
Autore: Kawabata Yasunari
Traduzione: Atsuko Ricca Suga
Editore: Einaudi
Edizione: 1997
Kawabata Yasunari, nato a Ōsaka nel 1899 e morto probabilmente suicida nel 1972, è considerato uno dei maggiori autori giapponesi moderni. Si laurea in letteratura all’Università imperiale di Tōkyō, e in seguito si afferma ben presto come scrittore dalla prosa raffinata e intima. Nel 1968, diventa il primo giapponese a cui viene conferito il premio Nobel per la letteratura. Tra le sue maggiori opere si collocano ad esempio La ballerina di Izu (伊豆の踊子 Izu no Odoriko; 1926) e Il paese delle nevi (雪国 Yukiguni; 1948). Bellezza e tristezza (美しさと哀しみと Utsukushisa to kanashimi to) viene pubblicato a puntate tra il 1961 e il 1963, e raccolto in volume nel 1965. Da esso è stato tratto il film L’amaro giardino di Lesbo, diretto da Shinoda Masahiro.
Kawabata ci introduce subito uno dei personaggi principali dell’opera, Ōki Toshio, uno scrittore sulla cinquantina con una moglie e due figli ormai adulti. Lo conosciamo mentre sta viaggiando in treno da Tōkyō a Kyōto, agli sgoccioli dell’anno; unico viaggiatore nel vagone, provando un senso di solitudine e incertezza, Ōki riflette sul motivo per cui si sta recando nella vecchia capitale. Da tempo, infatti, aveva preso l’abitudine di ascoltare le campane di fine anno alla radio, un suono che annuncia il terminare del vecchio e l’arrivo di un nuovo periodo, e che inevitabilmente gli riporta a mente tutto ciò che i mesi passati hanno significato per lui. Avendo a lungo desiderato di sentire i commoventi 108 rintocchi dal vivo, quest’anno aveva deciso di realizzare questo suo sogno.
In segreto, però, vi è anche un’ulteriore motivazione per la sua visita: Ōki non può fare a meno di sperare in un incontro con Ueno Otoko, e si augura di riuscire a condividere l’ultima notte dell’anno con lei. La possibilità di richiudere almeno per un attimo la distanza creatasi tra di loro lo alletta, sebbene non la veda da una ventina di anni. L’ultima volta, difatti, risale al periodo del suo innamoramento per lei: Ōki, uomo sposato, aveva circa trent’anni, mentre la ragazza era appena sedicenne. Dopo essere rimasta incinta, Otoko aveva partorito una figlia che era presto morta; in seguito ad un disperato tentativo di suicidio era stata ricoverata in un opprimente reparto psichiatrico e, una volta dimessa, si era trasferita a Kyōto con la madre. Tuttora vive lì, mai sposata, godendo del titolo di artista acclamata.
Una volta giunto in città, Ōki le telefona e l’incontro con l’antica amante viene organizzato. Con suo rammarico, però, la donna non si presenta all’appuntamento da sola. Porta infatti con sé l’allieva Sakami Keiko, per evitare di rimanere faccia a faccia con l’uomo che l’aveva tanto ferita, ma che non era riuscita a cancellare dal suo cuore. La ragazza che l’accompagna, scopriremo presto, è per Otoko ben più che una semplice discepola, e prova grande gelosia per l’uomo che, nonostante abbia causato un immenso dolore alla sua maestra, è da lei ancora amato.
Collocati in un’atmosfera a tratti ossessiva, a tratti sentimentale, i personaggi vengono delineati con enorme maestria, facendoci scoprire il loro mondo interiore e i fantasmi del passato che tornano a farsi vivi nelle loro menti. Ricca di descrizioni intime e delicate (a tratti però anche piuttosto dirette), la narrazione ci porterà in un viaggio nelle pieghe più disturbanti del sentimento amoroso, unito a quello di perdita, consapevolezza, e anche un po’ di vendetta.
Recensione di Martina Gruden
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