BAND-MAID – World domination (2018)

BAND-MAID è una rock band femminile giapponese formatasi a Tokyo, Giappone, nel 2013. La band intreccia il tipico sound rock ‘n’ roll con uno stile del tutto personale che richiama all’immagine dei maid café. Caratteristica fondamentale di un maid café è la maid, una ragazza in un particolare divisa da cameriera, riccamente decorata con pizzi e un grembiule. Ognuna delle ragazze del gruppo, infatti, si esibisce indossando un abito molto simile, ma pur sempre adattato in modo particolare in base alla personalità o ai gusti dei membri del gruppo.

L’idea di base viene dalla fondatrice del gruppo, Miku Kobato, che negli anni precedenti aveva lavorato come cameriera in un maid café a Akihabara.
L’apparenza docile e sottomessa delle ragazze è voluta per fornire un contrasto alla loro musica aggressiva e pungente, grazie anche alla voce delle due cantanti, scelte per la loro ampia varietà vocale.

Le influenze più evidenti sono sicuramente quelle delle star internazionali pilastri e fondatori del rock ‘n’ roll degli anni ‘70- ‘80, tra i quali ricordiamo Carlos Santana, Jimi Hendrix, i Deep Purple, gli Smashing Pumpkins e molti altri ancora.

Attualmente, i membri della band sono 5:

•Miku Kobato (小鳩 ミク), voce e chitarrista
•Kanami Tōno (遠乃 歌波) – chitarra
•Akane Hirose (廣瀬 茜) – batteria
•Misa – basso
•Saiki Atsumi (厚見 彩姫) – cantante principale

Titolo dell’album: World Domination
Data di pubblicazione: 14 Febbraio 2018
Numero dell’album: 5º
Durata: 53:56
Tracce: 14

Track list:
1. I can’t live without you
2. Play
3. One and only
4. Domination
5. Fate
6. Spirit!!
7. Rock in me
8. Clang
9. Turn me on
10. Carry on living
11. Daydreaming
12. Anemone
13. Alive-or-dead
14. Dice

L’album più conosciuto ed apprezzato dai fan delle BAND-MAID è certamente World Domination, nonché anche trampolino di lancio per il successo della band. Se nei primi album il sound della band si rifaceva molto ad influenze del passato, in questo l’atmosfera cambia notevolmente, lasciando i fan stupiti e increduli delle grandi capacità del gruppo. Importante è sicuramente lo sforzo impiegato da ogni membro del gruppo. In primo luogo abbiamo le chitarre elettriche, che attraverso un riff lesto ma allo stesso tempo delicato, riescono a creare un’emozione indescrivibile alla audience a cui le canzoni sono rivolte; in secondo luogo, anche le due voci portanti della band migliorano notevolmente, permettendo alle ragazze di cantare con una voce limpida ma allo stesso tempo molto potente.

—recensione di Cecilia Varisco

Presentazione di “Un lavoro perfetto” al Modena nerd

Il Modena Nerd è un festival che si svolgerà il 3 e il 4 luglio 2021 nella città di Modena. La grande novità di quest’anno è la presenza di incontri e attività legati al Giappone e alla sua cultura.

Gli incontri a tema Giappone che si potranno fare sono, in gran parte, organizzati dall’associazione Ochacaffè e riguardano vari ambiti: anime, calligrafia, musica, letteratura, fotografia e molto altro ancora.

In particolare, sabato 3 luglio alle ore 16.00 si svolgerà la presentazione del libro “Un lavoro perfetto” di Tsumura Kikuko che vedrà come ospite il traduttore del libro Francesco Vitucci.

Per maggiori informazioni potete consultare il sito dell’evento cliccando qui.

Yorushika – Makeinuni encore wa iranai (2018)

Yorushika (ヨルシカ) è un un gruppo musicale giapponese nato nell’aprile 2017 composto dal chitarrista, dal compositoren-buna e dalla cantante Suis. Fin da subito hanno creato scalpore in Giappone, comparendo spesso tra i migliori nuovi 5 artisti del paese. Il loro genere è il pop-rock e fino ad oggi hanno pubblicato 3 album e 2 mini-album:

-Natsuzuka ya jama o suru, 2017 (Mini LP)

-Makeinuni encore wa iranai, 2018 (Mini LP)

-Dakara boku wa ongaku o yameta, 2019

-Elma, 2019

-Tōsaku, 2020

Oggi parleremo del Mini LP intitolato Makeinuni encore wa iranai (負け犬にアンコールはいらない), rilasciato il 5 maggio 2018. L’album rimane coerente con il loro genere musicale principale: il pop-rock. Sei delle nove tracce presenti sono molto vivaci e ascoltandole è facile riuscire a ricrearle come immagini nella nostra mente. Le altre tre tracce, invece, sono brevi pezzi strumentali della durata di circa un minuto e le possiamo trovare all’inizio, in mezzo e in chiusura dell’album.

Titolo: Makeeinuni encore wa iranai (負け犬にアンコールはいらない

Anno di rilascio: 2018
Tracce: 9
Durata: 28 min. 45 sec.

Tracklist:

  1. Past Life (前世)
  2. A Loser Doesn’t Need an Encore (負け犬にアンコールはいらない)
  3. Compulsive Bomber (爆弾魔)
  4. Hitchcock (ヒッチコック)
  5. Falling (落下)
  6. Semi-Transparent Boy (準透明少年)
  7. Just a Sunny Day for You (ただ君に晴れ)
  8. Hibernation (冬眠)
  9. Summer, Bus Stop, Waiting for You (夏、バス停、君を待つ)

 

Come già accennato, l’album si apre con una traccia strumentale: Past Life (前世), la quale è molto delicata e mette l’ascoltatore a proprio agio. Dopodichè si salta subito in delle tracce pop-rock particolari e suggestive, infatti in A Loser Doesn’t Need an Encore (負け犬にアンコールはいらない), la seconda traccia, si sentono dei versi di animali che ricreano un’atmosfera unica. Tuttavia, ad affascinare l’ascoltatore è anche la voce molto fine e calmante di Suis, la cantante, la quale emerge particolarmente nel brano Hitchcock (ヒッチコック).

 

—- recensione di Marta Bonfiglio

 

Meitei – Kwaidan (2018)

Meitei è un compositore e producer di Hiroshima. Su di lui non sappiamo molto, ma sicuro è il suo obiettivo: riportare l’ascoltatore in un’atmosfera ormai perduta. I suoi lavori si ispirano infatti al folklore giapponese e all’estetica ukiyo-e, talvolta rilette con un tocco di ironia come nell’ultimo album Kofū (2020).

Sonorità ambient si mischiano a fruscii, voci, suoni della natura e al parlato/canto. Con un attento ascolto, si può comprendere quanto tutto ciò sia curato nei minimi dettagli a un livello quasi maniacale, da renderlo in un primo momento alienante, ma totalmente immersivo. Per questo possiamo riconoscere come Meitei non sia solo un compositore, ma anche un sound designer.

La sua discografia conta altri due album, Kwaidan (2018) e Komachi (2019). Il primo, ben accolto dalle critiche, è stato secondo Pitchfork uno dei migliori album sperimentali dell’anno. Il secondo è in tutto e per tutto ispirato al concetto di mono no aware e alla morte della nonna a 99 anni. Il termine Komachi è designa una grande bellezza femminile.

Oggi vi parliamo di Kwaidan, caratterizzato da un mood molto differente dagli altri due lavori.

Titolo: Kwaidan (怪談)

Anno di rilascio: (2018)

Casa discografica: Meitei (autoprodotto) /Evening Chants

Tracce: 9

Durata: 35 minuti

 

Tracklist

  1. Sazanami / 漣
  2. Curio / 骨董
  3. Touba / 塔婆
  4. Jizo / 地蔵
  5. Aoyagi / 青柳
  6. Moryo / 魍魎
  7. Sankai / 山怪
  8. Shoji / 障子
  9. Mushiro / 筵

 

Si tratta di un album molto più tetro rispetto ai successivi. La tematica centrale ruota intorno a yokai e yurei, mostri e spettri, e questa si riflette profondamente nel sound. Suoni sinistri fanno da sottofondo a canti/sample con parole ripetute e ben scandite, quasi a ricordare qualche forma di rituale ormai perduta.

Il titolo significa letteralmente “storie di spettri” e effettivamente l’atmosfera che si crea è quella di una notte estiva trascorsa a leggere tali storie, magari nei pressi di una foresta o una fonte d’acqua.

Il processo di creazione dell’album si è svolto in tarda notte per uno studio più accurato del sound e del concetto che Meitei voleva ottenere.

Meitei è un artista giovane e interessante, e Kwaidan è un debutto sperimentale, fortemente consigliato per gli amanti dell’ambient.

 

—recensione di Eleonora Cuccu.

Ichiko Aoba – Windswept Adan (2020)

Ichiko Aoba (青葉市子), nata nel 1990 a Urayasu, nella prefettura di Chiba, è una cantautrice giapponese.
Esordisce nel 2010 con l’album Kamisori Otome e da allora ha pubblicato 6 album:

-Origami (檻髪), 2011
-Utabiko (うたびこ), 2012
-0, 2013
-Mahoroboshiya (マホロボシヤ), 2016
-Qp, 2018
-Windswept Adan (アダンの風), 2020

La sua produzione è prettamente folk e ambient, con sfumature pop/rock. Tratti distintivi quali chitarra classica onnipresente e voce delicata ed eterea la rendono un’artista unica nel panorama musicale giapponese. Come affermato da lei stessa, la sua musica è ispirata dalle colonne sonore Disney e dello Studio Ghibli, e trae l’ispirazione per i suoi testi dai suoi sogni.
Vanta inoltre di importanti collaborazioni: Ryuichi Sakamoto, Haruomi Hosono, Cornelius sono solo alcuni tra questi. Oltre a produzioni musicali proprie, ha creato musiche per videogiochi, anime e teatro.
Oggi parleremo del suo ultimo album, Windswept Adan, pubblicato nel 2020 per la prima volta sotto la sua etichetta musicale hermine.

Ci sono stati molti pareri discordanti su quest’album, da molti accolto positivamente, da altri, come i fan di lunga data della cantautrice, è invece visto come troppo distante dalla sua solita produzione.
Infatti, Windswept Adan per molti versi si avvicina ad essere un album più experimental che tradizionalmente folk, ma in realtà non è altro che un punto di forza per essere considerato uno dei migliori dischi ad essere pubblicati nel 2020.
Titolo: Windswept Adan (アダンの風)
Anno di rilascio: 2020
Etichetta: hermine
Tracce: 14
Durata: 50 minuti

Tracklist

1. Prologue
2. Pilgrimage
3. Porcelain
4. Horo
5. Easter Lily
6. Parfum d’étoiles
7. Kirinaki Shima
8. Sagu Palm’s Song
9. chinuhaji
10. Chi no Kaze
11. Hagupit
12. Dawn in the Adan
13. ohayashi
14. Adan no Shima no T anjyosai

L’album si apre con Prologue, 4 minuti e 55 di una magia di suoni perfettamente sovrapposti: l’organo, il flauto, la sua voce che risuona in lontananza, il tutto avvolto dal suono delle onde del mare. Suoni registrati da lei stessi, nella costa Honohoshi dell’isola subtropicale di Amami. Il mare che non è altro il concept di tutto l’album, a partire dalla stessa copertina e dal fatto che riesce a cullarti e quasi ti porta in un viaggio subacqueo, ovattando il mondo esterno. Il disco vede intramezzi strumentali, come nel caso di Parfum d’étoiles, chinuhaji fino ad arrivare a  ohayashi, che vanno a creare un vero e proprio climax.
Horo e Kirinaki Shima vedono vocalizzi a cappella e suoni effimeri, e tracce come Pilgrimage, Porcelain e Easter Lily sfociano nel chamber folk con delicati suoni di chitarra e percussioni non proprio convenzionali; con Sagu Palm’s song e Dawn in the Adan ritroviamo i suoni propri della cantautrice che rimandano ai dischi precedenti.
In Chi no Kaze e Hagupit, la delicata presenza di chitarra e violini e gli estesi vocalizzi ci preparano all’ultima traccia dell’album, Adan no Shima no Tanjyosai. Inizialmente c’è solo la presenza della voce e la chitarra che l’accompagna, ma presto viene affiancata da archi, poi flauti: ogni strumento si sovrappone discretamente fino a quando tutto finisce con il suono delle onde.
Inizia col mare, finisce col mare, ma la voglia di immergersi e riascoltarlo, quella non finisce.

 

—recensione di Anna Maria Meccariello.