Natsume Sōseki – Guanciale d’erba

Un poeta alla ricerca di un’espressione – Kusamakura

Autore: Natsume Sōseki

Titolo originale: 草枕

Editore: BEAT

Edizione: 2021

Pagine: 173

Guanciale d’erba è un romanzo di Natsume Sōseki, considerato il padre della letteratura moderna giapponese. La pubblicazione avviene nel 1906, a seguito del ritiro dell’autore dalla vita pubblica e dalla cattedra universitaria offertagli a seguito del suo difficile e travagliato soggiorno londinese. L’opera contiene infatti, come la maggior parte della sua produzione, la complicata convivenza della cultura tradizionale giapponese con gli influssi culturali europei della quale l’autore ottiene piena consapevolezza dopo gli anni all’estero.

Il titolo fa riferimento al cuscino del viandante, che si abbandona, stanco di una lunga giornata, ai margini del sentiero; ma è anche una metafora del viaggio che ogni uomo intraprende alla ricerca di sé stesso. Il protagonista è un artista, un pittore, che, desideroso di allontanarsi dalla città, si avventura in un ameno sentiero di montagna dove incontra contadini, viandanti, paesani e nobili a cavallo.

Dopo il suo girovagare, il poeta decide di rifugiarsi dalla pioggia in una piccola casa da tè tra i monti la cui tenutaria gli racconta la storia della giovane Nakoi desiderata da due uomini e costretta a sposare quello che non amava. Col suo guanciale d’erba e i suoi pennelli, lungo il cammino l’artista raccoglie questa e tante altre storie che gli saranno poi d’ispirazione per i suoi dipinti e le sue composizioni.

L’opera è considerata dalla critica un poema in prosa e la sua assenza di una vera e propria trama si presta a una riflessione sull’arte e sulla vita nella quale Sōseki dipinge il suo ideale di artista, un individuo scevro di pregiudizi, aperto ad ogni tipo d’ispirazione e pronto a farsi contaminare dall’ambiente circostante. Il protagonista riesce a fondere l’estetica secolare giapponese con le nuove influenze provenienti da oltre oceano; nel libro, infatti, artisti come Shelley, Goethe, Millais e Turner trovano posto nel paesaggio abbracciato dai verdi monti giapponesi. Secondo l’autore, è proprio così che dovrebbe funzionare la mente del vero artista moderno, le due culture non dovrebbero annullarsi a vicenda ma esaltare le proprie peculiarità e differenze.

Nella sua produzione Natsume Sōseki denuncia spesso la posticcia modernizzazione del Giappone, avvenuta forzatamente e troppo di fretta. È proprio durante il suo soggiorno in Inghilterra che lo scrittore ha modo di sperimentare la vera modernità e comprendere quanto il Giappone ne sia in realtà lontano. La modernizzazione attuata dal governo giapponese di fine Ottocento ha portato a un abbandono sommario della cultura tradizionale giapponese, un patrimonio culturale che, con le sue opere, Sōseki cerca di rivalorizzare e riavvicinare al cuore dei suoi connazionali.

 

—recensione di Pietro Neri.

 

Murakami Haruki – 1Q84

Autore: Murakami Haruki

Titolo originale: いちきゅうはちよん

Prima pubblicazione: 2009

Edizione: 2011

Editore: Einaudi

Traduzione: Giorgio Amitrano

Pagine: 1113

1Q84 è una delle opere più particolari scritte dal popolare autore giapponese Murakami Haruki. Il libro è diviso in tre volumi che lo suddividono temporalmente: i primi due coprono il periodo tra aprile e settembre e, invece, il terzo va da ottobre a dicembre.

Come molte altre opere di Murakami Haruki, il libro porta avanti due storie in parallelo che alla fine si ricongiungono in una sola.

La storia è ambientata a Tokyo, nel 1984 e i protagonisti sono una ragazza con un nome stravagante: Aomame, letteralmente “fagiolo verde”, che di professione fa l’assassina e un giovane scrittore di nome Tengo. Il libro inizia con Aomame bloccata in taxi. L’autista le suggerisce di uscire dalla tangenziale utilizzando una scala di emergenza. Ma aggiunge: «Non si lasci ingannare dalle apparenze. La realtà è sempre una sola», nonostante questo, Aomame scenderà nel tunnel sotterraneo.

Negli stessi giorni Tengo, uno scrittore, riceve uno strano incarico: un editor gli chiede di riscrivere il romanzo di una diciassettenne così da candidarlo a un premio letterario. Ma “la crisalide d’aria” è un romanzo fantastico tanto ricco di immaginazione quanto inquietante: la descrizione della realtà parallela alla nostra e di piccole creature che si nascondono nel corpo umano come parassiti turbano profondamente Tengo.

Intanto Aomame osserva perplessa il mondo che la circonda, finché un giorno non vede comparire in cielo una seconda luna e sospetta di essere l’unica persona in grado di attraversare la sottile barriera che divide il 1984 dal 1Q84, la dimensione in cui Aomame è entrata dal tunnel della tangenziale, ma capisce anche un’altra cosa: che quella barriera sta per infrangersi.

Il romanzo ha uno strano finale che, in un certo senso, ricongiunge Aomame, che ha portato a termine il suo incarico ed è riuscita a tornare nel 1984, con il suo amore.

La storia descritta in 1Q84 è piena di tensione, le descrizioni sono talmente vivide da risultare a tratti inquietanti; è una storia appassionante e “strana”: è ambientata nel mondo reale del 1984, ma si entra in un’altra dimensione in cui succedono avvenimenti sovrannaturali. Tuttavia, non si può definire 1Q84 un romanzo fantasy.

—recensione di Marta Bonfiglio

Hayashi Fumiko – Lampi

Lampi

Autore: Hayashi Fumiko

Titolo originale: 稲妻

Editore: Marsilio

Traduzione: Paola Scrolavezza

Edizione: 2011

Collana: Mille Gru

Pagine: 226

Inazuma segue le vicende di una famiglia di cinque persone, tre sorelle, Nuiko, Mitsuko e Kiyoko, il loro fratello, Kasuke, e la madre Osei. Figli di tre padri diversi, i quattro sono stati cresciuti dalla madre ma solo Kiyoko, la più giovane, sembra turbata dalla situazione.
È proprio attraverso gli occhi di quest’ultima che la vicenda ci viene narrata; la giovane è il prototipo della donna ribelle, disgustata dalla sua famiglia e dalla dipendenza dagli uomini alla quale le donne sono ancora costrette. La vita delle tre sorelle si intreccia a seguito della proposta di Tsunakichi, uno squallido ma ricco commerciante, desideroso di sposare Kiyoko, la più piccola della famiglia e l’unica sorella ancora non sposata.

La diversità della giovane si manifesta in quella che lei chiama più e più volte ‘deformità’, ossia nel suo labbro leporino, condizione che la spinge a dichiarare:
‘Guarda che non se ne parla nemmeno, ce l’ho scritto ben chiaro sul viso: Io non posso sposarmi!’
È per questa sua caratteristica che le donne della sua famiglia si adoperano spasmodicamente per accasarla e dopo la proposta di Tsunakichi la madre può tirare un sospiro di sollievo. L’uomo, però, oltre ad aver avuto una relazione con la maggiore, Nuiko, è estremamente violento con tutte le sorelle e Kiyoko non è disposta a unirsi a un uomo che non la rispetta.
La giovane non rifiuta il matrimonio come istituzione, è convinta che possa essere una buona scelta, ma a essere inaccettabili sono le pressioni sociali e familiari dalle quali si sente soffocata.
Sarà questo desiderio di indipendenza e di rivalsa che la porterà a realizzare il suo futuro ancora incerto. I due lampi che squarciano il cielo finale sopra le case di Yamanote sembrano aprire uno spiraglio di luce nell’avvenire di Kiyoko.

Inazuma è un romanzo fondamentale nell’evoluzione artistica di Hayashi Fumiko, pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1936, e in Italia nel 2011 edito da Marsilio, rappresenta l’occasione verso una scrittura nella quale l’autobiografico si fonde con la fiction incentrata su eventi e dettagli della vita quotidiana vissuti in prima persona dall’autrice durante i suoi numerosi viaggi.

L’opera si inserisce perfettamente nella letteratura dai margini dell’autrice. Outsider lei stessa in quanto figlia illegittima, riesce a raggiungere la notorietà nella Tōkyō del primo dopoguerra in grande fase di espansione, a seguito della pubblicazione del suo diario poetico, Hōrōki, a metà fra il genere autobiografico e romanzesco. Fu una delle prime donne a vivere della sua scrittura e anziché nascondere la propria estrazione sociale e raggirare la sua marginalità attraverso vie come il matrimonio, basa su questa sua identità la sua poetica per costruirsi una vita fuori dagli schemi.

Hayashi Fumiko dà voce alle giovani donne appartenenti alle classi sociali più svantaggiate che in questi anni lasciano la provincia per le grandi città per impiegarsi nei nuovi luoghi della modernità come i caffè. La scrittrice non risparmia niente al lettore della vita di queste donne, nemmeno i momenti più grotteschi e violenti riuscendo, col suo linguaggio crudo e vero, a dipingere nella mente di chi legge paesaggi realistici e pieni di vita nei quali assistere alle vicende dei personaggi alle prese con un mondo più reale che mai.

 

— recensione di Pietro Neri

Natsume Sōseki – Il signorino (2007)

Il signorino

Autore: Natsume Sōseki

Titolo originale: 坊ちゃん

Editore: Neri Pozza Editore

Traduzione: Antonietta Pastore

Edizione: 2007

Pagine: 159

Il signorino è un romanzo del famoso scrittore Natsume Sōseki, pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1906, e in Italia nel 2007 da Neri Pozza.
Per quest’opera, Sōseki prende spunto dalla sua personale esperienza da insegnante in una scuola media dello Shikoku, una regione che non era stata eccessivamente travolta dall’ondata di modernizzazione Meiji.

Ci troviamo a Tokyo nei primi anni del Novecento in una famiglia composta da padre, madre, due figli maschi e una domestica. Mentre il figlio maggiore è lodato dai genitori per il suo temperamento mite e per la sua dedizione negli studi, il figlio minore è considerato come la pecora nera della famiglia. Quest’ultimo è infatti molto impulsivo oltre che sfacciatamente sincero in una società che predilige l’apparenza e l’ipocrisia.

L’unica persona a mostrare affetto per il ragazzo è la domestica Kiyō che, essendo cresciuta in un Giappone più genuino, riconosce la sua franchezza e lo crescerà insegnandogli l’importanza di questa qualità ormai rara. Sarà proprio Kiyō ad affidargli il tenero nomignolo di bocchan ovvero “signorino”. Inizialmente il signorino si dimostrerà scontroso anche con la domestica ma poco a poco tra i due si creerà un rapporto speciale.

Col tempo sia il padre che la madre passano a miglior vita lasciando il signorino con una magra ereditá. Nel frattempo, su pressioni di Kiyō, riesce a completare gli studi e a ottenere un posto come insegnante di matematica in una scuola di provincia. Lontano da Tokyo e lontano da Kiyō, sarà per il giovane insegnante difficile ambientarsi nella sua nuova realtà. Il suo carattere si scontrerà ben presto con i rozzi abitanti della cittadina in cui lavora, i colleghi insegnanti sbruffoni e ipocriti e gli studenti dispettosi.

Come in altre sue opere, Sōseki presenta una critica al processo di modernizzazione giapponese. In questo romanzo, in particolare, rimpiange una moralità perduta in favore di un maggiore opportunismo tra la gente. Coloro che hanno abbracciato in pieno l’occidentalizzazione ,come i professori della scuola in cui lavora il signorino, sono descritti quasi tutti come persone che si riempiono di belle parole ma che sono pronte a pugnalare alle spalle chiunque.

Il tono usato da Sōseki però non é affatto moraleggiante. Il signorino é caratterizzato da toni satirici e ironici a partire da come il protagonista decide di affibbiare dei nomignoli canzonatori ai colleghi (il pomposo preside Tasso, l’irascibile Porcospino o il doppiogiochista Camiciarossa ecc…).

—recensione di Riccardo Avarello.