
Autore: Yoshimoto Banana
Traduzione: Alessandro Giovanni Gerevini
Editore: Universale Economica Feltrinelli
Edizione: 2002
Sly è l’ottavo romanzo della celebre scrittrice Yoshimoto Banana. Pubblicato per la prima volta nel 1996, l’opera vede la sua prima traduzione italiana due anni dopo, nel 1998.
L’opera si sviluppa come un racconto a posteriori e in prima persona attraverso gli occhi di Kiyose, giovane designer di gioielli, che ricorda di un viaggio fatto assieme a due amici: Hideo e Takashi. Motore dell’opera è la scoperta di Takashi di essere sieropositivo e quindi, per sfruttare il tempo che ancora hanno insieme, i tre decidono di fare un viaggio, scegliendo come meta l’Egitto.
Nucleo del componimento sono le emozioni private della protagonista: nonostante la grande importanza che viene data alla descrizione dei luoghi (sono molti i passaggi in cui l’autrice si dilunga nella descrizione dei vari templi o del paesaggio) a muovere l’opera sono i sentimenti e i pensieri che animano Kiyose, attorno ai quali poi si sviluppa la trama. Sentimenti centrali del racconto sono: il profondo senso di amicizia, che unisce i tre personaggi, e la costante presenza della morte, che si manifesta come una sottile malinconia e nostalgia per quei momenti che non possono durare in eterno.
Lo stile dell’opera è molto semplice, scorrevole nonostante l’ampio uso di metafore nelle descrizioni dei paesaggi e delle emozioni.
Infine, Sly, come molte altre opere giapponesi, lascia un finale aperto: all’inizio dell’opera, dopo aver scoperto che Takashi era sieropositivo, sia Hideo che Kiyose, essendo che avevano entrambi avuto una relazione con lui, decidono di fare il test per vedere se anche loro erano sieropositivi. Il risultato del test non viene esplicitato nel romanzo, lasciando quindi il lettore nel dubbio con questo finale ambiguo.
Recensione di Nina Secci
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