Kaneko Ayano: l’indie giapponese.

Kaneko Ayano (カネコアヤノ), classe 1993 è una delle menti più prolifiche e geniali della scena J-Pop e J-Indie moderna.
Non solo musicista ma anche scrittrice e attrice, inizia a suonare la chitarra al terzo anno di liceo dopo aver assistito ad uno spettacolo in una live house ed essersi innamorata delle più importanti band underground del periodo.

Durante l’università conosce i membri dei Gateballers, uno dei quali la assiste al basso durante le sue esibizioni live odierne, e propone loro di ascoltare le sue prime produzioni.
Nel maggio del 2012 pubblica il suo primo mini album indipendente Inzei Seikatsu e giugno dello stesso anno viene scelta come apertura per il concerto delle SCANDAL, evento che le aprirà le porte ai locali di Shibuya e Shimokitazawa.

A maggio del 2013 pubblica il suo LP d’esordio, “Raise wa aidoru” (“来世はアイドル”) che va ad aprire finalmente la carriera dell’artista. L’album è un’ottima produzione generalmente folk/acustica con un’acerba Kaneko alla voce e alla chitarra acustica.
Ogni traccia cattura l’ascoltatore alla perfezione incantandolo grazie alle sue note semplici ma dalla composizione melodica catchy.

A distanza di soltanto 1 anno pubblica “Koisuru wakusei” (“恋する惑星”), secondo album ufficiale dell’artista. In questo caso ci troviamo davanti ad una Kaneko sperimentale, la quale punta anche su una compotente più elettronica, come nel brano “Ginga ni notte” (“銀河に乗って”).
Allo stesso tempo però troviamo tracce che seguono la linea ormai tratteggiata dall’album precedente ma dalle quali riusciamo ad intravedere un processo evolutivo dell’artista grazie ad un’accurata produzione.

Nel 2017 esce “Muretachi”, album contente singoli del calibro di “Sayōnara anata” (“さよーならあなた”) dal ritmo ricercato e studiato.
La voce e i testi della Kaneko si presentano più adulti e consapevoli del valore che l’album rappresenta.
Graffiante come sempre, questo LP è l’ennesima conferma positiva del livello qualitativo dell’artista.

Nel 2018 esce “Shukusai” (“祝祭”), LP eccellente che mischia elementi folk già visti in precedenza con elementi funky e pop-rock.
Album che non annoia neanche per un istante grazie ad una voce ancor più grintosa di quanto visto in precedenza, capace di catturare l’ascoltatore già dai primi riff di chitarra.
“Koishīhibi” (“恋しい日々”) riesce a movimentare la produzione fin dall’inizio fino ad arrivare alla traccia di chiusura “Shukujitsu” (“祝日”) che con sole chitarra acustica e voce termina dolcemente un LP di altissimo livello.

Il 2019 è l’anno di uscita di ciò che ad oggi viene considerata come la punta di diamante dell’artista, “Sansan” (“燦々”).
Ogni traccia rappresenta il percorso evolutivo della Kaneko che grazie ad un’inventiva melodica a dir poco impressionante riesce a tenerci incollati a riascoltare ogni singola canzone per ore.
Tracce del calibro di “Gomen ne” (“ごめんね”) e “Bokura hanataba mitai ni yori sotte” (“ぼくらは花束みたいに寄り添って”) esplorano la parte più delicata e dolce dell’artista regalandoci testi dall’enorme profondità e dall’enorme carisma.

Un album che la cui traccia d’apertura è il singolo “Hōyō” (“抱擁”) dichiara già un’ottima partenza per un LP degno di nota.
“Yosuga” (“よすが”) del 2021 è il quarto album solista di Kaneko Ayano.
Produzione ormai di altissimo livello che riporta l’ormai stile folk/pop che l’artista ha fatto proprio ad un livello superiore, grazie anche alla sua voce più tecnica e concentrata.
Ennesima conferma della crescita qualitativa esponenziale della Kaneko.

Terminiamo la recensione invitandovi a guardare il videoclip di Hōyō, tratto dal quarto album dell’artista, premendo qui.

— Recensione di Stefano Andronico

Maximum the Hormone

Maximum the Hormone è una band nu metal formatasi a Hachiōji nelle vicinanze di Tokyo nel 1998. Fino al 2001 il gruppo era composto da Tsuda Daisuke (voce), Kawakita Nao (batteria), Sugi (chitarra) e Key (basso). Le canzoni erano in inglese e anche il logo della band era scritto in caratteri latini. Nel 1999 Sugi e Key abbandonano il gruppo venendo rimpiazzati dal fratello di Kawakita Nao, Ryo (chitarra e seconda voce) e da Uehara Futoshi (basso).

Questo stravolgimento porta il gruppo a cambiare stile e il 2001 è l’anno del primo EP completamente in giapponese, Hō. L’anno successivo firmano per la Mimikajiru Records con cui pubblicano l’album Mimi Kajiru (2002) e successivamente Kusoban (2004) che li farà uscire dall’underground grazie a una commistione tra heavy metal ed elementi pop.
Dopo un successivo cambio di etichetta, il 2005 sarà segnato dai primi concerti e dalle prime partecipazioni a festival importanti ma sarà nel 2007 con l’album Bu-ikikaesu che la band scalerà la classifica Oricon ottenendo addirittura il disco d’oro in Giappone.

Gli anni successivi saranno importanti per la consacrazione internazionale dei Maximum the Hormone che collaboreranno con gruppi del calibro dei Bring Me The Horizon, Enter Shikari e persino i Megadeth. Saranno però anche anni intervallati da alcune pause a causa dei problemi alla gola di Tsuda e alla gravidanza di Kawakita.
Dopo sei anni di attesa, nel 2013 esce il quarto album “Yoshū Fukushū”. Sarà il loro primo album a raggiungere la vetta della classifica Oricon.
Nel 2015 esce Mimikajiru Shinuchi ovvero una riedizione dell’EP del 2002.

Ciò che contraddistingue i Maximum the Hormone sono le sonorità funk, hip-hop e ska inserite in un contesto principalmente alternative metal e i loro brani sono caratterizzati anche da repentini cambi di tempo.
Il mood delle loro canzoni passa dall’essere cupo e aggressivo a essere umoristico e demenziale denotando un grande eclettismo e voglia di sperimentare motivo per cui sono stati spesso paragonati ai System of a Down.
La vocal line è principalmente affidata al dualismo Tsuda Daisuke-Kawakita Ryo in cui il primo si distingue per lo scream e il rap aggressivo mentre il secondo per la parte melodica in cui ogni tanto è assistito dalla sorella Nao.

—Recensione di Riccardo Avarello.

No buses

No Buses è una band che si è formata a Tokyo nel 2016. Iniziata per gioco da due amici e compagni d’università Kondo Taisei (voce e chitarra) e Goto Shinya (chitarra), la primissima formazione del gruppo era composta anche da Ota Kozo (basso) e Kawase (batteria) che però lasciano il gruppo a un anno di distanza, sostituiti rispettivamente da Ono Shio e il batterista di supporto Ichikawa Issei. Tuttavia, anche Ono lascia la band qualche mese più tardi.

Subentra al suo posto Sugiyama Saori (basso) accompagnata dall’entrata ufficiale del batterista nella band. I quattro, che tutt’ora compongono la formazione attuale, sono presto protagonisti di una crescente popolarità all’interno degli ambienti underground giapponesi dove spesso si
esibiscono e la loro prima demo, Boys Love Her, viene pubblicata su OTOTOY già nel 2017, a meno di un anno dalla formazione finale del gruppo.

Nel 2018, la band pubblica Tic, il singolo grazie al quale la band raggiungerà il pubblico internazionale online, garantendogli inoltre le partecipazioni sui piccoli palchi di importanti festival nazionali come il SUMMER SONIC e lo Tsukuba Rock Festival. A fine dello stesso anno i No Buses pubblicano il nuovo EP, Boring Thing EP.

A seguito di una serie di progetti con altri musicisti underground, la band decide di prendersi una pausa dalle pubblicazioni per concentrarsi sul primo album in studio. Nel 2020, escono i video musicali delle canzoni Imagine Siblings e Number Four or Five, due canzoni che verranno poi abbinate a Trying Trying, brano già pubblicato dalla band nel 2019, dando così forma al singolo intitolato Immaginate Siblings / Number Four or Five / Trying Trying.

Dai ritmi vertiginosi e il suono grintoso i No Buses toccano le corde giuste e reinventano la scena nazionale underground dalla quale sono emersi. Alternativi ed energici, il loro sound rievoca quello del British Rock classico. Ma i No Buses sono molto più di un’imitazione di un’era passata, sono
dei veri e propri viaggiatori del tempo, che balzano nel nostro decennio trasportandoci nella loro musica e nella loro estetica delicatamente psichedelica.

Terminiamo la recensione deliziandovi con il video musicale di Pretty Old Man (dall’album Boy Missed the Bus, 2019), che con i suoi 5 milioni di visualizzazioni, reputiamo essere il brano ideale per gettarsi in balia del vortice No Buses.
https://www.youtube.com/watch?v=xtn_SmyT87s

—Recensione di Claudia Ciccacci.

Silence iz Mine

I SiM (acronimo di Silence iz Mine) sono una band giapponese nata a Shonan, nella prefettura di Kanagawa nel 2004. Ad oggi il gruppo è composto da quattro membri: Manabu Taniguchi (voce), Shōhei Iida (chitarra e tastiera), Shin’ya Shinohara (basso), Yuya Taniguchi (batteria).
Il loro stile musicale è molto variegato e, partendo da una base heavy metal, hanno sperimentato molti altri generi come l’hip-hop, lo ska e il reggae.
Sono recentemente noti per il brano “The Rumbling” uscito a gennaio 2022 e che sta scalando le classifiche domestiche e raggiungendo anche quelle statunitensi.

Nonostante siano nati nel 2004 come band, il primo album esce solo 4 anni dopo intitolato “Silence iz Mine” e nello stesso hanno lo promossero tramite un concerto a Kyoto.
Nel 2010 il loro primo tour sponsorizzato dalla Tower Records viene interrotto a causa di un malore del chitarrista Iida: sarà sostituito per un breve periodo di tempo.
Dopo un mini-album del 2011 (LIVING IN PAIN), arriva la prima notorietà con il secondo album intero uscito l’anno dopo dal titolo “Seeds of Hope”. Il disco raggiungerà la 55esima posizione nella classifica Oricon e ci resterà per ben 18 settimane.
Il 2013 segna il cambio di etichetta della band che passerà alla ben nota Universal Music Japan. Il primo album con la nuova etichetta, “Pandora”, sarà un successo: raggiungeranno il quinto posto nella classifica Oricon. L’anno successivo segna la loro entrata nel mondo degli anime con il brano “Existence” quale opening di Shingeki no Bahamut: Genesis. Il 4 novembre 2015 i SiM registreranno sold-out alla loro prima performance al Nippon Budokan.
Il 25 settembre 2017 saranno invitati al Knotfest in California sullo stesso palco in cui si esibiranno band iconiche dell’heavy metal quali i Disturbed, i Sabaton, gli Slipknot e, tra i connazionali, i Man with a Mission. Tra il 2017 e il 2018 lavoreranno a singoli che verranno utilizzati rispettivamente nei videogiochi Yakuza Kiwami 2 e Wrestle Kingdom 13.
Nel novembre 2020 esce il loro ultimo album “Thank God, There Are Hundreds of Ways to Kill Enemies”.
Il 10 gennaio 2022 viene scelto il loro singolo “The Rumbling” come opening dell’ultima stagione dell’anime Attack on Titan che porterà i SiM alla ribalta. Attualmente il video ufficiale della opening su Youtube conta 36 milioni di visualizzazioni più 30 milioni di stream su Spotify.

La quasi totalità della loro discografia è in lingua inglese. Esponenti dell’heavy metal e del metalcore non disdegnano influenze dalla musica elettronica e dallo ska.
La loro musica è caratterizzata da ritmi molto energici e ballabili, riff pungenti e parti vocali aggressive.

—Recensione di Riccardo Avarello.

Arashi

Gli Arashi (嵐) il cui nome significa letteralmente tempesta, sono una boy band giapponese composta da cinque membri: Satoshi Ohno, Shō Sakurai, Masaki Aiba, Jun Matsumoto e Kazunari Ninomiya. Il gruppo si è ufficialmente formato il 15 settembre 1999 ad Honolulu, nelle Hawaii. Sono diventati uno dei gruppi idol più famosi e apprezzati in Giappone e non solo, nel 2015 con 30 milioni di copie di dischi venduti, sono diventati la seconda boy band di maggior successo commerciale in Asia.

Il loro singolo di debutto, l’omonimo “A-RA-SHI”, uscì il 3 novembre del 1999 e venne scelto come tema per l’ottava Coppa del Mondo di pallavolo, ottenendo così una grande esposizione internazionale grazie poi anche alla loro esibizione dal vivo durante la cerimonia d’apertura. Questo evento segna l’inizio del loro successo commerciale, nel 2001 s’imbarcano nel loro primo tour in Giappone. Dal 2006 i loro singoli e album vengono pubblicati al di fuori del Giappone, ricevendo un grande successo soprattutto in Corea del Sud, il loro concerto qui viene deciso infatti per opera di 1500 fans che si radunarono presso l’Aeroporto Internazionale di Incheon dove la band stava tenendo una conferenza stampa. Il 21 febbraio 2007, viene lanciato il nuovo singolo “Love so sweet”, che verrà poi utilizzato come sigla di apertura della serie televisiva Hana Yori Dango Returns, arrivando alla prima posizione della classifica Oricon dei singoli più venduti in Giappone. Anche il diciannovesimo singolo del gruppo “We can make it!”, pubblicato qualche mese dopo, debutta in classifica direttamente alla prima posizione. Un altro episodio estremamente positivo con il mondo cinematografico avviene con la serie televisiva Yamada Tarō monogatari, ispirato all’omonimo manga, lo stesso Kazunari Ninomiya sarà il protagonista insieme anche a Shō Sakurai. La sigla musicale del drama, “Happiness” cantata dalla band è l’ennesimo singolo a debuttare in prima posizione. Il loro successo è quindi ormai più che consolidato, portando la band, il 5 settembre 2008 ad esibirsi in quello che sarà il loro più grande concerto all’aperto, presso il National Stadium di Tokyo. Inoltre ancora una volta un loro singolo, precisamente il ventiduesimo “Truth/Kaze no Mukō e” ricopre la prima posizione nella classifica annuale Oricon, seguito dal singolo “One love”, questa è la prima volta dal 1989 che un gruppo piazza due singoli contemporaneamente nei primi due posti.

La carriera ventennale di questa band può essere sintetizzata nel numero complessivo di album, singoli e video venduti in Asia a settembre del 2019, ovvero 54 milioni. A giugno dello stesso anno infatti insieme all’annuncio di una pausa a partire dal 2021 la band ha pubblicato la compilation celebrativa “5×20 All the BEST!!1999-2019” che risulterà l’album più venduto del 2019 scalzando artisti del calibro di Taylor Swift. Debuttano al primo posto in Australia, Canada, Messico, Olanda, Nuova Zelanda, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti. Un altro straordinario traguardo raggiunto prima di una pausa, voluta soprattutto dal leader Satoshi Ohno che già dal 2017 aveva espresso il desiderio di abbandonare la band per dedicarsi ad una vita meno frenetica e piena di impegni.

 

—Recensione di Delia Pompili.