
Autrice: Enchi Fumiko
Traduzione: Lydia Origlia
Editore: Safarà Editore
Edizione: 2017
Enchi Fumiko (1905-1986) nasce a Tōkyō con il nome Ueda Fumi, che cambierà in Fumiko nel 1928. Cresce in una famiglia di intellettuali appassionati di letteratura classica giapponese e di teatro kabuki, ricevendo così un’educazione che influenzerà profondamente la sua produzione artistica. Il suo successo in ambito letterario risale al 1954, quando vince il premio per la letteratura femminile Joryūbungakushō. Il romanzo Onnazaka. Il sentiero nell’ombra (女坂 Onnazaka) viene pubblicato nel 1957 e si aggiudica il premio Noma nello stesso anno. Il titolo dell’opera fa riferimento al sentiero secondario che porta al santuario shintō; l’onnazaka, accesso dedicato alle donne, è più lungo e prosegue a lato rispetto alla strada percorsa dagli uomini, più frontale e veloce.
Il romanzo è dunque, come ci si può immaginare, un intrecciarsi di storie di donne che vivono una vita nell’ombra, percorrendo un sentiero laterale creato da un’oppressiva società patriarcale. Tra queste figure femminili, spicca Tomo Shirakawa, che è cresciuta nel confuso periodo prima della Restaurazione e trova il suo unico scudo nell’affidarsi con tutta se stessa alla morale vigente. Le sue energie vengono profuse nella famiglia, al cui centro vi è il marito Yukitomo, primo segretario della prefettura di Fukushima e da tempo instancabile donnaiolo.
Onnazaka. Il sentiero nell’ombra inizia con l’arduo e opprimente compito che viene assegnato a Tomo dal marito: mandata a Tōkyō in compagnia della figlia Etsuko e della cameriera Yoshi, deve tornare a casa portando con sé una concubina per Yukitomo. La donna, all’apparenza, pare impassibile: la sua espressione rimane inflessibile quasi come una maschera nō, e sulle sue labbra aleggia un sorriso elusivo. Però, a guardarla con più attenzione, vi è modo di notare, in contrasto con i suoi gesti controllati, uno sguardo intenso che lascia trapelare la sua sofferenza.
Dopo aver incontrato numerose giovani ragazze, Tomo fa ricadere la sua scelta su Suga, venduta ai Shirakawa per i loro problemi finanziari della famiglia; ha quindici anni, è istruita nella danza ed è caratterizzata da una peculiare bellezza. Arrivata alla dimora dove passerà lunghi anni, è ancora all’oscuro del fatto che è stata ingaggiata per essere non solo la personale cameriera del padrone di casa. Tomo la guarda mentre gioca con le bambole insieme a Etsuko, e non può fare a meno di sentirsi complice nella crudele infamia avvenuta nei confronti della giovane.
Il lettore seguirà gli avvenimenti presso la dimora degli Shirakawa fino alla vecchiaia di Tomo, dal suo accantonamento da parte del marito a favore di Suga fino all’arrivo di un’altra concubina, Yumi, e alla nascita di nuove generazioni. La donna farà del mantenimento dell’armonia familiare – quantomeno all’esterno – il suo scopo ultimo, continuando a muovere tenacemente le fila della casa dietro le quinte anche per rimediare alle sdegnose azioni del marito. La sua fede nella morale, però, andrà pian piano scemando, culminando infine in un liberatorio sfogo mentre si sta avvicinando alla morte, un grido di rabbia che darà voce a tutti i sentimenti che non aveva mai potuto esternare.
Recensione di Martina Gruden
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