25 Febbraio 2026 | Film e Serie TV, Proiezioni
L’associazione Takamori estende con piacere l’invito alla proiezione di Kwaidan – Storie di fantasmi (怪談 Kaidan, 1964) del regista Kobayashi Masaki. Essa si svolge nell’ambito della rassegna Graphic Japan della Cineteca di Bologna, e la anticiperà la presentazione del professore Francesco Vitucci.

L’attività di Kobayashi Masaki (1916-1996), il cui debutto risale al 1952, coincide con il periodo che spesso viene designato come età d’oro del cinema giapponese: gli anni Cinquanta e Sessanta in cui, dopo la guerra e una non trascurabile censura, la produzione cinematografica giapponese riprende a fiorire. Una delle figure di spicco che operano in questi anni è proprio quella di Kobayashi, che nel suo operato esplora numerose tematiche controverse legate alla guerra e ciò che seguì. Quest’ultime sono infatti esperienze che influenzano profondamente l’operato del regista, avendole vissute in prima persona: dopo essere stato arruolato nell’esercito e aver assitito alle atrocità dei combattimenti in Manciuria e nelle isole Ryūkyū, Kobayashi era stato fatto prigioniero a Okinawa, rimanendo in un campo di detenzione per un anno.
Kwaidan – Storie di fantasmi esce nel 1964 ed è considerato uno dei capolavori del regista, nonché classico del cinema horror giapponese. La pellicola si ispira alla raccolta Kwaidan – Storie spaventose dal Giappone di yōkai, fantasmi e demoni (Kwaidan: Stories and Studies of Strange Things), pubblicata originarialmente nel 1904. L’autore è Lafcadio Hearn, giornalista e scrittore trasferitosi in terra nipponica a quarant’anni e successivamente naturalizzato con il nome di Yakumo Koizumi. In un’epoca di enormi cambiamenti quale fu il periodo Meiji, egli decise di dedicarsi alla preservazione del folklore del Paese; in Kwaidan raccolse così varie storie tramandate per via orale oppure basate su testi antichi.
Il film di Kobayashi si distingue rispetto alle sue precedenti opere, incentrate su temi quali la riflessione sulla sconfitta nela Seconda Guerra Mondiale, oppure sull’ipocrisia instituzionale vigente. Vengono selezionati quattro racconti del libro di Hearn: I capelli neri, La donna della neve, Hoichi senza Orecchie e In una tazza di tè. Ognuno di essi riflette determinati aspetti della cultura nipponica, ad esempio il conflitto tra ninjō (il sentimento umano) e il giri (il dovere sociale), oppure il tema del trauma storico.
Spiriti, samurai, musicisti ciechi e altri personaggi fondamentali dell’immaginario giapponese si susseguono così in un film dalle atmosfere inquietanti ed ipnotiche, estremamente attento all’estetica e all’esperienza sensoriale.
24 Febbraio 2026 | Film e Serie TV, Proiezioni
L’associazione Takamori ha il piacere di annunciare la proiezione di Rashōmon (羅生門, Rashōmon) di Kurosawa Akira. Il film sarà introdotto dal professor Francesco Vitucci, e l’evento si terrà nell’ambito della rassegna Graphic Japan della Cineteca di Bologna.

Kurosawa Akira (1910-1998) entra nell’industria cinematografica nel 1936, quando inizia un periodo di apprendistato come aiuto regista. Il suo debutto risale al 1943, quando realizza il film Sanshirō Sugata (姿三四郎 Sugata Sanshirō). In questo primo periodo da direttore indipendente realizza anche L’angelo ubriaco (酔いどれ天使 Yoidore Tenshi), che la rivista Kinema Junpo seleziona come il miglior film dell’anno. La pellicola spicca anche per un altro motivo: si tratta della sua prima collaborazione con l’attore Mifune Toshinō, con il quale realizzerà la bellezza di sedici film negli anni a venire – incluso Rashōmon.
È proprio quest’ultimo, terminato nel 1950, che porta il regista ad essere conosciuto a livello internazionale. Nel 1951 è infatti il primo film non-europeo a vincere il Leone d’Oro alla Mostra internazionale d’arte cinematografica a Venezia, provocando un’ondata di interesse per il cinema giapponese ed asiatico.
La trama del film combina due storie del celebre scrittore Akutagawa Ryūnosuke; una è il racconto omonimo Rashōmon (1915). In questo caso, il nome fa riferimento al portone che si trovava a sud della città di Kyōto; ridotto in macerie, si fa specchio del decadimento e immoralità della società giapponese. Esso è anche punto di inizio del film di Kurosawa. Per la storia in sé, però, il regista si rifà piuttosto al racconto Nel bosco (藪の中 Yabu no naka, 1922). In esso vengono proposte, da parte di personaggi che si vedono in qualche modo coinvolti nella faccenda, varie versioni riguardanti un assassinio di un samurai e allo stupro di sua moglie.
La pellicola esplora dunque la soggettività della verità, immergendoci in un evento che conosciamo soltanto grazie a narratori inaffidabili. È da questo capolavoro che, dopotutto, prende nome l’espressione effetto Rashōmon, usata per descrivere situazioni in cui un medesimo evento viene descritto in modo diverso da ciascuno degli individui convolti. Tra così tante testimonianze contrastanti, infatti, diventa impossibile individuare una verità assoluta e inconfutabile: la realtà sembra così frantumarsi, lasciando dietro di sé solamente prospettive.
Dove
Cinema Modernissimo
Piazza Re Enzo, 3
Bologna
Quando
Giovedì 26 febbraio alle ore 20:30
Vi aspettiamo anche alla prossima proiezione cui parteciperemo, sempre al cinema Modernissimo!
Venerdì 27 febbraio alle ore 22:00 – Kwaidan – storie di fantasmi di Kobayashi Masaki
23 Febbraio 2026 | Proiezioni, Rassegna
L’associazione Takamori è lieta di invitarvi alla rassegna primaverile JFS, realizzata in collaborazione con il Circuito Cinema Bologna, che si terrà tra marzo e aprile, per un totale di 4 film.

Le proiezioni saranno in lingua originale con sottotitoli in italiano, e si terranno al cinema Rialto alle ore 19.00.
Film:
martedì 3 marzo: One day, you will reach the sea (2022) di Nakagawa Ryūtarō
martedì 17 marzo: Hogawa No Hotori (2011) di Shinohara Tetsuo
martedì 31 marzo: Silent Parade (2022) di Nishitani Hiroshi
martedì 14 aprile: Beyond the infinite two minutes (2020) di Yamaguchi Junta
Luogo:
Cinema Rialto
Traduzione: Antonietta Pastore
22 Febbraio 2026 | Letteratura, Recensioni

Autore: Murakami Haruki
Traduzione: Antonietta Pastore
Editore: Einaudi
Edizione: 2013
“È una metropoli quella che abbiamo sotto gli occhi. La vediamo attraverso lo sguardo di un uccello notturno che vola alto nel cielo. Nel nostro sconfinato campo visivo, appare come un gigantesco animale. O un confuso agglomerato, composto da tanti organi avvinghiati l’uno all’altro.”
Così ha inizio After Dark (アフターダーク Afutā dāku) di Murakami Haruki – opera pubblicata in Giappone nel 2004 – che immerge immediatamente il lettore in una dimensione cittadina descritta come animalesca, in fermento, che assume sempre più le fattezze di un enorme corpo che pulsa. Questo grande ammasso di carne vive in uno stato fluido, contraddittorio, di contemporanea sussistenza di una moltitudine di elementi in antagonismo. Le sue arterie trasmettono informazioni e bisogni che, come sangue, scorrono in tutta la città rendendola cosa viva.
È in questo grottesco e sconfinato scenario che il narratore ci prende per mano e, sotto forma di un’immateriale “punto di osservazione”, pone il focus su alcune vite che animano la città: il primo personaggio che viene presentato è Mari, una ragazza seduta all’interno di una plastica caffetteria di una catena americana, che sorseggia un pessimo caffè, fuma una sigaretta e legge avidamente un grosso tomo. Perché proprio lei? Perché il punto di osservazione decide di realizzare un dettaglio – proprio come una macchina da presa – nella sua vita? Il narratore non fornisce una risposta, sa solo di esserne attirato spontaneamente.
Con il proseguo della narrazione, ambientata durante una notte, ecco che tutti i tasselli della storia ci vengono ordinatamente presentati, mostrandoci uno scenario in cui tante vite, apparentemente sconnesse tra loro, si intrecciano formando una grande rete fatta di segreti, fughe, violenze, malattie e calore umano. Faremo la conoscenza di diversi personaggi, tra cui un giovane jazzista di nome Takahashi, un misterioso esperto informatico, una donna che giace in uno stato semicomatoso, una prostituta picchiata da un cliente, tutti accomunati dal loro vagare in una Tōkyō aliena e alienante.
Ogni capitolo si apre con un’informazione temporale circa l’inizio degli avvenimenti descritti: un piccolo orologio mostra l’ora esatta, “23:56 p.m.” recita il primo. È quindi notte, un momento in cui la maggior parte delle persone dormono, ma soprattutto sognano: è una fase delicata in cui il confine tra il reale e l’onirico si fa più sfumato, in cui sembra rivelarsi la presenza di un luogo misterioso, di un luogo altro, che interferisce con l’ordinario fluire del reale. La narrazione infatti, è costellata da momenti in cui la struttura e le regole che ordinano la quotidianità vengono messe in discussione: televisori proietteranno inquietanti immagini pur non essendo collegati ad alcuna fonte energetica, figure e volti rimarranno impressi sui vetri nonostante non ci sia nessuno a specchiarsi.
Con una scrittura fluida ed estremamente evocativa, Murakami firma questa breve opera sperimentale a metà tra romanzo e sceneggiatura, in cui trasporta magistralmente il lettore in una Tōkyō ai limiti dell’assurdo, che viene indagata attraverso la messa in discussione della narrazione classica e l’esplorazione delle sue zone d’ombra.
Recensione di Giovanni Buriola
20 Febbraio 2026 | Proiezioni
L’associazione Takamori è lieta di invitarvi alla proiezione de Il ragazzo e l’airone (君たちはどう生きるか Kimitachi wa dō ikiru ka) di Miyazaki Hayao. Il film sarà presentato dal professor Francesco Vitucci, e l’evento si terrà nell’ambito della rassegna Graphic Japan della Cineteca di Bologna.

Il regista Miyazaki Hayao, nato a Tōkyō nel 1941, non ha bisogno di approfondite presentazioni, trattandosi di uno dei maestri dell’animazione giapponese più conosciuti e stimati anche all’estero. Esordisce nel 1963 presso Toei Dōga, studio di animazione che ha successivamente cambiato nome in Toei Animation. Nel 1985 fonda, con il collega Takahata Isao, lo Studio Ghibli, la cui popolarità non tarderà a crescere, e che raggiungerà una posizione di prestigio anche grazie alle vittorie di numerosi premi.
Il ragazzo e l’airone, che viene distribuito a partire da luglio 2023, è il secondo film di Miyazaki ad aggiudicarsi l’Oscar per il miglior film d’animazione. Esso viene realizzato ben dieci anni dopo l’ultima opera dello Studio Ghibli (Si alza il vento, del 2013), in occasione della quale il regista aveva annunciato il suo ritiro. Il film prende ispirazione da molteplici fonti ed esperienze, tra le quali il riferimento più chiaro è il romanzo omonimo di Genzaburō Yoshino, risalente 1937, da cui vengono tratte varie tematiche – ma non il contenuto in sé.
La storia è ambientata nel Giappone della Seconda Guerra mondiale e segue il giovane Mahito, che perde sua madre – ricoverata in un ospedale – a causa di un incendio. Dopo questo tragico evento, il padre si sposa con Natsuko, sorella della defunta moglie, e la famiglia si trasferisce in una località rurale. Lì, Mahito incontra un misterioso airone grigio, e si ritroverà presto trasportato in un mondo mistico, pieno di creature misteriose e immagini del passato che torneranno alla luce.
Ennesimo capolavoro del regista, il film è ricco di riferimenti, simbolismi e metafore, ed esplora suggestivamente la natura umana e le varie sfaccettature della nostra esistenza, spesso segnata da dolore e da momenti di perdita e debolezza. Infatti, il tedioso viaggio di Mahito si fa portatore di un messaggio più profondo che, come allude il titolo giapponese, riguarda proprio come viviamo la nostra vita – un significato che sta anche anche a ciascuno di noi, seduti in sala, cogliere ed interpretare.
Dove
Cinema Modernissimo
Piazza Re Enzo, 3
Bologna
Quando
Sabato 21 febbraio alle ore 15:30
Vi aspettiamo anche alle prossime proiezioni cui parteciperemo, sempre al cinema Modernissimo!
Giovedì 26 febbraio alle ore 20:30 – Rashomon di Kurosawa Akira
Venerdì 27 febbraio alle ore 22:00 – Kwaidan – storie di fantasmi di Kobayashi Masaki
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