
Autore: Okamoto Kanoko
Traduzione: Fujimoto Yūko
Editore: Lindau
Edizione: 2018
Okamoto Kanoko (1889-1939), poetessa, saggista e narratrice, nasce nell’attuale Minato, a Tōkyō, in una famiglia di proprietari terrieri, ed entra nel mondo della scrittura già da giovane. Predilige i componimenti tanka, frequenta scrittori quali Tanizaki Jun’ichirō e Yosano Akiko e collabora con varie riviste letterarie quali Myōjō (Stella lucente) e Seitō (“Bluestocking”). Tornata in Giappone dopo un periodo in Europa e negli Stati Uniti, esordisce come prosatrice con il romanzo breve La gru morente (鶴は病みき Tsuru wa Yamiki), che trae ispirazione dagli ultimi giorni dello scrittore e poeta Akutagawa Ryūnosuke. Frotte di pesci rossi (金魚撩乱 Kingyo ryōran) è una raccolta di tre racconti e arriva in Italia nel 2018.
La prima storia, Frotte di pesci rossi, segue le vicende di Fukuichi, figlio adottivo di una coppia che si guadagna da vivere con un vivaio di carassi dorati. Dopo sei anni di formazione, durante i quali il giovane si è recato in città per seguire un corso di piscicoltura, Fukuichi torna nel luogo dov’è cresciuto per ereditare la tradizione familiare. Molto è cambiato, ma non la sua abitudine di guardare la scarpata antistante la valle in cui abita, luogo dove si erge la casa della giovane Masako. Crescendo, è rimasto ammagliato dalle fattezze della ragazza, e ormai non può fare altro che struggersi per un sentimento sul quale non ha controllo. Altra ossessione della sua vita diventa così quella di creare una varietà di pesce rosso che possa essere degno dell’apprezzamento della giovane – un ibrido che premi le sue fatiche, facendosi specchio della bellezza eterea di Masako.
Nel seguente racconto, dal titolo Nel Settentrione, ci viene narrata una storia conosciuta non solo nel villaggio in cui si trova la narratrice, ma un po’ per tutto il Tōhoku. Si tratta del toccante resoconto delle vicende di un ragazzo idiota – appellato Shirō-scemo – che si è conquistato il favore della comunità grazie alla sua spontaneità e cortesia. Affezionatosi a una ragazza in età da marito, il giovane farà nascere in lei un sentimento materno che la accompagnerà fino alla vecchiaia, facendola sperare in un improbabile ricongiungimento con l’amico.
Segue infine Il genio familiare, che ci fa conoscere il piccolo mondo delineato dai confini della taverna “Alla vita.” Gestito dalla stessa famiglia da quasi cinquant’anni, il locale tesse la sua storia senza grandi cambiamenti. Un giorno, però, al posto dell’anziana gestrice, alla finestrella della taverna appare un nuovo volto, quello di sua figlia. Kumeko, a suo malincuore, è infatti tornata all’osteria dopo tre anni di autonomia, e si è dovuta fare carico del compito impostole dal suo ruolo nella famiglia. A fornirle rincuoro nella sua vita monotona sarà, sorprendentemente, il segreto che aveva dato conforto alla madre, e che diverrà per lei una rinnovata chiave di lettura della sua esistenza.
I temi che si intrecciano nella scrittura di Okamoto Kanoko, elegante e piena di riferimenti culturali, sono vari, dal senso estetico al significato delle convenzioni sociali, fino a quello del ruolo della donna. Il lettore verrà così coinvolto in tre delicate storie, diverse tra sé e dalle molteplici sfaccettature, ma accomunate da una inopinata rivelazione finale che stupirà sia i personaggi che noi, fornendoci un ultimo tassello per apprezzare appieno gli avvenimenti.
Recensione di Martina Gruden
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