Autrice: Shimazaki Aki

Traduttrice: Cinzia Poli

Editore: Feltrinelli

Edizione: 2020

Shimazaki Aki è originaria di Gifu, in Giappone, ma vive a Montréal in Canada da più di trent’anni. È autrice di numerose pentalogie, tra cui Il peso dei segreti con cui si è aggiudicata il Prix du Gouverneur-Général nel 2005 e Nel cuore di Yamato (2018); Azami è il primo libro di una terza pentalogia di nome All’ombra del cardo. “Azami” è infatti il fiore viola della pianta di cardo: non viene comunemente regalato a causa delle sue spine pungenti, ed è simbolo di vendetta e indipendenza.

Azami è il nome che Mitsuo Kawano dà al suo primo amore, Mitsuko, ai tempi delle elementari. Mitsuko, arrivata nella classe di Mitsuo all’ultimo anno delle elementari, attira subito l’attenzione del bambino che inizia a provare per lei dei teneri sentimenti. Nel suo diario segreto, Mitsuo scrive spesso di Mitsuko dandole il soprannome “Azami”. Una notevole coincidenza nelle vite dei due bambini è la radice del loro nome: Mitsuko e Mitsuo hanno infatti lo stesso kanji iniziale, 満 (mitsu), che significa “essere pieno, soddisfatto, realizzato”.

Nonostante questo, a trentasei anni Mitsuo conduce una vita molto differente da quella preannunciata dal suo nome. Lavora come redattore in una rivista di attualità e vive a Nagoya con la moglie e i due figli. Atsuko, la moglie, è una donna gentile e piena di energia che passa la maggior parte del tempo in campagna con i bambini per coltivare verdure biologiche. Nonostante il rapporto fra i due sia di amorevole cortesia, il loro matrimonio è iniziato a crollare dopo la seconda gravidanza: da quel momento, Mitsuo e Atsuko non hanno più rapporti sessuali. A causa di questa mancanza Mitsuo, al posto di comunicare con la moglie e cercare di salvare la situazione, frequenta sempre più spesso locali a luci rosse.

Un giorno Mitsuo incontra per caso Gorō Kida, un ex compagno di classe delle elementari diventato presidente dell’azienda di famiglia, che lo invita a bere insieme in un lussuoso club. Incuriosito, Mitsuo decide di accettare l’invito sebbene abbia un cattivo presentimento. Durante la serata, una ragazza dai lunghi capelli neri e vestita in modo succinto cattura la sua attenzione: è proprio Mitsuko, che lavora come entraîneuse nel bar. Mitsuo rimane sconvolto dal lavoro di basso livello svolto dalla donna, così diverso da quello che desiderava svolgere da bambina: la veterinaria. Da quel momento, Mitsuo decide di riallacciare i rapporti con la misteriosa Mitsuko, con cui nascerà una relazione ricca di passione e sentimento.

Sebbene lo stile di scrittura sia piuttosto semplice e privo di orpelli, Shimazaki riesce a creare una narrazione piena di emozioni e sentimenti profondi. La storia d’amore tra Mitsuo e Mitsuko, allontanati da così tanti anni ma pur sempre legati da qualcosa di invisibile, ricorda la leggenda del filo rosso giapponese: ognuno di noi nasce con un filo rosso attaccato al mignolo che ci collega alla nostra anima gemella. Questo filo non si spezza mai, nonostante gli ostacoli e le difficoltà e, alla fine, le due persone legate da esso sono destinate a incontrarsi e stare insieme per sempre. Un “per sempre” che però, nel romanzo, terminerà con una nota nostalgica e amara.

Recensione di Martina Benedetta Calabrese