
Autrice: Ogawa Yōko
Traduzione: Mimma De Petra
Editore: il Saggiatore Milano
Edizione: 2024
Ogawa Yōko nasce nel 1962 a Okayama e si laurea in letteratura presso l’Università di Waseda. Dal 1988 ha pubblicato più di venti opere, alcune delle quali sono state adattate al grande schermo. La casa della luce (妊娠カレンダー Ninshin Karendā) è una collezione di tre racconti: Diario di una gravidanza, Dormitorio e La Casa della luce. Vengono pubblicati in giapponese in raccolte separate dal 1990 al 1991, e il primo di essi vince il semiannuale premio Akutagawa. Anche qui, come è usuale per le sue opere, Ogawa si addentra in una spiralica esplorazione dei limiti della grottesca natura e psiche umana, spesso prendendo come figure centrali le donne, i loro corpi e i loro ruoli nella famiglia e nella società.
La prima delle tre storie, intitolata Diario di una gravidanza, è narrata da una studentessa universitaria, che lavora come venditrice part-time e vive assieme a sua sorella e il marito di lei, un odontoiatra che vede come penoso per i suoi modi di fare insicuri e timorosi. La studentessa, il cui nome non viene svelato, osserva i cambiamenti di sua sorella durante i nove mesi della sua gravidanza, riportandoli trasparentemente in forma di diario. Dalle iniziali nausee, che sembrano protrarsi in eterno, alla fame insaziabile che segue, la fragile e angosciante ombra del bambino che aleggia tra le mura della casa cambia non solo la donna che lo porterà alla luce, ma anche le vite e i rapporti di tutti e tre i conviventi.
Il successivo racconto si intitola Dormitorio, e la voce narrante è quella di una donna adulta che sta attendendo di poter raggiungere suo marito in Svezia. La sua lineare e monotona esistenza cambia inaspettatamente dal momento in cui riceve una telefonata da suo cugino, che la ricontatta dopo anni perché sta cercando un alloggio universitario. Dopo averlo aiutato a trovare una economica stanza nel pensionato presso cui lei stessa aveva alloggiato, la donna inizia a recarvisi regolarmente, senza però mai riuscire a incontrare il ragazzo. In compenso, passa molto tempo con il direttore dello studentato, un uomo eccentrico e ormai moribondo. Parlandoci, scopre che la residenza sta attraversando difficili cambiamenti, per colpa di alcune preoccupanti voci. Difatti, uno studente è scomparso, e alla narratrice sembra quasi come se fosse stato risucchiato nel pensionato – in effetti, proprio come suo cugino.
Chiude la raccolta il racconto La Casa della luce, titolo che corrisponde al nome dell’orfanotrofio religioso gestito dai genitori della terza protagonista del libro. La ragazza, adolescente, vive sentendosi oppressa dalla vita condivisa con quella che in fin dei conti non riesce a considerare una vera e propria famiglia. Le sue giornate si alternano tra l’amore morboso e ossessivo per l’unico ragazzo liceale della casa, e le cattiverie sadiche che compie nei confronti dei bambini più deboli di lei – le uniche cose che definisce come fonti di felicità nella sua esistenza.
I tre racconti, sebbene scritti con uno stile intimo e fine, sono al contempo inquietanti, grotteschi, accomunati da un’atmosfera surreale che entra gradualmente sotto la pelle del lettore. Mostrandoci alcuni dei lati più scomodi e angoscianti delle relazioni umane, incluse la famiglia e l’amicizia, la scrittrice riuscirà a darci l’impressione di vivere anche noi, insieme ai suoi personaggi, ciò che non è semplicemente un’inquietante ed eccentrica normalità, ma una realtà che tocca i limiti di una tremenda allucinazione.
Recensione di Martina Gruden
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