Autore: Nagai Kafū

Traduzione: Alberto Zanonato

Editore: Marsilio

Edizione: 2025

Scritto da Nagai Kafū e pubblicato nel 1931, Prima e dopo la stagione delle piogge (つゆのあとさき、Tsuyu no atosaki) si inserisce nella fase matura della produzione dell’autore, quando lo sguardo disincantato sulla modernità giapponese si intreccia a un profondo senso di disillusione.

La protagonista del romanzo, Kimie, lavora come cameriera in un famoso caffè di Ginza, il Don Juan, uno di quegli spazi moderni dove si incontrano artisti, scrittori e uomini d’affari. La sua vita, velata dal mistero di un passato tenuto segreto, viene improvvisamente sconvolta da uno scandalo tanto assurdo quanto inquietante: un giornale pubblica un articolo contenente dettagli intimi del suo corpo, descrivendo dei nei che la ragazza ha sulla coscia, di cui nessuno può sapere. Nel frattempo, nella sua stanza Kimie si trova di fronte a una macabra scoperta: nel suo armadio qualcuno ha lasciato, forse per avvertimento, il cadavere di un gatto.

Disorientata e incapace di comprendere l’origine di quanto le sta accadendo, Kimie si affida a un indovino, figura ambigua e rassicurante al tempo stesso, che la invita alla calma e alla pazienza, come se il tempo fosse l’unico vero rimedio possibile. E infatti la vita, almeno in apparenza, prosegue: il lavoro al caffè continua, gli incontri si susseguono, i rapporti restano sospesi in un equilibrio instabile fatto di dipendenza economica e tecniche di seduzione con uomini colti e rispettabili che gravitano intorno a lei; come falene, attratte da una luce ben consapevole di essere la più luminosa.

Kimie si muove con consapevolezza in un sistema che conosce fin troppo bene, accettandone le regole senza mai aderirvi completamente. Non cerca giustificazioni né redenzione: ciò che le interessa è mantenere il controllo della propria esistenza, anche quando questa viene messa in discussione da forze esterne e anonime. Kafū affida la forza del romanzo non all’azione, ma all’atmosfera. La prosa è essenziale, misurata, priva di giudizi espliciti, e lascia che siano i dettagli quotidiani a svelare l’ipocrisia di una società pronta a scandalizzarsi e a dimenticare con la stessa rapidità.

Nel corso del racconto, Kafū non offre rivelazioni clamorose né risoluzioni consolatorie. Le tensioni si sciolgono lentamente, quasi senza rumore, come dopo una pioggia che ha smesso di cadere lasciando dietro di sé un’aria forse più limpida, ma non un cielo più sereno. Per Kimie ciò che conta è la continuità della sua vita, la capacità di andare avanti senza lasciarsi definire dallo scandalo.

In questa scelta silenziosa risiede la vera forza del romanzo, che si chiude così su una nota sospesa, fedele allo sguardo di Kafū: la modernità passa, le voci si affievoliscono, e chi sopravvive è chi ha imparato a restare in piedi, anche senza dare spiegazioni.

Recensione di Rachele Cesarini