Autore: Otsuichi
Traduzione: Andrea Filippi
Editore: Atmosphere libri
Edizione: 2024

Otsuichi, nome d’arte di Hirokata Adachi, nasce nel 1978 nella prefettura di Fukuoka. Si occupa principalmente di racconti con tratti tipici del genere mystery, horror e thriller psicologico. Il suo debutto risale al 1996 con l’opera L’estate, i fuochi d’artificio e il mio cadavere (夏と花火と私の死体, Natsu to hanabi to watashi no shitai). Il romanzo Goth (GOTH 夜の章/僕の章, GOTH yoru no shō/ boku no shō) è composto da sei racconti, il primo dei quali viene scritto quando l’autore ha circa ventitré anni. Esce nel 2002 e si aggiudica, con sorpresa dello stesso Otsuichi, il Honkaku Mystery Award.

I personaggi centrali dell’opera sono due liceali, conosciutisi perché frequentano la stessa classe. Da una parte vi è Morino Yoru, il cui nome significa “bosco notturno” e che – in netto contrasto con la sua pelle bianca come la luna – si veste sempre di nero, incarnando perfettamente l’immagine del buio della notte. Dall’altra parte c’è il protagonista del romanzo, che in numerosi racconti ricopre il ruolo del narratore e il cui nome viene svelato solamente verso la fine dell’opera. I due, in classe, non si salutano nemmeno: distaccati da tutto e tutti, tendono a mantenere le interazioni con chiunque al minimo. Più precisamente, Morino ignora quasi completamente le altre persone, mentre il protagonista si limita a formule di dialogo sufficienti a non apparire fuori dalla norma.

Ciò che li avvicina sono proprio le loro personalità, apparentemente del tutto affini. Li accomuna infatti un’oscura ossessione per tutto ciò che riguarda il crimine, e loro stessi condividono abitudini macabre, scambiandosi foto di cadaveri e articoli su assassini. La violenza è ciò che li affascina maggiormente, permettendo loro di avvicinarsi a quella che percepiscono come l’istanza più reale dell’esistenza: la morte. Seguendo questa inquietante passione, i due finiscono per imbattersi in esperienze estreme e, nonostante l’unica regola del protagonista sia di non farsi coinvolgere, gli incontri con assassini e persone malvagie degenerano spesso, mettendo a rischio le loro stesse vite.

Nel primo racconto, intitolato Goth – Tenebre, tutto parte dal ritrovamento di un taccuino da parte di Yoru. Si tratta del quaderno di un killer che negli ultimi mesi ha ucciso due ragazze, smembrandone i corpi. Ciò che colpisce Yoru e il narratore è il fatto che in esso venga menzionata una terza ragazza, il cui caso però non è mai stato riportato dai notiziari. Probabilmente si tratta di una vittima recente e i due liceali, spinti dal desiderio di trovarne il cadavere, iniziano ad indagare. Proprio questo impulso investigativo, volto ad avvicinarsi a individui pericolosi, è il filo conduttore delle vicende che coinvolgono i protagonisti, immersi in una realtà grottesca in cui il crimine pare essere sempre dietro l’angolo.

L’opera di Otsuichi è intrisa di atmosfere cupe e disturbanti e gioca molto di prospettiva: i frequenti cambi di punto di vista risultano in una narrazione che confonde e inganna il lettore. I colpi di scena finali non si limitano a sorprendere, ma riescono a stravolgere tutto ciò che si credeva di aver compreso della vicenda.

Recensione di Martina Gruden