Autore: Yoshimoto Banana
Traduzione: Alessandro Giovanni Gerevini
Editore: Giangiacomo Feltrinelli
Edizione: 2017

Nata e cresciuta a Tōkyō, Yoshimoto Banana (pseudonimo di Yoshimoto Mahoko) si laurea in letteratura presso la Nihon University. Nello stesso periodo adotta il suo pseudonimo, che sceglie perché affascinata dalla bellezza e androginità del bijinsho, il fiore di banana. Conosciuta per la sua scrittura delicata e introspettiva, che tocca temi quali la solitudine, la perdita e l’amicizia, è una delle autrici giapponesi contemporanee più conosciute. L’abito di piume, in originale ハゴロモ (Hagoromo), viene pubblicato nel 2003 e tradotto per la prima volta in italiano nel 2005.

La storia si svolge in una piccola località di campagna e ha come protagonista la giovane Hotaru, che decide di tornare nel paese natale per tentare di riprendersi da una dolorosa delusione d’amore: la fine di una relazione con un uomo sposato. Iniziato quando lei era diciottenne, questo rapporto era durato ben otto anni, durante i quali Hotaru aveva praticamente vissuto quasi esclusivamente in funzione del partner. Fin da subito avevano infatti acquistato un appartamento dove la ragazza potesse risiedere e, una volta trasferitasi, Hotaru aveva fatto di lui il centro del suo mondo: per anni aveva vissuto aspettandolo, abbandonando qualsiasi attività e accontentandosi di lavoretti saltuari pur di rendersi sempre disponibile.

La relazione viene però improvvisamente troncata dall’uomo, lasciando Hotaru in uno stato di profonda passività e confusione. Nel tentativo di reagire, la ragazza compie una scelta che sperà potrà aiutarla: tornare nel paese in cui è cresciuta, un luogo carico di ricordi che affiorano ad ogni angolo. Qui concentra le sue attenzioni al lavoro nel caffè della nonna, uno spazio intimo e un po’ disordinato, cercando di liberarsi dal peso delle memorie opprimenti. Con il passare delle giornate, scandite dalla presenza costante del fiume del borgo, che si fa simbolo del mutamento continuo della vita, la ragazza si accorge di star recuperando i sentimenti di quando era bambina, un flusso di energia interiore che scopre non essere mai realmente scomparso.

Ciò che Hotaru, troppo assorbita dall’amore, aveva perso di vista, ricomincia a dare un senso alle sue giornate, e la ragazza torna ad apprezzare il relazionarsi con gli altri e il dedicarsi ai piccoli piaceri che la vita nel paesino le offre. Di particolare conforto le è il legame ritrovato con Rumi, giovane donna che sprigiona un’aura del tutto fuori dal comune e alla quale si rivolge spesso, sia per chiacchierare che per chiedere consiglio. Uno degli argomenti ricorrenti, ad esempio, è l’incontro con u n ragazzo di nome Mitsuru, che le suscita una forte e misteriosa sensazione di déjà-vu.

Imparando a vivere secondo i propri ritmi e a contemplare le molteplici sfaccettature della vita, Hotaru ritrova progressivamente la pace e la serenità perdute da anni, lasciandosi infine alle spalle il dolore che tanto l’aveva vessata. Le relazioni che tesse e l’affetto che scambia con chi le è vicino diventano per lei proprio come un abito di piume: un tepore che la avvolge incondizionatamente, permettendole di sentirsi finalmente libera e pronta a spiccare il volo.

Recensione di Martina Gruden