
Autore: Kubo Misumi
Traduzione: Daniela Guarino
Editore: Rizzoli
Edizione: 2022
Kubo Misumi nasce nel 1965 a Inagi, nella città metropolitana di Tōkyō. Dopo aver interrotto gli studi ed aver lavorato per un’agenzia pubblicitaria, diventa scrittrice ed editrice a tempo pieno. Le sue opere — incentrate in gran parte su temi quali sessualità, fertilità e salute femminile — la portano ad ottenere il premio R18 per racconti erotici scritti da donne, il premio Shugoro Yamamoto per la narrativa, il premio Yamada Futarō per la fiction e il premio Naoki. A farle guadagnare il secondo premio è il suo primo romanzo, Io codardo guardavo il cielo (ふがいない僕は空を見た, Fugainai boku wa sora wo mita), pubblicato nel 2010 e giunto in Italia nel 2022, con un’edizione Rizzoli a cura di Daniela Guarino.
Il romanzo è suddiviso in cinque capitoli, narrati in prima persona da personaggi diversi ma profondamente legati tra loro. Due sono gli elementi che accomunano queste storie: la complessa vita sessuale del giovane Saitō, studente delle superiori, e la cittadina percorsa da un fiume nella quale la trama si dipana, tra flashback e cambiamenti di punto di vista che donano una complessa e poliedrica visione degli avvenimenti.
Saitō è uno studente relativamente popolare, con un lavoro part-time, un piccolo gruppo di amici e diverse ragazze che gli fanno la corte. Anzu — pseudonimo di Satomi — è una casalinga sposata, dal passato reso difficile dal suo peso e da una passione per gli anime, ed un presente vessato da sua suocera, ossessionata dal desiderio di un nipote che Satomi e suo marito non riescono ad avere. È anche per sfuggire a queste difficoltà che, dopo averlo conosciuto e invitato a fare delle foto in cosplay, convince Saitō ad iniziare una serie di incontri sessuali clandestini, rigorosamente in costume e secondo copioni da lei scritti. Man mano che questi hanno luogo, in lei crescono parallelamente la comprensione della sua sessualità e il senso di colpa per ciò che stanno facendo, mentre in lui cominciano a sbocciare sentimenti inaspettati.
Gli altri tre personaggi che narrano di questi e altri avvenimenti sono Matsunaga, Fukuda e un’ostetrica, rispettivamente pretendente, amico e madre di Saitō. Tutti e tre vengono a sapere, tramite un atto di vero e proprio revenge porn, degli incontri tra Saitō e Anzu nel bel mezzo della complessità delle loro vite. Matsunaga deve imparare a gestire sia l’invidia nei confronti di Anzu che i problemi di suo fratello, invischiato nelle trame di una setta. Fukuda, studente lavoratore delle case popolari, cerca invece di sfogare l’invidia nei confronti di Saitō, nata dalla differenza sociale che separa i due amici. La dottoressa, infine, fa del suo meglio per portare avanti una professione quanto più impegnativa mentre è costretta a vedere suo figlio chiudersi su sé stesso.
Io codardo guardavo il cielo è un romanzo che non teme di affrontare temi complessi, descrivendo con una disarmante minuzia i momenti di quotidianità così come quelli di carattere maggiormente esplicito. L’autrice riesce nell’impresa di parlare di sessualità senza peli sulla lingua, trasmettendo abilmente i sentimenti degli individui coinvolti in questa storia ricca di risvolti inaspettati. I racconti dei vari personaggi sono infatti tanto complessi quanto toccanti, ed inducono il lettore ad empatizzare con loro anche quando — come tutti noi — finiscono per commettere degli errori.
Recensione di Isabella Sgargi