Il corpo sa tutto (2000)

Autrice: Yoshimoto Banana

Titolo originale: 体は全部知っている

Editore: Feltrinelli

Traduzione: Giorgio Amitrano

Edizione: 2012

Pagine: 144

Il corpo sa tutto è una raccolta di racconti della famosissima scrittrice Yoshimoto Banana, pubblicato per la prima volta in Giappone nel 2000, e in Italia nel 2004 da Feltrinelli.

Il libro contiene 13 brevi storie, unite da un filo conduttore: la connessione tra corpo e psiche, attaccati al dolore fino ad opporsi alla guarigione. Esse dipanano l’arduo percorso dal dolore alla guarigione attraverso una vasta gamma di modulazioni, tra prove, ostacoli e difficoltà, ma anche piccole gioie, fino ad arrivare alla liberazione, che accarezza la mente e alleggerisce il peso della carne.

Così, l’autrice esplora temi prevalentemente legati alla condizione giovanile: conflitti drammatici, traumi psichici, problematiche apparentemente irrisolvibili, che alla fine si sciolgono grazie ad un raggio di illuminante intuizione che consente ai personaggi di superare le loro crisi più forti e arricchiti.

Con Il corpo sa tutto, ancora una volta, Yoshimoto Banana pone particolare attenzione ai giovani e offre ai suoi lettori un caleidoscopico paesaggio del Giappone contemporaneo: visionario e realistico, doloroso e ottimista allo stesso tempo.

Sebbene analizzi tematiche di un certo spessore che ci inducono a riflettere, come il dolore e la malattia, questo libro riesce ad essere piacevole e confortante grazie al peculiare e inconfondibile linguaggio dell’autrice: fresco, accessibile a tutti, semplice ma efficace.

 

—recensione di Sofia di Bari

 

Se i gatti scomparissero dal mondo (2019)

Se i gatti scomparissero dal mondo

Autore: Kawamura Genki

Titolo originale: 世界から猫が消えたなら

Editore: Giulio Einaudi Editore

Traduzione: Anna Specchio

Edizione: 2019

Pagine: 176

Se i gatti scomparissero dal mondo è la storia assurda di un uomo semplice, un postino che vive solo con il suo amato gatto e che un giorno si decide ad andare dal dottore a causa di un insistente e doloroso mal di testa. Lì gli viene detto ciò che nessuno di noi vorrebbe mai sentirsi dire: sta per morire. Il mal di testa è infatti il sintomo di un tumore silente ormai all’ultimo stadio. Nessuno può sapere con certezza quanto ancora gli resterà da vivere, ma di certo non molto.

Inizia così tragicamente la storia del nostro protagonista, che per tutto il libro resterà senza nome. La storia che ci viene raccontata non è però interamente tragica, anzi, fin dalle prime pagine tutto sembra risollevarsi con l’entrata in scena del più inaspettato dei personaggi: il Diavolo. Certo, non è il Diavolo che ci aspetteremmo; infatti da subito il protagonista decide di ribattezzarlo “Aloha”, per via delle sgargianti camicie hawaiane che indossa.

In ogni caso, essendo il Diavolo, ovviamente propone al nostro protagonista di risolvere l’imminente problema della sua morte con un patto apparentemente semplice: ogni sera egli dovrà decidere di far scomparire qualcosa dal mondo e in cambio potrà guadagnare un giorno in più di vita. Giudicando il patto vantaggioso, il protagonista decide di accettarlo, ma le scelte riguardo le cose da far scomparire sembrano ogni giorno più difficili e anche le cose più piccole scatenano nel libro – e nel lettore – grandi riflessioni.

Il nostro protagonista si trova quindi ogni giorno a dover pesare il valore della propria vita e quello di una qualunque altra cosa e decidere quale sia più importante. Ma c’è qualcosa di più importante della vita? All’inizio sembra di no, qualunque prezzo sembra accettabile per un giorno in più su questa terra… Eppure ogni oggetto per quanto piccolo, sembra portare con sé innumerevoli ricordi. Non sono forse proprio le cose più piccole e semplici, quelle che sembrano le più superflue, quelle che ci mancano di più quando spariscono?

Se i gatti scomparissero dal mondo è una lunga riflessione, più che una breve storia, sul senso della vita e delle cose che ne fanno parte, sviluppata attraverso gli occhi di una persona che, come tutti, pensa di avere molto tempo a disposizione per fare molte cose e deve invece fare i conti con la realtà: tutto è limitato, anche la nostra vita su questa terra e “per ottenere qualcosa, bisogna sacrificarne un’altra” come viene ripetuto più volte. Il momento per arrivare a tutte queste conclusioni però, arriva sempre troppo tardi, quando l’occasione di vivere davvero, di amare davvero, l’abbiamo già perduta.

Nonostante possa sembrare un libro deprimente, il ritmo è veloce e il tono leggero. Il protagonista è un uomo talmente comune che è quasi impossibile non immedesimarsi e il messaggio che ci rimane è comunque un messaggio di speranza: un invito a vivere la vita pienamente, godendo di ogni momento, di ogni relazione e di ogni piccola cosa finché ne abbiamo la possibilità.

 

— recensione di Giulia Zeni.

 

Storie di Fiori – Yoshiya Nobuko

Storie di fiori

Autore: Yoshiya Nobuko

Titolo originale: 花物語

Editore: Atmosphere Libri

Collana: Asiasphere

Traduzione: Paola Scrolavezza

Edizione: 2020

Pagine: 240

 

Da come si può intendere dal titolo, Storie di fiori, è una raccolta di diciotto racconti (su cinquantadue) scritti da Yoshiya Nobuko tra il 1916 e il 1924 e pubblicati sulla rivista Shōjo gahō.

Con i suoi diciotto racconti, Storie di fiori rappresenta una rivoluzione letteraria per quanto riguarda la figura femminile dell’epoca Taishō e pone le basi per la cultura shōjo futura. I racconti, infatti, trattano di storie di amicizie romantiche, più o meno sottili, tra ragazze adolescenti o giovani donne. Dunque, le protagoniste si trovano proprio in quella fase di età precedente al matrimonio, ovvero la più libera per una donna dell’epoca.
Ogni capitolo è intitolato con il nome di un fiore che sta a rappresentare la giovinezza delle protagoniste e le vicende da loro vissute. Inoltre, il fiore rimanda all’incredibile delicatezza e leggerezza dei racconti che presentano anche una tenue sensazione di nostalgia.

Yoshiya Nobuko fa passare le relazioni tra le ragazze come “apprendistato al matrimonio”, ma dalla lettura dei racconti si intende benissimo come questo apprendistato sia solo una scusa; le storie possono essere più o meno palesi, ma si capisce che quello che lega i personaggi, seppur platonico, è amore.
Le protagoniste, infatti, amano ciò che è “identico” a loro; questo identico non si limita al genere, ma si protrae anche nella vita e nei costumi delle ragazze dell’epoca Taishō. Amano, dunque, chi vive una condizione uguale alla loro in una società che impone il ruolo di buona moglie e madre saggia.

Storie di fiori è una lettura piacevole che trasporta il lettore in una dimensione quasi onirica, facendolo vivere nel Giappone di epoca Taishō dal punto di vista delle giovani donne.

 

— recensione di Aurora Maceri.

 

Finché il caffè è caldo (2015)

Autore: Kawaguchi Toshikazu
Titolo originale: コーヒーが冷めないうちに
Editore: Garzanti
Collana: Narratori moderni
Traduzione: Claudia Marseguerra
Edizione: 2020
Pagine: 192

 

Finché il caffè è caldo (2015) è il primo romanzo dello scrittore giapponese
Kawaguchi Toshikazu, classe 1971, con cui ha vinto il Suginami Drama Festival.
Dal libro è stato tratto un film omonimo diretto da Tsukahara Ayuko nel 2018.

Il romanzo è ambientato per la maggior parte dentro ad un piccolo caffè
giapponese, con pochissimi posti a sedere e nessuna finestra. Un luogo che
potrebbe essere ovunque, in qualsiasi epoca. Una leggenda metropolitana dice
che, sedendosi su una sedia in particolare si possa tornare indietro nel tempo,
senza però poter cambiare il corso degli eventi. Le altre regole sono il poter
incontrare solo le persone che sono state nel locale, non alzarsi dalla sedia e
bere tutto il caffè prima che si raffreddi. Se non si rispettano le regole, c’è il
rischio di tramutarsi in fantasma ed essere costretti a rimanere nel bar per
sempre.
L’autore racconta quattro episodi con quattro protagonisti differenti, tra cui
una ragazza che viene lasciata dal fidanzato in partenza per gli Stati Uniti e
una moglie che viene dimenticata dal marito, affetto da Alzheimer. Tornando
indietro nel tempo scoprono qualcosa di nuovo su sé stessi, imparano a
guardare la persona che rivedono con occhi diversi, rivivendo l’accaduto da
una prospettiva diversa. E il fatto di non poter cambiare il passato non esclude
di non poter cambiare il futuro.
La prosa è ricca di descrizioni molto dettagliate, che permettono al lettore di
vivere il racconto quasi in prima persona, come se se si trovasse nel locale. Le
storie offrono degli spunti di riflessione interessanti per affrontare la
quotidianità, imparando a dare valore al presente.

Il 14 gennaio 2021 è in uscita, sempre per Garzanti, il sequel dal titolo Basta un
caffè per essere felici.

 

— recensione di Giorgia Caffagni.

 

Sonno Profondo (1989)

Autore: Yoshimoto Banana

Titolo originale: 白河夜船 (Shirakawa yofune)

Editore: Feltrinelli

Collana: Universale economica Feltrinelli

Traduzione: Giorgio Amitrano

Edizione: 1989

Pagine: 139

 

Il romanzo è il terzo dell’autrice ad essere tradotto in Italia. La narrazione si divide in tre racconti, tutti aventi come protagonista una giovane donna. Tre esperienze tanto diverse tra di esse, ma che hanno in comune una situazione di stallo dalla quale sembra impossibile uscire.

 

Sonno profondo

Terako era una lavoratrice part-time che ora passa gran parte del suo tempo a dormire. Sconvolta dalla morte della sua amica Shiori, con la quale viveva, ne ricompone la figura dai ricordi sparsi: una persona perennemente avvolta da un’aura di dolcezza, dalla quale poter sempre tornare, da un tepore quasi materno. Shiori era ormai consumata dal suo lavoro, una particolare forma di prostituzione che consiste nel semplice dormire accanto al cliente. Al tempo stesso, Terako vive una relazione con un uomo sposato, Iwanaga. Sua moglie è rimasta in coma a causa di un incidente, il che complica ulteriormente la storia d’amore con la protagonista. Si crea dunque una sorta di circolo vizioso per queste tre donne, in qualche modo prigioniere del sonno. Tuttavia può essere proprio il sonno a permettere il risveglio interiore, anche dalle situazioni più ardue.

 

Viaggiatori nella notte

Shibami ritrova una lettera per Sarah, una ragazza americana che ai tempi del liceo stava con suo fratello Yoshihiro. Tuttavia, Yoshihiro è morto un anno fa. Era una persona fuori dal comune e capace di lasciare negli altri una strana impressione di sé, con i suoi ragionamenti da persona particolarmente natura. Alla sua storia con Sarah si intreccia quella con Marie, sua cugina e amica d’infanzia che spesso stava con i due fratelli. Il ritrovamento delle lettere porterà alla scoperta di ciò che è successo a Sarah da allora, e ai cambiamenti affrontati da Marie.

 

Un’esperienza

Fumi ha un pessimo rapporto con l’alcol. Ne abusa ogni notte e finisce sempre per stare male, fino a sentire una canzone nel suo stato di trance. Nel chiedersi di chi sia quella voce, e con l’aiuto del suo fidanzato Mizuo, Fumi si ricorda di Haru, una ragazza con cui condivideva il proprio ex. Non andavano affatto d’accordo, ma dopo aver saputo della morte di Haru Fumi vorrebbe comprendere come si sentiva verso di lei, pensando che la canzone misteriosa possa essere un messaggio della defunta. Proprio per questo, troverà un modo del tutto peculiare per comunicare con lei.

 

Le tre protagoniste tuttavia non sono le uniche figure di rilievo: in ogni storia c’è infatti una figura femminile di sostegno di enorme influenza su di loro. Si tratta di figure sospese, cristallizzate secondo il ricordo delle protagoniste. Sarà proprio la loro presenza, o assenza, a portare a un nuovo inizio.

 

— recensione di Eleonora Cuccu.