Nashiki Kaho – Le bugie del mare || Recensione

Autore: Nashiki Kaho
Titolo originale: 海うそ
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Traduzione: Gianluca Coci
Edizione: 2021
Pagine: 224

L’AUTRICE

Nashiki Kaho, nata nel 1959 nella prefettura di Kagoshima, è autrice di molti romanzi, libri illustrati e saggi per adulti e bambini. Nel 1994 vince i premi JAWC New Talent Award, Nankichi Niimi e Shōgakukan grazie al suo romanzo Un’estate con la Strega dell’Ovest. Da allora non ha mai smesso di scrivere, spesso ispirata dal personale interesse per la mitologia nazionale, la natura e i viaggi. Oggi vive a Ōtsu, nel Giappone centrale.

IL ROMANZO

Sono gli anni trenta. Akino è un giovane studioso di geografia antropica che per motivi di studio si reca nella piccola isola di Osojima. Il viaggio di studi si rivela ben presto un vero e proprio pellegrinaggio spirituale e a posteriori di una serie di gravi perdite (fidanzata, genitori e mentore) Akino attua una profonda riflessione esistenziale, circondato dalla natura florida dell’isola, la sua storia locale e i suoi emblematici abitanti.

Il giovane infatti sbarca sull’isola da solo, in questa rinasce e grazie alle amicizie che stringe cresce. Cinquant’anni dopo ha ottant’anni, è sposato e con figli. Torna a Osojima in un Giappone postbellico solo per trovarvi un’isola cui sacralità è stata distrutta, fagocitata dalla frenesia del moderno, l’aggressiva urbanizzazione e il turismo di massa. Akino conclude così il suo percorso esistenziale, traendo da Osojima il significato agrodolce della vita.

Le bugie del mare è un’opera decisamente rinfrescante, una perla del panorama letterario nipponico odierno. Intenso e complesso, il racconto è ricco di storia e mitologia locale, temi che divengono espedienti tramite i quali domandarsi sul senso della vita e dei suoi valori fondamentali.

Il titolo di ogni capitolo è composto dal nome di un luogo fittizio a cui viene associato un elemento della flora e fauna locale e la leggenda annessa. Formulata in prima persona, è una lettura suggestiva che sa come avvolgere il proprio lettore e lasciare impresse le immagini di un luogo sapientemente costruito, frutto della fusione tra le tradizioni del Giappone antico e quelle immaginate dall’autrice. Le bugie del mare è una bellissima scoperta. Da leggere.

—Recensione di Claudia Ciccacci

Arcipelago Giappone: la narrativa giapponese contemporanea di Luni Editrice

Hokusai Katsushika, I cento racconti di fantasmi. Il fantasma di Oiwa, 1830 ca.

Gli appassionati di narrativa giapponese conoscono bene il nome della casa editrice Luni, publisher milanese che vanta all’interno del proprio catalogo una nutrita schiera di volumi legati alla narrativa e alla saggistica del paese del Sol Levante: da alcuni dei più grandi classici della mitologia e della tradizione nipponica ad approfondimenti su temi più o meno conosciuti della storia, della società, della cultura di uno stato che ha sempre avuto un grande magnetismo sul lettore occidentale. Se poi teniamo in considerazione la qualità dei contenuti delle opere edite, capiamo come Luni sia diventato effettivamente un punto di riferimento all’interno del mercato italiano.

Con la nuova collana, Arcipelago Giappone, la casa editrice vuole dare spazio anche alla letteratura contemporanea attraverso storie adulte e mature che permettono di immergersi all’interno della cultura millenaria dell’isola di Yamato evidenziandone la storia, la mitologia e il folclore, tutti con la loro articolata evoluzione durata secoli. Un progetto complesso e strutturato che inizia con titoli firmati da Izumi Kyoka, Tanaka Kotaro e Orikuchi Shinobu, autori che hanno pubblicato nel corso del novecento.

Labirinto d’erba, firmato da Izumi Kyoka, si incentra sulle vicende del giovane Hagoshi Akira, costretto a dover affrontare misteriosi e crudeli eventi legati a una fatiscente casa all’interno di una storia onirica dove l’elemento soprannaturale diventa tangibile. Un volume che si impreziosisce delle illustrazioni firmate da Yamamoto Takako che diventano un pregiato ornamento capace di donare un maggior spessore a un’opera già di suo più che convincente.

La maledizione di Oiwa e altri racconti è invece l’opera realizzata da Tanaka Kotaro e incentrata su Tamiya Iemon, un ronin ricco di difetti che per ottenere un tornaconto personale decide di uccidere la moglie Oiwa, il cui spirito vendicativo porterà morte e dolore. Si tratta di un personaggio che è parte integrante della cultura e della mitologia dell’isola dell’estremo oriente. All’interno del volume sono poi presenti altri tre racconti che danno spazio alla narrazione dei vizi della società nipponica dell’epoca.

Il libro dei morti di Orikuchi Shinobu affronta invece la storia di un uomo morto che si ridesta dal proprio sogno eterno nel suo tumulo senza rammentare nulla di sé e del proprio passato a eccezione del ricordo di una donna, unico legame ancora esistente. La vita, la morte e l’amore diventano così i temi portanti del romanzo, ricalcando quegli stessi aspetti nevralgici della vita di ogni uomo.

Le tre opere sono connesse tra loro da un filo conduttore che dà ampio spazio alla tensione emotiva, all’aspetto onirico e alla matrice culturale, raccontando di paure, di vizi ma anche di una fusione che unisce il mondo del misticismo e quello della mitologia alla realtà, divenendo di fatto tangibili, due mondi che si interfacciano e che interagiscono tra loro come se fossero le due facce di una stessa tessera che compone un articolato mosaico.

Grazie a questi grandi nomi, il lettore ha modo di catapultarsi all’interno della narrativa giapponese del novecento con storie che beneficiano di una traduzione direttamente dalla lingua madre, godendo così di una versione il più fedele possibile all’originale, senza passare attraverso testi già adattati in altre lingue.

Link all’articolo originale

Ichikawa Takuji – Sono Tornata Amore || Recensione

Autore: Ichikawa Takuji

Titolo originale: そのときは彼によろしく

Editore: Salani

Collana : Romanzi

Traduzione: E. Carnali

Edizione: 2011

Pagine: 348

Ichikawa Takuji, autore del successo mondiale Quando cadrà la pioggia tornerò ci trasporta ancora una volta in una delle sue travolgenti storie.

Protagonista del romanzo è Satoshi che, con i suoi amici d’infanzia Yuji e Karin, condivide la passione per tutto ciò che è inutilizzabile, guasto o caduto in disuso.
Introducendoci in un primo momento all’amicizia fra i tre adolescenti, il racconto riprende a circa quindici anni di distanza, il giorno esatto in cui nel negozio di piante acquatiche dell’ormai adulto Satoshi si presenta Morikawa Suzune, popolarissima attrice e modella. Sebbene egli fatichi a riconoscerla, la giovane donna si rivela ben presto Karin, un amore passato dal quale il protagonista non sembrava essersi mai davvero emancipato. Nel frattempo un grave incidente coinvolge Yuji…

Con quel tocco finale di sovrannaturale che caratterizza la scrittura di Ichikawa, formula letteraria di cui è indiscusso maestro, Sono tornata, amore è un romanzo sorprendentemente profondo. Una storia tenera e commovente che si contraddistingue per la capacità di trattare tematiche quali la vita e la morte tramite il linguaggio universale delle esperienze vissute, i ricordi di amicizie solo apparentemente dissipate e le memorie dei primi amori.

Un racconto quindi malinconico, a tratti onirico e dai toni delicati che evidenzia tutta l’abilità della scuola letteraria giapponese di trattare temi profondissimi tramite frammenti di intima quotidianità. Una storia che va dritta al cuore e un romanzo da consigliare non solo agli amanti della letteratura giapponese ma soprattutto a chi, con questa, sta ancora familiarizzando.

— Recensione di Claudia Ciccacci

Arcipelago Giappone || Rassegna sulla letteratura giapponese moderna in Biblioteca Salaborsa – 2022

Come a voler ricucire uno strappo di conoscenza e rinnegando la narrazione editoriale di una letteratura giapponese senza un passato moderno, come ogni altra letteratura, la collana editoriale Arcipelago Giappone, edita da Luni editrice e diretta da Francesco Vitucci, vuole far conoscere, per la prima volta in traduzione originale dal giapponese, quali sono gli autori punto di riferimento e i capisaldi della letteratura moderna giapponese, su cui si sono formati e che hanno nutrito l’immaginario degli autori contemporanei giapponesi più amati.

Biblioteca Salaborsa

L’Associazione Takamori è orgogliosa di annunciare che gli incontri si svolgeranno nella prestigiosa Biblioteca Salaborsa, luogo di massima autorevolezza, promotrice di diffusione della cultura in ogni sua forma nella città di Bologna.


Il calendario aggiornato prevede gli appuntamenti con:

  • 26 Ottobre alle ore 18:00
    Il libro dei morti di Orikuchi Shinobu, traduzione e curatela di Alessandro Passarella.
  • 23 Novembre alle ore 18:00
    Labirinto d’erba di Izumi Kyōka, traduzione e curatela di Alessandro Passarella.
  • 11 Gennaio alle ore 18:00
    La maledizione di Oiwa di Tanaka Kōtarō, traduzione e curatela di Stefano Lo Cigno.
  • 8 Febbraio alle ore 18:00
    La torre spettrale di Edogawa Ranpo.
  • 8 Marzo alle ore 18:00
    L’inferno delle ragazze di Yumeno Kyūsaku
  • 26 Aprile alle ore 18:00
    La luce, il vento e il sogno di Nakajima Atsushi

Ulteriori aggiornamenti sui prossimi incontri verranno comunicati sul sito di Associazione Takamori e su tutti i nostri social.

Link all’articolo di bibliotecasalaborsa.it

Ingresso gratuito

Una volta raggiunta la capienza massima consentita non sarà possibile entrare e sostare in piedi. Anche se non è più obbligatorio, per entrare in biblioteca e per partecipare alle attività raccomandiamo ancora l’uso della mascherina (chirurgica o FFP2).

Tokyo Soup – Murakami Ryū || Recensione

Autore: Murakami Ryū
Titolo originale: In the Miso Soup (イン ザ・ミソスープ)
Editore: Mondadori Editore
Collana: Strade Blu
Traduzione: Tashiro Kaoru e Bagnoli Katia
Edizione: 2006
Pagine: 232

Tokyo Soup, come altri libri di Murakami Ryu, è più di quello che promette. Spesso definito un thriller, sfocia in realtà nell’horror più viscerale, con uno splatter che ha molto di psicologico e ha poco a che fare con il “pulp” a buon mercato.

Tutto inizia quando Kenji, un ventenne che fa la guida per stranieri in cerca di turismo sessuale a Tokyo, viene ingaggiato da Frank, un americano che da subito gli trasmette quella sensazione istintiva e profonda di “qualcosa che non va”. Man mano che lo osserva e ci interagisce, Kenji trova Frank sempre più bizzarro e inumano: la sua pelle sembra quasi artificiale, le sue espressioni facciali sembrano un’imitazione di quelle di un essere umano, i suoi occhi sono profondi e privi di luce e sospetta che tutto ciò che racconta siano bugie. L’inumanità grottesca di Frank fa sì che un’idea inizi a farsi strada nella mente di Kenji: e se la ragazza trovata fatta a pezzi qualche giorno prima nel quartiere fosse stata uccisa da Frank?

I temi trattati da Murakami sono molteplici e su più livelli; il primo è sulla natura intrinseca dell’essere umano e su come affronta la più autentica e antica delle emozioni: la paura. Essa permea l’intero romanzo ed è il motore di molte delle azioni del protagonista, mantenendolo sulle prime vigile e cauto, e portandolo allo shock quando l’orrore esploderà come una diga. Così anche gli altri personaggi reagiranno in modo quasi buffo di fronte al terrore assoluto che li investe, e a rendere il tutto assolutamente terrificante sono la plausibilità e il realismo. Nemmeno Frank è immune alla paura: in un’occasione ha infatti una crisi che il protagonista fatica a comprendere, ma che ci ricorda che, di base, Frank è un essere umano, disturbato e traumatizzato, tuttavia capace di provare a modo suo emozioni.

Le reazioni dei personaggi sono in realtà una critica non troppo velata che porta al secondo livello tematico affrontato nell’opera, ovvero una critica impietosa dello stato del Giappone odierno. I personaggi non sanno come reagire alla paura e restano fermi o ridacchiano come idioti perché stanno vivendo una vita vuota, insulsa e insipida che cercano di rendere meno insopportabile con chiacchiere, alcool, sesso e consumismo. Frank si lamenta di come gli stranieri sappiano della cultura giapponese più dei Giapponesi stessi: essi hanno perso contatto con la loro storia, la loro natura più vera; vivono nell’adorazione degli Stati Uniti e nella vuota venerazione di accessori e oggetti di marchi altisonanti, ma che non sono nemmeno in grado di apprezzare. Ne esce il ritratto di un paese che ha sempre avuto dei grossi limiti nel relazionarsi con “l’altro”, e ora che sta perdendo la sua stessa identità la sta ricercando nel posto sbagliato, vivendo inavvertitamente e senza passione al punto che anche davanti al pericolo non sa come reagire e si lascia morire in modo ridicolo.

Kenji uscirà trasformato dall’esperienza, ma il finale non è propriamente edificante. Non c’è una apertura speranzosa al futuro e un superamento della condizione iniziale, perché forse l’unica parvenza di percorso l’ha fatta Frank, unico personaggio veramente padrone e consapevole delle proprie azioni e che giunge a una sorta di catarsi. Frank viene presentato quasi come un Hannibal Lecter dei poveri, che spesso si cimenta in riflessioni filosofiche e aforismi che il lettore potrebbe sulle prime interpretare come pensiero dell’autore, ma che in realtà non necessariamente lo sono. I pensieri di Frank sono infatti uno strumento per muovere una critica, ma sono anche stranianti e talvolta presuntuosi e stupidi. Alcuni hanno visto in queste contraddizioni una carenza di Murakami nella costruzione dell’opera, ma si tratta forse proprio del messaggio che l’autore voleva consegnare, dando una chiave di lettura per andare oltre il caos del mondo.

–Recensione di Chiara Coffen

Piercing – Murakami Ryū || Recensione

Autore: Murakami Ryū

Titolo originale: Piasshingu (ピアッシング)

Editore: Atmosphere Libri

Traduzione: Gianluca Coci

Edizione: 2021

Pagine: 208

Se c’è un elemento fondante della narrativa di Murakami Ryū, questo è senza dubbio il desiderio di fuggire dalle convenzioni sociali, la necessità di evadere dalla cultura di massa. Allo stesso modo, i suoi personaggi sentono il bisogno di scappare dal quotidiano e dall’ordinario, un bisogno che ha un’urgenza che è pari ai bisogni sfrenati di un maniaco omicida. La fuga dalla opprimente normalità viene realizzata tramite la violenza, tramite situazioni degradanti e depravate che confluiscono in quella che è stata definita una “narrativa del male”. Questi personaggi, a disagio in una società tediosa, tranquilla e conformista, fanno dell’esplorazione della perversione una ricerca della loro identità più autentica, una individualità che si può raggiungere tramite ciò che la società stessa considera tabù.

Durante la stesura di Piercing, l’autore ha fatto ricerche e ha intervistato ragazze operanti nel settore del sadomaso, riuscendo a dare una realtà e un’umanità ai personaggi fuori dall’ordinario. Murakami ha trovato in loro una propulsione anti-società incredibilmente affascinante, legata ai traumi infantili che molte di queste ragazze avevano vissuto e che le avevano portate al sadomaso come una sorta di “terapia”. Infatti, per Murakami, anche di questo si tratta: una terapia, un gioco tra il dominante e il dominato, che nel sistema di ruoli permette di andare alla ricerca di qualcosa di “oltre”, una speranza per il futuro.

Così, conosciamo Kawashima Masayuki, un uomo come tanti con una carriera di tutto rispetto, innamorato di sua moglie e preoccupato che la sua amata figlia neonata possa soffrire, come lui, di disturbi del sonno. Così, in una notte come tante in cui la osserva dormire, si rende conto di non poter più reprimere un oscuro bisogno, quello di trafiggerla con un punteruolo. Terrorizzato all’idea di far del male alla propria figlia, decide di sfogare questa sua pulsione con pragmaticità e razionalità, ovvero uccidendo una prostituta senza farsi scoprire, salvaguardando così la sua famiglia. I suoi piani verranno tuttavia stravolti quando la prostituta che ha ingaggiato si rivelerà essere una masochista con tendenze suicide che avrà una crisi proprio nel momento peggiore.

Piercing ci pone innanzi a un presupposto inusuale per un thriller psicologico: e se non ci fosse solo UN personaggio con disturbi psichici? Basta questo per ribaltare l’archetipo di questo genere di narrativa, creando mille combinazioni date dalle interazioni delle idiosincrasie delle menti (anormali? Diverse? Malate?) dei protagonisti. Dove li porterà il loro incontro? A una fine truculenta o alla salvezza?

L’altro interrogativo che genera questo romanzo è su quanto i protagonisti siano effettivamente colpevoli. Entrambi hanno subito dei traumi che li hanno resi ciò che sono. Da un certo punto di vista, il protagonista Kawashima cerca di fare la scelta più responsabile e razionale, incanalando le sue pulsioni verso una vittima “esterna” piuttosto che alla famiglia. I personaggi di Piercing sono quindi, a conti fatti, delle persone “normali”, e ciò che hanno vissuto loro non è accaduto invece a noi solo per uno scherzo del destino. Murakami vuole sottolineare come non si tratti di eccezioni: chiunque abbia avuto una infanzia come la loro potrebbe ritrovarsi nei loro panni.

— Recensione di Chiara Coffen