Autore: Kawaguchi Toshikazu
Traduzione: Claudia Marseguerra
Editore: Garzanti
Edizione: 2020

Kawaguchi Toshikazu è uno scrittore, sceneggiatore e regista teatrale giapponese nato a Osaka nel 1971. Prima di dedicarsi ai romanzi, ha lavorato a lungo nel teatro, e proprio da una sua opera teatrale è nato Finché il caffè è caldo, pubblicato nel 2015 e diventato un bestseller internazionale grazie alla sua atmosfera malinconica e al modo delicato con cui affronta i sentimenti umani.

In una piccola caffetteria sotterranea di Tokyo, aperta da oltre un secolo, circola una leggenda: è possibile tornare indietro nel tempo, a patto di sedersi su una sedia speciale e bere un caffè prima che si raffreddi. Nata come opera teatrale, questa storia d’esordio di Kawaguchi ha conquistato milioni di lettori in tutto il mondo grazie alla sua premessa semplice eppure ricca di suggestione.

La struttura del romanzo è scandita dall’arrivo di quattro protagoniste: Fumiko, Kotake, Hirai e Kei; ognuna spinta da una ragione diversa a intraprendere il viaggio nel tempo. Le loro storie, quattro racconti legati da un unico filo conduttore, ruotano attorno a momenti in cui si è fatta una scelta sbagliata, una parola non detta o un addio mancato. La struttura episodica ricorda più una raccolta di racconti che un romanzo unitario, e questo rappresenta al tempo stesso il suo punto di forza e il suo limite principale.

Il tema centrale è l’amore in tutte le sue forme: romantico e familiare, di lunga data o ancora in crescita. Il libro invita a riflettere sui momenti perduti e sull’importanza di esprimere i propri sentimenti finché se ne ha ancora l’occasione. La felicità, suggerisce Kawaguchi, si costruisce attraverso piccoli gesti quotidiani e richiede soprattutto il coraggio di affrontare ciò che si è lasciato in sospeso.

Kawaguchi trascina il lettore in un vortice di sentimenti difficili da evitare: ognuno di noi porta con sé un rimpianto o un ricordo doloroso, qualcosa che avrebbe voluto andasse diversamente. La scrittura è asciutta e diretta, con un ritmo lento e meditativo tipicamente giapponese. Alcuni lettori potrebbero trovare la prosa troppo elementare e le regole del viaggio nel tempo volutamente restrittive un po’ meccaniche; ma è proprio questa semplicità a rendere il libro accessibile e universale. Definito dal Publishers Weekly come “una meravigliosa lettura su una caffetteria in cui tutto è possibile”, il romanzo non è tanto una storia di fantascienza quanto una riflessione malinconica e delicata sull’accettazione. Kawaguchi non promette di cambiare il passato anzi, ribadisce che questo è impossibile ma dimostra che rivisitarlo può bastare per trovare pace. Un romanzo breve, commovente e da leggere in un sorso, proprio come un buon caffè.

Recensione di: Riccardo Bernazzani