono probabilmente gli Asian Kung Fu Generation ed i ART SCHOOL.

Nel febbraio 2019 la band ha annunciato la propria presenza al Rising Sun Rock Festival in Hokkaido dopo 17 anni di inattività. La prima data del tour, in realtà, è stata il 18 agosto all’Hibiya Park di Tokyo. Successivamente, è stato annunciato un nuovo tour in tutto il Giappone in questo inverno.

ー recensione di Simone Lolli

 


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ASIAN KUNG-FU GENERATION


Gli Asian Kung-Fu Generation (アジアン・カンフー・ジェネレーション, Ajian Kanfū Jenerēshon, stilizzato come ASIAN KUNG-FU GENERATION) sono una band alternative rock formatasi a Yokohama nel 1996. Durante tutta la sua carriera il gruppo ha sempre mantenuto la formazione originaria con Masafumi Gotoh alla voce, Kensuke Kita alla chitarra, Takahiro Yamada al basso, e Kiyoshi Ijichi alla batteria. Asian Kung-Fu Generation vengono spesso citati in quanto una delle migliori band modern rock giapponesi degli anni 2000.

L’inizio e il debutto

Nel 1996 Masafumi Gotoh, Kensuke Kita e Takahiro Yamada si incontrano in un club di musica all’università privata di Yokohama, da tale incontro nascerà l’idea per gli Asian Kung-Fu Generation, al quale si aggiungerà poco dopo il batterista Kiyoshi Ijichi. Il gruppo inizia esibendosi all’università e nei locali dell’area di Yokohama, nel 2000 pubblicano il loro primo EP, contenente sei cover di canzoni inglesi. Nel Novembre del 2002 la band rilascia il suo primo mini album “Hōkai Amplifier” (崩壊アンプリファー) e, grazie al successo ottenuto, nel 2003 l’album viene ripubblicato sotto la nuova etichetta musicale della band, la Ki/oon Records, una sottofiliale della Sony Music Entertainment Japan. Quello stesso anno la band si esibisce all’annuale rock festival della Fuji Rock Festival 03’ e al Summer Sonic 03’ a Tokyo e Osaka. Ad agosto la band rilascia il suo primo singolo di debutto “Mirai no Kakera” (未来の破片), seguito poco dopo dal secondo singolo “Kimi to Iu Hana” (君という花). Giorni dopo gli AKFG tengono il primo di una serie di festival annuali, il NANO-MUGEN FES. Nel mese di novembre la band rilascia il primo full-length album in studio, “Kimi Tsunagi FIVE M” (君繋ファイブエム), vendendo nella prima settimana oltre 250 mila copie e arrivando al quinto posto nella classifica Oricon. Crescendo sia fama che seguito del gruppo, i fans iniziarono a chiamarli semplicemente Ajikan (アジカン), uno snellimento del nome completo.

Best Hit AKFG

Nel 2004 gli AKFG ottengono il primo premio come Miglior Nuovo Artista, mentre il loro video per il singolo “Kimi to Iu Hana” vince il primo premio come miglior video musicale allo SPACE SHOWER Music video Awards. Tra il gennaio e il febbraio dello stesso anno il gruppo compie il suo primo tour dopo il debutto: Five Nano Seconds, che contava 13 shows. Il primo luglio alla Nippon Budokan arena a Tokyo la band suona al loro terzo NANO-MUGEN FES, nel corso dell’estate suonano in più di dieci rock festival, inclusi il Meet The World Beat, il Rock In Japan Fes ’04 e il Fuji Rock Festival ’04. Nei mesi successivi la band rilascia altri quattro singoli “Siren” (サイレン), “Loop & Loop” (ループ&ループ), “Rewrite” (リライト) e “Kimi no Machi Made” (君の街まで), prima di rilasciare ad ottobre il loro secondo full-lenght album “SOL-FA” (ソルファ). L’album rimane primo nella classifica Oricon per due settimane consecutive arrivando poi a vendere 600 mila copie. Indice del sempre maggiore successo della band non solo a livello nazionale, ma anche internazionale è la petizione organizzata dai fans degli AKFG affinché la distribuzione delle copie del loro secondo album avvenisse anche al di fuori del Giappone; nell’ottobre del 2005 la Tofu Record stipulò un contratto che permise la pubblicazione di “SOL-FA” negli Stati Uniti. Inoltre il singolo Rewrite trovò apprezzamento a livello nazionale e internazionale quando venne scelto come quarta sigla d’apertura per l’anime Fullmetal Alchemist. Successo simile nello stesso periodo ebbe la canzone “Haruka Kanata”, utilizzata come seconda sigla d’apertura per l’anime Naruto. Nel 2005 pubblicano un DVD che mantiene la prima posizione nella classifica Oricon DVD per un mese intero. Più tardi, sempre nel 2005 pubblicano un altro singolo: “Blue Train”. Nel 2006 pubblicano ben 2 album, “Fanclub” e una compilation, “Feedback File”. Nello stesso anno escono anche altri due singoli: “World Apart” e “Aru Machi no Gunjo” e dopo la pubblicazione dell’album “Fan Club” gli AKFG partono per un tour nazionale chiamato Count 4 My 8 Beat che ottiene uno strepitoso successo. Nel 2007 pubblicano il loro terzo DVD e il singolo chiamato “After Dark” (noto anche per essere stato scelto come sigla di apertura dell’anime Bleach) che vende 38.624 copie nella sola prima settimana d’uscita. Nel 2009 esce il loro tredicesimo singolo “Shinseiki No Love Song” (letteralmente canzone d’amore del nuovo secolo). Nel 2010 Gotō annuncia l’uscita del loro sesto album. Si tratta di “Magic Disk” che prevede 13 tracce più una bonus (“Solanin”). La traccia bonus è stata usata come colonna sonora nell’omonimo film del 2010 diretto da Takahiro Miki e scritto da Asano Inio.

Stile musicale

Lo stile musicale degli AKFG viene influenzato principalmente dall’alternative rock e indie rock degli anni ’90, in particolare da gruppi come gli Oasis, i Manic Street Preachers e gli Smashing Pumpkins. Questo in unione con un’ampia varietà di altri generi musicali che vanno dal pop, al garage, new wave, hardcore punk fino all’heavy metal. I membri della band si sono poi rivelati essere fan non solo di gruppi giapponesi come i Number Girl, gli Eastern Youth, Hi-Standard, ma anche di gruppi occidentali come i Beatles, gli XTC, i Pet Shop Boys e i King Bees. Come risultato molte delle loro canzoni mantengono un preciso equilibrio di vari elementi tra i generi musicali, molti espressi per lo più tramite tempi veloci, melodie forti, distorsioni, powerchord, groove con liriche trasgressive che volgono a suscitare emozioni. Durante la loro carriera, così come molte rock band giapponesi, il gruppo tende a espandere gradualmente lo stile sonoro di base piuttosto che reinventarsi drasticamente: cambiamento evidente nelle differenze tra le prime produzioni e la canzone “Shinseiki No Love Song”, che dimostra la maturazione musicale della band.

− di Vittoria Foschi


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Tanizawa Tomofumi – Bokura wa Minna Spacy

Tanizawa Tomofumi (谷澤智文) nasce nel 1981 nella prefettura di Gifu. Dall’età di 15 anni comincia a suonare la chitarra e ben presto scrive anche i testi di canzoni. Nel 2001 entra a far parte della band ‘Pump Stock’ che però si scioglie l’anno successivo, nel 2002. Da qua comincia la sua carriera da solista, sotto il nome di Tanizawa Tomofumi (タニザワトモフミ, trascrizione in katakana del suo nome). Nel 2004 debutta con il suo primo mini album “Kagerō” (陽炎) seguito nel 2005 da un secondo mini album, “Nanairo” (七色). Nel 2006 esce il suo terzo album, “Kūro” (空路) e rilascia il music video di “I Think I Like you“. Ma è nel 2009 che la sua carriera comincia a prendere il via: debutta il suo singolo “Tōkyō Hello” (東京ハロー) e la sua canzone “Kimi ni Todoke” (きみにとどけ) viene usata come sigla di apertura dell’omonimo anime. L’anno seguente, esce il suo primo full album “Maboroshi Dokei” (まぼろし時計). Nel 2011 viene scelto come artista per la sigla di apertura della nuova stagione dell’anime Kimi ni Todoke con il suo brano “Sawakaze” (爽風). Nel 2012 esce il suo terzo album “Nanjū Jinkaku” (何重人格) e parte per un viaggio intorno al mondo che durerà un anno e lo porterà in 35 diversi paesi prima del suo ritorno in Giappone nel 2013. Nel 2014 esce “SPACE LIKE CARNIVAL“, un album dal sound psichedelico della band dallo stesso nome, che Tanizawa forma nello stesso anno. Nel 2015, tuttavia, la band si scioglie.

Dal 2016 Tanizawa cambierà nome d’arte, questa volta scritto in sinogrammi, per rilanciarsi con l’album “Bokura wa Minna Spacy” (ぼくらはみんなスペーシー), uscito il 9 marzo di quell’anno. A seguire quest’album, nel 2017, abbiamo “Bokura wa Minna Alien” (ぼくらはみんなエイリアン).

Oltre alla musica, si diverte a coltivare frutta e verdura nel suo orto, che chiama Tanizawa Farm. Ai suoi concerti infatti è possibile acquistare i frutti del suo raccolto.

Bokura wa Minna Spacy (2016)

Bokura wa Minna Spacy è il primo album di Tanizawa Tomofumi sotto il suo nome scritto in sinogrammi (谷澤智文), uscito il 9 marzo del 2016. È il primo di una trilogia: seguito da Bokura wa Minna Alien e un terzo album ancora in produzione. L’artwork della copertina è disegnato da “panpanya” (HP: http://www.panpanya.com/ ). I testi, la composizione, il mixing e la direzione dell’album sono tutti opera di Tanizawa, che definisce il suo lavoro come il creare un “Tanizaworld”. Il sound dell’album è definito dall’artista stesso come “Space Core Pop”. I brani sono 10 e la durata dell’album è circa 37 minuti.

L’album apre con il brano “神様ぼくは” tradotto in inglese da Tanizawa stesso con “Dear God“. Siamo immediatamente trasportati fuori dall’atmosfera terrestre, è infatti questa l’intenzione di Tanizawa: una performance musicale spaziale. La voce e la melodia lenti, uniti agli effetti sonori fanno sembrare a chi ascolta di essere entrati in un mondo completamente diverso. Il ritmo viene spezzato da “Let It Be A Fine Day Tomorrow” (明日天気になあれ) che ricorda molto i brani di Tanizawa degli album precedenti come Nanjū Jinkaku. Il terzo brano “Night On The Galactic Railroad” (銀河鉄道の夜) ci riporta nello spazio, con un chiaro riferimento all’omonimo libro di Miyazawa Kenji. I brani che seguono sono caratterizzati da un alternarsi di sound quasi psichedelici e pop, influenzati dall’esperienza con SPACE LIKE CARNIVAL e il suo viaggio intorno al mondo. Midsummer Orion (真夏のオリオン) spezza un attimo l’atmosfera creata dai brani precedenti: è un brano strumentale accompagnato da effetti sonori che ricordano le notti estive, quasi come se fossimo sdraiati in un prato a guardare il cielo stellato. La posizione nella tracklist è cruciale: infatti è quinto e divide a metà l’album. Divide così i brani più “spacy” da quelli leggermente più incalzanti e psichedelici proposti nella seconda metà, tra i quali spiccano “Effector Erecter” (エフェクター☆エレクター) e “The Easter Of Solar System” ( 太陽系復活祭).

Per darvi un assaggio del contenuto dell’album, ecco il music video prodotto da panpanya:

Essendo il primo di una trilogia, consiglio vivamente di ascoltare il secondo album, “Bokura wa Minna Alien“, che continua sulle note di questo “Tanizaworld” sound.

Tanizawa Tomofumi su SoundCloud: https://soundcloud.com/tomofumi-tanizawa/albums

 

— di Noemi Tappainer


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Chanmina: quando Corea del Sud e Giappone si incontrano.

 

 

Artista eccentrica dalle molteplici identità linguistiche e musicali, Otomonai Mina (乙茂内 美奈) , meglio nota con lo pseudonimo di Chanmina, offre all’interno del repertorio nipponico una voce e un beat in linea con il mainstream globale, mantenendosi allo stesso tempo fedele alle sue radici.

Nata il 14 Ottobre 1998 in Corea del Sud da madre sudcoreana e padre giapponese, già dalla tenera età si consacrò alle arti del balletto, violino e pianoforte grazie all’influenza della madre, ballerina di professione. Dopo un’infanzia trascorsa tra America e Giappone, in suolo giapponese entrò in contatto con altri generi come j-pop, k-pop e rap. Fu proprio al liceo che, persuasa dai suoi compagni a non abbandonare il Giappone per una carriera in Corea, prese parte al programma giapponese “BAZOOKA!!! 高校生RAP選手権” (Kokosei Rap Senshuken), in cui studenti liceali si sfidano in battaglie di Rap. Nello stesso periodo scrisse e incise le sue prime canzoni, tra cui “未成年” (Miseinen, ovvero minorenne) e successivamente “Princess”, entrambe rilasciate nel 2016 e dallo stile prettamente hip-hop e rap. Ma sarà il singolo di debutto del 2017 “FXXKER”, dai toni decisamente più aggressivi e irriverenti, in cui lei stessa si definisce “JK RAPPER” e la “Beyoncé di Nerima” (quartiere di Tokyo),  ad attrarre l’attenzione mediatica e a ottenere gli attuali 8 milioni di views su Youtube. Nel medesimo anno venne pubblicato, grazie alla casa discografica Victor Entertainment, il suo primo album “未成年”(Miseinen) che include le tracce “FXXKER” e “LADY”; anno alquanto proficuo per l’artista, poiché vennero pubblicati in seguito un altro album dal titolo “Chocolate” e l’omonima canzone dal ritmo incalzante e vivace.

NEVER GROW UP” E LA TRACK TRILINGUE CHE ABBATTE I CONFINI NAZIONALI: “I’M A POP”.

Come se quasi volesse richiamare concezioni pirandelliane d’identità o elucubrazioni baumaniane sulla cultura ibrida ed extraculturale, “I’m a Pop” amalgama in sé versi in lingua giapponese, coreana e inglese, i quali si susseguono fluentemente con una coesione interlinguistica a dir poco arguta. Non è solo uno sbarazzarsi di confini linguistici, ma di un insieme di generi e identità musicali che vengono affibbiati alla cantante e che lei stessa reputa “息苦しい” (ikigurushii) ovvero “soffocanti”. Come dice il testo stesso: “E’ Pop, rock, hip-hop, non ha nome” (名前なんてないこのミュージック).

La canzone rientra nell’album “Never Grow Up”, inciso con la casa discografica “Warner Music Japan” nell’anno 2019 e al cui interno vi sono un totale di 14 tracks che alternano stili come hip hop, pop, rap e trap, conformi anche alle tipologie di canzoni in voga attualmente negli Stati Uniti e nel mondo.

Una coreografia ipnotica e accattivante, un artefatto ambulatorio trasformato in un apparato scenico dai colori vibranti, sono il connubio artistico scelto per la canzone “Doctor”, anch’essa all’interno della tracklist ma pubblicata in anticipo nell’anno 2017. Una canzone che critica una società contraddistinta da conformismo dilagante, prodotti di massa, ossessione per i social media e che schernisce la tanto agognata e sedicente individualità; fattori che non solo scatenano tedio, ma che provocano in Chanmina una autodiagnosticata “No flavour syndrome”; il tutto riassunto nell’ironica richiesta d’aiuto, all’interno del refrain, “Help me Doctor!”.

Pain is beauty”, invece, altro singolo dell’album in cui pop e rap vengono fusi, risulta essere molto più introspettivo e personale rispetto ai già citati singoli, soprattutto per la clip video in cui vengono tematizzati il bullismo e il dolore; la cantante stessa infatti afferma di esserne stata vittima durante l’infanzia a causa del suo giapponese poco fluente. “Pain is beauty” parla di sofferenze, traumi che chiunque nell’adolescenza si ritrova ad affrontare, ma non si sofferma nel vittimismo, anzi, nella bellezza che può nascere dai sacrifici, dal dolore e dalle lezioni impartiteci.

Che la cantante aspiri ad un’audience più internazionale, nonché all’attigua penisola sudcoreana non è un segreto: come dimostratosi da certi sperimentalismi linguistico-musicali e dall’ultimo album “Never Grow Up”, dal sound mainstream in grado però di contraddistinguersi e mantenere un suo stile nippo-coreano. Se, però, questo stile verrà apprezzato e troverà un unanime consenso, lo si vedrà solo con il tempo.

 

– di Riccardo Peron.

 


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DADARAY – DADASTATION

Il Gruppo

I DADARAY sono un trio indie presente dal 2017 sulla scena musicale giapponese. Il nome riprende il termine “DADA” dal movimento dadaista, unendolo a “RAY” per indicare la luce. Il significato insito dietro, secondo la band, sarebbe “la luce distrugge l’ordine prestabilito e il buonsenso”.

Sebbene il gruppo sia attivo da pochi anni, i suoi componenti non sono facce nuove nel panorama musicale. REIS, cantante principale nonché tastierista, tentò già dal 2011 una carriera da solista sotto il nome di NIKIIE. Kyūjitsu Kachō, bassista e fondatore del gruppo, è attivo dal 2007 e lavorò con diverse band prima di dare inizio al progetto DADARAY. Per finire, Etsusha, tastierista e seconda voce, tentò come la collega una carriera da solista in passato, e ancora oggi lavora come supporto a diversi gruppi oltre al suo trio.

Particolari, eclettici ma comunque non sempre e non troppo fuori dalle righe del loro genere. Il sound dei loro lavori è in pieno stile indie pop, contornato però da sonorità funky e a tratti addirittura smooth jazz.
La discografia della band è composta da 4 mini album e 1 solo album effettivo. Tutti i lavori portano come marchio di fabbrica la dicitura “DADA” all’interno del nome, che richiama il movimento sul quale la band affonda le proprie ideologie.
Esaminando i testi, non ci si troverà davanti a qualcosa di frivolo (come invece alcune melodie suggerirebbero), ma al contrario il pessimismo, la critica sociale e la profondità delle frasi lasciano facilmente spiazzato l’ascoltatore, che non si sarebbe probabilmente aspettato un connubio del genere tra musica e parole.
Interessante quindi il fatto che la maggior parte dei brani dei DADARAY possegga questa “doppia anima”, rendendone complessa l’interpretazione (È felice? È triste? Cosa vogliono trasmettere esattamente?).

DADASTATION (2017)

Primo (e per ora unico) album della band giapponese che ha visto la luce nel 2017. Tra inediti e riprese di brani già pubblicati e riarrangiati ad hoc, il prodotto in sé si presenta come un saliscendi tra tracce indie pop giapponesi molto classiche e pezzi particolarmente interessanti con una melodia stravagante che sorprende il pubblico.
L’ impronta elettronica su strumenti e voce si mantiene costante, ma non troppo invasiva e comunque sempre apprezzabile per gli amanti del genere.

Tra le 13 tracce totali, alcune spiccano particolarmente per l’originalità della composizione e per i messaggi trasmessi:

トモダチ(tomodachi) è la traccia malinconica dell’album, quella che tradisce il distacco precedentemente accennato tra testo e melodia.
Ritmo con intensità altalenante, che parte leggero per poi proseguire in un crescendo costante fino ad esplodere in sonorità quasi electro-rock, smorzarsi e ripartire di nuovo. La voce di REIS (molto delicata in generale) aiuta decisamente a definire la natura struggente del pezzo.

WOMAN WOMAN si presenta come una canzone molto ritmica e andante, che all’udito pare essere l’incontro tra il jpop e il sound di un bar statunitense della prima metà del XX secolo. Sembra un accoppiamento improbabile, ma incredibilmente (vuoi anche per il testo pieno di significato come da tradizione DADARAY) funziona, rendendo WOMAN WOMAN una delle tracce migliori della discografia del trio.

For Lady (Remix by YYIOY) è quella traccia con la quale si parte un po’ pervenuti, poiché si scorge la dicitura “remix” accanto al titolo. Inizialmente presente nel mini album “DADAX”, qui è stata riproposta quasi completamente stravolta in chiave molto più “artificiale”. La trasformazione è stata ben pensata, perché la sonorità elettronica creata è la migliore dell’album senza alcun dubbio e richiama molto lo stile della collega coreana MISO. Per gli amanti del genere è un ascolto obbligato, possibilmente da fare in cuffia.
イキツクシ (Ikitsukushi) è il brano più famoso del gruppo giapponese. Nato con l’EP “DADAISM”, è stata ripresa intoccata su “DADASTATION” e in chiave remixata, successivamente, su “DADAX”. Melodia orecchiabile e catchy, che viene accompagnata dal testo più cupo dell’album.
“…Non importa quanto mi venga portato via.
Sento di aver vissuto questa vita tanto quanto mi fosse possibile.
Sto bene, quindi perché non vediamo di piantarla?…”
Trad. “Lyrical Nonsense”

Il brano si evolve su frasi di questo calibro, creando quel tipico senso di incongruenza testo-melodia che la band ormai porta e diffonde come uno dei propri marchi distintivi e che, probabilmente, si è diffuso grazie a questo pezzo.

L’album ovviamente non si esaurisce con le tracce sopracitate. Ci sono molte altre perle che meritano di essere ascoltate e che sicuramente non vi lasceranno insoddisfatti, prime tra tutte 場末 (basue) e 僕らのマイノリティ(bokura no mainority). DADASTATION è un album eclettico come i suoi creatori, che da un suono all’apparenza piuttosto lineare riesce a portare in varie dimensioni differenti (ma comunque collegate) pezzo per pezzo.

Conclusioni

DADASTATION è un progetto decisamente peculiare all’interno del panorama musicale nipponico. Testi nella stragrande maggioranza dei casi di uno spessore non indifferente che forse un po’ tradiscono l’ideologia dadaista “nuda e cruda” dove il significato non dovrebbe esserci. Tuttavia, è bene ricordarsi che lo scopo principale della band è distruggere “l’ordine prestabilito e il buonsenso”, ed effettivamente è ciò che accade con il contrasto testo-melodia tanto utilizzato dal trio e con lo sfruttamento di arrangiamenti tutt’altro che semplici e/o prevedibili.

— di Matteo Calzati


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