Il Giovane Jun’Ichi || Recensione

Autore: Mori Ōgai
Traduzione e cura: Matilde Mastrangelo
Editore: Marsilio
Collana: Letteratura universale Marsilio
Edizione: 2026
Mori Ōgai (1862–1922), scrittore, critico, medico, scienziato e traduttore, è con Natsume Sōseki e Nagai Kafū uno degli autori più rappresentativi della letteratura giapponese moderna, e insieme la figura di intellettuale che, pur possedendo una profonda conoscenza della cultura occidentale, più ebbe a cuore la difesa di quei valori tradizionali che il suo paese, travolto dall’incalzare dei nuovi tempi, sembrava aver smarrito. Di tendenze fortemente romantiche, fu in continua polemica con l’allora imperante naturalismo, e si impose con la cosiddetta “trilogia tedesca” composta da tre racconti ambientati in Germania. Oltre a capolavori di narrativa quali Vita sexualis e L’oca selvatica, scrisse pregevoli romanzi storici e biografie.
Jun’ichi, il giovane protagonista, è un ragazzo di provincia. Nell’incipit lo incontriamo al suo primo impatto con Tōkyō, piantina della città alla mano, mentre chiede conferma di trovarsi nella direzione giusta. Nel prosieguo del soggiorno non mostra più alcuna insicurezza e in poco tempo apprende alla perfezione la lingua della grande città. A Tōkyō ha la possibilità di frequentare i modelli letterari che ha idealizzato e di sperimentare i turbamenti che nascono dalla scoperta dell’universo femminile, ma è soprattutto concentrato sul desiderio di diventare scrittore.
Se da un lato il romanzo racconta una formazione di stampo classico, anche se da un punto di vista orientale, è nel discorso su un’identità che cambia che oggi trova il suo nucleo più originale e fertile. Quasi involontariamente, il testo si trasforma in un essenziale manuale di scrittura e di comportamento dell’autore esordiente: un ritratto giapponese dell’artista da giovane, con tutte le sue oscillazioni, inquietudini e squilibri interiori, in un tempo di smarrimento generale e generazionale di fronte agli enormi cambiamenti storici in atto.
Gli studiosi hanno da tempo riconosciuto nel romanzo, il cui titolo originale è Seinen, un testo di grande rilevanza culturale: Ōgai affronta la questione dell’educazione moderna in Giappone, proponendo una riflessione sui valori tradizionali in dialogo con le influenze occidentali, in un Paese che stava ridefinendo rapidamente la propria identità. Il risultato è un’opera che sa essere al tempo stesso personale e universale: la storia di un giovane che cerca se stesso è anche la storia di un’intera nazione in trasformazione.
Ōgai conduce il lettore con una scrittura misurata ed elegante, dove ogni dettaglio ha peso. La prosa scorre con una naturalezza che rivela la mano di un maestro, e il ritmo lento e meditativo, tipicamente giapponese, non è un limite ma una scelta precisa. Ōgai non racconta cosa accade a Jun’ichi: racconta come Jun’ichi pensa, sente e diventa. Un romanzo di formazione che è anche, in filigrana, una confessione intellettuale del suo autore, e che arriva oggi al lettore italiano grazie alla cura attenta di Matilde Mastrangelo in un’edizione Marsilio che merita di essere scoperta.
Recensione di: Riccardo Bernazzani
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