14 Giugno 2026 | Letteratura, Recensioni

Autore: Arikawa Hiro
Traduzione: Daniela Guarino
Editore: Garzanti
Edizione: 2024
Hiro Arikawa costruisce la sua narrativa attorno a personaggi ordinari e situazioni quotidiane, trasformandoli in storie cariche di significato emotivo. Nei suoi romanzi, la dimensione domestica diventa uno spazio in cui si riflettono temi universali come la perdita, la lealtà e il valore dei ricordi.
In quest’opera si nota una scrittura estremamente controllata e delicata, che procede per piccoli gesti e dettagli apparentemente semplici. La forza del racconto sta proprio nella capacità di far emergere emozioni profonde senza mai forzarle, lasciando che siano le relazioni tra i personaggi a costruire il senso della storia.
La vicenda segue Nana, un gatto cresciuto accanto a Satoru dopo essere stato accolto da lui. Quando Satoru intraprende un viaggio attraverso diversi luoghi del paese per cercare una nuova sistemazione per il suo compagno, ogni tappa diventa l’occasione per incontrare persone legate al suo passato e per ricostruire frammenti della sua vita.
La narrazione alterna osservazione e memoria, con il punto di vista del gatto che aggiunge una prospettiva insolita e spesso ironica. Attraverso i suoi occhi, le azioni umane assumono un significato diverso, più diretto e istintivo, contribuendo a rendere il racconto più intimo e accessibile.
Nel complesso, il romanzo costruisce un percorso emotivo progressivo che culmina in una riflessione sulla continuità dei legami e sull’impatto che le persone lasciano nella vita degli altri. La traduzione italiana di Daniela Guarino contribuisce a mantenere intatta la sobrietà e la delicatezza dell’originale, restituendo un testo fluido e coerente nella sua intensità emotiva.
Recensione di Riccardo Bernazzani
7 Giugno 2026 | Letteratura, Recensioni

Autrice: Yoshimoto Banana
Traduzione: Gala Maria Follaco
Editore: Feltrinelli
Edizione: 2017
Yoshimoto Banana, nome d’arte di Yoshimoto Mahoko, nasce a Tōkyō nel 1964. Figlia del poeta e critico Yoshimoto Takaaki, cresce all’interno di un ambiente progressista e si laurea all’Università Nihon con una specializzazione in letteratura. Vede il suo debutto nella scrittura nel 1988, con la sua famosissima opera Kitchen (キッチン, Kicchin), e da quel momento in poi si dimostra una scrittrice prolifica, pubblicando diverse decine di romanzi che riscuotono un successo mondiale.
Il lago (みずうみ, Mizuumi) viene pubblicato in Giappone nel 2005. Si tratta di un romanzo piuttosto breve, coerentemente col resto della produzione di Yoshimoto, dal linguaggio semplice e al tempo stesso capace di comunicare significati profondi. Scritto interamente in prima persona dal punto di vista della protagonista, lascia la storia fluire libera grazie all’assenza di una suddivisione in capitoli, senza tuttavia perdere mai la chiarezza del racconto.
La narratrice è Chihiro, artista di professione trasferitasi a Tōkyō in seguito alla morte della madre. È proprio nella capitale, dove si trova per sfuggire al disagio ed al lutto legati al suo passato, che una nuova fase della sua vita ha inizio, con la nascita di un’amicizia con il misterioso Nakajima. Tra i due nasce un inusuale ma stretto rapporto, che si trasforma rapidamente in un’altrettanto inusuale storia d’amore.
Mentre lei si concentra su un incarico e lui sui suoi studi, il lettore scopre via via le complesse sfaccettature delle loro personalità e del loro passato. Da un lato, Chihiro è una figlia avuta fuori dal matrimonio della tenutaria di un club, la cui morte prematura è legata ad eventi innescati da pressioni sociali relative al suo aspetto fisico. Dall’altro, la vita di Nakajima prima del suo arrivo a Tōkyō rimane un segreto per buona parte del romanzo, lasciando trapelare soltanto la presenza di profonde ferite interiori legate ad esperienze traumatiche e, anche nel suo caso, alla perdita della madre.
Al passato di Nakajima appartiene anche il lago che dà il nome al romanzo, ed ospita nelle sue vicinanze una casa in cui vivono due vecchi amici del ragazzo. Dopo che quest’ultimo trova il coraggio di ritornarvi grazie al sostegno di Chihiro, questo luogo, sospeso in un’atmosfera eterea, acquisisce un ruolo rilevante nella storia: è qui infatti che i due giovani riceveranno spunti importanti riguardanti il loro futuro.
In questo romanzo, Yoshimoto trasmette con parole semplici messaggi importanti radicati nella realtà, che riescono a toccare il lettore nel profondo, e racconta di un’inconsueta storia d’amore tra due personaggi dalle molte sfaccettature, ai quali è facile affezionarsi. È proprio il loro rapporto a ricordarci della complessità racchiusa nell’animo di chiunque incontriamo, i cui moti più profondi possono essere condivisi ed affrontati solo grazie a tempo, impegno e fiducia, e che forse possono essere compresi appieno soltanto da chi li ha vissuti in prima persona.
Recensione di Isabella Sgargi
31 Maggio 2026 | Letteratura, Recensioni

Autore: Mori Ōgai
Traduzione e cura: Matilde Mastrangelo
Editore: Marsilio
Collana: Letteratura universale Marsilio
Edizione: 2026
Mori Ōgai (1862–1922), scrittore, critico, medico, scienziato e traduttore, è con Natsume Sōseki e Nagai Kafū uno degli autori più rappresentativi della letteratura giapponese moderna, e insieme la figura di intellettuale che, pur possedendo una profonda conoscenza della cultura occidentale, più ebbe a cuore la difesa di quei valori tradizionali che il suo paese, travolto dall’incalzare dei nuovi tempi, sembrava aver smarrito. Di tendenze fortemente romantiche, fu in continua polemica con l’allora imperante naturalismo, e si impose con la cosiddetta “trilogia tedesca” composta da tre racconti ambientati in Germania. Oltre a capolavori di narrativa quali Vita sexualis e L’oca selvatica, scrisse pregevoli romanzi storici e biografie.
Jun’ichi, il giovane protagonista, è un ragazzo di provincia. Nell’incipit lo incontriamo al suo primo impatto con Tōkyō, piantina della città alla mano, mentre chiede conferma di trovarsi nella direzione giusta. Nel prosieguo del soggiorno non mostra più alcuna insicurezza e in poco tempo apprende alla perfezione la lingua della grande città. A Tōkyō ha la possibilità di frequentare i modelli letterari che ha idealizzato e di sperimentare i turbamenti che nascono dalla scoperta dell’universo femminile, ma è soprattutto concentrato sul desiderio di diventare scrittore.
Se da un lato il romanzo racconta una formazione di stampo classico, anche se da un punto di vista orientale, è nel discorso su un’identità che cambia che oggi trova il suo nucleo più originale e fertile. Quasi involontariamente, il testo si trasforma in un essenziale manuale di scrittura e di comportamento dell’autore esordiente: un ritratto giapponese dell’artista da giovane, con tutte le sue oscillazioni, inquietudini e squilibri interiori, in un tempo di smarrimento generale e generazionale di fronte agli enormi cambiamenti storici in atto.
Gli studiosi hanno da tempo riconosciuto nel romanzo, il cui titolo originale è Seinen, un testo di grande rilevanza culturale: Ōgai affronta la questione dell’educazione moderna in Giappone, proponendo una riflessione sui valori tradizionali in dialogo con le influenze occidentali, in un Paese che stava ridefinendo rapidamente la propria identità. Il risultato è un’opera che sa essere al tempo stesso personale e universale: la storia di un giovane che cerca se stesso è anche la storia di un’intera nazione in trasformazione.
Ōgai conduce il lettore con una scrittura misurata ed elegante, dove ogni dettaglio ha peso. La prosa scorre con una naturalezza che rivela la mano di un maestro, e il ritmo lento e meditativo, tipicamente giapponese, non è un limite ma una scelta precisa. Ōgai non racconta cosa accade a Jun’ichi: racconta come Jun’ichi pensa, sente e diventa. Un romanzo di formazione che è anche, in filigrana, una confessione intellettuale del suo autore, e che arriva oggi al lettore italiano grazie alla cura attenta di Matilde Mastrangelo in un’edizione Marsilio che merita di essere scoperta.
Recensione di: Riccardo Bernazzani
24 Maggio 2026 | Letteratura, Recensioni

Author: Tawada Yoko
Translation: Margaret Mitsutani
Publisher: Granta Books
Edition: 2022
Tawada Yoko is an author and poet born in Tokyo in 1960 who moved to Germany in the early 1980s. Her works, written in both Japanese and German, explore themes of language, cultural identity, and estrangement, often blending realism with dreamlike scenarios and imagined futures. Scattered All Over the Earth (地球にちりばめられて, Chikyū ni Chiribamerarete), originally published in 2018 and later translated into English by Margaret Mitsutani, is the first volume of a trilogy that explores such themes in a near future shaped by displacement and the gradual erosion of cultural identity.
The novel opens in a world where Japan has disappeared off the map, lingering only in half-remembered stories and distorted cultural references. Characters struggle even to remember the country’s name, vaguely describing it instead as “an archipelago somewhere between China and Polynesia,” while elements of its culture persist detached from their origins, as when sushi is referred to as a Finnish invention. How Japan came to vanish is never explicitly stated. Instead, Tawada scatters possible explanations throughout the narrative, from extreme urbanisation and the flattening of the country’s mountain ranges to collapsing birth rates and a society no longer capable of distinguishing between the virtual and real worlds.
At the centre of the story is Hiruko, one of the few people who still identifies herself as Japanese, constantly travelling across Scandinavia in search of others who share her origins and native tongue. In order to communicate wherever she goes, she speaks “Panska,” a hybrid language combining Norwegian, Danish, and Swedish. This improvised language allows her to be understood, yet it also mirrors her sense of displacement, enabling communication without ever quite providing a sense of belonging. Margaret Mitsutani’s English translation masterfully reinforces this feeling through lowercase writing and unusual punctuation, conveying the ungrammatical and improvised nature of Hiruko’s speech. This gradual linguistic detachment is further reflected in the original Japanese edition, where Hiruko’s name appears in the Latin alphabet rather than Japanese script, subtly emphasising her growing separation from the country she is trying to keep alive in memory.
Rather than centring itself around a single protagonist, the narrative continually shifts perspective between multiple characters across its chapters, allowing the reader to experience this evolving world through a rich variety of voices and cultural backgrounds. Through awkward encounters, linguistic misunderstandings, and gradually deepening relationships, Tawada draws these seemingly disconnected lives together, keeping the reader invested both in Hiruko’s search and in the way this unlikely group attempts to define itself in a world that no longer offers a fixed sense of belonging.
Scattered All Over the Earth is an unconventional and ambitious novel that combines philosophical reflection with linguistic experimentation. Tawada’s prose and narrative choices can at times feel deliberately disorienting, but this instability ultimately becomes one of the book’s greatest strengths. Rather than presenting a dystopian future centred solely on destruction, Tawada tells a story about the fragile human desire to be understood, highlighting the importance of language and communication in a world where fixed national identities have begun to dissolve and the idea of home itself has started to disappear.
Review by Connal Shaw
Autrice: Tawada Yoko
Traduzione: Margaret Mitsutani
Editore: Granta Books
Edizione: 2022
Tawada Yoko è un’autrice e poetessa nata a Tokyo nel 1960, trasferitasi in Germania nei primi anni Ottanta e nota per le sue opere scritte sia in giapponese che in tedesco. Gran parte della sua produzione esplora i temi del linguaggio, dell’identità culturale e dell’estraneità, fondendo il realismo con atmosfere oniriche e visioni di futuri possibili. Scattered All Over the Earth (地球にちりばめられて, Chikyū ni Chiribamerarete), pubblicato nel 2018 e successivamente tradotto in inglese da Margaret Mitsutani, è il primo volume di una trilogia ambientata in un futuro prossimo segnato dallo sradicamento e dalla progressiva dissoluzione dell’identità culturale.
Il romanzo si apre in un mondo in cui il Giappone è scomparso, ridotto ormai a ricordi confusi e riferimenti culturali deformati dal tempo. I personaggi faticano persino a ricordarne il nome, limitandosi a descriverlo vagamente come “un arcipelago da qualche parte tra la Cina e la Polinesia”, mentre frammenti della sua cultura continuano a esistere separati dalle proprie origini, come nel caso del sushi, considerato un’invenzione finlandese. Le cause della scomparsa del paese non vengono mai spiegate apertamente. Tawada dissemina invece nel corso della narrazione diverse ipotesi, dall’urbanizzazione estrema e dallo spianamento delle montagne sacre fino al crollo della natalità e all’incapacità di distinguere il mondo virtuale da quello reale.
Al centro della storia vi è Hiruko, una delle poche persone che continuano a identificarsi come giapponesi, in continuo viaggio attraverso i paesi scandinavi alla ricerca di qualcuno che condivida le sue origini e la sua lingua madre. Per comunicare, parla il “Panska”, una lingua ibrida composta da norvegese, danese e svedese. Questo idioma improvvisato le permette di farsi comprendere ovunque vada, ma riflette anche la sua condizione di chi comunica con tutti senza appartenere davvero a nessun luogo. La traduzione inglese di Margaret Mitsutani cattura perfettamente questo senso di spaesamento attraverso l’uso delle minuscole e di una punteggiatura insolita, trasmettendo il carattere sgrammaticato e improvvisato del suo modo di parlare. Lo stesso senso di distacco emerge anche nell’edizione originale giapponese, dove il nome della protagonista appare scritto in alfabeto latino anziché in caratteri giapponesi, sottolineando la sua separazione dal paese che cerca disperatamente di mantenere vivo nella memoria.
Piuttosto che seguire un unico protagonista, la narrazione si sposta continuamente tra personaggi diversi nel corso dei capitoli. Attraverso incontri imbarazzanti, incomprensioni linguistiche e rapporti che si consolidano poco a poco, Tawada intreccia le vite di questo improbabile gruppo, accompagnando il lettore tanto nella ricerca di Hiruko quanto nel tentativo dei personaggi di definire la propria identità in un mondo che non offre più alcun senso stabile di appartenenza.
Scattered All Over the Earth è un romanzo insolito e intellettualmente ambizioso, capace di unire riflessione filosofica e sperimentazione linguistica. La prosa e le scelte narrative di Tawada possono risultare volutamente disorientanti, ma è proprio questa instabilità a rappresentare uno dei maggiori punti di forza dell’opera. Anziché costruire una distopia fondata unicamente sulla distruzione, Tawada racconta una storia che riflette sul fragile desiderio umano di essere compresi, ponendo al centro il linguaggio e la comunicazione in un mondo dove le identità nazionali si dissolvono e perfino l’idea stessa di casa sembra destinata a svanire.
Recensione di Connal Shaw
17 Maggio 2026 | Letteratura, Recensioni

Autore: Sesuji
Traduzione: Stefano Lo Cigno
Editore: Newton Compton Editori
Edizione: 2026
Nuova e innovativa voce dell’horror, Sesuji vede il suo debutto con la pubblicazione del romanzo Non cercate in questo luogo (近畿地方のある場所について, Kinki chihō no arubasho ni tsuite) in seguito alla forte attenzione ottenuta dalla storia, originariamente pubblicata e divenuta virale sul web.
Il romanzo adotta le tecniche del mockumentary, alternando brevi sezioni narrative a trascrizioni di interviste, articoli, lettere e post risalenti a momenti diversi degli ultimi decenni. Ciò dona all’opera un inquietante senso di realismo, nonché una notevole varietà stilistica capace di intrattenere a lungo. I capitoli sono accompagnati da rare immagini, il cui effetto sorpresa va a braccetto con l’elemento visivo, contribuendo fortemente alla formazione di un’atmosfera di crescente inquietudine.
La voce narrante condivide lo pseudonimo dell’autore. Sesuji, giornalista, lancia un preoccupante appello: il suo giovane amico Osawa è scomparso, dopo essersi immerso troppo in profondità in un’indagine per conto di una rivista di occultismo. È compito dei lettori, esposti sia alle interazioni dei due protagonisti che alla vasta documentazione relativa all’articolo mai scritto, contribuire alla ricerca di Osawa, nella speranza che non sia troppo tardi.
Voci di adulti, così come di bambini e anziani spaventati e tormentati, rilasciano testimonianze su fenomeni inspiegabili, e la natura sovrannaturale di questa indagine si dipana lentamente davanti agli occhi del lettore. Quest’ultimo non può fare a meno di sentirsene parte integrante, stimolato dalla presenza di elementi ricorrenti che si intrecciano progressivamente portando alla luce angoscianti misteri. Questi paiono orbitare attorno a una malfamata area montuosa della regione del Kinki, nel Giappone occidentale, legata a immagini e rituali misteriosi e tre disturbanti creature impossibili.
Non cercate in questo luogo è un’opera tanto criptica quanto ben costruita, che rimane riluttante a rivelare i suoi segreti fino all’ultima pagina, mantenendo stretta la sua presa sul lettore lungo tutto il racconto. Romanzo dalla deliziosa complessità, la storia di Sesuji è capace di attirare amanti del genere così come nuovi lettori con impressionante facilità, innalzando con cura un labirinto di informazioni del quale sembra impossibile trovare l’uscita, anche una volta concluso il volume.
Recensione di Isabella Sgargi
Commenti recenti