Il santuario della montagna silenziosa || Giappone Noir

L’associazione Takamori ha il piacere di invitarvi al terzo appuntamento della rassegna Giappone Noir, che si svolge presso la Biblioteca Salaborsa. Mercoledì 11 marzo alle ore 18.00 il traduttore Corrado Cucchi presenterà il romanzo Il santuario della montagna silenziosa (Newton Compton Editori, 2025) di Kamon Nanami.

Kamon Nanami nasce nel 1964 a Tōkyō. Nella capitale studierà presso la Tama Art University, per poi lavorare come curatrice di musei ed iniziare la sua carriera da scrittrice nel 1992. Le tematiche che predilige sono legate all’occulto e al soprannaturale; durante il suo processo creativo attinge alle sue conoscenze del folklore giapponese, dello feng shui ed anche alle sue esperienze personali. Uno dei suoi romanzi più conosciuti è Room 203 (203号室, 203 gōshitsu), da cui è stato tratto l’omonimo film del regista Ben Jagger. Il santuario della montagna silenziosa (祝山 Iwaiyama) viene distribuito a partire dal 2007, ed arriva in Italia in aprile 2025.

Protagonista del racconto è Kazuno Minami, scrittrice a tempo pieno di storie horror. Al momento sta lavorando al suo prossimo romanzo – anzi, più precisamente, sta cercando di portare avanti la storia in vista di un’imminente consegna, ma con scarsi risultati: si sente troppo distante dai personaggi che ha creato e non riesce ad immedesimarsi nelle loro decisioni. Difatti, Minami ha scelto come trama quella di una prova di coraggio, situazione in cui lei – che si astiene categoricamente dal compiere azioni irrispettose nei confronti di fantasmi – non si caccerebbe mai.

La routine monotona della scrittrice si anima dopo un’inaspettata e-mail: si tratta di una richiesta di aiuto da parte di Yaguchi Asako, un’amica con cui aveva perso i contatti da qualche anno e che ha pensato di contattarla in quanto alla ricerca di un’opinione esperta. Da quando lei e tre dei suoi amici hanno partecipato ad una prova di coraggio, recandosi su una montagna nota come luogo infestato, stanno infatti vivendo strane esperienze – e nemmeno il fatto che si siano purificati in un misterioso santuario sembra aver aiutato ad evitare ciò che pare una vera e propria maledizione.

Nonostante non gioisca all’idea di immischiarsi in una situazione potenzialmente pericolosa,  Minami decide di incontrare il gruppo, quantomeno perché il loro racconto potrà esserle di ispirazione per il romanzo che stenta a decollare. Inizialmente, le sembra che gli interessati – Asako, Tazaki Masato, Onodera Jun e Wakao Yūko – abbiano ingigantito la storia, ma ben presto si accorgerà che ciò che aleggia su di loro si sta pian piano insinuando nella sua stessa vita.

Angosciata dall’idea di diventare anche lei vittima della maledizione della montagna, Minami non avrà altra scelta che provare ad identificare lei stessa la fonte della presenza infausta che la sta opprimendo: cos’è che ha scatenato l’ira della montagna, e come fare per placarla prima che la situazione arrivi ad un punto di non ritorno? Guidati dalla penna scorrevole dell’autrice, immersi in un’atmosfera di inquietudine che cresce ad ogni pagina, anche noi lettori saremo testimoni dei terribili segreti della montagna, luogo infausto da quando ce ne fu memoria…

Dove

Biblioteca Salaborsa, Sala Conferenze
Piazza del Nettuno, 3, 40124 Bologna

Quando

Mercoledì 11 marzo 2026 alle ore 18.00

Vi aspettiamo anche all’ultimo appuntamento della rassegna:

Quarto appuntamento
25 marzo 2026 alle ore 18.00 – Goth (Atmosphere Libri, 2024) di Otsuichi, con il traduttore Andrea Filippi

Il santuario della montagna silenziosa || Recensione

Autrice: Kamon Nanami
Traduzione: Corrado Cucchi
Editore: Newton Compton editori
Edizione: 2025

Kamon Nanami nasce nel 1963 a Tōkyō, città nella quale completerà i suoi studi presso la Tama Art university. Dopo aver lavorato come curatrice di musei, debutta come scrittrice nel 1992 con il romanzo Hitomaru chōfukurei (人丸調伏令). In seguito, pubblicherà più di settanta volumi, che rientrano prevalentemente nella categoria horror, trattandosi ad esempio di storie di fantasmi. Le sue opere hanno molteplice ispirazione, e spesso attingono a esperienze personali dell’autrice, nonché alle sue approfondite conoscenze del folklore giapponese, del soprannaturale e dello feng shui. Il santuario della montagna silenziosa (祝山 Iwaiyama) viene pubblicato in originale nel 2007, e arriva in Italia ad aprile 2025.

Kazuno Minami, scrittrice a tempo pieno specializzata in storie horror e sull’occulto, si trova in una posizione di stallo: sebbene si stia dedicando con costanza al suo nuovo romanzo, che dovrebbe consegnare a fine estate, si sente del tutto dissociata dalla storia che sta inventando. Per i suoi protagonisti, infatti, ha ideato un’avventura consistente in una rischiosa prova di coraggio, una situazione in cui lei non prenderebbe mai parte, essendo convinta che sia opportuno evitare ciò che potrebbe provocare la collera dei fantasmi.

Quando le arriva per mail un invito ad uscire da parte di Yaguchi Asako, un’amica con la quale aveva perso i rapporti, la cosa le sembra quasi uno scherzo del destino. Asako le racconta di aver preso parte a una sfida di coraggio e di essersi recata con tre amici in un edificio misterioso in piena notte. Dopo essere scesi dalla montagna inquietante che avevano visitato, terribilmente angosciati, si erano purificati in un santuario adiacente. La cosa, però, sembrava non essere stata efficace, perché ora stavano accadendo loro cose assai strane.

Dopo un po’ di titubanza, Minami decide di incontrare la sua vecchia conoscenza e i suoi tre temerari colleghi: Tazaki Masato, dal sorriso da bambino, Onodera Jun, ostentatamente allegro, e Wakao Yūko, che la colpisce per la sua modestia e riservatezza. Benché inizialmente la storia sembri un po’ ingigantita, la scrittrice non tarda ad accorgersi che i cambiamenti nelle vite dei quattro stanno diventando sempre più evidenti: alcuni di loro cambiano del tutto carattere, diventando fortemente irascibili, altri invece subiscono alterazioni dal punto di vista corporeo, come il rapido propagarsi di uno sfogo cutaneo dopo alcune punture d’insetto. Inoltre, mettendo a confronto le testimonianze della fatidica notte, Minami scopre che il gruppo ha assistito a cose differenti, e che le foto scattate da Jun presentano dettagli molto più inquietanti di quanto le fosse sembrato ad una prima occhiata.

Al voltare di ogni pagina, la conoscenza degli inquietanti segreti che il luogo sacro cela renderanno sempre più impossibile il restare estranei alla vicenda: più Minami cerca di prendere le distanze dalla pericolosa situazione, più sembra che la montagna le precluda questa libertà. Dopotutto, la maledizione pare quasi contagiosa, e nessuno sembra potersi sottrarre dal diventare vittima di quel luogo e della sua presenza funesta. Sarà possibile porre fine a questo delirio prima che qualcuno ne rimanga severamente ferito?

Recensione di Martina Gruden

Strani disegni || Giappone Noir

L’associazione Takamori è lieta di invitarvi al secondo appuntamento della rassegna Giappone Noir. Mercoledì 4 marzo alle ore 18.00 il traduttore Stefano Lo Cigno presenterà il romanzo Strani disegni di Uketsu.

Chi è familiare con le novità letterarie giapponesi avrà probabilmente sentito parlare di Uketsu, diventato virale in anni recenti grazie ai suoi libri e video orrorifici e surreali. Di lui si sa estremamente poco, principalmente che vive a Kanagawa e che solamente una trentina di persone conosce la sua vera identità. Nei suoi video il suo volto appare nascosto da una maschera bianca di cartapesta; i suoi vestiti sono neri, ispirati ai kuroko, macchinisti teatrali vestiti in abiti scuri per confondersi con lo sfondo del palcoscenico. Inoltre, nemmeno la voce dello scrittore ci è nota: Uketsu la modifica, rendendola alta ed infantile. Strani disegni (変な絵, Henna e) esce nel 2022 è la sua unica opera tradotta in italiano, pubblicata da Einaudi nel 2025.

Il libro si compone di quattro capitoli, all’inizio apparentemente sconnessi, ma che si riveleranno parte di vite interconnesse. Nel primo, due studenti interessati all’occulto indagano uno strano blog, interrotto dal suo autore dopo aver scoperto qualcosa di imperdonabile. Nel secondo, i protagonisti sono un figlio e sua madre che vive nell’inquietudine. Il terzo capitolo si concentra sulla storia di un professore, mai tornato da una gita in montagna. Infine, si arriva al quarto e ultimo capitolo, che farà quadrare tutti i tasselli del caso, chiarendo il fitto mistero.

Gli episodi che ci vengono presentati hanno come punto di partenza uno o più disegni; le immagini che lo scrittore ci pone dinnanzi e che ci accompagneranno nell’inquieta lettura diverranno una chiave essenziale per la comprensione della storia. Essi, pur sembrando innocui di primo acchito, si scopriranno essere in verità collegamenti inaspettati con l’assassino che si cela dietro ai tetri avvenimenti.

Romanzo dalla prosa semplice e chiara, Strani disegni si pone nel panorama letterario giapponese – e internazionale – come un’opera innovativa, basata sul dialogo tra testo e immagini. Tutto è connesso, nulla è lasciato al caso: ogni parola pronunciata e tratto disegnato si inseriscono meravigliosamente nell’intrigante trama.

Uketsu crea un’atmosfera di tensione e inquietudine tramite la costruzione di una storia in cui niente è come sembra, e in cui tutto si può snocciolare fino a trovarne la vera essenza. La tensione cresce man mano che il mistero si infittisce, lasciando che l’inquietudine si faccia lentamente spazio nel lettore, inghiottendolo progressivamente.

Dove

Biblioteca Salaborsa, Sala Conferenze
Piazza del Nettuno, 3, 40124 Bologna

Quando

4 marzo 2026 alle ore 18.00

Vi aspettiamo anche ai prossimi appuntamenti della rassegna:

Terzo appuntamento
11 marzo 2026 alle ore 18.00 – Il santuario della montagna silenziosa (Newton Compton Editori, 2025) di Kamon Nanami, con il traduttore Corrado Cucchi

Quarto appuntamento
25 marzo 2026 alle ore 18.00 – Goth (Atmosphere Libri, 2024) di Otsuichi, con il traduttore Andrea Filippi

La foresta trabocca || Recensione

Autrice: Ayase Maru
Traduzione: Ozumi Asuka
Editore: add editore
Edizione: 2023

Ayase Maru nasce a Chiba nel 1986. La sua infanzia è segnata dalla vita in vari paesi, quali il Sudan e gli Stati Uniti, dove la famiglia si trasferisce per via del lavoro del padre. All’università consegue una laurea in letteratura presso la Sophia university a Tōkyō, dopo la quale lavorerà in un’azienda prima di dedicarsi alla scrittura. Debutta nel 2010 con Blinded by flowers (花に眩む Hana ni Mabayumu). Una delle sue opere più conosciute è anche One day, you will reach the sea (やがて海へと届く Yagate umi e to todoku), da cui è stato tratto l’omonimo film. La foresta trabocca (森が溢れる Mori ga afureru) esce in Giappone nel 2019 ed è il primo libro della scrittrice ad essere tradotto in italiano.

Figura centrale del romanzo è Rui, moglie dello scrittore Nowatari Tetsuya, un uomo che si è fatto strada nel mondo dell’editoria scrivendo romanzi che descrivono una bellezza fragile e vuota, come quella di una bambola. Centrali nella sua scrittura sono i personaggi femminili, reputati incantevoli proprio perché immacolati e puri. Il suo successo, in particolare, si deve molto al romanzo Lacrima (Rui), candidato persino ad un ambito premio letterario. Essa è un’opera che descrive – in estremo dettaglio – la relazione d’amore di una giovane coppia e, sebbene si tratti di fiction, sono in molti vedere nell’immacolata e docile figura femminile la moglie di Nowatari, più giovane di lui di dieci anni.

Il romanzo si apre con una narrazione da parte dell’editor Sekiguchi Masashi, che si è recato a casa Nowatari per discutere il prossimo libro dello scrittore. Mentre parlano, sebbene l’ospite abbia lo scrittore di fronte a sé, il suo sguardo vaga e inizia a seguire i movimenti della moglie che, seduta in cucina, sta mangiando in silenzio. Con un gomito appoggiato al tavolo, continua a portare alla bocca uno ad uno semi di diversa grandezza e colorazione.

Nel giro di un giorno, gli effetti dei semi ingoiati si fanno visibili: Rui inizia a germogliare, nel senso più concreto della parola. La sua pelle si ricopre di gemme verdi e piccole foglioline e, per assorbire meglio l’acqua, viene trasportata in un acquario pieno di terriccio. Sekiguchi, stupito dalla situazione – ma senza l’intenzione di intromettersi nella vita privata della coppia, – riceve come unica spiegazione da parte dello scrittore il fatto che lui e la moglie avevano litigato per colpa di alcuni malintesi, e che lei aveva deciso di punirlo trasformandosi.

Rui inoltre non solo germoglia, ma la sua foresta continuerà a crescere persino oltre ai confini del suo stesso corpo. Durante questo procedimento, osserveremo attoniti e immagineremo silenziosamente la complessità del suo vissuto e delle sue ragioni di quest’atto estremo. Solamente alla fine, la donna farà sentire la sua voce interiore, speranzosa di trovare un singolo momento in cui essere veramente ascoltata.

L’opera sublime di Ayase Maru riflette sulla realtà femminile, scendendo in temi quali le dinamiche di coppia, la manipolazione, e il ruolo della donna nella società. La foresta trabocca si fa così specchio di tutte le donne che, cresciute imparando ad essere affabili e condiscendenti, dopo aver compiuto tutte le scelte “giuste” finiscono per sentire una profonda discrepanza con il mondo esterno, sordo alle loro parole (mancate).

Recensione di Martina Gruden

 

After dark || Recensione

Autore: Murakami Haruki
Traduzione: Antonietta Pastore
Editore: Einaudi
Edizione: 2013

“È una metropoli quella che abbiamo sotto gli occhi. La vediamo attraverso lo sguardo di un uccello notturno che vola alto nel cielo. Nel nostro sconfinato campo visivo, appare come un gigantesco animale. O un confuso agglomerato, composto da tanti organi avvinghiati l’uno all’altro.”

Così ha inizio After Dark (アフターダーク Afutā dāku) di Murakami Haruki – opera pubblicata in Giappone nel 2004 – che immerge immediatamente il lettore in una dimensione cittadina descritta come animalesca, in fermento, che assume sempre più le fattezze di un enorme corpo che pulsa. Questo grande ammasso di carne vive in uno stato fluido, contraddittorio, di contemporanea sussistenza di una moltitudine di elementi in antagonismo. Le sue arterie trasmettono informazioni e bisogni che, come sangue, scorrono in tutta la città rendendola cosa viva.

È in questo grottesco e sconfinato scenario che il narratore ci prende per mano e, sotto forma di un’immateriale “punto di osservazione”, pone il focus su alcune vite che animano la città: il primo personaggio che viene presentato è Mari, una ragazza seduta all’interno di una plastica caffetteria di una catena americana, che sorseggia un pessimo caffè, fuma una sigaretta e legge avidamente un grosso tomo. Perché proprio lei? Perché il punto di osservazione decide di realizzare un dettaglio – proprio come una macchina da presa – nella sua vita? Il narratore non fornisce una risposta, sa solo di esserne attirato spontaneamente.

Con il proseguo della narrazione, ambientata durante una notte, ecco che tutti i tasselli della storia ci vengono ordinatamente presentati, mostrandoci uno scenario in cui tante vite, apparentemente sconnesse tra loro, si intrecciano formando una grande rete fatta di segreti, fughe, violenze, malattie e calore umano. Faremo la conoscenza di diversi personaggi, tra cui un giovane jazzista di nome Takahashi, un misterioso esperto informatico, una donna che giace in uno stato semicomatoso, una prostituta picchiata da un cliente, tutti accomunati dal loro vagare in una Tōkyō aliena e alienante.

Ogni capitolo si apre con un’informazione temporale circa l’inizio degli avvenimenti descritti: un piccolo orologio mostra l’ora esatta, “23:56 p.m.” recita il primo. È quindi notte, un momento in cui la maggior parte delle persone dormono, ma soprattutto sognano: è una fase delicata in cui il confine tra il reale e l’onirico si fa più sfumato, in cui sembra rivelarsi la presenza di un luogo misterioso, di un luogo altro, che interferisce con l’ordinario fluire del reale. La narrazione infatti, è costellata da momenti in cui la struttura e le regole che ordinano la quotidianità vengono messe in discussione: televisori proietteranno inquietanti immagini pur non essendo collegati ad alcuna fonte energetica, figure e volti rimarranno impressi sui vetri nonostante non ci sia nessuno a specchiarsi.

Con una scrittura fluida ed estremamente evocativa, Murakami firma questa breve opera sperimentale a metà tra romanzo e sceneggiatura, in cui trasporta magistralmente il lettore in una Tōkyō ai limiti dell’assurdo, che viene indagata attraverso la messa in discussione della narrazione classica e l’esplorazione delle sue zone d’ombra.

Recensione di Giovanni Buriola

Sly || Recensione

Autore: Yoshimoto Banana
Traduzione: Alessandro Giovanni Gerevini
Editore: Universale Economica Feltrinelli
Edizione: 2002

Sly è l’ottavo romanzo della celebre scrittrice Yoshimoto Banana. Pubblicato per la prima volta nel 1996, l’opera vede la sua prima traduzione italiana due anni dopo, nel 1998.

L’opera si sviluppa come un racconto a posteriori e in prima persona attraverso gli occhi di Kiyose, giovane designer di gioielli, che ricorda di un viaggio fatto assieme a due amici: Hideo e Takashi. Motore dell’opera è la scoperta di Takashi di essere sieropositivo e quindi, per sfruttare il tempo che ancora hanno insieme, i tre decidono di fare un viaggio, scegliendo come meta l’Egitto.

Nucleo del componimento sono le emozioni private della protagonista: nonostante la grande importanza che viene data alla descrizione dei luoghi (sono molti i passaggi in cui l’autrice si dilunga nella descrizione dei vari templi o del paesaggio) a muovere l’opera sono i sentimenti e i pensieri che animano Kiyose, attorno ai quali poi si sviluppa la trama. Sentimenti centrali del racconto sono: il profondo senso di amicizia, che unisce i tre personaggi, e la costante presenza della morte, che si manifesta come una sottile malinconia e nostalgia per quei momenti che non possono durare in eterno.

Lo stile dell’opera è molto semplice, scorrevole nonostante l’ampio uso di metafore nelle descrizioni dei paesaggi e delle emozioni.

Infine, Sly, come molte altre opere giapponesi, lascia un finale aperto: all’inizio dell’opera, dopo aver scoperto che Takashi era sieropositivo, sia Hideo che Kiyose, essendo che avevano entrambi avuto una relazione con lui, decidono di fare il test per vedere se anche loro erano sieropositivi. Il risultato del test non viene esplicitato nel romanzo, lasciando quindi il lettore nel dubbio con questo finale ambiguo.

Recensione di Nina Secci