Michimoto Saki || Takamori × FEFF 27

Michimoto Saki, regista e sceneggiatrice giapponese, è una delle voci emergenti più interessanti del cinema contemporaneo. Nata nel 1987 a Tokushima e laureata in arti visive all’Università di Osaka, Michimoto ha costruito una carriera che fonde sensibilità visiva e riflessioni profonde sulla condizione umana. La sua capacità di esplorare temi universali attraverso una narrazione intima e poetica le è valsa il riconoscimento internazionale.
Il debutto alla regia di Michimoto, Mirror’s Edge (2017), le ha permesso di emergere nel panorama cinematografico indipendente, con una storia di solitudine e conflitto interiore che affascina per la sua eleganza visiva e il suo stile narrativo onirico. Il film è stato acclamato per l’uso evocativo della luce e delle immagini, creando un’atmosfera che trasporta lo spettatore in un mondo emotivamente intenso.

Nel 2018, il suo cortometraggio 19: Nineteen ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria al Pia Film Festival, un riconoscimento che ha consolidato la sua posizione come una regista promettente nel panorama cinematografico giapponese. Questo premio ha evidenziato il suo talento nel raccontare storie intime, confermando il suo stile distintivo e la capacità di esplorare le complessità emotive in modo raffinato.
Nel 2020, Michimoto ha continuato a consolidare il suo stile con Echoes of Silence, un’opera che esplora le tensioni tra memoria e relazioni interrotte. Il film ha ricevuto ampi consensi per la sua capacità di trattare temi complessi senza cedere al melodramma, concentrandosi invece su una riflessione delicata e sottile sulla fragilità dei legami umani.
Un punto di forza nel cinema di Michimoto è l’attenzione maniacale ai dettagli visivi e alla simbologia, che rendono ogni film una riflessione sul tempo e sul cambiamento. La regista gioca abilmente con la temporalità, esplorando come i ricordi, le esperienze passate e le scelte di vita influenzino il presente e il futuro, creando una dimensione universale che tocca le corde più intime dello spettatore.
Nel 2021, Michimoto ha partecipato al progetto NDJC (New Directions in Japanese Cinema), che ha lanciato il suo cortometraggio Nacchan’s Family. Questo progetto ha rappresentato una nuova fase nella sua carriera, segnando il suo impegno nell’esplorare nuove direzioni nel cinema giapponese, soprattutto per quanto riguarda il racconto di storie intime e familiari. L’anno successivo, ha presentato il suo lungometraggio d’esordio, See You Tomorrow, un’opera che è stata distribuita in Giappone nel settembre 2024 e che ha subito catturato l’attenzione internazionale.
Il film è stato selezionato per la competizione ufficiale del Far East Film Festival 2025 e ha ricevuto una candidatura ai prestigiosi White Mulberry Awards, confermando la sua crescente reputazione nel panorama cinematografico globale. Con See You Tomorrow, Michimoto esplora le dinamiche interpersonali tra giovani adulti, utilizzando una sensibilità unica per trattare temi universali come l’amore, la crescita e la distanza. Il film ha attirato l’attenzione per la sua capacità di raccontare storie complesse con una narrazione sobria e visivamente affascinante.
Michimoto Saki è diventata una figura centrale nel cinema giapponese per la sua abilità di combinare estetica e contenuto, usando la propria arte per esaminare la complessità dell’esperienza umana. Con ogni nuova opera, la regista continua a stupire, offrendo uno sguardo intimo e riflessivo sul mondo che ci circonda, lasciando un’impronta duratura nel cuore di chi guarda.

Associazione Takamori x Far East Film Festival 27

Anche quest’anno l’Associazione Takamori è lieta di annunciare la sua partecipazione al Far East Film Festival 27, uno degli appuntamenti più importanti in Europa dedicati al cinema dell’Estremo Oriente, in corso a Udinedal 24 aprile al 2 maggio 2025. A ospitare le proiezioni sono il Teatro Nuovo e il cinema Visionario, e noi apartire da oggi, 29 aprile, siamo giunti sul posto per seguire da vicino le giornate conclusive dell’evento cheterminerà con la serata dell’Audience Award.

Trovate tutte le info del festival al seguente link: https://www.fareastfilm.com/

La nostra partecipazione ha l’intento di approfondire il panorama cinematografico asiatico, ponendo particolareattenzione alla produzione giapponese. Vi invitiamo a seguirci sul nostro sito e sui nostri profili social, dove nei prossimi giorni pubblicheremorecensioni, articoli di approfondimento e interviste.

Restate sintonizzati!

FAR EAST FILM FESTIVAL 2025

24 aprile/2 maggio 2025 – Udine, Italy, Teatro Nuovo e Visionario

FAR EAST FILM FESTIVAL 27: nuovi sguardi sul cinema asiatico!

L’immagine del FEFF 27, dedicata al potere dello sguardo e alle traiettorie della fantasia, porta ancora una volta la firma del graphic designer Roberto Rosolin.

Fino al 3 marzo prosegue la campagna accrediti con la speciale tariffa Early Bird.

UDINE – «La mente è come un paracadute: funziona solo se si apre». C’è chi dice Frank Zappa, c’è chi dice James Dewar e c’è chi dice Albert Einstein: sull’autore non esistono certezze, ma sul valore dell’aforisma nessuno può questionare. Per fare in modo che la mente funzioni è necessario che funzioni la nostra capacità di osservare le cose. La nostra capacità di utilizzare lo sguardo, che della mente è il detonatore. Se gli occhi vedono, però, sono anche capaci di viaggiare, di spaziare, di andare oltre a ciò che stanno effettivamente vedendo? Al grande potere dello sguardo il graphic designer Roberto Rosolin ha dedicato l’immagine ufficiale del Far East Film Festival 27: un intenso ritratto femminile che ci porta altrove, al di là dei limiti e dei muri, lungo le mille possibili traiettorie della fantasia e della libertà.
La ventisettesima edizione del FEFF, che dal 24 aprile al 2 maggio animerà il Teatro Nuovo “Giovanni da Udine” e gli spazi del Visionario, è pronta a restituire nuovi sguardi sul cinema asiatico. Nuove traiettorie della fantasia e della libertà che, per nove giorni, trasformeranno Udine nell’epicentro orientale d’Europa. Nato il 10 aprile 1999 e poi cresciuto fino a diventare – citando Variety – «uno dei 50 appuntamenti mondiali da non perdere», il Far East Film Festival non ha mai smesso di essere la casa di autentiche leggende (come Jackie Chan e Joe Hisaishi), registi cult (come Johhnie To, Takashi Miike, Takeshi Kitano, Zhang Yimou), dive e dive, key player.
La campagna accrediti del Far East Film Festival 27, ricordiamo, è in pieno svolgimento. Fino a lunedì 3 marzo, infatti, sarà possibile acquistare online il proprio accredito Red Panda o White Tiger (anche nella versione Under 26) con tariffa speciale Early Bird. I pacchetti Press e Black Dragon saranno invece disponibili a prezzo intero. Novità del 2025 l’accredito Under 18,
dedicato agli appassionati di cinema di età compresa tra i 16 e i 18 anni non
ancora compiuti. Info dettagliate sul sito www.fareastfilm.com.

Ichiko – FEFF 26 || Recensione

Regia – Toda Akihiro

Cast – Ryūya Wakaba, Hana Sugisaki, Ruka Ishikawa

Genere – Drammatico, Thriller

Anno – 2023

Ultimo film giapponese e in concorso presentato in questa edizione del Far East Film Festival, Ichiko è un film intricato che ha saputo sicuramente tenere il pubblico sulle spine.

Regia di Toda Akihiro, non un nome nuovo al FEFF: lo abbiamo visto già nel 2018 con il suo film “The Name”.

Torna per questa edizione e lo fa in maniera impattante, grazie ad un film che dall’inizio alla fine mantiene un livello altissimo di suspense e drammaticità, attraverso la figura della protagonista Ichiko che fin dall’inizio è pervasa da un’ombra di mistero e ambiguità.

La pellicola inizia con una proposta di matrimonio da parte del suo attuale compagno Hasegawa Noshinori e la notizia riportata al telegiornale dei ritrovamenti di alcuni resti di un cadavere su una montagna.

Da questi eventi si accenderà la miccia che poi farà esplodere il film, ovvero la fuga di Ichiko, che fin da subito ci viene detto “Non esistere”. Inizia quindi un excursus temporale all’interno della vita di Ichiko, attraverso salti continui tra una fase e l’altra della sua vita; ciò che veniamo a scoprire però man mano non ci è dato attraverso un passato illustrato da un narratore, ma solo grazie a piccoli spezzoni raccontati dai pochi conoscenti che abbiano avuto modo di osservare una parte di questo passato così intricato.

Il dramma di Ichiko è possibile grazie a un buco legislativo presente in giappone: La madre di Ichiko, Natsumi, deciderá di non registrare la propria figlia all’anagrafe. Ciò è possibile in presenza di un divorzio da un marito violento entro 300 giorni dalla nascita di un figlio.

Ichiko nasce ed è già una persona destinata a vivere ai margini della società. La situazione peggiorerà con la nascita della sorella minore di Ichiko, Tsukiko, la cui identità verrà “presa in prestito” da Ichiko.

Inizierà quindi una vita in cui sono presenti due Tsukiko, una sana e una malata. Presto però, il peso di dover interpretare un’altra persona si riverserà su di Ichiko, e attraverso una serie di intrecci, coinvolgendo i ricordi rilevanti l’attuale compagno della madre, un suo amico di liceo che sarà il primo a poter osservare le sue ombre e ad aiutarla nella sua fuga e una sua amica di università, che sarà il punto scatenante nella volontà di Ichiko nel voler vivere finalmente da “Ichiko” e non “Tsukiko”.

Una volta svelato l’oscuro passato di Ichiko grazie all’assidua e emotiva indagine da parte del suo attuale compagno Hasegawa, il film si concluderà in maniera aperta, non lasciandoci capire come concluderà la fuga di Ichiko.

Attraverso questo viaggio tra passato e presente però, concludendo con spezzoni della storia d’amore con Hasegawa, ci verrà finalmente mostrato un presente in cui Ichiko ha trovato un motivo per essere finalmente felice.

Ichiko – FEFF 26 || Recensione

Regia – Toda Akihiro

Cast – Ryūya Wakaba, Hana Sugisaki, Ruka Ishikawa

Genere – Drammatico, Thriller

Anno – 2023

Ultimo film giapponese e in concorso presentato in questa edizione del Far East Film Festival, Ichiko è un film intricato che ha saputo sicuramente tenere il pubblico sulle spine.

Regia di Toda Akihiro, non un nome nuovo al FEFF: lo abbiamo visto già nel 2018 con il suo film “The Name”.

Torna per questa edizione e lo fa in maniera impattante, grazie ad un film che dall’inizio alla fine mantiene un livello altissimo di suspense e drammaticità, attraverso la figura della protagonista Ichiko che fin dall’inizio è pervasa da un’ombra di mistero e ambiguità.

La pellicola inizia con una proposta di matrimonio da parte del suo attuale compagno Hasegawa Noshinori e la notizia riportata al telegiornale dei ritrovamenti di alcuni resti di un cadavere su una montagna.

Da questi eventi si accenderà la miccia che poi farà esplodere il film, ovvero la fuga di Ichiko, che fin da subito ci viene detto “Non esistere”. Inizia quindi un excursus temporale all’interno della vita di Ichiko, attraverso salti continui tra una fase e l’altra della sua vita; ciò che veniamo a scoprire però man mano non ci è dato attraverso un passato illustrato da un narratore, ma solo grazie a piccoli spezzoni raccontati dai pochi conoscenti che abbiano avuto modo di osservare una parte di questo passato così intricato.

Il dramma di Ichiko è possibile grazie a un buco legislativo presente in giappone: La madre di Ichiko, Natsumi, deciderá di non registrare la propria figlia all’anagrafe. Ciò è possibile in presenza di un divorzio da un marito violento entro 300 giorni dalla nascita di un figlio.

Ichiko nasce ed è già una persona destinata a vivere ai margini della società. La situazione peggiorerà con la nascita della sorella minore di Ichiko, Tsukiko, la cui identità verrà “presa in prestito” da Ichiko.

Inizierà quindi una vita in cui sono presenti due Tsukiko, una sana e una malata. Presto però, il peso di dover interpretare un’altra persona si riverserà su di Ichiko, e attraverso una serie di intrecci, coinvolgendo i ricordi rilevanti l’attuale compagno della madre, un suo amico di liceo che sarà il primo a poter osservare le sue ombre e ad aiutarla nella sua fuga e una sua amica di università, che sarà il punto scatenante nella volontà di Ichiko nel voler vivere finalmente da “Ichiko” e non “Tsukiko”.

Una volta svelato l’oscuro passato di Ichiko grazie all’assidua e emotiva indagine da parte del suo attuale compagno Hasegawa, il film si concluderà in maniera aperta, non lasciandoci capire come concluderà la fuga di Ichiko.

Attraverso questo viaggio tra passato e presente però, concludendo con spezzoni della storia d’amore con Hasegawa, ci verrà finalmente mostrato un presente in cui Ichiko ha trovato un motivo per essere finalmente felice.

Gold boy – FEFF 2024|| Recensione


Regista: Kaneko Shusuke


Anno: 2023


Genere: Thriller


Attori: Okada Masaki, Hamura, Maede Yoji, Hoshino Anna

“Gold Boy”, diretto da Kaneko Shusuke, ha inaugurato la penultima giornata del Far East Film Festival 26 con un thriller avvincente che prende ispirazione dall’omonima serie TV. Il film è una sequela di colpi di scena che catturano l’attenzione dello spettatore fino al sorprendente finale.

La storia si apre con due fratellastri, Hiroshi e Natsuki, in fuga dopo che quest’ultima ha accoltellato il loro violento patrigno, e sono accompagnati dall’amico Asahi.
Anche Asahi ha il suo bagaglio di problemi, essendo cresciuto con una madre single mentre il padre è sposato con un’altra donna.
La seconda moglie dell’uomo è convinta che Asahi abbia ucciso sorellastra, Aki, nonostante il caso della sua morte sia stato archiviato come suicidio. Le accuse della seconda moglie del padre mettono Asahi sotto pressione, portandolo ad essere vittima di bullismo, preoccupando molto sua madre.

La trama si sviluppa seguendo altri due delitti, inizialmente può sembrare che questi seguano la classica narrazione gialla; Noboru, stanco del matrimonio con la compagna Shizuka, decide di uccidere i suoceri gettandoli da una scogliera, tentando di mascherare l’evento come incidente.
Sembrerebbe andare tutto secondo i suoi piani, se non fosse che viene accidentalmente ripreso dai tre ragazzi, che si trovavano esattamente sotto la scogliera dove sono avvenuti gli omicidi.
Asahi, Hiroshi e Natsuki decidono a questo punto di vendere il video del duplice omicidio all’assassino, pensando di poter risolvere i loro problemi e avere la possibilità fuggire con il denaro guadagnato, ma non sarà così facile poiché Noboru è molto astuto.

Intanto, la moglie di Noboru, Shizuka, sospetta dei suoi reati e procede con il divorzio per paura di diventarne vittima. Sarà però dopo il divorzio che Noboru procederà ad avvelenare Shizuka, determinandone la morte.

Nonostante l’empatia nei confronti dei tre giovani ragazzi continui a crescere durante lo sviluppo di tutto il lungometraggio, creando un avvicinamento anche attraverso la dolce storia d’amore tra Asahi e Natsuki; quando Asahi chiederà a Noboru di aiutarlo ad uccidere il padre e la matrigna, l’innocente apparenza del ragazzo cambia.
Quest’ultimo infatti, con la sua richiesta, rivela un lato di sé piu cupo ed estremamente inaspettato. Natsuki aiuterà Noboru nell’omicidio dei due conugi, mentre sono in visita presso la tomba della figlia defunta.
In seguito alla scoperta dei due cadaveri, il detective inizierà a collegare la figura di Asahi a quella di Noboru; inizierà da qui un’investigazione nei confronti del ragazzo, il quale, nonostante la giovane età, sembra sempre di più un personaggio ricco di ambiguità.
In seguito all’omicidio del padre e della compagno, i tre ragazzi si recheranno a casa dell’assassino per discutere la scoperta dei cadaveri, in questo momento Noboru mostrerà il video del delitto, con il quale minaccerà i giovani di diffonderlo nel caso in cui avessero l’intenzione di consegnare i loro video alla polizia.
Noboru avvelena Asahi, Natsuki e Hiroshi, ma il primo aveva già predetto le sue intenzioni, riuscirà quindi a non farsi avvelenare e e procederò ad uccidere l’uomo; non prima di confessargli l’omicidio della sorellastra.

Nonostante la sua giovane età, Asahi dimostra una profonda comprensione delle azioni di Noboru, liberandosi così di coloro che conoscevano il suo coinvolgimento negli omicidi.

Sembrerebbe che il ragazzo riesca ad uscirne indenne, ma è proprio nella scena finale che viene incastrato mentre rivela tutto alla madre, unica persona della quale si fidava; che ha registrato la sua confessione per la polizia.

L’opera è ricca di colpi di scena, nonostante possa sembrare una trama semplice continua ad evolversi in maniera inaspettata, facendo dubitare lo spettatore della sua empatia nei confronti dei giovani criminali.

Anche se la trama sembra porre un accento solo sugli omicidi, si trattano molte tematiche importanti quali l’inefficienza della polizia giapponese, il bullismo, la violenza su minori e le conseguenze psicologiche che si ripercuotono su questi.