12 Luglio 2026 | Letteratura, Recensioni

Author: Tawada Yōko
Translation: Margaret Mitsutani
Publisher: Granta Books
Edition: 2026
Archipelago of the Sun (太陽諸島, Taiyō Shotō), translated by Margaret Mitsutani, is the concluding volume of Tawada Yōko’s trilogy that began with Scattered All Over the Earth. Picking up directly after Suggested in the Stars, Hiruko and her companions leave Copenhagen aboard a mail boat, travelling east in search of her vanished homeland. As their route takes them through the Baltic, stopping in places such as Rügen, Kaliningrad, Riga and Tallinn, the novel gradually shifts its focus from the search itself to the people undertaking it.
In the same fashion as the previous entries, the narrative shifts between multiple perspectives. Susanoo, who remained an elusive figure for much of the trilogy, now emerges as a far more fully fleshed-out character through chapters narrated from his own perspective. Unlike the previous novels, however, the voyage is rarely driven by dramatic events. Instead, it unfolds through long conversations and unexpected detours that gradually reshape the purpose of the journey itself.
Hiruko’s hybrid language, Panska, continues to blur linguistic boundaries, but Tawada broadens her focus far beyond it. Conversations increasingly revolve around translation, pronunciation and the different ways languages express the same ideas, with characters delighting in wordplay and exchanging observations about grammar, etymology and linguistic quirks.
Although the novel continually introduces unexpected encounters and ideas, it maintains a remarkably calm, almost contemplative tone throughout. Tawada allows even the most unusual conversations to unfold with complete naturalness, giving equal space to philosophical reflection and humour.
Readers expecting definitive explanations for Japan’s disappearance may be surprised, but Tawada’s interest has always lain elsewhere. Like the voyage at its centre, Archipelago of the Sun continually invites new conversations and new ways of thinking before bringing the trilogy to a satisfying close.
Review by Connal Shaw
Autrice: Tawada Yōko
Traduzione: Margaret Mitsutani
Editore: Granta Books
Edizione: 2026
Archipelago of the Sun (太陽諸島, Taiyō Shotō), tradotto in inglese da Margaret Mitsutani, conclude la trilogia di Tawada Yōko iniziata con Scattered All Over the Earth. Riprendendo esattamente dal punto in cui si conclude Suggested in the Stars, Hiruko e i suoi compagni lasciano Copenaghen a bordo di una nave postale, diretti verso est alla ricerca della patria che lei ha perduto. Attraversando il Mar Baltico e facendo tappa in luoghi come Rügen, Kaliningrad, Riga e Tallinn, il romanzo sposta progressivamente l’attenzione dalla meta del viaggio alle persone che lo condividono.
Come nei volumi precedenti, la narrazione passa continuamente da un personaggio all’altro. Susanoo, rimasto a lungo una figura sfuggente, acquista finalmente maggiore spessore grazie ai capitoli raccontati dal suo punto di vista. A differenza dei romanzi precedenti, però, il viaggio è scandito meno da grandi avvenimenti che dalle conversazioni, dagli incontri e dalle deviazioni lungo il percorso, che ne trasformano poco alla volta il significato.
Il Panska, la lingua ibrida inventata da Hiruko, continua a essere una presenza importante, ma l’interesse di Tawada si estende ben oltre. Le conversazioni ruotano sempre più spesso attorno alla traduzione, alla pronuncia e ai diversi modi in cui le lingue esprimono le stesse idee, mentre i personaggi si divertono a confrontare parole e altre curiosità linguistiche.
Pur introducendo costantemente incontri inattesi e nuove idee, il romanzo conserva un tono sorprendentemente pacato, quasi contemplativo. Anche gli scambi più insoliti si sviluppano con assoluta naturalezza, lasciando convivere riflessione filosofica e umorismo senza mai forzare il racconto.
Chi si aspetta una spiegazione definitiva della scomparsa del Giappone potrebbe rimanere sorpreso, ma gli interessi di Tawada sono sempre stati altri. Come il viaggio che racconta, Archipelago of the Sun invita continuamente a nuove conversazioni e a nuovi modi di guardare il mondo, offrendo una conclusione pienamente coerente con lo spirito dell’intera trilogia.
Recensione di Connal Shaw
5 Luglio 2026 | Letteratura, Recensioni

Autore: Seishi Yokomizo
Traduttore: Francesco Vitucci
Editore: Sellerio Editore Palermo
Edizione: 2026
Seishi Yokomizo è considerato uno dei maggiori autori del giallo giapponese del Novecento. Nato a Kobe nel 1902, iniziò a scrivere racconti polizieschi negli anni Venti, contribuendo in modo decisivo alla diffusione del genere in Giappone. La sua fama è legata soprattutto al detective Kosuke Kindaichi, protagonista di numerosi romanzi che hanno conquistato generazioni di lettori grazie a intrecci ingegnosi e ambientazioni ricche di fascino. La sua narrativa unisce il classico enigma investigativo occidentale con la cultura, le tradizioni e le superstizioni del Giappone, dando vita a opere dal carattere unico.
Il detective Kindaichi e la filastrocca demoniaca è uno dei romanzi più rappresentativi della serie perché riesce a trasformare una semplice indagine in un racconto denso di tensione e atmosfera. Fin dalle prime pagine il lettore viene immerso in un contesto rurale, dove antiche leggende, rancori familiari e credenze popolari sembrano avere un peso tanto importante quanto gli indizi lasciati dall’assassino. La misteriosa filastrocca che dà il titolo al romanzo diventa il filo conduttore della vicenda, alimentando un senso di inquietudine che accompagna tutta la lettura.
Uno degli aspetti più riusciti dell’opera è la costruzione dell’intreccio. Yokomizo dissemina la narrazione di dettagli che sembrano insignificanti, ma che acquistano valore solo nelle fasi finali dell’indagine. Il lettore è continuamente portato a formulare ipotesi, spesso smentite dai successivi colpi di scena. Kosuke Kindaichi si conferma un investigatore fuori dagli schemi: apparentemente distratto e poco elegante, ma capace di osservare ciò che agli altri sfugge e di ricostruire con grande lucidità anche i casi più complessi.
Oltre all’aspetto investigativo, il romanzo colpisce per la capacità di raccontare la società giapponese del dopoguerra. Le dinamiche familiari, il peso delle tradizioni, il valore dell’onore e il conflitto tra passato e modernità diventano elementi centrali della storia. I personaggi, pur non essendo sempre profondamente analizzati dal punto di vista psicologico, risultano credibili e funzionali alla costruzione del mistero, contribuendo a creare un’atmosfera intensa e coinvolgente.
Nel complesso, Il detective Kindaichi e la filastrocca demoniaca è un giallo classico che riesce ancora oggi a sorprendere per l’intelligenza della trama e per la forza della sua ambientazione. Non è un romanzo d’azione, ma un’opera che premia l’attenzione del lettore, invitandolo a osservare ogni dettaglio e a lasciarsi trasportare da un enigma costruito con grande precisione. È una lettura consigliata sia agli appassionati del genere investigativo sia a chi desidera avvicinarsi alla narrativa giapponese attraverso uno dei suoi autori più importanti.
Recensione di Riccardo Bernazzani
28 Giugno 2026 | Letteratura, Recensioni

Autore: Fukazawa Shichirō
Traduzione: Giorgio Amitrano
Editore: Adelphi Edizione
Edizione: 2024
Fukazawa Shichirō nasce nel 1914 a Isawa, nel Giappone centrale. Appartenente inizialmente più al mondo della musica che a quello della letteratura, ottiene il suo primo successo in quest’ambito nel 1956 con Le ballate di Narayama (楢山節考, Narayama bushikō), presentando l’opera ad un Premio per scrittori esordienti ed uscendone vincitore. Ad oggi è noto principalmente per il suo racconto Storia di un sogno elegante (風流夢譚, Fūryū mutan), la cui natura satirica legata alla famiglia imperiale generò enorme scandalo, e scatenò la tragedia nota come incidente Shimanaka.
Le ballate di Narayama è un breve romanzo ambientato nel Giappone centrale, in un villaggio tra i monti vittima di lunga data della miseria. La storia è narrata per la maggior parte dal punto di vista della sessantanovenne Orin, ed il racconto si alterna con versi di ballate tradizionali del villaggio — o variazioni di esse — che fungono ora da saggio proverbio, ora da beffa.
Sin dall’inizio del romanzo, il lettore viene reso partecipe delle preoccupazioni di Orin. Innanzitutto, la necessità di trovare una moglie per suo figlio Tatsuhei, rimasto vedovo l’anno precedente. Oltre a ciò vi è il suo imminente pellegrinaggio al monte dimora di un dio, il Narayama, viaggio obbligatorio per ogni abitante del villaggio una volta compiuti i settant’anni di età. Infine, vi è l’ingrato compito che la donna sente di dover eseguire, ovvero rompersi i denti, ancora forti nonostante l’età avanzata.
Risulta dunque cruda la rappresentazione della realtà di un villaggio estremamente povero, alle prese con la fame da generazioni. In questo luogo fittizio si prova infatti vergogna se i propri denti sono sani in quanto associati alla voracità, e le donne vengono additate se arrivano a tenere in braccio il proprio pronipote, poiché ciò significa aver messo al mondo troppe bocche da sfamare, troppo in fretta.
Un elemento fondamentale per la piena comprensione del romanzo è la conoscenza della leggenda di Obasute, alla quale l’autore si è ispirato. Questa, nata probabilmente all’interno di situazioni di povertà e incertezza, è incentrata sull’abbandono degli anziani sull’Obasuteyama, o monte Obasute, in modo da sollevare il peso dei loro bisogni dalle spalle dei loro familiari.
Nonostante la brevità, Le ballate di Narayama conduce con successo il lettore tra le strette mura della casa della famiglia di Orin e tra le vie del loro villaggio, martoriato dalla fame al punto da seguire tradizioni vetuste e punitive. Accompagnato, nell’edizione di Adelphi presa in considerazione, da un’illuminante postfazione di Giorgio Amitrano, il romanzo costituisce una lettura curiosa ed immersiva, nonché un’interessante interpretazione della leggenda sopra citata.
Recensione di Isabella Sgargi
21 Giugno 2026 | Letteratura, Recensioni

Author: Tawada Yōko
Translation: Margaret Mitsutani
Publisher: Granta Books
Edition: 2025
Suggested in the Stars (星に仄めかされて, Hoshi ni Honomekasarete), translated by Margaret Mitsutani, is the second volume in Tawada Yōko’s trilogy that began with Scattered All Over the Earth. Reuniting Hiruko and the companions she gathered during her search for fellow Japanese survivors, the novel follows the group’s efforts to help Susanoo recover his voice after finally locating him at the end of the previous book. Once more, Tawada uses this premise to explore questions of language and belonging in a world where Japan has faded from both maps and memory.
In the same style as the first entry in the trilogy, the narrative shifts between multiple perspectives and frequently moves through flashbacks, gradually revealing the cast’s backstories and motivations. The group converges on Copenhagen in the hope that treatment from a speech loss specialist will restore Susanoo’s voice and enable him to speak once more in his own language. The physician overseeing this case is Dr. Velmer, a cynical and often authoritarian figure who becomes convinced that the silence he is treating may not be a medical condition at all. Instead, he entertains the possibility that Susanoo has simply forgotten the language he once spoke, leading him to question both the value of restoring it and the assumptions of those determined to help. Much of this storyline unfolds within a decaying Copenhagen hospital whose atmosphere strongly recalls the unsettling world of Lars von Trier’s The Kingdom.
Language remains at the centre of the novel, though Tawada approaches the subject with even greater humour and absurdity than before. Susanoo’s condition becomes the starting point for questions about the value people attach to their mother tongue and whether shared language or nationality alone can create a meaningful sense of connection. In doing so, the novel complicates the beliefs that motivated Hiruko’s search in the first place, asking what it means to belong to a culture that has disappeared.
This concern with language is reflected in the novel’s increasingly dreamlike and surreal atmosphere. Reality shifts without warning and scenes often develop according to the logic of association rather than conventional causality. Characters frequently move from one situation to another through conversations alone, as though language itself could reshape the world around them. Margaret Mitsutani’s translation once again stands out in these passages, capturing the fluidity and absurdity of Tawada’s writing.
Suggested in the Stars expands the ideas introduced in Scattered All Over the Earth while moving further into the realm of dreams and linguistic play. Rather than providing clear answers to the mysteries and questions raised by its predecessor, Tawada frequently complicates them, introducing new questions and unexpected directions for both the characters and the reader. It feels very much like a bridge between the first and final volumes, leaving readers eager to discover where this unusual journey will ultimately lead, even if definitive answers seem to be beside the point.
Review by Connal Shaw
Autrice: Tawada Yōko
Traduzione: Margaret Mitsutani
Editore: Granta Books
Edizione: 2025
Suggested in the Stars (星に仄めかされて, Hoshi ni Honomekasarete), tradotto in inglese da Margaret Mitsutani, è il secondo volume della trilogia iniziata con Scattered All Over the Earth. Il romanzo ci riporta accanto a Hiruko e all’improbabile gruppo che si è formato attorno a lei. Dopo aver ritrovato Susanoo, un cuoco giapponese rimasto improvvisamente privo della parola, i protagonisti cercano di comprenderne la condizione e di aiutarlo a recuperare la voce. Ancora una volta, Tawada parte da questa premessa per esplorare il linguaggio e sull’appartenenza in un mondo in cui il Giappone è ormai scomparso dalle mappe e quasi del tutto dissolto nella memoria collettiva.
Come nel primo capitolo della trilogia, la narrazione si sposta continuamente tra diversi punti di vista e si apre spesso a ritorni nel passato, che ricostruiscono gradualmente le storie e le motivazioni dei personaggi. Il gruppo si reca a Copenaghen nella speranza che un medico possa restituire la voce a Susanoo. A occuparsi del caso è il dottor Velmer, figura cinica e autoritaria che finisce per mettere in dubbio la natura stessa della sua condizione. Secondo lui, il paziente potrebbe non soffrire di un disturbo medico, ma aver semplicemente dimenticato la propria lingua madre. Questa ipotesi lo porta a mettere in discussione il senso stesso del tentativo di “recuperarla”. Gran parte di questa vicenda si svolge all’interno di un ospedale decadente di Copenaghen, la cui atmosfera sembra uscita direttamente da Il Regno di Lars von Trier.
Il linguaggio resta il tema centrale del romanzo, ma questa volta Tawada lo affronta attraverso situazioni sempre più eccentriche e imprevedibili. La condizione di Susanoo diventa il punto di partenza per riflettere sul valore attribuito alla lingua madre e sulla possibilità che lingua e nazionalità condivise bastino a creare un legame tra due persone. Così il romanzo ripensa le premesse che avevano guidato la ricerca di Hiruko e si confronta con una cultura ormai svanita.
A dare forma a queste domande è una narrazione sempre più surreale. La realtà sembra mutare di continuo e le scene si sviluppano per associazioni, più che secondo una logica narrativa tradizionale. I passaggi da una situazione all’altra avvengono spesso attraverso le conversazioni, come se fossero le parole stesse a ridefinire il mondo del romanzo. Qui la traduzione di Margaret Mitsutani si conferma eccellente, come già nel primo volume.
Suggested in the Stars amplia i temi introdotti in Scattered All Over the Earth, spingendosi ancora più nel sogno e nella sperimentazione linguistica. Anziché offrire risposte a tutte le domande del primo volume, il romanzo le complica ulteriormente, aprendo nuove direzioni narrative e concettuali. Si configura così come un ponte tra l’inizio e la conclusione della trilogia, lasciando il lettore in attesa di uno sviluppo che, forse, non mira affatto a una risoluzione definitiva.
Recensione di Connal Shaw
14 Giugno 2026 | Letteratura, Recensioni

Autore: Arikawa Hiro
Traduzione: Daniela Guarino
Editore: Garzanti
Edizione: 2024
Hiro Arikawa costruisce la sua narrativa attorno a personaggi ordinari e situazioni quotidiane, trasformandoli in storie cariche di significato emotivo. Nei suoi romanzi, la dimensione domestica diventa uno spazio in cui si riflettono temi universali come la perdita, la lealtà e il valore dei ricordi.
In quest’opera si nota una scrittura estremamente controllata e delicata, che procede per piccoli gesti e dettagli apparentemente semplici. La forza del racconto sta proprio nella capacità di far emergere emozioni profonde senza mai forzarle, lasciando che siano le relazioni tra i personaggi a costruire il senso della storia.
La vicenda segue Nana, un gatto cresciuto accanto a Satoru dopo essere stato accolto da lui. Quando Satoru intraprende un viaggio attraverso diversi luoghi del paese per cercare una nuova sistemazione per il suo compagno, ogni tappa diventa l’occasione per incontrare persone legate al suo passato e per ricostruire frammenti della sua vita.
La narrazione alterna osservazione e memoria, con il punto di vista del gatto che aggiunge una prospettiva insolita e spesso ironica. Attraverso i suoi occhi, le azioni umane assumono un significato diverso, più diretto e istintivo, contribuendo a rendere il racconto più intimo e accessibile.
Nel complesso, il romanzo costruisce un percorso emotivo progressivo che culmina in una riflessione sulla continuità dei legami e sull’impatto che le persone lasciano nella vita degli altri. La traduzione italiana di Daniela Guarino contribuisce a mantenere intatta la sobrietà e la delicatezza dell’originale, restituendo un testo fluido e coerente nella sua intensità emotiva.
Recensione di Riccardo Bernazzani
7 Giugno 2026 | Letteratura, Recensioni

Autrice: Yoshimoto Banana
Traduzione: Gala Maria Follaco
Editore: Feltrinelli
Edizione: 2017
Yoshimoto Banana, nome d’arte di Yoshimoto Mahoko, nasce a Tōkyō nel 1964. Figlia del poeta e critico Yoshimoto Takaaki, cresce all’interno di un ambiente progressista e si laurea all’Università Nihon con una specializzazione in letteratura. Vede il suo debutto nella scrittura nel 1988, con la sua famosissima opera Kitchen (キッチン, Kicchin), e da quel momento in poi si dimostra una scrittrice prolifica, pubblicando diverse decine di romanzi che riscuotono un successo mondiale.
Il lago (みずうみ, Mizuumi) viene pubblicato in Giappone nel 2005. Si tratta di un romanzo piuttosto breve, coerentemente col resto della produzione di Yoshimoto, dal linguaggio semplice e al tempo stesso capace di comunicare significati profondi. Scritto interamente in prima persona dal punto di vista della protagonista, lascia la storia fluire libera grazie all’assenza di una suddivisione in capitoli, senza tuttavia perdere mai la chiarezza del racconto.
La narratrice è Chihiro, artista di professione trasferitasi a Tōkyō in seguito alla morte della madre. È proprio nella capitale, dove si trova per sfuggire al disagio ed al lutto legati al suo passato, che una nuova fase della sua vita ha inizio, con la nascita di un’amicizia con il misterioso Nakajima. Tra i due nasce un inusuale ma stretto rapporto, che si trasforma rapidamente in un’altrettanto inusuale storia d’amore.
Mentre lei si concentra su un incarico e lui sui suoi studi, il lettore scopre via via le complesse sfaccettature delle loro personalità e del loro passato. Da un lato, Chihiro è una figlia avuta fuori dal matrimonio della tenutaria di un club, la cui morte prematura è legata ad eventi innescati da pressioni sociali relative al suo aspetto fisico. Dall’altro, la vita di Nakajima prima del suo arrivo a Tōkyō rimane un segreto per buona parte del romanzo, lasciando trapelare soltanto la presenza di profonde ferite interiori legate ad esperienze traumatiche e, anche nel suo caso, alla perdita della madre.
Al passato di Nakajima appartiene anche il lago che dà il nome al romanzo, ed ospita nelle sue vicinanze una casa in cui vivono due vecchi amici del ragazzo. Dopo che quest’ultimo trova il coraggio di ritornarvi grazie al sostegno di Chihiro, questo luogo, sospeso in un’atmosfera eterea, acquisisce un ruolo rilevante nella storia: è qui infatti che i due giovani riceveranno spunti importanti riguardanti il loro futuro.
In questo romanzo, Yoshimoto trasmette con parole semplici messaggi importanti radicati nella realtà, che riescono a toccare il lettore nel profondo, e racconta di un’inconsueta storia d’amore tra due personaggi dalle molte sfaccettature, ai quali è facile affezionarsi. È proprio il loro rapporto a ricordarci della complessità racchiusa nell’animo di chiunque incontriamo, i cui moti più profondi possono essere condivisi ed affrontati solo grazie a tempo, impegno e fiducia, e che forse possono essere compresi appieno soltanto da chi li ha vissuti in prima persona.
Recensione di Isabella Sgargi
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