
Autrice: Tsushima Yūko
Traduzione: Maria Teresa Orsi
Editore: Safarà Editore
Edizione: 2023
Tsushima Yūko (1947-2016) nasce a Tōkyō e si afferma come scrittrice negli anni Settanta, raggiungendo la celebrità con il romanzo Il figlio della sfortuna (寵児 Chōji) nel 1978. Le sue opere trattano spesso di madri single e personaggi ai margini della società giapponese, fondendo temi personali e politici. Figlia del rinomato scrittore Dazai Osamu, nel corso della sua carriera Tsushima Yūko vince numerosi premi, inclusi il Premio Izumi Kyoka (1977), il Premio per la letteratura femminile (1978) e il Premio Noma (1979). Hikari no ryōbun – Il dominio della luce (光の領分 Hikari no ryōbun) viene serializzato nella rivista letteraria Gunzō dal 1978 al 1979.
La storia racchiusa nel romanzo è narrata da una donna di cui non conosciamo il nome, una madre che vive con sua figlia e che sta cercando di finalizzare il divorzio con suo marito, Fujino. Il matrimonio si è concluso da un po’, ma lei fa ancora difficoltà a capacitarsene: sin da quando erano studenti, la sua vita era dipesa profondamente da lui, a favore del quale aveva fatto innumerevoli concessioni.
Presto però si decide a dare una svolta alla sua vita, decidendo per il bene suo e della bimba di allontanarsi dall’uomo che le aveva detto addio per primo. Dopo lunghe ricerche, si trasferisce nella sua nuova casa; locata in una posizione tranquilla, si tratta di uno spazio confortevole e pieno di finestre. La luce che lo inonda non appena si apre la porta piace tanto a lei quanto alla sua bambina, e rende le stanze così luminose da riempirla di un effimero sentimento di speranza.
Le giornate della protagonista procedono ad un ritmo costante, e in esse si alternano il prendersi cura della bimba di tre anni, il lavoro presso la nastroteca e le uscite occasionali. I problemi, però, non tardano ad irrompere nella vita tranquilla che sta cercando di costruire con tutte le sue forze. Tra i comportamenti sempre più incomprensibili di sua figlia, vicini scortesi e sogni incomprensibili, la donna fatica a muoversi a testa alta nella società che la circonda e che sembra porle esclusivamente muri e giudicarla.
Il passare del tempo non fa che mettere in evidenza quanto la narratrice si senta a tratti inadeguata, a tratti impotente: ci viene rivelato tutto, anche i suoi pensieri più intimi e le contraddizioni di cui non sempre si rende conto. Allo stesso tempo, però, la giovane sente nascere in sé pure qualcosa di nuovo – il forte desiderio di riprendere il controllo sulla sua quotidianità, decidendone lei stessa le premesse. Dalla penna di Tsushima Yūko nasce dunque un’opera che in dodici brevi capitoli esplora la complessità dell’essere donna, e in particolare della difficoltà di doversi prendere cura di se stessa, della propria figlia e dei rapporti con chi è esterno a questo piccolo, autonomo nucleo.
Recensione di Martina Gruden
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