Kawakami Mieko – Seni e Uova

Autrice: Kawakami Mieko
Titolo originale: 乳と卵
Editore: Edizioni e/o
Traduzione: Gianluca Coci
Edizione: 2020
Pagine: 624

Seni e uova (乳と卵, Chichi to Ran) è un romanzo di Kawakami Mieko pubblicato in Giappone nel 2007 e vincitore del premio Akutagawa. La stesura della prima parte, a metà del primo decennio del Duemila, è stata in forma di serie di post sul seguitissimo blog dell’autrice. Nel 2019 è stato poi pubblicato in Giappone Natsu Monogatari(夏物語, “Summer Stories”), versione estesa del primo racconto breve.

Seni e uova racconta i viaggi intimi di tre donne mentre affrontano costumi oppressivi, incertezze sulla strada da intraprendere per trovare il benessere e la possibilità di scegliere il proprio futuro liberamente. I personaggi del romanzo sono quasi esclusivamente donne con le uniche eccezioni impersonate da Aizawa Jun e da un orribile aspirante donatore di sperma; tutti gli altri personaggi maschili sono evocati o raccontati, ma non compaiono mai nell’azione.

Nel testo sono vari i temi critici scelti dall’autrice: Scene di vita famigliare complicate, ricordi del passato, ambizioni per il presente e il futuro, interrogativi senza risposta, decisioni risolutive, e innumerevoli prese di posizione per nulla scontate né presenti solitamente nella narrativa contemporanea giapponese. Kawakami Mieko parla con franchezza e senza giri di parole di temi al femminile spesso sorvolati o addirittura considerati tabù. Scrive di donne che scelgono da sole per loro stesse, parla di isolamento sociale, di professioniste del sesso, di madri single, con stile e sincerità.

L’opera ha avuto grande successo nel mondo letterario contemporaneo, ottenendo il riconoscimento del celeberrimo scrittore Murakami Haruki, che afferma: “Non potrò mai dimenticare il senso di puro stupore che ho provato quando ho letto per la prima volta Seni e uova di Kawakami Mieko. Mi ha lasciato senza fiato”

Seni e uova è un’opera innovativa per stile ma soprattutto per tematica: sessualità, maternità, famiglia, morte, dolore, depressione, estraniamento, socialità, perversione e molte altre, trattate tutte in una chiave realistica, diretta e attuale.

—recensione di Paolo Segala.

Murakami Haruki – L’elefante scomparso e altri racconti

Autore: Murakami Haruki

Titolo originale: 象の消滅 (Zō no shōmetsu)

Data di pubblicazione: 1993

Edizione: 2009 e 2013

Casa editrice: Einaudi

Traduzione: Antonietta Pastore

Pagine: 311

Murakami Haruki è nato a Kyoto nel 1949 ed è cresciuto a Kobe. Fin dal suo primo romanzo, Ascolta la canzone del vento del 1979, Murakami si è imposto sulla scena letteraria giapponese come uno scrittore di primo piano che non sembra appartenere alla tradizione nipponica.
Tra i numerosi premi ricordiamo il World Fantasy Award (2006), il Franz Kafka Prize (2006) e il Jerusalem Prize (2009).
Ad Haruki Murakami è stato assegnato il Premio Lattes Grinzane 2019, sezione La Quercia. Il premio, intitolato a Mario Lattes (editore, pittore, scrittore, scomparso nel 2001), è dedicato a un autore internazionale che abbia saputo raccogliere nel corso del tempo condivisi apprezzamenti di critica e di pubblico.
Lo scrittore giapponese è stato indicato per vari anni come uno dei favoriti all’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura.

L’elefante scomparso e altri racconti, come dice il titolo, è una raccolta di racconti dello scrittore giapponese Murakami Haruki, uscita nel 1993 in Giappone.

Già dalle prime pagine emerge lo stile narrativo che caratterizza Murkami Haruki; in questi racconti c’è tutto un mondo parallelo, il rapporto con l’interiore, la dimensione che separa il reale dal sogno e argomento molto importante per lo scrittore, il senso di solitudine che ognuno si porta dietro.

I vari racconti sono particolari, si possono quasi definire strani, Murakami ci racconta dell’assalto a una panetteria, di un elefante scomparso misteriosamente da un capannone, di un giardiniere e di molto altro ancora, ma come già detto, anche le storie che possono sembrare reali e comuni, celano al loro interno una dimensione assurda e che si allontana dalla realtà che conosciamo.

Alcuni di questi racconti, inoltre, sono ripresi in altri romanzi di Murakami Haruki, ad esempio il racconto intitolato “L’uccello-giraviti e le donne del martedì” è ripreso e ampliato nel romanzo L’uccello che girava le viti del mondo.

 

—recensione di Marta Bonfiglio.

Namamiko – Fumiko Enchi

Autrice: Enchi Fumiko
Titolo originale: なまみこ物語
Editore: Safarà
Traduzione: Paola Scrolavezza
Edizione: 2019
Pagine: 240

Namamiko Monogatari, arrivato in Italia con il titolo di Namamiko, l’inganno delle sciamane, è una delle opere più significative di Enchi Fumiko. Inizialmente pubblicato nel 1965, è il romanzo vincitore dell’importante premio per la letteratura femminile (Joryūbungakushō) e rappresenta un passo importante nella produzione letteraria femminile del dopoguerra.
Ci troviamo attorno all’anno mille, in piena epoca classica (Heian) all’interno del palazzo imperiale. Il racconto segue la vicenda di Kureha e della sorella Ayame, figlie della sacerdotessa di un tempio shintoista. Cresciute nel mondo rustico della campagna, vengono improvvisamente proiettate all’interno della sfavillante e raffinata vita di palazzo. Il romanzo mette in scena intrighi, manipolazioni e tradimenti all’interno della corte imperiale, dove si contrappongono due figure centrali: Fujiwara no Michinaga, macchinatore cinico e senza scrupoli, membro del potente clan dei Fujiwara, che nel corso dell’epoca Heian (794-1185) ottenne la reggenza di fatto del paese, a scapito del potere imperiale. A lui si contrappone Teishi, l’amata consorte dell’imperatore, colei che incarna tutte le virtù di femminilità desiderabili in una donna e unico vero ostacolo alle brame di potere di Michinaga, intenzionato ad assumere il controllo del paese assicurando la posizione di prima consorte dell’imperatore alla figlia Shōshi. Un punto di particolare interesse dell’opera sta proprio del modo in cui viene presentata la figura di Michinaga, in completo contrasto con l’immagine di gentiluomo raffinato ed elegante tramandata dalla letteratura classica.
Tema centrale all’interno dell’opera è la possessione da parte di un ikiryō, uno spirito vivente, manifestazione del rancore covato da una persona, in questo caso Teishi. Tema già presente in epoca classica, viene ripreso dall’autrice per inscenare possessioni sempre nell’incertezza che queste siano autentiche oppure false, inscenate per manipolare i sentimenti dell’imperatore verso la sua amata consorte. Protagoniste di questi episodi sono Ayame e soprattutto Kureha che, intrappolata all’interno della rete di intrighi di Michinaga, finisce per tradire la sua amata signora.
I personaggi di Teishi e Kureha sono particolarmente interessanti per il tema dell’emancipazione femminile che sottende tutta l’opera. Kureha viene messa a servizio della consorte imperiale da Michinaga, per poterla tenere sott’occhio. Con il tempo però lei sviluppa un’ammirazione quasi erotica verso la sua padrona, anche se alla fine le si rivolterà contro, in preda alla gelosia nel vedere il suo amante invaghirsene. Le due figure si presentano, dunque, come totalmente opposte: Teishi rappresenta la donna ideale di epoca Heian, bellissima, gentile, versata nelle arti, nella poesia e nella musica. Nonostante questo, è un personaggio fondamentalmente passivo, in balia degli eventi. Kureha invece è umana, imperfetta, si fa trascinare dalle passioni, spesso erotiche, e interviene attivamente sul proprio destino.
In conclusione, con il Namamiko Monogatari l’autrice mette in luce l’impossibilità per una donna di sottrarsi al dominio maschile e nel momento in cui ci prova, come Kureha, è destinata al tradimento, mentre per essere perfetta, come Teishi, dev’essere ferma, sopportare e soffrire in silenzio.

 

—recensione di Matteo Aliffi.

Natsume Sōseki – Guanciale d’erba

Un poeta alla ricerca di un’espressione – Kusamakura

Autore: Natsume Sōseki

Titolo originale: 草枕

Editore: BEAT

Edizione: 2021

Pagine: 173

Guanciale d’erba è un romanzo di Natsume Sōseki, considerato il padre della letteratura moderna giapponese. La pubblicazione avviene nel 1906, a seguito del ritiro dell’autore dalla vita pubblica e dalla cattedra universitaria offertagli a seguito del suo difficile e travagliato soggiorno londinese. L’opera contiene infatti, come la maggior parte della sua produzione, la complicata convivenza della cultura tradizionale giapponese con gli influssi culturali europei della quale l’autore ottiene piena consapevolezza dopo gli anni all’estero.

Il titolo fa riferimento al cuscino del viandante, che si abbandona, stanco di una lunga giornata, ai margini del sentiero; ma è anche una metafora del viaggio che ogni uomo intraprende alla ricerca di sé stesso. Il protagonista è un artista, un pittore, che, desideroso di allontanarsi dalla città, si avventura in un ameno sentiero di montagna dove incontra contadini, viandanti, paesani e nobili a cavallo.

Dopo il suo girovagare, il poeta decide di rifugiarsi dalla pioggia in una piccola casa da tè tra i monti la cui tenutaria gli racconta la storia della giovane Nakoi desiderata da due uomini e costretta a sposare quello che non amava. Col suo guanciale d’erba e i suoi pennelli, lungo il cammino l’artista raccoglie questa e tante altre storie che gli saranno poi d’ispirazione per i suoi dipinti e le sue composizioni.

L’opera è considerata dalla critica un poema in prosa e la sua assenza di una vera e propria trama si presta a una riflessione sull’arte e sulla vita nella quale Sōseki dipinge il suo ideale di artista, un individuo scevro di pregiudizi, aperto ad ogni tipo d’ispirazione e pronto a farsi contaminare dall’ambiente circostante. Il protagonista riesce a fondere l’estetica secolare giapponese con le nuove influenze provenienti da oltre oceano; nel libro, infatti, artisti come Shelley, Goethe, Millais e Turner trovano posto nel paesaggio abbracciato dai verdi monti giapponesi. Secondo l’autore, è proprio così che dovrebbe funzionare la mente del vero artista moderno, le due culture non dovrebbero annullarsi a vicenda ma esaltare le proprie peculiarità e differenze.

Nella sua produzione Natsume Sōseki denuncia spesso la posticcia modernizzazione del Giappone, avvenuta forzatamente e troppo di fretta. È proprio durante il suo soggiorno in Inghilterra che lo scrittore ha modo di sperimentare la vera modernità e comprendere quanto il Giappone ne sia in realtà lontano. La modernizzazione attuata dal governo giapponese di fine Ottocento ha portato a un abbandono sommario della cultura tradizionale giapponese, un patrimonio culturale che, con le sue opere, Sōseki cerca di rivalorizzare e riavvicinare al cuore dei suoi connazionali.

 

—recensione di Pietro Neri.

 

Murakami Haruki – 1Q84

Autore: Murakami Haruki

Titolo originale: いちきゅうはちよん

Prima pubblicazione: 2009

Edizione: 2011

Editore: Einaudi

Traduzione: Giorgio Amitrano

Pagine: 1113

1Q84 è una delle opere più particolari scritte dal popolare autore giapponese Murakami Haruki. Il libro è diviso in tre volumi che lo suddividono temporalmente: i primi due coprono il periodo tra aprile e settembre e, invece, il terzo va da ottobre a dicembre.

Come molte altre opere di Murakami Haruki, il libro porta avanti due storie in parallelo che alla fine si ricongiungono in una sola.

La storia è ambientata a Tokyo, nel 1984 e i protagonisti sono una ragazza con un nome stravagante: Aomame, letteralmente “fagiolo verde”, che di professione fa l’assassina e un giovane scrittore di nome Tengo. Il libro inizia con Aomame bloccata in taxi. L’autista le suggerisce di uscire dalla tangenziale utilizzando una scala di emergenza. Ma aggiunge: «Non si lasci ingannare dalle apparenze. La realtà è sempre una sola», nonostante questo, Aomame scenderà nel tunnel sotterraneo.

Negli stessi giorni Tengo, uno scrittore, riceve uno strano incarico: un editor gli chiede di riscrivere il romanzo di una diciassettenne così da candidarlo a un premio letterario. Ma “la crisalide d’aria” è un romanzo fantastico tanto ricco di immaginazione quanto inquietante: la descrizione della realtà parallela alla nostra e di piccole creature che si nascondono nel corpo umano come parassiti turbano profondamente Tengo.

Intanto Aomame osserva perplessa il mondo che la circonda, finché un giorno non vede comparire in cielo una seconda luna e sospetta di essere l’unica persona in grado di attraversare la sottile barriera che divide il 1984 dal 1Q84, la dimensione in cui Aomame è entrata dal tunnel della tangenziale, ma capisce anche un’altra cosa: che quella barriera sta per infrangersi.

Il romanzo ha uno strano finale che, in un certo senso, ricongiunge Aomame, che ha portato a termine il suo incarico ed è riuscita a tornare nel 1984, con il suo amore.

La storia descritta in 1Q84 è piena di tensione, le descrizioni sono talmente vivide da risultare a tratti inquietanti; è una storia appassionante e “strana”: è ambientata nel mondo reale del 1984, ma si entra in un’altra dimensione in cui succedono avvenimenti sovrannaturali. Tuttavia, non si può definire 1Q84 un romanzo fantasy.

—recensione di Marta Bonfiglio

Hayashi Fumiko – Lampi

Lampi

Autore: Hayashi Fumiko

Titolo originale: 稲妻

Editore: Marsilio

Traduzione: Paola Scrolavezza

Edizione: 2011

Collana: Mille Gru

Pagine: 226

Inazuma segue le vicende di una famiglia di cinque persone, tre sorelle, Nuiko, Mitsuko e Kiyoko, il loro fratello, Kasuke, e la madre Osei. Figli di tre padri diversi, i quattro sono stati cresciuti dalla madre ma solo Kiyoko, la più giovane, sembra turbata dalla situazione.
È proprio attraverso gli occhi di quest’ultima che la vicenda ci viene narrata; la giovane è il prototipo della donna ribelle, disgustata dalla sua famiglia e dalla dipendenza dagli uomini alla quale le donne sono ancora costrette. La vita delle tre sorelle si intreccia a seguito della proposta di Tsunakichi, uno squallido ma ricco commerciante, desideroso di sposare Kiyoko, la più piccola della famiglia e l’unica sorella ancora non sposata.

La diversità della giovane si manifesta in quella che lei chiama più e più volte ‘deformità’, ossia nel suo labbro leporino, condizione che la spinge a dichiarare:
‘Guarda che non se ne parla nemmeno, ce l’ho scritto ben chiaro sul viso: Io non posso sposarmi!’
È per questa sua caratteristica che le donne della sua famiglia si adoperano spasmodicamente per accasarla e dopo la proposta di Tsunakichi la madre può tirare un sospiro di sollievo. L’uomo, però, oltre ad aver avuto una relazione con la maggiore, Nuiko, è estremamente violento con tutte le sorelle e Kiyoko non è disposta a unirsi a un uomo che non la rispetta.
La giovane non rifiuta il matrimonio come istituzione, è convinta che possa essere una buona scelta, ma a essere inaccettabili sono le pressioni sociali e familiari dalle quali si sente soffocata.
Sarà questo desiderio di indipendenza e di rivalsa che la porterà a realizzare il suo futuro ancora incerto. I due lampi che squarciano il cielo finale sopra le case di Yamanote sembrano aprire uno spiraglio di luce nell’avvenire di Kiyoko.

Inazuma è un romanzo fondamentale nell’evoluzione artistica di Hayashi Fumiko, pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1936, e in Italia nel 2011 edito da Marsilio, rappresenta l’occasione verso una scrittura nella quale l’autobiografico si fonde con la fiction incentrata su eventi e dettagli della vita quotidiana vissuti in prima persona dall’autrice durante i suoi numerosi viaggi.

L’opera si inserisce perfettamente nella letteratura dai margini dell’autrice. Outsider lei stessa in quanto figlia illegittima, riesce a raggiungere la notorietà nella Tōkyō del primo dopoguerra in grande fase di espansione, a seguito della pubblicazione del suo diario poetico, Hōrōki, a metà fra il genere autobiografico e romanzesco. Fu una delle prime donne a vivere della sua scrittura e anziché nascondere la propria estrazione sociale e raggirare la sua marginalità attraverso vie come il matrimonio, basa su questa sua identità la sua poetica per costruirsi una vita fuori dagli schemi.

Hayashi Fumiko dà voce alle giovani donne appartenenti alle classi sociali più svantaggiate che in questi anni lasciano la provincia per le grandi città per impiegarsi nei nuovi luoghi della modernità come i caffè. La scrittrice non risparmia niente al lettore della vita di queste donne, nemmeno i momenti più grotteschi e violenti riuscendo, col suo linguaggio crudo e vero, a dipingere nella mente di chi legge paesaggi realistici e pieni di vita nei quali assistere alle vicende dei personaggi alle prese con un mondo più reale che mai.

 

— recensione di Pietro Neri