Archipelago of the Sun || Recensione

Author: Tawada Yōko
Translation: Margaret Mitsutani
Publisher: Granta Books
Edition: 2026

Archipelago of the Sun (太陽諸島, Taiyō Shotō), translated by Margaret Mitsutani, is the concluding volume of Tawada Yōko’s trilogy that began with Scattered All Over the Earth. Picking up directly after Suggested in the Stars, Hiruko and her companions leave Copenhagen aboard a mail boat, travelling east in search of her vanished homeland. As their route takes them through the Baltic, stopping in places such as Rügen, Kaliningrad, Riga and Tallinn, the novel gradually shifts its focus from the search itself to the people undertaking it.

In the same fashion as the previous entries, the narrative shifts between multiple perspectives. Susanoo, who remained an elusive figure for much of the trilogy, now emerges as a far more fully fleshed-out character through chapters narrated from his own perspective. Unlike the previous novels, however, the voyage is rarely driven by dramatic events. Instead, it unfolds through long conversations and unexpected detours that gradually reshape the purpose of the journey itself.

Hiruko’s hybrid language, Panska, continues to blur linguistic boundaries, but Tawada broadens her focus far beyond it. Conversations increasingly revolve around translation, pronunciation and the different ways languages express the same ideas, with characters delighting in wordplay and exchanging observations about grammar, etymology and linguistic quirks.

Although the novel continually introduces unexpected encounters and ideas, it maintains a remarkably calm, almost contemplative tone throughout. Tawada allows even the most unusual conversations to unfold with complete naturalness, giving equal space to philosophical reflection and humour.

Readers expecting definitive explanations for Japan’s disappearance may be surprised, but Tawada’s interest has always lain elsewhere. Like the voyage at its centre, Archipelago of the Sun continually invites new conversations and new ways of thinking before bringing the trilogy to a satisfying close.

Review by Connal Shaw

Autrice: Tawada Yōko
Traduzione: Margaret Mitsutani
Editore: Granta Books
Edizione: 2026

 Archipelago of the Sun (太陽諸島, Taiyō Shotō), tradotto in inglese da Margaret Mitsutani, conclude la trilogia di Tawada Yōko iniziata con Scattered All Over the Earth. Riprendendo esattamente dal punto in cui si conclude Suggested in the Stars, Hiruko e i suoi compagni lasciano Copenaghen a bordo di una nave postale, diretti verso est alla ricerca della patria che lei ha perduto. Attraversando il Mar Baltico e facendo tappa in luoghi come Rügen, Kaliningrad, Riga e Tallinn, il romanzo sposta progressivamente l’attenzione dalla meta del viaggio alle persone che lo condividono.

Come nei volumi precedenti, la narrazione passa continuamente da un personaggio all’altro. Susanoo, rimasto a lungo una figura sfuggente, acquista finalmente maggiore spessore grazie ai capitoli raccontati dal suo punto di vista. A differenza dei romanzi precedenti, però, il viaggio è scandito meno da grandi avvenimenti che dalle conversazioni, dagli incontri e dalle deviazioni lungo il percorso, che ne trasformano poco alla volta il significato.

Il Panska, la lingua ibrida inventata da Hiruko, continua a essere una presenza importante, ma l’interesse di Tawada si estende ben oltre. Le conversazioni ruotano sempre più spesso attorno alla traduzione, alla pronuncia e ai diversi modi in cui le lingue esprimono le stesse idee, mentre i personaggi si divertono a confrontare parole e altre curiosità linguistiche.

Pur introducendo costantemente incontri inattesi e nuove idee, il romanzo conserva un tono sorprendentemente pacato, quasi contemplativo. Anche gli scambi più insoliti si sviluppano con assoluta naturalezza, lasciando convivere riflessione filosofica e umorismo senza mai forzare il racconto.

Chi si aspetta una spiegazione definitiva della scomparsa del Giappone potrebbe rimanere sorpreso, ma gli interessi di Tawada sono sempre stati altri. Come il viaggio che racconta, Archipelago of the Sun invita continuamente a nuove conversazioni e a nuovi modi di guardare il mondo, offrendo una conclusione pienamente coerente con lo spirito dell’intera trilogia.

Recensione di Connal Shaw

 

 

Il detective Kindaichi e la filastrocca demoniaca || Recensione

Autore: Seishi Yokomizo

Traduttore: Francesco Vitucci

Editore: Sellerio Editore Palermo

Edizione: 2026

Seishi Yokomizo è considerato uno dei maggiori autori del giallo giapponese del Novecento. Nato a Kobe nel 1902, iniziò a scrivere racconti polizieschi negli anni Venti, contribuendo in modo decisivo alla diffusione del genere in Giappone. La sua fama è legata soprattutto al detective Kosuke Kindaichi, protagonista di numerosi romanzi che hanno conquistato generazioni di lettori grazie a intrecci ingegnosi e ambientazioni ricche di fascino. La sua narrativa unisce il classico enigma investigativo occidentale con la cultura, le tradizioni e le superstizioni del Giappone, dando vita a opere dal carattere unico.

Il detective Kindaichi e la filastrocca demoniaca è uno dei romanzi più rappresentativi della serie perché riesce a trasformare una semplice indagine in un racconto denso di tensione e atmosfera. Fin dalle prime pagine il lettore viene immerso in un contesto rurale, dove antiche leggende, rancori familiari e credenze popolari sembrano avere un peso tanto importante quanto gli indizi lasciati dall’assassino. La misteriosa filastrocca che dà il titolo al romanzo diventa il filo conduttore della vicenda, alimentando un senso di inquietudine che accompagna tutta la lettura.

Uno degli aspetti più riusciti dell’opera è la costruzione dell’intreccio. Yokomizo dissemina la narrazione di dettagli che sembrano insignificanti, ma che acquistano valore solo nelle fasi finali dell’indagine. Il lettore è continuamente portato a formulare ipotesi, spesso smentite dai successivi colpi di scena. Kosuke Kindaichi si conferma un investigatore fuori dagli schemi: apparentemente distratto e poco elegante, ma capace di osservare ciò che agli altri sfugge e di ricostruire con grande lucidità anche i casi più complessi.

Oltre all’aspetto investigativo, il romanzo colpisce per la capacità di raccontare la società giapponese del dopoguerra. Le dinamiche familiari, il peso delle tradizioni, il valore dell’onore e il conflitto tra passato e modernità diventano elementi centrali della storia. I personaggi, pur non essendo sempre profondamente analizzati dal punto di vista psicologico, risultano credibili e funzionali alla costruzione del mistero, contribuendo a creare un’atmosfera intensa e coinvolgente.

Nel complesso, Il detective Kindaichi e la filastrocca demoniaca è un giallo classico che riesce ancora oggi a sorprendere per l’intelligenza della trama e per la forza della sua ambientazione. Non è un romanzo d’azione, ma un’opera che premia l’attenzione del lettore, invitandolo a osservare ogni dettaglio e a lasciarsi trasportare da un enigma costruito con grande precisione. È una lettura consigliata sia agli appassionati del genere investigativo sia a chi desidera avvicinarsi alla narrativa giapponese attraverso uno dei suoi autori più importanti.

Recensione di Riccardo Bernazzani