Autore: Kanai Mieko
Traduzione: Laura Testaverde
Editore: Neri Pozza
Edizione: 2024

Kanai Mieko – scrittrice, critica letteraria e poetessa – nasce nel 1947 a Takasaki, nella prefettura di Gunma, ed entra nella scena letteraria già da giovane. A 19 anni, il suo racconto Vita d’amore (愛の生活 Ai no seikatsu) viene nominato per il Premio Osamu Dazai, e nel 1969 le viene conferito il Premio Gendaishi Techō per la poesia. In seguito vincerà il Premio Izumi Kyōka nel 1979 e il Women’s Literature Award nel 1988. Una lieve vertigine (軽いめまい Karui Memai) viene pubblicato in lingua originale nel 1997 e tradotto in italiano nel 2024.

Lo spunto per il romanzo risale a un episodio personale dell’autrice, che ci racconta lei stessa nella postfazione: un giorno, le era capitato di fare visita a una coppia di conoscenti che era poi finita col divorziare. Ciò che l’aveva colpita della loro abitazione era stata l’inquietante freddezza che aleggiava tra i due, un’atmosfera che le sembrava mostrare la follia della monotonia quotidiana di una casalinga. Kanai Mieko, però, non è interessata a spiegare le ragioni per cui si può sprofondare in tale follia: al contrario, decide di dedicarsi a un momento specifico che può appartenere a una vita comune. Si tratta della lieve vertigine che coglie molte donne nel loro quotidiano – un attimo di coscienza della loro vita che si inserisce in mezzo al susseguirsi continuo di eventi di poco significato.

Nel romanzo, questa lieve vertigine ci viene mostrata attraverso i pensieri di Natsumi, una giovane donna che non è scelta per un qualche suo tratto speciale, ma anzi è una persona come se ne possono trovare di molte a Tōkyō o altrove. Natsumi fa la casalinga e risiede in un moderno appartamento della capitale insieme al marito, un tipo tranquillo che però a volte la irrita, e i loro due figli, assai energici data la loro vivace età. Obiettivamente, insomma, la sua è una realtà tranquilla e agiata, che trascorre in gran parte all’interno della cornice familiare.

Natsumi infatti non assiste a nessun cambiamento irrequieto, nessuno scossone. Le sue giornate si compongono da un alternarsi di eventi prevedibili, come il prendersi cura dei bambini, lo svolgere commissioni, o il fare il bucato. A volte, va a trovare parenti, oppure esce con il gruppo di amiche che conosce dai tempi delle superiori. Altre ancora, incontra le sue vicine, che la mettono al corrente degli ultimi pettegolezzi della palazzina.

Talvolta, però, le capita anche di sentire come una lieve vertigine. Ad esempio, mentre lava i piatti, succede che si sorprenda a fissare l’acqua che scorre, sentendosi come in un sogno. Le pare sempre che sia passato un po’ di tempo, anche se in verità si tratta di pochi secondi – abbastanza, però, per percepire se stessa in modo diverso dal solito. In momenti simili, le cose più naturali le appaiono improvvisamente inspiegabili e di tanto in tanto, si domanda per quanto andrà avanti questa sua vita pregna di noia, così quieta e senza grossi intoppi.

Lo stile dell’opera è ricco ed innegabilmente intenso: i periodi sono spesso così lunghi che il lettore potrà facilmente perdersi in un viaggio di sola andata nella mente della protagonista. Tramite il flusso di coscienza di Natsumi, Kanai Mieko riesce a mostrarci con potenza e maestria come anche la persona più comune nasconda in sé un microcosmo, e ci farà riflettere sul modo in cui noi stessi costruiamo la propria esistenza.

Recensione di Martina Gruden