L’associazione Takamori estende con piacere l’invito alla proiezione di Kwaidan – Storie di fantasmi (怪談 Kaidan, 1964) del regista Kobayashi Masaki. Essa si svolge nell’ambito della rassegna Graphic Japan della Cineteca di Bologna, e la anticiperà la presentazione del professore Francesco Vitucci.

L’attività di Kobayashi Masaki (1916-1996), il cui debutto risale al 1952, coincide con il periodo che spesso viene designato come età d’oro del cinema giapponese: gli anni Cinquanta e Sessanta in cui, dopo la guerra e una non trascurabile censura, la produzione cinematografica giapponese riprende a fiorire. Una delle figure di spicco che operano in questi anni è proprio quella di Kobayashi, che nel suo operato esplora numerose tematiche controverse legate alla guerra e ciò che seguì. Quest’ultime sono infatti esperienze che influenzano profondamente l’operato del regista, avendole vissute in prima persona: dopo essere stato arruolato nell’esercito e aver assitito alle atrocità dei combattimenti in Manciuria e nelle isole Ryūkyū, Kobayashi era stato fatto prigioniero a Okinawa, rimanendo in un campo di detenzione per un anno.

Kwaidan – Storie di fantasmi esce nel 1964 ed è considerato uno dei capolavori del regista, nonché classico del cinema horror giapponese. La pellicola si ispira alla raccolta Kwaidan – Storie spaventose dal Giappone di yōkai, fantasmi e demoni (Kwaidan: Stories and Studies of Strange Things), pubblicata originarialmente nel 1904. L’autore è Lafcadio Hearn, giornalista e scrittore trasferitosi in terra nipponica a quarant’anni e successivamente naturalizzato con il nome di Yakumo Koizumi. In un’epoca di enormi cambiamenti quale fu il periodo Meiji, egli decise di dedicarsi alla preservazione del folklore del Paese; in  Kwaidan raccolse così varie storie tramandate per via orale oppure basate su testi antichi.

Il film di Kobayashi si distingue rispetto alle sue precedenti opere, incentrate su temi quali la riflessione sulla sconfitta nela Seconda Guerra Mondiale, oppure sull’ipocrisia instituzionale vigente. Vengono selezionati quattro racconti del libro di Hearn: I capelli neri, La donna della neve, Hoichi senza Orecchie e In una tazza di tè. Ognuno di essi riflette determinati aspetti della cultura nipponica, ad esempio il conflitto tra ninjō (il sentimento umano) e il giri (il dovere sociale), oppure il tema del trauma storico.

Spiriti, samurai, musicisti ciechi e altri personaggi fondamentali dell’immaginario giapponese si susseguono così in un film dalle atmosfere inquietanti ed ipnotiche, estremamente attento all’estetica e all’esperienza sensoriale.