Il mistero della donna tatuata || Recensione


Autore: Takagi Akimitsu

Traduzione: Antonietta Pastore

Editore: Giulio Einaudi editore

Edizione: 2020

Takagi Akimitsu, pseudonimo di Takagi Seiichi, nasce nel 1920 ad Aomori, nel Giappone settentrionale. Laureato in ingegneria, lavora in un’azienda aeronautica fino alla forzata demilitarizzazione della nazione con la fine del secondo conflitto mondiale. Dietro consiglio di un indovino e armato della raccomandazione di Edogawa Ranpo, vede il suo debutto nell’ambito letterario nel 1948 con Il mistero della donna tatuata (Shisei satsujin jiken, 刺青殺人事件), destinato a fruttargli un notevole successo. Con il suo secondo romanzo verrà poi insignito del premio per miglior giallo del Tantei Sakka kurabu, associazione fondata da Edogawa.

Ambientato nel secondo dopoguerra, Il mistero della donna tatuata è un giallo che presenta al lettore il classico enigma dell’omicidio in una stanza chiusa, con un addizionale tocco macabro: una donna viene trovata morta nel bagno della sua stessa casa, il cadavere privato del torso nella sua interezza. Il fil rouge della storia, come suggerito dal titolo, è l’irezumi, il tatuaggio, che decorava anche la parte mancante del corpo senza vita; le linee di questa arte sembrano infatti intrecciarsi attorno a tutti i personaggi del romanzo, creando una matassa attorno al crimine apparentemente impossibile da districare.

Il cadavere della donna — o ciò che ne rimane — viene identificato come appartenente a Nomura Kinue, femme fatale dalla schiena ornata da un imponente tatuaggio. Raffigurante la figura mitologica di Orochimaru, l’opera d’arte le dona un pericoloso fascino che porterà tra le sue braccia il giovane protagonista Matsushita Kenzō, per una notte di passione che precederà la tragedia. Attorno all’omicidio ruoteranno anche una serie di altri uomini, dall’ispettore capo, fratello di Kenzō, al professor Hayakawa, medico ossessionato dall’irezumi al punto di avere una collezione di pelli tatuate nella sua villa. A tormentare la narrazione vi è anche il ricordo della famiglia di Kinue, composta dal padre tatuatore, dal fratello disperso in guerra e la sorella gemella data per morta con la tragedia di Hiroshima.

Coerentemente con l’epoca nella quale è stata scritta, l’opera non permette mai al lettore di dimenticare o ignorare le conseguenze devastanti che la guerra ha portato al Sol Levante, rendendola un tema estremamente ricorrente: la capitale nella quale la storia ha luogo è occupata e semidistrutta, e i suoi cittadini soffrono per via del costante aumento dei prezzi; i personaggi stessi portano addosso le cicatrici e i ricordi del conflitto come segni indelebili.

Giallo dai misteri intricati quanto i rapporti tra i suoi personaggi, Il mistero della donna tatuata tiene alta l’attenzione del lettore, facendogli porre mille domande e fornendogli le risposte molto lentamente, portando ad una lettura lunga ma piacevole. L’elemento che più emoziona della scrittura è la passione quasi sensuale con la quale viene descritta l’arte dell’irezumi, ed il delitto nasconde una dinamica complessa ed intrigante che, come riconosciuto dai personaggi stessi durante l’indagine, necessita di una mente geniale per trovare una soluzione.

Recensione di Isabella Sgargi