Adachi Shin || Takamori x FEFF 27

Adachi Shin, nato nel 1972 nella prefettura di Tottori, è uno degli autori più originali e riconoscibili del panorama cinematografico giapponese contemporaneo. Sceneggiatore di successo e regista dalla sensibilità unica, Adachi si è costruito una carriera a partire dal margine, raccontando storie di personaggi scomodi, falliti, fragili ma profondamente umani. Il suo stile mescola umorismo grottesco, introspezione sociale e un’ironia tagliente, sempre accompagnati da un profondo affetto per i suoi protagonisti.
Dopo essersi laureato all’Istituto giapponese di cinema ed essersi formato come assistente alla regia, Adachi approfondisce il proprio percorso sotto la guida del regista Somai Shinji. I suoi primi passi lo vedono impegnato tra teatro e cinema, ma è con 100 Yen Love (2014) che arriva la svolta: un dramma sportivo che racconta la rinascita di una donna emarginata attraverso la boxe. Grazie a questa sceneggiatura, Adachi conquista importanti riconoscimenti, tra cui il Japan Academy Film Prize, e il film viene selezionato per rappresentare il Giappone agli Oscar. Anni dopo, la pellicola ispirerà anche il successo cinese YOLO, a dimostrazione del potere universale delle sue narrazioni.
Presentato quest’anno al FEFF, Good Luck (2024) segna il ritorno di Adachi Shin alla doppia veste di regista e sceneggiatore, con un road movie dall’atmosfera intima e sottile. Al centro della storia c’è Taro, un giovane regista bloccato dall’insicurezza e dalla passività, che viene invitato a presentare il suo documentario in una storica sala di Oita. Dopo una proiezione accolta con freddezza, Taro si ritrova inaspettatamente a condividere un viaggio con Sunahara Miki, una donna enigmatica conosciuta per caso. I due, tra incontri surreali e confessioni spontanee, si lasciano trascinare da una complicità fatta di tenerezza, ironia e disorientamento. Nessun sentimentalismo gratuito, nessun dramma lacrimevole: solo un legame genuino tra due persone alla deriva. Con questo film, Adachi adotta una comicità discreta, costruita su silenzi, tempi sospesi e momenti di assurda quotidianità, confermando la sua attitudine a sfidare le convenzioni narrative con grazia e intelligenza.
Al centro del cinema di Adachi ci sono personaggi fragili e disorientati: uomini inetti, confusi, fuori sincrono rispetto alla società che li circonda. Eppure, anziché condannarli, Adachi li accompagna con tenerezza, mettendone a nudo debolezze e insicurezze senza mai indulgere nel giudizio. Temi come il fallimento, l’isolamento, la pressione sociale o l’ansia creativa tornano spesso nei suoi racconti, affrontati con un’ironia malinconica che rimane sempre lontana dal cinismo.
Il suo attuale riconoscimento è il risultato di un percorso lungo e tutt’altro che lineare, segnato da fatica, perseveranza e da un’ostinata volontà di raccontare storie fuori dal coro. Cruciale, ha dichiarato oggi il regista al FEEF Talk – Japan, il supporto ricevuto da parte di sua moglie e producer Adachi Akiko, figura fondamentale per la vita e per la carriera di Adachi Shin
Oggi Adachi è una delle voci più originali del cinema giapponese contemporaneo: i suoi film mettono a fuoco l’inadeguatezza quotidiana, le relazioni incrinate, l’assurdità del vivere – ma lo fanno con grazia, evitando tanto il melodramma quanto la retorica. In un contesto dominato spesso da prodotti costruiti per piacere, Adachi continua a scegliere l’autenticità.

Scintille di editoria

Siamo lieti di annunciarvi che, nella giornata di sabato 24 Maggio, l’Associazione Takamori parteciperà all’evento “Scintille di Editoria” promosso da Scintille Book Club, presso Borgo delle Colonne, 28, Parma a partire dalle ore 11:00.

Introdurranno il momento di lettura silenziosa Francesco Vitucci, professore di lingua giapponese presso l’Università di Bologna e Matteo Contrini, traduttore specializzato in poesia Haiku.

Non mancate!

Associazione Takamori x Far East Film Festival 27

Anche quest’anno l’Associazione Takamori è lieta di annunciare la sua partecipazione al Far East Film Festival 27, uno degli appuntamenti più importanti in Europa dedicati al cinema dell’Estremo Oriente, in corso a Udinedal 24 aprile al 2 maggio 2025. A ospitare le proiezioni sono il Teatro Nuovo e il cinema Visionario, e noi apartire da oggi, 29 aprile, siamo giunti sul posto per seguire da vicino le giornate conclusive dell’evento cheterminerà con la serata dell’Audience Award.

Trovate tutte le info del festival al seguente link: https://www.fareastfilm.com/

La nostra partecipazione ha l’intento di approfondire il panorama cinematografico asiatico, ponendo particolareattenzione alla produzione giapponese. Vi invitiamo a seguirci sul nostro sito e sui nostri profili social, dove nei prossimi giorni pubblicheremorecensioni, articoli di approfondimento e interviste.

Restate sintonizzati!

L’attesa – Matsumoto Seichō || Recensione

Autore: Matsumoto Seichō
Traduttrice: Gala Maria Follaco
Editore: Adelphi
Edizione: 2024

Pubblicato negli anni Sessanta, L’attesa (強気あり, Tsuyokiari) rappresenta forse uno dei romanzi più densi di Matsumoto Seichō.

Maestro dello Shakai Ha (社会派, “scuola sociale“), l’autore è in grado di costruire in appena trecento pagine un abile commentario della metropoli del suo tempo attraverso la vita di Isako, donna scaltra e ambiziosa sposata ad un uomo di trent’anni più anziano di lei, Nobuhiro, alla cui eredità questa guarda senza scrupolo alcuno, augurandosi una subitanea morte del consorte.

La trama si infittisce non appena Isako scopre che la fidanzata di Ishii Kanji — uno dei suoi tanti amanti più giovani — è morta in circostanze a dir poco sospette. Tremendamente scossa dalla notizia non tanto per il fatto macabro quanto per la minaccia che la sua presenza nell’appartamento di Kanji la sera dell’accaduto potrebbe risultare compromettente per la sua reputazione (e quindi per il suo piano di ereditare le fortune di Nobuhiro), Isako cercherà in ogni modo di arginare le sue possibilità di essere scoperta nel suo meschino intento attraverso inganni, ricorsi a favori, menzogne e manipolazioni.

Il freddo cinismo della protagonista è evidenziato ad ogni pagina — le sequenze diegetiche e dialogiche sono quindi spesso interrotte da un turbinare di pensieri irrequieti: “cosa succederà se agisco in questo modo?”, “e se le vere intenzioni di questa persona fossero ben altre?”.

Attraverso la sua sapiente prosa, Matsumoto rende tangibilmente gravosa l’*attesa* di Isako, creando tensione ad ogni svolta della trama, alimentando una sostenuta patina di ansietà e incertezza che permette al lettore quasi di entrare nella testa della donna: Isako non solo attende che il marito muoia, ma è sospesa nell’attesa incerta e angosciosa degli avvenimenti futuri, che — nonostante l’acume delle sue previsioni riguardo le mosse altrui — non può in alcun modo conoscere.

Forse uno dei romanzi noir più densi di Matsumoto, Tsuyokiari mette a nudo uno dei lati più oscuri della intrinseca relazionalità sottostante la società giapponese, rivelando la rete sociale fragile, diffidente, crudamente opportunista del Giappone del proprio tempo.

Recensione di Francesco Meco

Ring – Kōji Suzuki || Recensione

Autore: Kōji Suzuki

Traduzione: Lidia Perria

Editore: Nord

Edizione: 2003

Ring (りんぐ) è un romanzo horror psicologico di Kōji Suzuki. Sebbene il libro non sia altrettanto noto, il film statunitense The Ring, diventato ormai un’icona della cultura pop, è basato su questo romanzo. Con la produzione di film, videogiochi, manga e serie TV, Ring è diventato un vero e proprio franchise conosciuto in tutto il mondo. Tuttavia, le differenze che intercorrono tra la pellicola The Ring e l’opera scritta sono molteplici.

Kazuyuki Asakawa è un giornalista del Daily News. In seguito alla morte della nipote a causa di un misterioso attacco cardiaco, comincia ad indagare scoprendo che altri tre amici della ragazza sono morti alla stessa ora e per lo stesso motivo. Sorprendentemente, Asakawa viene a sapere che, soltanto una settimana prima, i quattro amici avevano pernottato insieme in un villaggio turistico fuori città. Nonostante la percezione che qualcosa di maligno si stia avvicinando a lui, decide di continuare le indagini per scoprire la verità.

Arrivato nel cottage che aveva ospitato i quattro ragazzi viene attirato da una videocassetta senza etichetta: cercando di distogliere la mente dal caso, decide di guardarla. Una serie di immagini apparentemente innocue ma sottilmente disturbanti vengono riprodotte sullo schermo del televisore: un cerchio, dei dadi, un vulcano che erutta, dei numeri, il viso paonazzo di un uomo. Una scritta informa Asakawa che morirà tra una settimana esatta, dopodiché il video recita: “Se non vuoi morire, devi seguire queste istruzioni”. Purtroppo la cassetta si interrompe prima che possa rivelare la soluzione ad Asakawa.

Incredulo e terrorizzato, il giornalista si convince sempre più che la profezia della cassetta sia vera e che sia stata la visione di quest’ultima ad uccidere i quattro ragazzi che, secondo i calcoli, sarebbero morti esattamente sette giorni dopo la visione del video. Tornato a Tokyo, Asakawa decide di chiedere aiuto all’ex compagno di superiori Ryuji Takayama, professore cinico ed eclettico appassionato di occulto. Ora le indagini possono vertere solo su due punti fondamentali: chi ha creato la cassetta e per quale motivo. 

Man mano che le indagini proseguono, i due uomini giungono ad una conclusione: la videocassetta può essere stata creata solamente da un qualcuno che, grazie a poteri soprannaturali, è riuscito a incidere immagini mentali sulla pellicola. In un vortice di terrore che accompagna come una maledizione anche il lettore, Ryuji e Asakawa ricostruiscono la vita di una donna dal passato traumatico e di una maledizione che si espande come un virus…

La narrazione incessantemente rapida segue una linea ascendente che tiene il lettore ancorato al romanzo fino alla scoperta della tragica verità sulla maledizione. La trama intricata e perfettamente articolata fa impallidire lo storytelling dell’omonimo film statunitense, lasciando una sensazione di vuoto e pressione psicologica anche dopo il termine della lettura. Suzuki riesce a fabbricare una storia così realistica da entrare nella mente del lettore, facendogli dubitare di quale sia la realtà e quale la finzione.

Recensione di Martina Benedetta Calabrese