28 Settembre 2025 | Letteratura, Recensioni

Autore: Ōe Kenzaburō
Traduzione: Nicoletta Spadavecchia
Editore: Garzanti
Edizione: 1987
Il grido silenzioso (万延元年のフットボール, lett. Il calcio nell’anno Man’en), è una delle opere più celebri di Ōe Kenzaburō, uno dei più grandi autori del ventesimo secolo. La sua opera esplora temi come l’alienazione, la responsabilità individuale, il trauma storico, la disabilità e la ricerca di un senso morale in tempi di crisi. Studiò letteratura francese all’università, per cui fu fortemente influenzato da autori come Sartre e Camus. Per la sua prosa intensa e poetica Ōe è stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1994. Morirà nel 2023.
La storia si svolge nel Giappone degli anni Sessanta e vede come protagonista Mitsusaburō “Mitsu” Nedokoro, un uomo di quarant’anni, colto, introverso e tormentato da profonde inquietudini esistenziali. Diventato da poco tempo cieco da un occhio a causa di un incidente, Mitsu sente il peso della sua capacità di “avere un occhio sulle tenebre”. Alienazione e oppressione non mancano nemmeno in famiglia: la moglie è diventata psicologicamente fragile e dipendente dall’alcol dopo la nascita del figlio disabile mentale. Il tema della disabilità si ripropone infatti in molteplici opere di Ōe, in quanto il figlio dell’autore stesso è nato con una disabilità cognitiva e linguistica.
Dopo il suicidio grottesco e inspiegabile del suo più caro amico che lo lascia prostrato, Mitsu decide di tornare al villaggio rurale della sua infanzia insieme al fratello minore, Taka, affetto da disturbi mentali ma carismatico e determinato. Il rapporto tra Mitsu e Taka è cruciale nel romanzo: Mitsu, introverso e passivo, si contrappone al fratello minore, che cerca di guidare una ribellione giovanile contro il potere economico locale incarnato da un supermercato gestito da un coreano naturalizzato giapponese. I due fratelli rappresentano infatti due modi opposti di reagire alla crisi — l’uno con l’introversione e l’altro con la ribellione.
Altro tema fondamentale nell’opera è il trauma storico e familiare: la narrazione intreccia passato e presente, mostrando come le ferite storiche (la rivolta contadina, la guerra, il suicidio, la disabilità), condizionino le scelte individuali e il tessuto sociale. Un episodio che riguarda la storia del paese delle loro origini e anche la storia familiare dei due fratelli è la rivolta contadina del 1860, in cui si dice che il loro bisnonno abbia avuto un ruolo ambiguo: la discussione di questo episodio diverrà fonte di conflitto tra Mitsu e Taka, che sfocerà in violenza e alienazione.
Per tutti questi motivi, Mitsu sarà costretto ad affrontare sé stesso, il passato della sua famiglia e il senso di colpa, iniziando un percorso doloroso verso l’accettazione e la sopravvivenza: ciò sembra impossibile in quanto la sua personalità non sembra ben adattarsi alla realtà. Mitsu incarna infatti la figura dell’uomo moderno, colto ma impotente, paralizzato dal peso della storia e dall’impossibilità di trovare un senso nella contemporaneità, caratterizzata da un ulteriore conflitto tra ruralità e modernizzazione: il villaggio è infatti simbolo di un Giappone arcaico che si scontra con l’industrializzazione e il consumismo moderno.
Alla luce del contesto conflittuale e tragico della vita di Mitsu, il grido silenzioso del titolo allude all’impossibilità di esprimere dolore in modo diretto, alla comunicazione interrotta, a un muto trauma che Mitsu porta sempre con sé ma che non riesce a condividere con nessuno. Attraverso i molteplici e stratificati conflitti sia relativi al contesto geografico e sociale che alla sfera relazionale, Ōe ci costringe a guardare dentro noi stessi, come Mitsu, per esplorare la sofferenza mai esplicitata e i silenzi della nostra storia personale.
Recensione di Martina Benedetta Calabrese
21 Settembre 2025 | Letteratura, Recensioni

Autrice: Kakuta Mitsuyo
Traduzione: Gianluca Coci
Editore: Neri Pozza
Edizione: 2017
Kakuta Mitsuyo nasce a Yokohama nel 1967. Laureata all’Università di Waseda, debutta
mentre è ancora studentessa con l’opera Un allegro passatempo (幸福な遊戯 Kōfuku na
yūgi), grazie alla quale vince il premio Kaien per scrittori esordienti nel 1990. Nel 2004
ottiene il premio Naoki grazie al romanzo La ragazza dell’altra riva (対岸の彼女 Taigan no
kanojo), di cui tratterà la recensione; nel 2007 segue il premio Chūō Kōron grazie a La cicala
dell’ottavo giorno (八日目の蝉 Yōkame no semi).
Tamura Sayoko, madre trentacinquenne, conduce una quotidianità che sente ripetitiva e
opprimente; le sue giornate si alternano nel prendersi cura della figlia Akari e del marito,
pulire casa, fare il bucato e preparare pasti sani e completi per la famiglia. Ogni mattina,
inoltre, porta sua figlia al parco, e immancabilmente la guarda mentre fatica a unirsi ai suoi
coetanei, rassegnandosi a giocare da sola in un angolino. Nello sguardo mesto della
bambina, Sayoko ritrova il suo – anche lei, vedendosi diversa dagli altri e non riuscendo a
cambiare la propria posizione, si sente immensamente sola.
Dopo tre anni dalla nascita di Akari, e cinque dal matrimonio, Sayoko decide che è tempo
che qualcosa cambi. È determinata a riprendere a lavorare, e pensa che ciò le porterà
beneficio e chiarezza. La ricerca, però, è più ardua di quel che si era immaginata, e in breve
tempo incassa un rifiuto dopo l’altro, spesso motivati dal semplice fatto di essere una
giovane madre. Finalmente, però, giunge una chiamata dall’esito positivo, e ben presto la
ragazza inizia a lavorare presso l’agenzia Platinum Planet, gestita dall’energica Narahashi
Aoi, donna con cui Sayoko condivide sia l’età che l’università frequentata.
Sayoko ha una famiglia a cui si dedica assiduamente, Aoi vive da sola ed è titolare di una
piccola azienda; all’apparenza, gli stili di vita, le esperienze e i desideri delle due non
sembrano avere punti di incontro. È però forse proprio per questa diversità che le due
stringono sin da subito un sincero legame di confidenza e aiuto reciproco, che diverrà pian
piano centrale nella loro crescita personale. Sayoko, che inizialmente si strugge perché non
sa ancora se riprendere a lavorare sia stata la scelta giusta, inizia gradualmente a sentirsi
più sicura di sé e aperta con il prossimo. Propone nuove strategie per l’agenzia di pulizie,
esce con i suoi colleghi e assapora un’indipendenza che aveva perso da tempo. Aoi, dal suo
canto, trova una spalla su cui contare in un periodo confuso, in cui le capita in più riprese di
rimuginare sul proprio difficile passato.
Il libro, narrato dalla prospettiva sia di Sayoko che di Aoi, è costituito da un affascinante
alternarsi tra la storia presente della prima e, quasi fino alla fine, quella della tumultuosa
adolescenza della seconda. Condividendo le loro giornate, le due donne riflettono su come
sarebbero diverse le loro vite se l’una avesse compiuto le scelte dell’altra. Fornendoci una
complessa, struggente e reale rappresentazione di ciò che può significare l’amicizia, il
romanzo servirà anche a farci riflettere su cosa voglia dire crescere e diventare adulti. Tra
chi si rifugia in routine monotone, trovando pretesti per chiudersi in se stessi, e chi tende la
mano a potenziali connessioni, c’è un modo giusto di approcciarsi alla vita?
Recensione di Martina Gruden
14 Settembre 2025 | Letteratura, Recensioni

Autrice: Shimazaki Aki
Traduttrice: Cinzia Poli
Editore: Feltrinelli
Edizione: 2020
Shimazaki Aki è originaria di Gifu, in Giappone, ma vive a Montréal in Canada da più di trent’anni. È autrice di numerose pentalogie, tra cui Il peso dei segreti con cui si è aggiudicata il Prix du Gouverneur-Général nel 2005 e Nel cuore di Yamato (2018); Azami è il primo libro di una terza pentalogia di nome All’ombra del cardo. “Azami” è infatti il fiore viola della pianta di cardo: non viene comunemente regalato a causa delle sue spine pungenti, ed è simbolo di vendetta e indipendenza.
Azami è il nome che Mitsuo Kawano dà al suo primo amore, Mitsuko, ai tempi delle elementari. Mitsuko, arrivata nella classe di Mitsuo all’ultimo anno delle elementari, attira subito l’attenzione del bambino che inizia a provare per lei dei teneri sentimenti. Nel suo diario segreto, Mitsuo scrive spesso di Mitsuko dandole il soprannome “Azami”. Una notevole coincidenza nelle vite dei due bambini è la radice del loro nome: Mitsuko e Mitsuo hanno infatti lo stesso kanji iniziale, 満 (mitsu), che significa “essere pieno, soddisfatto, realizzato”.
Nonostante questo, a trentasei anni Mitsuo conduce una vita molto differente da quella preannunciata dal suo nome. Lavora come redattore in una rivista di attualità e vive a Nagoya con la moglie e i due figli. Atsuko, la moglie, è una donna gentile e piena di energia che passa la maggior parte del tempo in campagna con i bambini per coltivare verdure biologiche. Nonostante il rapporto fra i due sia di amorevole cortesia, il loro matrimonio è iniziato a crollare dopo la seconda gravidanza: da quel momento, Mitsuo e Atsuko non hanno più rapporti sessuali. A causa di questa mancanza Mitsuo, al posto di comunicare con la moglie e cercare di salvare la situazione, frequenta sempre più spesso locali a luci rosse.
Un giorno Mitsuo incontra per caso Gorō Kida, un ex compagno di classe delle elementari diventato presidente dell’azienda di famiglia, che lo invita a bere insieme in un lussuoso club. Incuriosito, Mitsuo decide di accettare l’invito sebbene abbia un cattivo presentimento. Durante la serata, una ragazza dai lunghi capelli neri e vestita in modo succinto cattura la sua attenzione: è proprio Mitsuko, che lavora come entraîneuse nel bar. Mitsuo rimane sconvolto dal lavoro di basso livello svolto dalla donna, così diverso da quello che desiderava svolgere da bambina: la veterinaria. Da quel momento, Mitsuo decide di riallacciare i rapporti con la misteriosa Mitsuko, con cui nascerà una relazione ricca di passione e sentimento.
Sebbene lo stile di scrittura sia piuttosto semplice e privo di orpelli, Shimazaki riesce a creare una narrazione piena di emozioni e sentimenti profondi. La storia d’amore tra Mitsuo e Mitsuko, allontanati da così tanti anni ma pur sempre legati da qualcosa di invisibile, ricorda la leggenda del filo rosso giapponese: ognuno di noi nasce con un filo rosso attaccato al mignolo che ci collega alla nostra anima gemella. Questo filo non si spezza mai, nonostante gli ostacoli e le difficoltà e, alla fine, le due persone legate da esso sono destinate a incontrarsi e stare insieme per sempre. Un “per sempre” che però, nel romanzo, terminerà con una nota nostalgica e amara.
Recensione di Martina Benedetta Calabrese
7 Settembre 2025 | Letteratura, Recensioni

Autore/Autrice: Kirino Natsuo
Traduzione: Gianluca Coci
Editore: Neri Pozza Editore
Edizione: BEAT 2015
Kirino Natsuo, scrittrice ormai nota per i suoi romanzi noir, debutta nel 1993 proprio con il romanzo Pioggia sul viso (titolo originale 顔に降りかかる雨, Kao ni furikakaru ame), grazie al quale vincerà il premio Edogawa Ranpo.
Il romanzo si apre con un incubo: Murano Miro, protagonista e voce narrante dell’opera, sogna il suo defunto marito Hiroo che, anche se ormai scomparso da tempo, continua ad opprimerla nella sua quotidianità. Lo vede accanto a sé, ma non riesce a raggiungerlo. Mentre si accinge ad afferrargli la mano, si sveglia: i clacson assordanti del sogno si rivelano essere il suo telefono che squilla senza sosta, benché siano le tre di notte. Murano però non alza la cornetta: da quando Hiroo era venuto a mancare, si era tacitamente ripromessa di non rispondere più alle telefonate notturne, ritenendole presagi di cattive notizie.
La mattina seguente, ascoltando la segreteria, si accorge ben presto che il messaggio silenzioso lasciatole è privo di mittente. Sebbene potrebbe trattarsi di un semplice errore, la ragazza non riesce a scuotersi di dosso uno strano senso di malessere. Non tarda poi a complicare la situazione una chiamata da Naruse, partner della sua cara amica Usugawa Yōko, stravagante scrittrice amante di temi poco convenzionali. Dopo aver superato i convenevoli l’uomo, turbato, arriva al punto: Yōko è scomparsa durante la notte senza lasciare alcuna traccia di sé.
Dopo che Naruse si presenta a casa di Murano senza preavviso, accompagnato da uno sconosciuto vestito in modo sgargiante e dall’aspetto da yakuza, la ragazza capisce di trovarsi in una situazione alquanto scomoda. I due le rivelano, spazientiti, che la sua amica non solo è sparita, ma si è portata dietro un’ingente somma di denaro sporco. Si tratta della bellezza di cento milioni di yen, soldi affidati a Naruse dalla losca società di cui fa parte la sua concessionaria – compagnia cui Murano viene trascinata senza poter contrastare. Nei piani alti di un lussuoso palazzo, si trova così faccia a faccia con Uesugi, un pericoloso boss dello yakuza che le concede una sola settimana di tempo per ritrovare Yoko e i soldi, dimostrando così la propria estraneità ai fatti.
Murano si vede così costretta a improvvisarsi detective, affiancata da Naruse e dal giovane – e facilmente irascibile – yakuza Kimishima. Interroga familiari, amici e conoscenti di Yoko: dalla segretaria Yukari, rancorosa e insoddisfatta, alla veggente cui la scrittrice si recava regolarmente, fino ai vari personaggi del mondo del bondage e sadomaso che tanto la interessavano. Mettendo insieme i frammenti delle testimonianze, Murano scoprirà un’immagine inaspettata di Yōko, segnata da una gran mole di preoccupazioni, problemi e interessi che le aveva taciuto. Tra questi, spicca un misterioso reportage stilato dopo un intenso viaggio nei quartieri più pericolosi di Berlino. Nessuno sembra saperne molto – ma che sia proprio questo il pezzo mancante per risolvere l’enigma della sua scomparsa?
Recensione di Martina Gruden
4 Settembre 2025 | Corsi

Corso di Lingua Giapponese livello n5/n4
Benvenuti! L’Associazione Takamori è lietissima di presentare il nuovo corso serale di lingua
giapponese per falsi principianti!
Unitevi a noi in un viaggio linguistico entusiasmante!
È un corso di livello N5/N4 rivolto a tutti coloro che hanno voglia di mettersi in gioco e
iniziare a imparare questa lingua.
Il corso sarà tenuto dal Prof. Francesco Vitucci, docente di Lingua e Linguistica
Giapponese all’Università di Bologna.
Queste lezioni si svolgeranno esclusivamente da remoto sulla piattaforma Teams ogni
lunedì dalle 20:00 alle 21.45.
La prima lezione si terrà il 13 ottobre alle ore 20:00.
Il corso, svolgendosi in gruppo, vi permetterà di interagire e iniziare sin da subito a praticare
la lingua.
Per quanto riguarda i materiali didattici, verranno forniti dal Professore.
Se siete interessati non aspettate ad iscrivervi! Sarà un corso a numero chiuso e le iscrizioni
apriranno da inizio settembre fino al 20 settembre.
Per ulteriori informazioni e qualsiasi domanda non esitate a contattarci all’indirizzo mail:
info@takamori.it
Sarà un piacere avervi con noi!
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