Autrice: Yoshimoto Banana
Traduzione: Giorgio Amitrano
Editore: Giangiacomo Feltrinelli
Edizione: 2026

Yoshimoto Banana, pseudonimo di Yoshimoto Mahoko, nasce a Tōkyō, città in cui porterà a termine i suoi studi presso la Nihon University. Entra nella scena letteraria mondiale poco dopo la laurea in letteratura, in gran parte grazie all’enorme successo del romanzo Kitchen (キッチン Kitchin). Le tematiche che predilige sono introspettive e spesso hanno a che fare con la sensazione di vuoto in cui ci imbattiamo vivendo – sia questo per via di una perdita o un lutto, oppure perché non sappiamo cosa ci riservi il domani. Come un miraggio (うたかた/サンクチュアリ Utakata/Sankuchuari) è una delle sue primissime opere, la cui pubblicazione in originale risale al 1988. Il romanzo si compone di due racconti: Come un miraggio e Santuario.

La protagonista di Come un miraggio è Toriumi Ningyo (letteralmente Sirena Uccellomarino), nome datole come nella speranza che la bimba fosse amata da tutte le creature del mondo. Ningyo ha diciannove anni e vive con la madre. Il padre, nonostante le supporti economicamente, non è mai stato presente nella quotidianità della figlia; le poche volte in cui l’ha incontrato, Ningyo ha avuto un’impressione pessima di lui, quella di un uomo grezzo e maleducato. Ciononostante, la madre lo ama ancora, e un giorno decide – anche per sconvolgere un po’ la sua vita – di partire con lui per il Nepal.

Vedendo mettersi in viaggio la sua unica famiglia, Ningyo non può fare a meno di sentirsi sola, proprio come quando da attendeva la madre con le chiavi di casa in tasca. Questo sentimento trasforma completamente la sua normalità: gli spazi della casa, che aveva sempre considerato angusti, diventano ora fin troppo grandi. Le stanze si riempiono di vuoto e di silenzio, che vanno riempiti senza l’aiuto di nessuno. La vita si stende davanti a lei, completamente dipendente dalle sue azioni, e a Ningyo quasi manca la forza di guardarla a dirimpetto.

Nel proseguio della sua routine avviene un incontro che pare quasi predestinato – e che forse in un certo senso lo è: una sera, mentre si fa strada tra una moltitudine di persone, Ningyo prova una sensazione così forte da portarla a voltarsi verso colui che le sta accanto. È proprio così che incontra Arashi, ragazzo cresciuto con il padre di lei, ma con il quale non ha alcun legame di sangue. Man mano che passano le giornate, tra i due sboccia un sentimento d’amore che penetra lentamente sotto la pelle della protagonista. Non si tratta di un affetto impetuoso, ma piuttosto di un’emozione che dona tranquillità, proprio come lo stendersi sul fondo del mare e abbandonarsi alla sua quiete. La connessione con Arashi si fa sponda sicura nella vita frenetica e complessa che la protagonista sta affrontando, e la aiuta a proiettarsi con più consapevolezza nel futuro, dando forma ai contorni smussati del domani.

Segue Santuario, racconto dall’atmosfera affine che ci apre una finestra su ciò che può essere la vita dopo una perdita. Tomoaki, oppresso da una perenne stanchezza, decide di fare un viaggio per allontanarsi da tutto e da tutti. Una sera, mentre sta passeggiando, nota una donna piangere sulla spiaggia; dopo averla vista anche il giorno dopo, e quello dopo ancora, decide infine di parlarle. Kaoru si strugge per qualcosa di cui lui non è ancora a conoscenza, ma che sente assomigliare al dolore che sta provando lui stesso. Una volta tornato a Tōkyō, la incontrerà ancora, e la loro confidenza gli sarà di consolazione e di supporto nell’elaborazione dei suoi sentimenti ingarbugliati.

La penna di Yoshimoto Banana, che per quest’opera si ispira alla tradizione degli shōjo manga, ci porta due racconti caratterizzati da una penetrante delicatezza e da tematiche affini: il sentimento di affetto, la solitudine, la lontananza dai propri cari e la ricerca di chiarezza e significato. Amore e dolore convivono nelle vite dei protagonisti che, disorientati nella realtà senza bussola che è quella della giovinezza, fanno del loro meglio per trovare la strada che li porterà al domani.

Recensione di Martina Gruden